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COME PESCI IN UN ACQUARIO
post pubblicato in diario, il 10 giugno 2018
Ho letto da qualche parte che i pesci sono in grado di comunicare tra loro e, osservandoli talvolta in qualche acquario mentre mi fissavano aprendo e chiudendo la bocca al di là del vetro, mi sono chiesta se cercassero di dirmi qualcosa. Quest’idea un po’ pazza mi è venuta più volte in mente mentre tentavo inutilmente di farmi capire da amici e familiari. Ho notato, in effetti, che spesso le persone ascoltano distrattamente come si fa con una radio o un televisore che restano là accesi per ore, ma sono solo un “sottofondo” a pensieri e azioni. Mi sono sentita allora proprio come quei pesci nell’ acquario che aprono e chiudono la bocca, ma che non riescono a portare il loro silente misterioso linguaggio al di là del vetro verso gli umani. Perché in questi ultimi anni è diventato così difficile comunicare? Lo smartphone sembra essere diventato una sorta di irrinunciabile protesi, quasi un cordone ombelicale, sostitutivo di altri legami, dal quale è difficile staccarsi. Il fenomeno poi diventa preoccupante quando coinvolge i bambini, abilissimi nell’usarlo fin dalla tenera età, divenuto una babysitter a basso costo che può produrre una pericolosa dipendenza. Ormai tutti li usiamo coinvolti dai cambiamenti imposti dalle nuove tecnologie che dobbiamo tuttavia imparare a gestire con saggezza, senza diventarne schiavi. Tutti , sconosciuti per strada oppure conoscenti, amici e familiari, chini su tali aggeggi mentre le immagini scorrono, immersi negli smartphone a chattare sui social o su WhattsApp, e nelle pause comunque lontani dalla realtà “nell’isola che non c’è” di remoti pensieri come in un semi coma: ti rispondono a monosillabi, come voci dell’aldilà, oppure devi ripetere più volte la domanda la quale, facendo il suo giro nelle sinapsi dei loro cervelli, simile ad una pigra brezza estiva, finalmente giunge in porto e così “a scoppio ritardato” ti arriva una laconica, evasiva risposta, segno di una sovrapposizione o di una coesistenza (sarà mai possibile?) di pensieri, trai quali si fa una cernita in base alle priorità assegnate. -Capperi , sono andata a finire in fondo alla graduatoria!- ho pensato. In famiglia, tuttavia, l’affetto e la tolleranza ci portano a scusare la distrazione dei nostri cari e si aspetta con pazienza un momento più propizio per farsi ascoltare, considerando i frenetici ritmi della vita lavorativa, le preoccupazioni per il futuro, l’attuale crisi e così via. La stessa immagine dell’acquario mi si è riproposta poi in qualche noioso evento mondano, anche se con significato diverso, “capovolto” per così dire: questa volta non ero io nell’acquario, ma gli altri. Ho immaginato di vedere le persone trasformarsi in pesci che aprivano e chiudevano la bocca, senza riuscire a comunicare veramente. Si guardavano, si scrutavano, si “pesavano” con gli occhi, e parlavano, parlavano, parlavano, ma… le parole erano senza significato. E che dire dei politici che partecipano a tutti i dibattiti in TV? In questi mesi in Italia, prima e dopo la formazione del nuovo governo, i talk show televisivi non hanno smesso un attimo di martellarci per ore e ore. La loro voce arriva veramente ai cittadini? A che servono tante chiacchiere: la gente seria vuole fatti concreti. Poi mi viene spesso un dubbio atroce e mi chiedo quanti possano essere oggi “esseri umani” nel vero senso della parola e quanti pian piano si stiano robotizzando, incapaci di pensare con la propria testa, già omologati e pronti per l’uso da parte di qualche “Grande Fratello”, come in “1984” di G. Orwell, un libro che cito spesso poiché stranamente sembra descrivere la nostra epoca. Ci auguriamo comunque di svegliarci da questa specie di nuovo “oppio dei popoli” e che il futuro sia diverso, ricco di autentica e consapevole comunicazione. Giovanna D’Arbitrio
PREMIO PAVONCELLA 2018
post pubblicato in diario, il 4 giugno 2018
Come si apprende dai comunicati stampa del giornalista Romano Tripodi, la settima edizione del Premio Pavoncella anche quest’anno avrà luogo a Sabaudia e sarà articolato in due giornate, il 22 e il 23 giugno 2018, a dimostrazione del suo crescente successo a livello nazionale e internazionale. L’attuale edizione sarà dedicata in particolare a Lea Mattarella, docente, critica di storia dell’arte, stroncata da un male incurabile: un modo tangibile per ricordare la sua dedizione al Premio. Per onorarne la memoria anche il Comune di Sabaudia e l’Associazione culturale ArteOltre hanno deciso di assegnare due borse di studio a due sue allieve della Accademia di Belle Arti di Roma. La prima giornata, sul tema “Un viaggio nel cuore della Fiction”, sarà un omaggio al Rai movie E’ così lieve il tuo bacio sulla fronte, tratto dall’omonimo romanzo di Caterina Chinnici, dedicato alla figura del padre Rocco e al suo impegno contro la mafia, pagato con la vita. Saranno presenti insieme all’autrice (Presidente onorario del Premio), Eleonora Andreatta, direttore di Rai Fiction, Luca Barbareschi, produttore del film, il regista Michele Soavi e la giovane interprete, Cristiana Dell’Anna. Condurrà la serata Emilia Costantini, giornalista del Corriere della Sera. il 23 giugno ci sarà invece la premiazione delle vincitrici, candidate in diversi campi, “eccellenze in rosa” di imprenditoria, ricerca scientifica, solidarietà nel sociale, creatività artistica, nelle varie sfaccettature. Due speciali riconoscimenti andranno alla Donna dell’Anno e alla Donna dello Stato per lo Stato. Ci sembra giusto ricordare che Il Premio Pavoncella è nato per iniziativa della dott. Francesca D’Oriano, campana nata a Pozzuoli che in ogni edizione dell’ evento non ha mai trascurato di inserire anche “eccellenze” di Napoli e della Campania. Rileggendo quanto è scritto sul sito on line (www.premiopavoncella.com ), a quanto pare “l’idea è nata in una giornata d’inverno del 2011. Una di quelle domeniche di gennaio in cui il mare è particolarmente orgoglioso di far sentire la propria presenza. Nacque così questo riconoscimento che vuole essere un omaggio alla donna, al suo impegno sempre più efficace nel mondo dell’impresa, della ricerca scientifica, dell’arte e della cultura, non tralasciando, anzi esaltando, i risvolti sociali del suo lavoro. L’Evento prevede inoltre la partecipazione di scrittrici che verranno premiate nelle sezioni dedicate alla narrativa, alla saggistica ed all’opera prima. Da quel giorno di gennaio, ispirate dalla stessa forza del mare che bagna le coste pontine, dopo un “numero zero” si sono susseguite quattro edizioni del premio, arricchite da personalità di fama internazionale . Particolare attenzione è posta al sociale e al prezioso apporto che le donne possono dare alla nostra società, il Premio Pavoncella in questo caso è intervenuto direttamente con donazioni economiche. Da alcuni anni particolare attenzione viene data alla Ricerca scientifica, nei settori della biotecnologia, della alimentazione, della genetica, dei trapianti e della telemedicina, fornendo crescenti e validi incentivi, sotto forma di attestati e borse di studio a giovani e brillanti laureande o specializzande che si siano distinte per serietà di impegno e risulti conseguiti. A tale proposito è essenziale il ruolo svolto, nell’ambito del Premio Pavoncella, dal Comitato scientifico presieduto dal professor Michele Guarino. Perché scegliere la Pavoncella come simbolo? E’ il simbolo del Parco Nazionale del Circeo, dal momento che la creatività femminile che verrà premiata, è attenta alla tutela, lo sviluppo e la promozione del nostro habitat. In una società dove le donne hanno sempre più ruoli di rilievo e dove ancora, a torto, si discute tra strumentalizzazione e valorizzazione della loro (nostra) presenza, un premio alla creatività femminile vuole essere l’occasione per vedere il mondo proprio con gli occhi delle donne, giudicate per le loro capacità nei vari campi da una giuria di sole donne. Il Premio “Pavoncella alla creatività femminile”, gode del Patrocinio del Senato della Repubblica, dell’Istituto per il Credito Sportivo, della Regione Lazio, della Provincia di Latina, del Comune di Sabaudia, della Pro Loco e del Parco Nazionale del Circeo. È un premio fatto con il cuore, e vuole premiare chi pensa con il cuore e chi sa riconoscere l’unicità del cuore di una donna”. Giovanna D’Arbitrio
FILM "DOGMAN"
post pubblicato in diario, il 1 giugno 2018
Grande successo di pubblico e critica al Festival di Cannes 2018 per DOGMAN, di Matteo Garrone, successo convalidato dalla Giuria con l’assegnazione del premio come miglior attore a Marcello Fonte. Il film ruota intorno alla figura di Marcello (Marcello Fonte), uomo piccolo e mite che vive in una squallida e degradata periferia tra il suo modesto lavoro, la toilettatura per cani che tratta con tenerezza, un pacifico rapporto con i suoi vicini e soprattutto il grande amore per la figlia (Alida Baldaria Calabria). Purtroppo per arrotondare le sue magre finanze, Marcello spaccia cocaina di cui fa largo uso Simone (Edoardo Pesce), un suo amico anche se molto diverso da lui, un ex pugile, criminale violento e insensibile che terrorizza gli abitanti, incapaci di arginare i suoi soprusi. Quando scopre che il negozio di Marcello è separato da quello di un orafo solo da una sottile parete, gli impone di essere suo complice per svaligiarlo. Marcello viene arrestato, non denuncia l’amico e viene incarcerato per un anno. Scontata la pena, cerca di riprendere in mano la sa vita, sperando nella riconoscenza di Simone al quale chiede la sua parte di danaro per averlo aiutato nel furto, ma ancora una volta è costretto a subire da lui soprusi e violenze. Emarginato dagli abitanti del quartiere che non lo stimano più, solo e indifeso profondamente cambiato dagli eventi, Marcello vuole in qualche modo punire Simone facendogli ammettere i suoi torti. Con un escamotage lo attrae nel suo negozio e riesce a chiuderlo in gabbia per domarlo come di solito fa con i cani aggressivi a lui affidati. La situazione gli sfugge di mano e purtroppo ha un imprevedibile, drammatico epilogo. Il film trae libera ispirazione dal noto delitto del Canaro, avvenuto a Roma nel 1988, quando il pugile dilettante Giancarlo Ricci fu ucciso da Pietro De Negri, detto “er canaro”, ma il regista nel film ha voluto sottolineare non tanto l’efferatezza del crimine, quanto piuttosto le cause che possono scatenare a livello psicologico il desiderio di rivalsa per le umiliazioni subite e l’ingratitudine di un amico più volte aiutato, malgrado i suoi difetti. Sotto accusa senz’altro sono il degrado e lo squallore delle periferie italiane (ma in genere quelle delle grandi città), abbandonate a se stesse più che in passato, nell’indifferenza totale di un mondo in cui i valori umani perdono consistenza, in cui abbrutimento culturale e sociale trasformano anche chi è amorevole e mite come Marcello. "Ho iniziato a lavorare alla sceneggiatura dodici anni fa- ha affermato M. Garrone- nel corso del tempo l'ho ripresa in mano tante volte, cercando di adattarla ai miei cambiamenti. Finalmente, un anno fa, l'incontro con il protagonista del film, Marcello Fonte, con la sua umanità, ha chiarito dentro di me come affrontare una materia così cupa e violenta, e il personaggio che volevo raccontare: un uomo che, nel tentativo di riscattarsi dopo una vita di umiliazioni, si illude di aver liberato non solo se stesso, ma anche il proprio quartiere e forse persino il mondo che invece rimane sempre uguale, e quasi indifferente". Un film da vedere per notevole cast e sceneggiatura (U. Chiti, M. Gaudioso, M. Garrone), nonché ottima fotografia (Nicolaj Brüel) Ecco un’intervista al regista: https://www.youtube.com/watch?v=mRvhES1g0-I Giovanna D’Arbitrio
SARA AL TRAMONTO, DI MAURIZIO DE GIOVANNI
post pubblicato in diario, il 28 maggio 2018
Nel suo ultimo noir, Sara al Tramonto, Maurizio De Giovanni ci regala un altro indimenticabile personaggio, quello di Sara, una donna chiusa nei suoi silenzi e in un dolore mai rimarginato, brava a nascondere il suo corpo ancora giovanile in abiti sformati, scarpe senza tacco, capelli grigi, viso senza trucco che l’aiutano a rendersi invisibile agli occhi degli altri. Sara è un’ex poliziotta, soprannominata mora, che è andata in pensione dopo la morte di Massimiliano, suo capo nonché uomo della sua vita per il quale aveva abbandonato marito e figlio. Ora è sola e vive di ricordi, tormentata da incubi notturni. L’unico legame con il passato sono gli incontri in un parco al tramonto con Viola, la compagna incinta del figlio morto in un incidente. Un giorno le si presenta all’improvviso Teresa Pandolfi, detta la bionda, una ex collega e amica, che le propone un’ indagine non ufficiale sul caso del ricco finanziere Andrea Molfino, ucciso dalla figlia tossicodipendente, Dalinda. Sara ha il compito di indagare sulla nipotina di Molfino, affidata agli zii: la madre dalla prigione ha lanciato un grido d’allarme per proteggere la sua bambina nella convinzione che ella sia in grave pericolo. Sara inizia così la sua indagine insieme all’ ispettore Pardo, un personaggio che in modo tragicomico si trova a dover gestire la misteriosa e implacabile Sara, il suo enorme cane, un bovaro bernese, e l’intraprendente Viola, rivelatasi abile fotoreporter. Nella risvolto anteriore di copertina si legge che “Sara non vuole esistere. Il suo dono è l'invisibilità, il talento di rubare i segreti delle persone. Capelli grigi, di una bellezza trattenuta solo dall'anonimato in cui si è chiusa, per amore ha lasciato tutto seguendo l'unico uomo capace di farla sentire viva. Ma non si è mai pentita di nulla e rivendica ogni scelta. In “Sara al tramonto” De Giovanni è riuscito, come al solito, a creare un mix tra suspense, sentimenti, emozioni e humour, ma allo stesso tempo tra i tanti personaggi da lui tratteggiati con abilità, questa volta ha dato vita ad una protagonista nuova e straordinaria, una donna umana e sensibile dietro una maschera glaciale e impassibile, una figura femminile esile e minuta seduta sulla panchina di un parco che nella luce del tramonto diventa diversa, poiché “Sara al tramonto aveva nel cuore una porta aperta in cima a una scala a chiocciola, e quella porta era la sua debolezza”. La narrazione è scorrevole e coinvolgente, a tratti ironica e perfino comica, ma anche intima ed emotiva in particolare nei corsivi, veri e propri flashback, in cui Sara rivela sentimenti e ricordi: un noir diverso, tutto al femminile, centrato su una donna tormentata e forte che ha la straordinaria capacità di mimetizzarsi rimanendo nell’ombra e che soprattutto ha il dono di osservare e capire le persone, i loro pensieri più segreti, attraverso ogni gesto, espressione, leggendo il labiale anche a grande distanza. Un personaggio intenso, ricco di contraddizioni, una piccola donna senza colore che all’improvviso, illuminata dai raggi del sole, vibra di bellezza per i suoi occhi color del cielo, sotto lo sguardo sorpreso di Pardo. Maurizio de Giovanni è nato nel 1958 a Napoli, dove vive e lavora. Nel 2005 vince un concorso per giallisti esordienti con un racconto incentrato sulla figura del commissario Ricciardi che gli ispira un ciclo di romanzi, come Il senso del dolore, La condanna del sangue, Il posto di ognuno, Il giorno dei morti, Per mano mia, Vipera (Premio Viareggio, Premio Camaiore), In fondo al tuo cuore e Anime di vetro, Serenata senza nome, Rondini d’inverni. Nel 2012 per Mondadori pubblica Il metodo del Coccodrillo (Premio Scerbanenco), dove fa la sua comparsa l'ispettore Lojacono, ora fra i protagonisti della serie dei Bastardi di Pizzofalcone, (Einaudi 2013), includente Buio, Gelo, Cuccioli, Pane, Souvenir. Nel 2015 è uscito per Rizzoli il romanzo Il resto della settimana e per Einaudi nel 2016 Il metodo del coccodrillo. Tutti i suoi libri sono tradotti o in corso di traduzione anche all’estero. Giovanna D’Arbitrio
NAPOLI MODA DESIGN 2018
post pubblicato in diario, il 6 maggio 2018
Il 5 maggio 2018, alle ore 12,00, al Palazzo dei Congressi Federico II, in via Partenope, ha avuto luogo una conferenza stampa sull’evento “NAPOLI MODA DESIGN”. Tra i partecipanti al dibattito ricordiamo in particolare Anna Paola Merone, giornalista del Corriere del Mezzogiorno, Maurizio Martiniello, architetto, Serena Rossi, attrice e special guest. In effetti, come essi hanno rilevato con soddisfazione, la suddetta manifestazione su moda e design, ideata e organizzata da M. Martiniello, è giunta con successo alla terza Edizione, con il patrocinio di Comune di Napoli, Design For The Built, Dipartimento di Architettura, Fondazione Mondragone, Ordine degli Architetti di Napoli e Provincia, Ordine degli Ingegneri di Napoli, Maggio dei Monumenti, Università Federico II, Università degli Studi della Campania Luigi Vanvitelli. Esposizioni e installazioni dislocate in una particolare “contemporary house” moda- design, sono state progettate da M. Martiniello all’interno dell’ex Università di Economia e Commercio, ora Centro Congressi Federico II, sede che ha offerto un ampio spazio per ospitare non solo una casa ideale, ma anche una grande sala- conferenza dove si terranno poi approfondimenti e tavole rotonde, nonché una sala per sfilate e presentazioni di moda. Davvero imponente e maestoso il Palazzo dei Congressi, con la grande Hall addobbata in rosso per l’occasione e lo scalone arricchito con magnifici abiti di Sarli, il grande stilista napoletano. Alle ore 19,30 ha avuto luogo poi l’Opening dress code, contrassegnato dal colore rosso, a Castel dell’Ovo, con ingresso ad invito, durante il quale sono stati assegnati i seguenti premi: Premio Spettacolo – attrice e conduttrice Serena Rossi; Premio Design – architetti Massimiliano e Ada Fuksas; Premio alla cultura – Magnifico Rettore dell’Università Federico II, prof. Gaetano Manfredi; Premio alla Moda – Maria d’Elia, Commissario Straordinario della Fondazione Mondragone; Premio Moda in memoria di Sarli – Carlo Alberto Terranova; Premio al Turismo – dott. Iris Savastano, Presidente Commissione Cultura e Turismo della Municipalità; Premio Imprenditoria Design - Marina Marseglia; Gennaro Annunziata della Sartoria CHIAIA Napoli - riconoscimento all’Eccellenza Artigianale Napoletana nel Mondo. Dal 6 al 12 maggio saranno presenti, brand di moda, atelier prestigiosi, note aziende del design, secondo un calendario prestabilito per eventi , mostre, incontri, sfilate e presentazioni di moda, rigorosamente su invito. Grazie alla collaborazione con DIARC ( Dipartimento di architettura dell’Università degli Studi di Napoli) si terrà un ciclo di seminari aperti ad ingegneri e architetti, e verranno presentati i lavori prodotti durante il corso di laurea internazionale in design, DBE Design for the Built Environment. Tema principale intorno al quale ruoterà la terza edizione saranno le “luxuryIdeas” ovvero “il lusso analizzato e scomposto in tutte le sue sfumature: declinato sotto forma di immagine visiva o tattile, di emozione e oggetto prezioso, esperienza e relazione”. Per ulteriori informazioni sii consiglia di consultare il seguente sito on line: http://www.napolimodadesign.it/ La sottoscritta ha partecipato alla conferenza stampa, grazie all’invito di Silk & Beyond, azienda diretta da Maria Assunta Giaquinto, partner di Napoli Moda Design 2018 con le sue prestigiose produzioni che preservano la storica tradizione delle sete di San Leucio, unendo iconografia classica e modernità e “proponendo soluzioni diversificate per gusto, tradizione ed esigenze in Europa, negli Stati Uniti e negli Emirati Arabi. La Silk & Beyond, nata dieci anni fa in provincia di Caserta, è oggi punto di riferimento per architetti, arredatori e privati amanti del bello e del Made in Italy di qualità. Innovazione e tradizione per un’azienda che collabora con artisti alla produzione di tableaux in edizione limitata e con le Università interpretando il cambiamento e l’evoluzione del design senza rinunciare alla tecnica produttiva perfezionata nel tempo. La ricchezza dei broccati, la ricercatezza dei lampassi e la freschezza delle nuove collezioni fanno della Silk & Beyond una realtà in grado di soddisfare le diverse richieste di una clientela alla ricerca di un prodotto di alta gammA”. (tratto dalla scheda di presentazione di Silk&Beyond). Giovanna D’Arbitrio
NAPOLI- MOSTRA "SPETTACOLO ONIRICO"
post pubblicato in diario, il 3 maggio 2018
Il 3 maggio 2018, nello storico Palazzo Scarpetta di Via Vittoria Colonna a Napoli, alle ore 11,30 è stata inaugurata la nuova sede operativa della Fondazione Eduardo De Filippo (FEDF), per merito di Carolina Rosi, moglie del compianto Luca De Filippo, nonché figlia del grande regista Franco Rosi e nipote della stilista Maria Mandelli, nota come Krizia. In tale circostanza, come omaggio al grande Roberto Capucci, è stata presentata in conferenza stampa, l’originale mostra di disegni per il teatro intitolata “Roberto Capucci. Spettacolo onirico”, aperta al pubblico da venerdì 4 maggio fino alla fine di giugno. La mostra, curata da Caterina Napoleone, già presentata con successo a Firenze, si avvale del catalogo edito da ARTE’M con testi di Carolina Rosi, Caterina Napoleone, Eike D. Schmidt, Giovanni Gavazzeni, Gabriele Mayer, di una nota biografica e dell’elenco delle principali mostre tenute dal Maestro nel corso della sua lunga attività professionale Alla conferenza stampa hanno partecipato Carolina Rosi, Roberto Capucci, Caterina Napoleone, e Gabriele Mayer, i quali hanno sottolineato come l’evento abbia offerto l’occasione di accogliere, per la prima volta a Napoli, Roberto Capucci e i suoi meravigliosi disegni, realizzati sin dagli anni ‘90, un repertorio di costumi maschili per il teatro, di puro carattere visionario. Come hanno spiegato C. Napoleone e G. Mayer, il titolo stesso della mostra ne sottolinea il carattere onirico con oltre cinquanta figure multiformi e multicolori che ci riconducono agli antichi miti ,in particolare a quelli di Dioniso, presentati insieme a prototipi in carta, ricavati dagli originali disegnati a matita, illustranti il metodo di lavoro, dal progetto all’esecuzione: un work in progress realizzato sotto la direzione di Gabriele Mayer dai suoi ex allievi dell’Accademia di Belle Arti di Napoli. "Non potevamo immaginare migliore avvio – ha affermato Carolina Rosi - per la nostra sede rendendo omaggio a Roberto Capucci, maestro assoluto dell'arte e della cultura, più volte prestato al teatro e a Luca che proprio qui, in questo luogo evocativo, aveva indicato lo spazio naturale per accogliere il lavoro della Fondazione". Ella ha poi messo in risalto che l’inaugurazione della nuova sede rappresenta solo l’atto finale di un percorso dovuto ai valori intramontabili della famiglia De Filippo, in particolare del grande Eduardo, alla sua creatività, fantasia e forza espressiva, in qualche modo paragonabili a quelle di Roberto Capucci: insomma, due grandi maestri. Significative le risposte del grande stilista alle pressanti domande a lui rivolte sia da Caterina Napoleone che dal pubblico in sala, in particolare quando ha affermato che le sue migliori creazioni nascono nel silenzio della notte in grande serenità e con la gioia di offrire qualcosa di bello agli altri. Ha ricordato infine con ironia le inaspettate reazioni ai suoi sontuosi costumi da parte di June Anderson, soprano texano nel Capriccio di Strauss , rappresentato al Teatro San Carlo di Napoli nel 2002 Intervenendo più volte nel dibattito, Carolina Rosi, da parte sua ha elogiato i misteriosi legami tra le opere dei grandi maestri in ogni campo, esaltando infine i valori di Cultura, Arte, Bellezza, valori spesso poco tutelati nella nostra epoca ma che vanno preservati con forza e determinazione. Un incontro interessante durante il quale ho rivisto con piacere Carolina Rosi, incontrata a Sabaudia in occasione del Premio Pavoncella 2017, quando ella fu premiata con la seguente motivazione, qui riportata in parte: “Avrebbe potuto vivere di luce riflessa, custode di una eredità artistica unica per contenuti e spessore culturale, nel segno di due autentici Maestri del Cinema e del Teatro, il padre Gianfranco Rosi e il marito Luca De Filippo, ma avrebbe smentito se stessa e tradito proprio quei Maestri, non preservando nella sua interezza il grande Teatro di Eduardo e di Luca De Filippo. Ed eccola decidere di portare avanti quella missione assumendo la presidenza della Fondazione e la direzione della Compagnia di Luca con la quale continua oggi a girare in Italia”. Giovanna D’Arbitrio
YOUTUBERS, un libro di C. Palazzini e L. Gialli
post pubblicato in diario, il 20 aprile 2018
IL 20 aprile 2018, alle ore 9,30, al Palazzo Mazzoni di Sabaudia, è stato presentato il libro “Youtubers” (Ed. Paoline) di Chiara Palazzini e Laura Gialli, per iniziativa di Francesca d’Oriano, presidente dell’Associazione culturale no profit ArteOltre. Al convegno intitolato, “Quando li dialogo finisce in rete”, hanno partecipato autorità locali, come il sindaco, Giada Gervasi, la psicologa e psicoterapeuta Marianna Totani, le docenti dell’ Istituto Onnicomprensivo “G. Cesare” e dell’Istituto Comprensivo “O. Cencelli”, Ida Nicoletti e Bianca Cimino, le autrici e la giornalista e scrittrice, Graziella Di Mambro, moderatrice dell’incontro In effetti, grazie all’impegno delle suddette docenti, la lettura di Youtubers ha offerto - come esse affermano- “un’occasione per comprendere il fenomeno nelle sue sfumature culturali, sociali, didattiche e di costume, dando vita a veri e propri progetti, sotto forma di elaborati, ricerche, interviste e brevi filmati”. Sulla copertina del libro si legge che “un miliardo di persone ogni giorno si collega con i loro canali: questo offre la misura del fenomeno youtubers. Giovani che si affermano attraverso lo schermo, che dialogano con milioni di persone, che orientano scelte e consumi, che stabiliscono nuove forme di relazione. Tutto il mondo adulto ha la responsabilità di leggere e capire questa nuova realtà abitata dai ragazzi (avvertono le autrici) che è anche mappa per orientarsi tra virtuale e reale attraverso la voce degli esperti e quella degli youtubers italiani più amati”. Il capo ufficio stampa di ArteOltre, il giornalista Romano Tripodi, commentando il contenuto del libro ha definito la navigazione in Internet come una poderosa vetrina on line, una fonte inesauribile di intrattenimento, ispirazione ed informazione per quanti navigano in web. Youtubers offre “un’analisi quanto mai articolata, arricchita dall’intervento di esperti digital, sociologi e giornalisti”. Un libro da leggere per spunti innovativi offerti non solo ai più giovani, ma anche a genitori e insegnanti per approfondire un fenomeno complesso al quale, secondo le autrici, non serve dare etichette allarmanti o giudizi negativi a priori, poiché è più importante capire cercando di farlo con i protagonisti e tutti coloro che sono impegnati in un percorso educativo. Ci sembra giusto, infine, offrire alcune note biografiche sulle autrici: Chiara Palazzini, pedagogista e docente alla Pontificia Università Lateranense, è autrice e curatrice di saggi e articoli, tra cui Disagio sociale e periferie esistenziali, Distacchi: affrontare ed elaborare le perdite e gli eventi critici, Le relazioni che curano, Per la vita buona: teologia e scienze umane in dialogo, Oltre l’emergenza, educare ancora; Laura Gialli, giornalista del Tg2, negli ultimi anni si è particolarmente dedicata a temi di approfondimento sul mondo giovanile. È laureata in Scienze Politiche ed è autrice di numerosi dossier, tra come La Sindone, La particella di Dio, Il Quirinale, la casa degli italiani, I luoghi di Michelangelo, Verdi, un affare di cuore, Uomini e trincee, Figli del web, L’eredità di Madre Teresa. Giovanna D’Arbitrio
IL TEMA DELLA VIOLENZA SULLE DONNE
post pubblicato in diario, il 31 marzo 2018
Il tema della violenza sulle donne è senz'altro di scottante attualità e si moltiplicano le iniziative per cercare di comprendere e lottare contro un fenomeno che diventa sempre più grave. Di particolare interesse si è rivelato un convegno tenutosi lo scorso 14 marzo nella Sala Pignatiello del Comune di Napoli, alle ore 11,00, organizzato dalla dott. Marisa Del Vecchio, Presidente del Soroptimist Club Napoli. Autorevoli personaggi hanno illustrato con competenza l'iter più idoneo da seguire per una donna che voglia difendersi e trovare un valido supporto. ? stato distribuito, quindi, ai presenti un’utile brochure, una sorta di vademecum sui punti salienti di tale iter. Il Soroptimist, inoltre, si è battuto per la realizzazione della "stanza tutta per sé", (presso la Caserma dei Carabinieri di Colli Aminei), in cui le donne soggette a violenze sono accolte e ascoltate con sensibilità ed umanità da personale specializzato che cercherà di metterle a proprio agio, vincendo paure e resistenze di ogni genere. In quest’ultimo periodo numerosi film e libri stanno puntando i riflettori sui problemi della condizione femminile, sull’onda emotiva scatenata sia dalle crescenti efferate violenze contro le donne, sia dallo scandalo Weinstein su stupri e molestie nel mondo del cinema che hanno incoraggiato tante donne a fare outing, a livello nazionale e internazionale. Interessante il libro della giornalista Tiziana Ferrario “Orgoglio e Pregiudizi - Il risveglio delle donne ai tempi di Trump”, in cui l’autrice inizia la sua analisi partendo dalla marcia storica contro il maschilista Trum avvenuta in USA 21 gennaio 2017, marcia alla quale parteciparono un milione di donne e che ha segnato un risveglio delle lotte femministe in tutto il mondo. Nella presentazione del libro si legge : “Le donne sono tornate ad alzare la voce chiedendo stesse opportunità di carriera, stessi salari e diritti. Dalle campionesse dello sport alle scienziate più geniali, dalle attrici di Hollywood a tante donne comuni che si stanno preparando per entrare in politica alla ricerca di una rivincita. Dai corsi dedicati alle bambine sull'autostima alle esperienze nei college, dove si cerca di arginare il dramma degli stupri. E ancora le giornaliste delle redazioni più importanti al mondo che hanno affrontato sfide eccezionali a testa alta. Storie di donne famose come quella di Megyn Kelly, star tv di Fox News e NBC, che ha osato sfidare Trump in diretta tv, e storie di donne sconosciute, ma altrettanto potenti“. Nonostante l’esaltazione di tale “risveglio”, la stessa T. Ferrario nel prologo sottolinea che intanto gli ultimi dati dell’Unicef sono sconfortanti: 84 milioni di adolescenti hanno subito violenze, 200 milioni sono le donne sottoposte a mutilazioni genitali, 700 milioni sono spose bambine, il 50% dei 65,3 milioni di profughi è costituito da donne e bambine secondo l’UNHCR (Agenzia Onu per i rifugiati) In Italia poi, secondo i dati 2016, una donna viene uccisa ogni tre giorni, senza contare violenze e soprusi, e non va certo meglio fino ad oggi. La strada è ancora lunga ed aspra per le donne su questo pianeta, ma se tante donne oggi hanno ripreso a lottare, si spera almeno che ”l’unione possa fare la forza”. Giovanna d’arbitrio
FILM "IL FILO NASCOSTO"
post pubblicato in diario, il 28 febbraio 2018
IL FILO NASCOSTO (PHANTOM THREAD), di P. T. Anderson, ha ottenuto 6 nomination agli Oscar 2018: miglior film; miglior regia a Paul Thomas Anderson; miglior attore a Daniel Day-Lewis; miglior attrice non protagonista a Lesley Manville; migliori costumi a Mark Bridges; migliore colonna sonora a Jonny Greenwood. Il film racconta la storia di Reynolds Woodcock (Daniel Day-Lewis), affascinante scapolo, stilista a Londra negli anni ’50, noto per i suoi raffinati ed eleganti abiti creati per le donne dell’high società. Egli vive con la rigida sorella, Cyril, (Lesley Manville) in una grande casa in cui la sua vita è scandita da una routine maniacale, quasi patologica. Un giorno, Woodcock conosce Alma (Vicky Krieps), una cameriera un po’ goffa che diventerà la sua modella preferita, nonché moglie. Intense e complesse le relazioni tra i tre protagonisti: Reynolds, lavoratore stakanovista, condizionato da irrisolto complesso edipico, ancora legato al fantasma della madre che vede ovunque, dominato dalla protettiva sorella; Cyril, rigida e segaligna che mal sopporta la presenza di Alma, temendo che possa turbare il suo rapporto col fratello e sconvolgere la routine della loro vita; Alma, all’inizio quasi un manichino nelle mani del grande sarto, usata da lui come una bambola da vestire con sontuosi abiti, in seguito donna tenace e decisa a sconvolgere la rassicurante routine e i comportamenti ossessivi di Reynolds. Quando scopre che in occasionali malori, egli rivela un’indole fragile e bisognosa di affetto, finalmente libero da sovrastrutture, ella ricorre ad uno stratagemma per tenerlo legato a sé. Il filo “nascosto” dunque assume un doppio significato: con ago e filo Reynolds non solo crea abiti favolosi, ma in essi nasconde spesso frasi scritte e quant’altro, poiché egli afferma che “dentro l’imbottitura di un abito ci puoi nascondere qualsiasi cosa: segreti, monete, ricordi…”. E non a caso la foto di sua madre è cucita all’interno della fodera della giacca sul suo cuore. Con l’arrivo di Alma nella sua vita, tuttavia, un altro filo ricuce il compromesso rapporto di coppia, un filo fatto di amore, complicità e…veleno. Un film originale, raffinato, elegante, non solo per vestiti sontuosi e belle donne, ma per acuta e sottile introspezione psicologica dei personaggi, esaltata dall’interpretazione di grandi attori, come D. D. Lewis, L. Manville, V. Krieps. Tra i film di successo di Anderson ricordiamo: Magnolia (1999); Ubriaco d'amore (Punch-Drunk Love) (2002);Il Petroliere (There Will Be Blood) (2007);The Master (2012); Vizio di forma (Inherent Vice) (2014) Ecco un’intervista al regista e agli interpreti: https://www.youtube.com/watch?v=IOasnQC2eaQ Giovanna D’Arbitrio
POLITICA, TIMORI E SPERANZE
post pubblicato in diario, il 24 febbraio 2018
Presenti in tutte le trasmissioni televisive, talk show, spettacoli di vario genere e quant’altro, i politici italiani non la smettono mai di scagliarsi palle di fango, volgarità, accuse reciproche, in una totale mancanza di rispetto verso gli avversari, sempre l’un contro l’altro armati in un’escalation vergognosa che rischia di far crescere astensionismo, odio e violenze. C’è in giro un’aria pesante, quasi il presagio che valori democratici e libertà siano in pericolo. Gaber cantava anni fa (e già sembrano secoli!), “la libertà non è star sopra un albero, libertà è partecipazione.” In questi giorni molti hanno rimpianto la propaganda politica del passato che cercava di incidere sugli elettori almeno con una parvenza di razionalità e coerenza attraverso la presentazione di programmi politici ben definiti. Memorabili le Tribune Elettorali, condotte in Tv da moderatori, come Ugo Zatterin, Jader Jacobelli, Ugo Vecchietti ed altri: si svolgevano in tono piuttosto formale ma pacato e “cronometrato” per non far torto a nessun partito. Modalità di voto o modifiche a leggi elettorali, inoltre, venivano spiegate dettagliatamente e ripetute più volte. Quali delucidazioni sono state offerte in Tv sul Rosatellum oggi e quanti hanno capito in che cosa consista? I tempi cambiano ed è inevitabile, ma siamo davvero stanchi della supponenza di tanti personaggi che, dopo aver danneggiato l’Italia per anni, con gran faccia tosta si ripresentano agli elettori abolendo qualsiasi memoria storica di eventi tra l’altro nemmeno tanto lontani. Si parla per ore ed ore per slogan e promesse accattivanti, distogliendo l’attenzione da problemi seri e sollevando così un gran polverone che nasconde la verità e confonde le persone. Insomma ognuno promette qualcosa: non si pagheranno più il canone RAI, il bollo per l'auto, le tasse saranno ridotte e quelle universitarie addirittura abolite, si avrà un reddito minimo per chi è senza lavoro, facilitazioni per mamme e bambini e quant'altro. Ma non stiamo faticosamente uscendo da una spaventosa crisi?! Dove li prenderanno tutti questi soldi?! E intanto mentre le destre si aggregano e i grillini crescono malgrado inesperienza, eloquio sgrammaticato e scandalo rimborsi, il centro-sinistra si sfascia in una miriade di rivoli che porterà a un’inevitabile dispersione di voti. Come se non bastasse, dopo l’efferato omicidio di Pamela Mastropietro e altri episodi che hanno coinvolto immigrati, ormai si parla solo di immigrazione clandestina che viene strumentalizzata per motivi politici. Ovviamente il crescente numero dei migranti rappresenta un’emergenza che va risolta a livello europeo e con il supporto dell’ONU (almeno si spera!), ma dove sono finiti gli altri problemi? Dov’è finita la disoccupazione che coinvolge soprattutto i giovani? E le delocalizzazioni che sbattono all’improvviso sul lastrico migliaia di persone? E la Brexit, e le strategie protezionistiche di Trump che riducono le opportunità di un lavoro dignitoso anche per nostri “laureati con la valigia”? E il debito pubblico? E il divario fra Nord e Sud? Potremmo continuare all’infinito con le domande, senza ottenere risposte. Purtroppo si percepisce che economia e finanza conducono il gioco e la politica è da esse condizionata sia a livello nazionale che internazionale: i partiti di sinistra sono in crisi in un mondo in cui equità sociale e diritti dei lavoratori perdono peso soprattutto nei paesi più deboli, messi in difficoltà sia dal liberismo che dal protezionismo di Trump. Pilotati da grandi lobby anche i mass media manipolano l’informazione, con grave rischio per la libertà di stampa. Più attendibili i libri di autori seri e coraggiosi, come quelli di Noam Chomsky, grande linguista, analista politico e autore di molti testi, come “Chi sono i padroni del mondo?” nel quale scrive quanto segue: “Nella nostra epoca, i padroni del mondo sono le conglomerate internazionali, le enormi istituzioni finanziarie, gli imperi commerciali e così via. La vile massima che li guida è: tutto per noi e niente per gli altri". Concludendo, pensare quindi all’Italia come un paese che possa reggersi da solo al di fuori dal contesto europeo e internazionale, è pura follia. Speriamo che i politici più esperti, onesti, colti e preparati del centro-sinistra riescano a combattere per lavoro, istruzione, equità sociale e libertà, trovando qualche forma di aggregazione con altri partiti ben radicati nei valori democratici, come i radicali di Emma Bonino ad esempio che sostengono un’Europa più forte e solidale, diritti umani e civili, libere scelte (come il testamento biologico). Giovanna D’Arbitrio
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