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IL LIBRO "AUTISMO: UN FUTURO NELL'ARTE"
post pubblicato in diario, il 9 ottobre 2019
Il 14 ottobre 2019, alle ore 15.00, presso l’Istituto Don Sturzo, in Via Delle Coppelle a Roma, sarà presentato il libro “Autismo: un futuro nell’arte- Quando il talento supera la disabilità” (Ed. Magi) di Paola Binetti e presidente del comitato scientifico dell’Associazione culturale “Medicina e Frontiere”, nata da un’idea del professor Michele Guarino. Ne parleranno, con Paola Binetti, Magda Di Renzo, analista junghiana Virgilio Mollicone, fondatore di Ultrablu e l’artista Paola Grossi Gondi. Coordinatrice del dibattito sarà la giornalista Clara Iatosti. Nel comunicato stampa del giornalista Romano Tripodi leggiamo quanto segue” Accendere la comunicazione tra il mondo dell’autismo ed i bambini, sollecitandone la sensibilità, attraverso il godimento di immagini, colori, disegni, in altre parole tutto ciò che si pone come espressione artistica, incoraggiandoli a mettersi in contatto con gli altri attraverso la forza e l’impatto delle loro emozioni e non soltanto attraverso la parola. La diagnosi dell’Autismo è da sempre associata ad una sindrome complessa ed eterogenea che crea profondo disagio non solo nel bambino che ne è affetto ma anche nel contesto familiare in cui è inserito con immediate ripercussioni nell’ambiente in cui il bambino vive, a cominciare dalla scuola. Ampie zone d’ombra che vanno ad alterare soprattutto i registri comunicativi del bambino e che proprio l’arte può contribuire in parte a diradare. Con le sue immagini, spiega Paola Binetti, può infatti provocare e sollecitare l’interlocutore ad entrare nella scena, nei disegni, anche quando non è stato lui a disegnare. In altre parole può emozionarlo e coinvolgerlo direttamente nello scorrere quotidiano della Vita”.(A cura di Romano Tripodi -Ufficio Stampa “Medicina e Frontiere”). Un libro sull’autismo che nella diversità vuole individuare talenti artistici da valorizzare e utilizzare anche nel campo riabilitativo. Nel libro sono raccolte le esperienze sull’intersecarsi dei processi creativi e quelli di cura. Il punto focale del libro, in effetti, è la descrizione del laboratorio Ultrablu, attivo a Roma e nato per far convivere alla pari artisti normodotati e quelli affetti da autismo o altre difficoltà, per far vivere loro una vera integrazione e condivisione di esperienze artistiche. Giovanna D’Arbitrio
NAPOLI: IL GRUPPO "SAVE POSILLIPO"
post pubblicato in diario, il 23 settembre 2019
I tempi dei cumuli di spazzatura sparsi per le strade di tutta Napoli sono al momento superati per fortuna, ma molto ci sarebbe da dire su Terra dei Fuochi e rifiuti tossici nell’hinterland napoletano di cui non si ha più notizia. A ciò si aggiunge (caso strano!)una crescente mancanza di decoro urbano che viene segnalato dagli abitanti del quartiere Posillipo, tra muri pericolanti, strage di alberi abbattuti senza discernimento (vedi Parco Virgiliano) e strade dissestate, malgrado la presenza di numerosi turisti che arrivano qui per ammirare il panorama di Napoli Abito da diversi anni nel suddetto quartiere dove ho anche insegnato per ben 23 anni nella Scuola Media “Raffaele Viviani”, la cui sede un tempo era nella cosiddetta Villa dei Principi in Via Manzoni. Denominata “Villa Vittoria” divenuta poi “Hotel Villa dei Principi”, vi soggiornò nel 1873 Urbano Rattazzi, noto uomo politico del Regno d’Italia, come si legge su una targa corrosa dal tempo. Mi piange il cuore nel vedere lo stato d’abbandono in cui versa! Ho insegnato per molti anni in questa villa, un tempo sede della S.M.S. Raffaele Viviani. Quanti ricordi legati ad essa! Come era bello attraversare di mattina il suo magnifico giardino, mentre i miei alunni mi salutavano con affetto! Che peccato vedere tanto degrado! Il degrado purtroppo è presente non solo sulle strade, piene di buche più volte “rappezzate” alla meglio che riappaiono appena piove, ma anche sui marciapiedi dove abbondano rifiuti di tutti generi, inclusi pezzi di mobilio e vetri, molto pericolosi per bambini e nonni, costretti a fare una sorta di slalom in un percorso difficile, in particolare se si portano nipotini nei passeggini. ? senz’altro una questione di mancanza di educazione e di rispetto per ciò che è pubblico, ma cosa si può fare per ridurre il degrado che ci circonda? Ne abbiamo parlato con il gruppo “Save Posillipo”, formato da persone volenterose che sono disgustate da tutto ciò, ma anche consapevoli di tanti comportamenti incivili ai quali si aggiunge l’abbandono in cui versa la zona. Molti avanzano proposte, tra le quali c’è quella dell’ing. Savino De Rosa, mio marito. Si tratta di un’idea già applicata in altre nazioni, dove in giorni stabiliti proprietari e condomini di un palazzo si prendono cura del tratto di marciapiede davanti all’ingresso e di quello di fronte, in caso di assenza di altro stabile, con mansioni, affidate ad un gruppo di volontari, oppure al portiere con un compenso in busta paga, oppure ad una ditta di pulizie. Eccole: a)rimozione dei rifiuti lasciati per terra, b)rimozione delle erbacce lungo il muro, lungo il marciapiede, intorno alle piante, c)rimozione dei rifiuti che intasano le caditoie per lo smaltimento dell’acqua piovana, d)rimozione dei rifiuti lasciati intorno alle campane per la raccolta differenziata (se presenti nell’area di competenza). Ovviamente il progetto dovrebbe essere presentato alle autorità, corredato di documentazione fotografica, indicazione dei palazzi pronti a sperimentarlo per un periodo di prova, monitorando i risultati. Sono venuta ad abitare a Posillipo nel 1977, quando c’era ancora la raccolta della spazzatura “porta a porta” e tutte le mattine, alle 7,30, incontravo uno spazzino (ovvero un operatore ecologico) che ripuliva con cura il marciapiede da erbacce e rifiuti. Mi salutava sempre sorridendo, mentre a quei tempi mi apprestavo in fretta a raggiungere la Scuola “Grazia Deledda” a Fuorigrotta. In prossimità del Natale ci scambiavamo perfino gli auguri e gli regalavo un panettone. Altri tempi! Dove sono finiti ora tutti gli spazzini a Posillipo?! Non si sa. Intanto speriamo nella buona volontà delle persone civili e anche in pesanti multe, se occorrono per educare le persone più indisciplinate, ma … per elevare multe ci vorrebbero i vigili. E dove sono i vigili?! Giovanna D’Arbitrio
FILM "MIO FRATELLO RINCORRE I DINOSAURI"
post pubblicato in diario, il 16 settembre 2019
Mio Fratello Rincorre I Dinosauri, di Stefano Cipani, tratto dall'omonimo romanzo di Giacomo Mazzariol, alla Mostra del Cinema di Venezia 2019 ha ottenuto il premio “Sorriso Diverso” che valorizza temi sociali e umani. Il film narra la storia vera dei fratelli Mazzariol, Giacomo (detto Jack) e Giovanni (detto Gio’) e di tutta la loro famiglia: i genitori, Davide(Alessandro Gassman) e Chiara (Isabella Aragonese), e le due sorelle. Il racconto comincia in un parcheggio di un supermarket, luogo emblematico per la loro famiglia dove avvengono tutte le discussioni importanti: qui i genitori annunciano ai figli la nascita di Giovanni (Lorenzo Sisto). Purtroppo presto essi scopriranno che Gio’ soffre della sindrome di Down, ma nella fantasia del piccolo Jack (Francesco Geghi), alimentata dai genitori, il fratellino appare come un supereroe dei fumetti, interessato ai dinosauri e fornito di strani poteri. Quando scopre la verità, la sua delusione è grande e dovrà imparare a vivere con il fratello e ad accettare la sua diversità. In effetti anche se Giacomo bada a Gio’ e si preoccupa per lui, allo stesso tempo sente un forte disagio nel presentarlo agli altri. Cerca quindi di iscriversi a una scuola superiore lontana dalla sua casa e dal fratello, convincendo il suo più caro amico Vittorio (Roberto Nocchi) a seguirlo nella scelta. Innamoratosi di Arianna (Arianna Becheroni), una compagna di scuola, per anni Jack nasconde a lei e ai nuovi amici l’esistenza di un fratello down: solo dopo aver commesso molti errori, si vergognerà di se stesso e finalmente troverà il coraggio di svelare a tutti la verità, ammettendo le sue debolezze. La storia di Giovanni è apparsa nella realtà anche in un video intitolato The simple interview caricato su YouTube da Giacomo e basato sul suo diario: un resoconto della sua infanzia e adolescenza, un’analisi toccante sulle difficoltà dei suoi rapporti con il fratello e la famiglia, superate solo grazie all’amore e all’aiuto reciproco. Un buon film che si avvale di bravi interpreti, della sceneggiatura di Fabio Bonifacci , della fotografia di Sergio Batroli, delle belle musiche di Luca Vidale, un film delicato, commovente ed educativo da consigliare non solo ai giovani, ma anche a genitori e insegnanti. Giovanna D’Arbitrio
FILM "MARTIN EDEN"
post pubblicato in diario, il 10 settembre 2019
Martin Eden, diretto da Pietro Marcello, liberamente tratto dall'omonimo romanzo di Jack London, alla Mostra Cinematografica di Venezia 2019 si è aggiudicato la Coppa Volpi per la migliore interpretazione, assegnata a Luca Marinelli. Il bravo regista casertano, in passato documentarista, rielabora il romanzo di J. London spostando l'azione dalla California in Italia, a Napoli, per raccontare la storia di Martin Eden (Luca Marinelli), un marinaio che nei primi anni del XX secolo ritorna nella sua città. Dopo aver salvato Arturo Orsini da un pestaggio, viene accolto con riconoscenza dalla sua famiglia e presentato alla sorella Elena (Jessica Cressy) della quale s’innamora perdutamente. Il desiderio di farsi accettare dalla famiglia borghese della giovane, lo spinge a istruirsi da autodidatta e, con l’aiuto di notevoli doti intellettive, scopre anche il suo talento per la scrittura. Purtroppo all’inizio i suoi scritti vengono rifiutati dagli editori e ciò lo allontanerà anche da Elena che lo crede un socialista, mentre egli dichiara di essere un individualista, seguace dell’evoluzionismo di Spencer. La scalata sociale mediante la cultura, in effetti, sembra a Martin un sogno realizzabile anche se difficile, ma ben presto egli si accorge che le porte dell’high society si aprono non per i meriti culturali duramente conquistati, bensì solo per la notorietà e il successo conseguiti. Proverà allora delusione e amarezza nel costatare che perfino Elena ora è pronta ad accoglierlo, mentre si avvede di aver rinunciato agli ideali giovanili per gente che non stima più. Il suicidio del suo più caro amico e mecenate Russ Brissenden (Carlo Cecchi), scrittore e poeta anch'egli, acuisce una forma di crescente depressione che egli cerca di annegare nell’alcool. La differenza fra il film e il romanzo non consiste solo nello spostamento dell’azione dalla California all’Italia, ma anche nel dislocamento temporale in una Napoli che “potrebbe essere una qualsiasi città, ovunque nel mondo”- come ha sottolineato il regista stesso- in una narrazione che arriva fino allo scoppio della prima guerra mondiale, con l’intento di abbracciare un periodo storico più ampio di quello del romanzo. In realtà si tratta di un film che riflettendo sul passato, parla del presente in maniera sottile: i primi segnali del fascismo nascente nella parte finale, il disprezzo dell’ élite per i poveri, la deriva culturale simboleggiata dai libri che bruciano, sono tutti presagi di un mondo sull’orlo di una disastrosa guerra, presagi che ancor oggi dovrebbero metterci in guardia da eventuali vichiani corsi e ricorsi storici. Antieroe destinato all’autodistruzione, Martin ci avverte che se si perde la voglia di combattere per i propri ideali per ambizione o cecità, si finisce per soccombere malamente. In effetti Martin Eden(1909), uno dei romanzi più popolari di Jack London, intriso di dottrine filosofiche e politiche, è in parte autobiografico, poiché l’autore, autodidatta come il protagonista, arrivò al successo solo dopo aver svolto molti lavori umili e aver sperimentato sulla propria pelle iniquità sociali e delusioni. Il libro appare come una forte critica alla società americana dell’epoca attraverso il disgusto che Martin alla fine prova per essa, un disgusto che lo indurrà a suicidarsi in mare, la sua prima casa di marinaio. Il film si avvale della sceneggiatura di Maurizio Braucci e Pietro Marcello, della fotografia d iAlessandro Abate e Francesco Di Giacomo, delle belle musiche di Marco Messin e Sacha Ricci. Ottimo il cast di attori, tra i quali ricordiamo alcuni attori napoletani di teatro, come Autilia Ranieri (Giulia, la sorella di Martin), Gaetano Bruno (il giudice Mattei), Carmen Pommella (Maria, umile e sincera amica), Marco Leonardi (marito di Giulia). Ecco un’intervista con il regista e con l’attore Luca Marinelli: https://www.youtube.com/watch?v=vMjyazWlg-4 Giovanna D’Arbitrio
LUCIANO DE CRESCENZO E NAPOLI
post pubblicato in diario, il 27 luglio 2019
Il 18 luglio 2019 è morto a Roma, Luciano De Crescenzo: scrittore di successo, regista, sceneggiatore attore e conduttore, aveva 90 anni, l’ex ingegnere, nato a Napoli il 18 agosto 1928, che esordì come scrittore nel 1977 con Così parlò Bellavista. Da allora pubblicò oltre 40 libri, tradotti in 21 lingue. Interessante il suo libro “Napolitudine, scritto da lui con la collaborazione di Alessandro Siani, un libro particolarmente toccante per i napoletani che provano tale sentimento, poiché, come egli afferma, “la napolitudine” è un tipo di nostalgia inspiegabile, perché a me Napoli manca sempre, persino quando sono lì. Io la napolitudine la sento sempre, anche mentre passeggio tra le bancarelle di San Gregorio Armeno e sfioro i pastori creati dai maestri artigiani. Mi si arrampica sulle papille gustative, stuzzicate dal profumo delle sfogliatelle appena sfornate. Mi accompagna come l’ammuina dei vicoli, che ritrovo immutata nel tempo, o come il profilo del Vesuvio, un paesaggio unico al mondo. Insomma, questa nostalgia avvolge tutti i miei sensi e mi agguanta lo stomaco come una mano fatta di tufo, la materia vulcanica nata dalla concentrazione di lava, pomici, cenere e lapilli, su cui è costruita l’intera città.” I portoghesi la chiamano saudade, il popolo partenopeo napolitudine, ma il sentimento è lo stesso, la malinconia, o più semplicemente quella smania ‘e turnà che attanaglia tutti coloro i quali, napoletani e non, sono costretti per un motivo o per un altro ad allontanarsi dalla tanto amata Napoli”. Sulla sua scelta di lasciare il posto di ingegnere dirigente all’IBM, i n un’intervista al Mattino affermò che in realtà si annoiava, per cui, spinto dal desiderio di novità, decise di dedicarsi completamente alla scrittura. E per quanto riguarda il suo interesse per la filosofia, dichiarò di non definirsi un filosofo vero e proprio, ma un simpatizzante di tale disciplina. Con la sua umiltà, il suo arguto, bonario humour di colto napoletano doc, in effetti, De Crescenzo fu capace di introdurre anche le persone più sprovvedute alla comprensione della filosofia antica, non solo con i suoi scritti, ma anche con trasmissioni televisive come quella degli anni ’80 e ’90, “Zeus – Le Gesta degli Dei e degli Eroi, sui miti e sulle leggende degli antichi greci. E in Socrate (1998),ad esempio, piccolo capolavoro di saggezza e leggibilità, scrisse che “C'è chi si innamora di Sophia Loren, chi di Marx, e chi per tutta la vita porta fiori sulla tomba di Rodolfo Valentino. Io ho capito che il grande amore della mia vita é Socrate. In questo libro ho raccolto quanto su di lui ho scritto in "Storia della filosofia greca", "Oi dialogoi" e "I miti dell'amore". Significativa la sua descrizione dei napoletani che secondo lui “…sono un popolo pieno di devozione cristiana, ma non hanno mai veramente abbandonato le tradizioni pagane. Sono sempre rimasti un po’ politeisti. È proprio l’idea di Dio, del Dio che è uno, che noi napoletani facciamo fatica a digerire. Prendete i protestanti, quelli appena hanno un guaio, anche piccolissimo, dicono subito: “My God”. Noi non diciamo mai “Mio Dio”, preferiamo rivolgerci a qualcuno di più preciso, per questo invochiamo i santi. In certi casi particolari, si sceglie di rivolgersi alle anime del purgatorio. Qui qualcuno può obiettare: e perché non a quelle del paradiso, non sono più influenti, più introdotte? Ma il punto è proprio questo e i napoletani lo sanno. Le anime del paradiso se ne fottono, ormai vivono la loro estasi celeste, hanno raggiunto l’obiettivo e di quello che succede quaggiù non gliene importa niente. Invece le anime del purgatorio lottano ancora, hanno bisogno delle preghiere. E allora nasce lo scambio, la convenienza reciproca….Anche se Napoli, quella che dico io, non esiste come città, esiste sicuramente come concetto, come aggettivo. E allora penso che Napoli è la città più Napoli che conosco e che dovunque sono andato nel mondo ho visto che c’era bisogno di un poco di Napoli”. Tra le sue opere ricordiamo: Così parlò Bellavista, Zio Cardellino, Storia della filosofia greca, Oi dialogoi, Elena, Elena amore mio, Il dubbio, Croce e delizia, Panta rei, Ordine e disordine, Sembra ieri, Il tempo e la felicità, La distrazione, Tale e quale, Storia della filosofia medioevale, Storia della filosofia moderna. Da Niccolò Cusano a Galileo Galilei, Storia della filosofia moderna. Da Cartesio a Kant, Il caffè sospeso, Socrate e compagnia bella, Ulisse era un fico, Tutti santi me compreso, Garibaldi era comunista, Gesù è nato a Napoli, Ti porterà fortuna, Stammi felice, Ti voglio bene assai, Non parlare, baciami, Sono stato fortunato, Napolitudine e tante altre. Ecco una delle ultime interviste in cui egli si definisce “uomo d’amore”, come tutti i napoletani:. https://www.youtube.com/watch?v=diVfbCZNiLU Giovanna D’Arbitrio
SABAUDIA- PREMIO PAVONCELLA 2019: CERIMONIA ASSEGNAZIONE PREMI
post pubblicato in diario, il 17 giugno 2019
A Sabaudia, sabato 15 giugno, alle 18,30, al Palazzo Mazzoni, gioiello del Razionalismo italiano, si è svolta la cerimonia conclusiva dell’ottava edizione del Premio Pavoncella. La giornalista Iunia Valeria Saggese ha condotto l’evento, arricchito dagli intermezzi musicali del soprano Laura Di Marzo, accompagnata al piano al piano dal maestro Claudio Martelli. Presenti le autorità locali e regionali, come il sindaco di Sabaudia, Giada Gervasi, il prefetto di Latina, dott. M.R. Trio, nonché personaggi di prestigio, come Caterina Chinnici, Presidente onorario del Pavoncella, e la senatrice Valeria Fedeli. Dai comunicati di Romano Tripodi, capo Ufficio Stampa del Pavoncella, si rileva che anche l’ottava edizione, dedicata alla creatività femminile fin dal 2011 per iniziativa di Francesca d’Oriano, ha valorizzato donne che si sono distinte per i risultati di grande rilievo conseguiti con impegno e sacrificio in campo artistico, scientifico, imprenditoriale e sociale. Unica novità dell’ VIII Edizione, il riconoscimento di Donna dell’Anno assegnato ex aequo a due persone: Mariella Enoc, presidente dell’Ospedale Bambino Gesù di Roma per “il costante e proficuo impegno nell’ambito sanitario e sociale”; Patrizia Minardi, dirigente dell’Ufficio sistemi culturali e per la Cooperazione internazionale della Regione Basilicata, “per aver fatto di Matera un modello europeo di sviluppo turistico ed urbano”. Donna dello Stato e per lo Stato è invece Beatrice Covassi, Capo della Rappresentanza in Italia della Commissione Europea. Grande risalto è stato dato alla ricerca scientifica, sotto la guida del prof. Michele Guarino, presidente del Comitato Scientifico. Due le vincitrici in tale campo: Concetta Quintarelli, responsabile del Laboratorio di Terapia Genica dei Tumori dell’Ospedale Bambino Gesù di Roma, impegnata nelle ricerche terapeutiche sulla leucemia linfoblastica acuta che colpisce molti bambini; Sara Ronzi, ricercatrice presso il Department of Public Health&Policy dell’Università di Liverpool, studiosa delle diseguaglianze di salute e aria “indoor”, cioè l’aria malsana che si respira in casa in zone degradate e paesi sottosviluppati , causa di milioni di morti all’anno. Per la Tecnologia e l’Innovazione nel campo agroalimentare il Premio va a Fiammetta Nizzi Grifi, autentica “ambasciatrice nel mondo” dell’olio extravergine d’oliva italiano, mentre in campo sociale emerge Diletta Cipriani, che ha aperto a Latina un centro diurno per aiutare i malati di Alzheimer. Per la capacità di coniugare impresa e cultura viene premiata Miriam Loiacono, imprenditrice barese del settore auto, che da anni promuove, nella sua azienda, incontri e dibattiti culturali, momenti di musica e di lettura, facendone un vero polo di aggregazione sociale e culturale. E infine per la sezione letteraria. Il Premio Pavoncella per il romanzo è assegnato a Carla Maria Russo per “L’acquaiola” (Ed. Piemme) un libro che si distingue per stile e contenuti. Vengono assegnate, inoltre, borse di studio a Martina Guarino e Claudia Roma, allieve dell’Accademia di Belle Arti di Napoli e Roma, nel ricordo di Lea Mattarella, indimenticabile componente la Giuria del Pavoncella, critico d’arte nonché docente delle due Accademie. Davvero toccanti e saggi i discorsi delle donne premiate, donne di prestigio benché non abituate a stare sotto i riflettori, che hanno davvero meritato un riconoscimento al loro serio impegno e alle loro notevoli capacità. Il Premio Pavoncella gode del Patrocinio della Presidenza del Consiglio, del Senato della Repubblica, del Ministero dell’Istruzione , della Ricerca e dell’Università (Miur), dell’Università di Cassino e del Lazio Meridionale; della Regione Lazio, della Provincia di Latina, del Comune di Sabaudia e del Parco Nazionale del Circeo e della Pro Loco Sabaudia. Il Premio è stato sostenuto da diversi sponsor, come Scovaventi, Acea, Chopard, Sangalli Giancarlo & C., Grimaldi Lines, BorgiGroup, Unindustria Latina, Unaprol, Stim, Silk&Beyond, Gay-Odin, Casale del Giglio, la Cassa Rurale ed Artigiana dell’Agro Pontino, Amopuglia. Un Evento di prestigio che ha impegnato anche quest’anno tutti i collaboratori di Francesca d’Oriano(tra i quali ricordiamo Simona Baccaro, la segretaria) e la Giuria presieduta da Carolina Rosi. Per maggiori dettagli si consiglia di visitare il sito www.premiopavoncella.it Giovanna D’Arbitrio
GIOVANI,DIGNITA', LAVORO
post pubblicato in diario, il 10 giugno 2019
Una crisi epocale sta modificando il mondo, facendo vacillare nei paesi europei welfare state, benessere, pace, democrazia e libertà. Così mentre il terrorismo cerca di destabilizzare l’Occidente, devastanti guerre affliggono Africa e Asia portando milioni di profughi sulle nostre sponde e purtroppo, come se non bastasse, tutto ciò porta ad egoistici fenomeni di chiusura verso i paesi meno ricchi dell’EU che rischia di sfasciarsi sotto l’avanzata di razzismi e populismi. Per effetto della deleteria Brexit e delle scelte politiche di Trump, inoltre, ottenere un posto di lavoro e conservarlo in U.K. e in altri paesi più ricchi, certamente è diventato più difficile per laureati con la valigia e migranti in genere. Dispiace veramente costatare tutto ciò. Molto doloroso, in particolare per i genitori del Sud, veder partire i propri figli per paesi stranieri con l’amara costatazione che ora anche là si corre il rischio di una diminuzione di opportunità di lavoro, con incremento di precarietà e mobilità. Un altro fenomeno inquietante è il modo disumano e distaccato in cui avvengono riduzioni di personale con licenziamenti in tronco per DELOCALIZZAZIONI, fusioni, riduzione del personale e quant’altro. Una volta erano le aziende stesse che provvedevano ad espletare questo triste compito con gli addetti all’ufficio del personale. Oggi invece esse si rivolgono ad agenzie esterne o a “tagliatori di teste” per rendere l’evento più impersonale e freddo. Addirittura in certe aziende può capitare che arrivi ai malcapitati una mail di licenziamento ex abrupto ed essi devono lasciare su due piedi il posto di lavoro, consegnando tablet, chiavi di auto e quant’altro era stato dato loro in dotazione dall’azienda! Insomma i contatti umani vengono immolati oggi sull’altare dell’arido ed egoistico mondo economico-finanziario che pensa solo ai profitti, senza alcun rispetto umano verso “le persone” e senza dare tante spiegazioni. Altro che articolo 18!. Dov’è andato a finire il senso di appartenenza nelle aziende che ogni tanto spostano il personale qua e là dove fa più comodo o licenziano in modo indiscriminato? Dove sono i rapporti di amicizia con i colleghi di lavoro? Dove sono i legami con il proprio paese, con le proprie radici, con parenti ed amici? Quante giovani coppie si vedono soltanto durante i weekend ? Quante tra esse riescono ad arrivare al matrimonio? E se ci arrivano quante riescono ad andare avanti, senza divorziare coinvolgendo anche i figli? Paradossalmente poi sono proprio i più bravi ad andarsene all’estero a volte, soprattutto se vivono qui al Sud e non si avvalgono di un sistema clientelare. Ho sentito giovani che rimproveravano i loro genitori per averli incoraggiati a studiare con serietà! Eppure vari politici hanno definito i giovani di oggi con termini spregiativi, quali “fannulloni”, “bamboccioni”, choosy, “sfigati”, propensi a sfruttare i genitori e incapaci di affrontare la vita: come al solito si generalizza in modo superficiale considerando solo gli effetti del fenomeno senza discernere, facendo di ogni erba un fascio, senza risalire alla diversità delle cause che lo generano. E in questo contesto particolarmente drammatica appare la situazione dei giovani del Sud. Secondo le statistiche i giovani meridionali delle classi sociali medio -alte in genere studiano con serietà e si diplomano o si laureano con buoni voti, ma solo una parte di essi riesce a trovare un posto di lavoro al Sud grazie al sistema clientelare, mentre, gli altri sono costretti ad emigrare al Nord o all’estero. Quelli più poveri, se sono onesti, si arrangiano con lavori molto umili, affrontando la concorrenza con gli extracomunitari che si accontentano di salari più bassi oppure, quasi per successione, di padre in figlio, entrano nella criminalità organizzata. Eppure tanti laureati con la valigia partono con la speranza di ritornare, di acquisire maggiori competenze per poi spenderle qui al Sud, nelle loro regioni, ma il rientro non è facile per molti motivi. In effetti i nostri brillanti e creativi giovani meridionali si distinguono appena mettono i piedi fuori dall’Italia e fanno rapidamente carriera ma, quando cercano di rientrare, i risultati così duramente conquistati spesso non vengono adeguatamente riconosciuti . Ci auguriamo, pertanto, che i politici italiani si occupino del futuro dei giovani, invece di litigare tra loro. E che il centro sinistra trovi di nuovo la capacità di unirsi per fornire una valida alternativa alla situazione attuale!
SABAUDIA- LE VINCITRICI DEL PREMIO PAVONCELLA 2019
post pubblicato in diario, il 31 maggio 2019
Dai comunicati di Romano Tripodi, Capo Ufficio Stampa del Premio Pavoncella , apprendiamo che l’ottava edizione del Premio avrà luogo il 15 giugno 2019 a Sabaudia. Dedicato alla creatività femminile fin dal 2011 per iniziativa di Francesca d’Oriano, anche quest’anno il Pavoncella ha valorizzato donne che si sono distinte per i risultati di grande rilievo conseguiti con impegno e sacrificio in campo artistico, scientifico, imprenditoriale e sociale. Unica novità dell’ VIII Edizione, il riconoscimento di Donna dell’Anno assegnato ex aequo a due persone: Mariella Enoc, presidente dell’Ospedale Bambino Gesù di Roma per “il costante e proficuo impegno nell’ambito sanitario e sociale”; Patrizia Minardi, dirigente dell’Ufficio sistemi culturali e per la Cooperazione internazionale della Regione Basilicata, “per aver fatto di Matera un modello europeo di sviluppo turistico ed urbano”. Donna dello Stato e per lo Stato è invece Beatrice Covassi, Capo della Rappresentanza in Italia della Commissione Europea. Grande risalto è stato dato alla ricerca scientifica, sotto la guida del prof. Michele Guarino, presidente del Comitato Scientifico. Due le vincitrici in tale campo: Concetta Quintarelli, responsabile del Laboratorio di Terapia Genica dei Tumori dell’Ospedale Bambino Gesù di Roma, impegnata nelle ricerche terapeutiche sulla leucemia linfoblastica acuta che colpisce molti bambini; Sara Ronzi, ricercatrice presso il Department of Public Health&Policy dell’Università di Liverpool, studiosa delle diseguaglianze di salute e aria “indoor”, cioè l’aria malsana che si respira in casa in zone degradate e paesi sottosviluppati , causa di milioni di morti all’anno. Per la Tecnologia e l’Innovazione nel campo agroalimentare il Premio va a Fiammetta Nizzi Grifi, autentica “ambasciatrice nel mondo” dell’olio extravergine d’oliva italiano, mentre in campo sociale emerge Diletta Cipriani, che ha aperto a Latina un centro diurno per aiutare i malati di Alzheimer. Per la capacità di coniugare impresa e cultura viene premiata Miriam Loiacono, imprenditrice barese del settore auto, che da anni promuove, nella sua azienda, incontri e dibattiti culturali, momenti di musica e di lettura, facendone un vero polo di aggregazione sociale e culturale. E infine per la sezione letteraria. Il Premio Pavoncella per il romanzo è assegnato a Carla Maria Russo per “L’acquaiola” (Ed. Piemme) un libro che si distingue per stile e contenuti. Vengono assegnate, inoltre, borse di studio a Martina Guarino e Claudia Roma, allieve dell’Accademia di Belle Arti di Napoli e Roma, nel ricordo di Lea Mattarella, indimenticabile componente la Giuria del Pavoncella, critico d’arte nonché docente delle due Accademie. Il Premio Pavoncella gode del Patrocinio della Presidenza del Consiglio, del Senato della Repubblica, del Ministero dell’Istruzione , della Ricerca e dell’Università (Miur), dell’Università di Cassino e del Lazio Meridionale; della Regione Lazio, della Provincia di Latina, del Comune di Sabaudia e del Parco Nazionale del Circeo e della Pro Loco Sabaudia. Il Premio è stato sostenuto da diversi sponsor, come Scovaventi, Acea, Chopard, Sangalli Giancarlo & C., Grimaldi Lines, BorgiGroup, Unindustria Latina, Unaprol, Stim, Casale del Giglio, la Cassa Rurale ed Artigiana dell’Agro Pontino, Gay-Odin, Amopuglia. Un Evento di prestigio che ha impegnato anche quest’anno tutti i collaboratori di Francesca d’Oriano(tra i quali ricordiamo Simona Baccaro, la segretaria) e la Giuria presieduta da Carolina Rosi. Giovanna D’Arbitrio
NOEMI, NAPOLI E IL RESTO DEL MONDO
post pubblicato in diario, il 15 maggio 2019
Migliorano le condizioni della piccola Noemi, colpita da un proiettile il 3 maggio durante un agguato camorristico a Piazza Nazionale, e i napoletani che hanno pregato per sua guarigione, mostrano non solo sentita partecipazione ovunque se ne parli, ma anche grande preoccupazione per una dilagante criminalità nei “quartieri a rischio”. Senz’altro lodevole la reazione emotiva dei napoletani e degli italiani che hanno seguito, e ancora seguono, minuto per minuto i bollettini medici sulle condizioni di salute di Noemi, giuste anche le preghiere nelle chiese e nelle case, comprensibile l’interessamento dei mass media che hanno dato ampio risalto al drammatico avvenimento. Urgono tuttavia significative riflessioni sui nostri comportamenti, nonché su quelli dei media che accendono o spengono i riflettori dove sembra loro più opportuno dirigere (o dirottare) l’attenzione delle masse. Ancor oggi tutte le Tv e i giornali continuano a parlano per ore di Noemi e della criminalità organizzata a Napoli, mentre quotidianamente si tace sulle condizioni di degrado di tante zone periferiche di tutta l’Italia e del mondo… per non parlare del terzo mondo! Su tale tema ho già scritto un articolo: http://www.scenaillustrata.com/public/spip.php?article4428 E ci chiediamo allora perché la morte di un solo bambino susciti tanta emozione, mentre quella di centinaia di minori migranti annegati in mare rientrino quasi in una “normalità”, alla quale ci abituiamo a tal punto da ascoltare notizie dei Tg mentre pranziamo a casa tranquillamente. E ancora, perché non si parli tutti i giorni di bambini vittime di guerre, terrorismo, fame, di traffico di organi, di pedofilia, di lavoro minorile in totale assenza di diritto allo studio. E poi ci domandiamo che fine abbia fatto nei mass media il resto del Meridione sotto ndrangheta e mafia? E come mai solo di tanto in tanto vengono a galla connivenze tra politica, industria e una criminalità che ormai agisce a livello nazionale e internazionale. Ci viene allora in mente il film di Pif “La mafia uccide solo d’estate”, una spiegazione fornita da un padre per tranquillizzare il figlio, mentre sottolinea in aggiunta che è la camorra di Napoli il vero pericolo. In effetti se riflettiamo la strategia è sempre la stessa: si cerca di allontanare da noi un fenomeno che potrebbe colpirci, spostandolo altrove. Più è lontano, meno ci riguarda. Noemi invece è vicina: potrebbe succedere anche ai nostri figli! Eppure non si può restare indifferenti leggendo il rapporto 2019 dell’UNICEF, "Humanitarian Action for Children": https://www.unicef.it/doc/8833/rapporto-emergenze-2019.htm -In esso si parla di ben 34 milioni i bambini che vivono in situazioni di guerra o disastri naturali e che hanno urgente necessità di misure di protezione. Fra loro, 6,6 milioni vivono nello Yemen, 5,5 milioni in Siria e 4 milioni nella Repubblica Democratica del Congo. Drammatica la situazione anche in altri paesi: Libia: 241.000 bambini sono bisognosi di assistenza umanitaria; Venezuela: vari paesi dell’America Latina e dei Caraibi stanno ospitando 2,4 milioni di rifugiati e migranti venezuelani; Afghanistan: si stima che nel 2019 3,8 milioni di bambini avranno bisogno di assistenza umanitaria e protezione; Sud Sudan: 2,2 milioni di bambini non frequentano la scuola; emergenza Rohingya: da agosto 2017, più di 730.000 profughi di etnia Rohingya, di cui 400.000 bambini, sono fuggiti dalle violenze nel Myanmar, rifugiandosi nel distretto di Cox’s Bazar nel vicino Bangladesh; Bacino del Lago Ciad (Camerun, Repubblica Centrafricana, Ciad, Niger e Nigeria): quasi 21 milioni di persone sono coinvolte nei conflitti in corso; Repubblica Centrafricana: nel 2019, 1,5 milioni di bambini – due terzi della popolazione infantile del paese – avranno bisogno di assistenza umanitaria; Etiopia: 1,5 milioni di bambini sono sfollati; Ucraina Orientale: quasi mezzo milione di bambini sono vittime del conflitto e hanno bisogno di protezione e assistenza umanitaria. E allora, concludendo, senz’altro più semplice oggi in Italia parlare solo di Napoli, concentrando qui tutti i mali e allontanando così dalle altre parti d’Italia pericoli, incluse le responsabilità! E senza dubbio funziona anche la strategia di tacere sul degrado di tutte le periferie del mondo civile: ci sentiamo più tranquilli, pensando che tali fenomeni si verificano solo in certi luoghi oppure in nazioni sottosviluppate per fortuna lontane da noi. In fondo è più facile alzare muri contro i migranti e rimanere indifferenti, senza pensare mai alle “cause” che generano orrori, senza ritenere nemmeno possibile cambiare politiche internazionali e nazionali basate su denaro e potere. In “1984”, il Grande Fratello di G. Orwell afferma che “L’ignoranza è forza”: funziona sempre per la gestione di un Potere senza etica. In alternativa ci sforziamo di ricordare invece che Istruzione, formazione, lavoro, solidarietà e pace sono le uniche armi valide per combattere il degrado e aiutare tutti i bambini del mondo. Giovanna D’Arbitrio
INCONTRO CON MAURIZIO DE GIOVANNI
post pubblicato in diario, il 1 maggio 2019
Lodevole iniziativa quella della Libreria Raffaello -Book & Coffe (via Kerbaker, Napoli) che con il suo “Club dei Lettori” ha aperto le porte a letture di libri e dibattiti, allietati anche da qualche piacevole sosta nell’accogliente bar: un anno di incontri mensili (da settembre a maggio) con tanti scrittori italiani contemporanei, presentati dalla scrittrice Vincenza Alfano, durante i quali soci del club hanno l’opportunità di dialogare con ciascun autore in modo aperto e spontaneo. Senz’altro interessante si è rivelato l’incontro di martedì 30 aprile (ore 18.00) con Maurizio De Giovanni, noto giallista napoletano, che ha aperto il dibattito con un significativo discorso sulle librerie che corrono il rischio di chiudere a causa di crescenti acquisti on line. In effetti nel quartiere Vomero molte di esse sono state tristemente rimpiazzate da banche, minimarket e quant’altro. Prima di aprire la discussione sull’ultimo libro di De Giovanni, “Le Parole di Sara” (Ed. Rizzoli), l’attore Alessandro Incerto ne ha letto qualche pagina, davvero intensa e toccante, che ha dato poi il via alle domande (tante in verità!) alle quali l’autore ha fornito dettagliate risposte con gentilezza, unita talvolta a bonaria ironia, risposte arricchite da episodi ed esperienze personali, nonché da note culturali su Napoli e la sua storia antica, in particolare su miti, leggende e misteri della Napoli Sotterranea di cui ha scritto nella serie i Guardiani. Ha asserito che un autore come lui scrive per istinto, non per ragionamento. Anche se oggi il noir è un genere di successo che attira lettori, vendite e guadagni, in realtà egli scrive gialli poiché il “crimine rappresenta l’esplosione massima delle passioni” e in effetti a lui interessa proprio il tema della “passione”: non potrebbe mai scrivere per calcolo o imposizione di case editrici, se non sentisse nascere le storie dentro di sé e provare il piacere di scriverle. Se ciò non avvenisse, anche i lettori perderebbero il gusto di leggere i suoi libri. Dialogando sui personaggi e sulle serie che crescono intorno a loro, attraverso le domande del pubblico sono emerse essenziali riflessioni, in particolare sull’ultimo personaggio, quello di Sara, la donna invisibile che odia ciò che è falso fino al punto da rifiutare trucco, tacchi alti e tinture per capelli. Ho letto il libro che come al solito si distingue per lo stile inconfondibile di De Giovanni, un mix di suspense e di intense emozioni, forte caratterizzazione dei personaggi, prosa che assume a tratti delle impennate liriche e s’innalza al di sopra del frastuono quotidiano, benché non manchi il contatto con problemi reali che vanno oltre il genere noir, come corruzione, le difficoltà degli umili, i pericoli delle nuove tecnologie, l’utilizzo di dati personali e così via. Infine ho sentito il bisogno di alzarmi in piedi e di partecipare al dibattitto, dicendo all’autore: “Accade un fatto strano: la sottoscritta non ama i gialli, né le serie, ma legge con piacere i suoi libri, poiché sono thriller insoliti in cui il crimine sembra quasi un pretesto per trattare altre tematiche attraverso personaggi ben delineati che si muovono sullo sfondo della nostra amata città”. Ha sorriso a questo mio intervento e sui personaggi da me definiti “ben delineati”, ironicamente mi ha fatto notare che ormai aveva accumulato una certa esperienza per poterli descrivere. Non ho ritenuto opportuno ribattere, ma dentro di me ho pensato: “E no, caro Maurizio, l’esperienza non basta per creare personaggi così amati dai lettori, occorre saper osservare la gente, bisogna avere sensibilità e umanità e ancora non basta… se non c’è creatività, fantasia e la capacità di scrivere sentendo la magia delle parole”. Giovanna D’Arbitrio
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