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"MINECRAFT": lati positivi e negativi
post pubblicato in diario, il 13 luglio 2018
Secondo le aziende di video ricerche Newzoo e Octology, Minecraft è senz’altro il video gioco più popolare su YouTube soprattutto tra i ragazzi dai 7 anni in su : solo nel marzo 2015 ha fatto registrare più di 3.9 bilioni di views. A quanto pare lo sviluppo di Minecraft è cominciato attorno al 10 Maggio 2009. La data ufficiale di rilascio di Minecraft è stata il 18 Novembre 2011 e in seguito il 15 Settembre 2014, la Mojang AB e tutti i suoi prodotti (incluso Minecraft) sono stati comprati dalla Microsoft Purtroppo molti genitori non hanno capito di cosa si tratti ed è quindi opportuno spiegarlo in breve: Minecraft è un gioco dove si scava (mine) e costruisce (craft) con diversi tipi di blocchi 3D, all’interno di un grande mondo di diversi terreni e habitat da esplorare, dove si va al lavoro, si scelgono materiali, si costruiscono utensili, si superano difficoltà. A seconda della modalità del gioco prescelte, si può lottare per la sopravvivenza contro fame, pericoli ed esseri malvagi. Può essere giocato in modalità single o multiplayer insieme ad amici o genitori. Con Minecraft si possono costruire cose davvero complesse con differenti modalità di gioco: quella definita creative, dove si può esplorare e costruire, e la survival, nella quale bisogna combattere per sopravvivere agli attacchi di zombie e mostri, chiamati MOB. Minecraft: Story Mode, per i più grandi offre invece story line cioè, personaggi e una trama per i ragazzi che preferiscono la narrazione. In tutto ci sono quattro livelli di difficoltà: pacifica, facile, normale, difficile. Minecraft viene utilizzato anche come strumento didattico per insegnare fisica, storia, chimica, inglese e geometria. È stata creata, infatti, una versione Education rivolta agli insegnanti allo scopo di rendere le lezioni più interattive. Esistono numerosi tutorial on line, poiché il gioco può essere anche piuttosto difficile. Non tutti i video di YouTube, inoltre, sono adatti ai bambini più piccoli. Nella modalità di gioco estrema (hardcore mode) il gioco può essere davvero raccapricciante : la morte è sempre presente . Bec Oakley ha fondato MineMum, un blog per aiutare i genitori in difficoltà ed ha affermato in un programma sulla BBC che “bisogna insegnare ai bambini ad usare Minecraft in n modo costruttivo e non deleterio, riconoscendo il momento in cui si ha bisogno di una pausa e stabilendo utili regole per gestirlo”. Da evidenziare che ci sono seri studi sugli effetti dei video game sul cervello dei ragazzi. Fin dai primi anni ’90 alcuni scienziati hanno messo in evidenza che i video game stimolano solo regioni del cervello che controllano visione e movimento e ne influenzano negativamente altre responsabili di comportamento, emozioni, apprendimento. Studi specifici su Minecraft, come quelli illustrati da Jun Lee e Robert Pasin in un articolo su Quartz Magazine, mettono in guardia i genitori sulla presunta sollecitazione della creatività attribuita al gioco, poiché anche se “ i ragazzi possono esplorare e costruire nuovi mondi con grande precisione, in realtà combinazioni, strumenti e materiali sono forniti in un programma in cui essi hanno solo il compito di completare le costruzioni con strutture sempre più complesse”. I ragazzi messi sotto osservazione, inoltre, hanno affermato di sentirsi tesi e nervosi dopo lunghe sessioni Minecraft. Purtroppo è innegabile che tale gioco possa creare dipendenza: i ragazzi giocano per ore senza stancarsi. Di estrema importanza è dunque insegnare ad autoregolarsi con l’aiuto di un timer o un parental control. Senza dubbio maggiore è il rischio di dipendenza per i bambini più fragili a livello psicologico, per quelli più tristi e insoddisfatti a causa di difficili situazioni familiari, scolastiche o comunque legate al background socio-culturale. In tal caso il gioco rappresenta una sorta di fuga dalla realtà, una compensazione dell’infelicità loro inflitta. Concludendo, ci sono senz’altro sia lati positivi che negativi e quindi Minecraft va gestito con attenzione, poiché bambini e adolescenti videodipendenti possono restare inchiodati per ore ed ore davanti a computer, ipad o smartphone, completamente avulsi dalla realtà, totalmente dimentichi di compiti scolastici, doveri, bisogni primari o altre attività ludiche, sempre più lontani da contatti umani, giochi con gli amici nei parchi e passeggiate all’ aria aperta. Giovanna D’Arbitrio
PREMIO PAVONCELLA-LA MADRE DI EVA, di S. Ferreri
post pubblicato in diario, il 25 giugno 2018
Il libro di Silvia Ferreri “La Madre di Eva” (Neo Editore), vincitore del Premio Pavoncella 2018,si distingue per il tema trattato e colpisce per la drammatica e commovente narrazione della storia da parte di una madre nel momento in cui stanno preparando la sala operatoria per la figlia, Eva, che ha appena compiuto diciotto anni ed ha deciso di cambiare sesso con diversi interventi chirurgici. Nella presentazione del libro si legge che esso racconta la storia di ”una madre che parla alla figlia tra le mura di una clinica serba. Al di là di una porta stanno preparando la sala operatoria. Eva ha appena compiuto diciotto anni e da quando è nata aspetta questo momento .Vuole cambiare sesso sottoponendosi all’intervento che la renderà come si è sempre sentita: uomo. Sua madre le parla col corpo, perché è il corpo ad essere sbagliato, ingannevole, traditore, un corpo come il suo che la natura stessa vuole negare. In un dialogo senza risposte, sospeso tra l’immaginato e il reale, la madre racconta la loro vita fino a quel momento, ne ripercorre i sentieri come muovendosi in una terra straniera. La sua voce è concreta, toccante, vivida e parla di una lotta che non ha vincitori né vinti, per cui non esiste resa, in cui la forma più pura dell’amore diventa bifronte e feroce. Una storia commovente, piena di dolore ma anche di gioia, proprio come la vita”. Mentre Eva è in sala operatoria, in effetti, sua madre ricorda la loro vita fino a quel momento, una dura lotta in cui l’amore materno alla fine trionfa nell’accettazione della “diversità” di un essere umano e nel rispetto delle sue ibere scelte. Il libro è in stile autobiografico e in verità desta grande meraviglia il modo in cui l’autrice riesca ad immedesimarsi totalmente nella madre che racconta le drammatiche lotte di un rapporto madre-figlia/figlio, i tentativi di dissuasione, gli scontri, le ribellioni: tutto narrato in prima persona, in modo diretto e molto realistico. La storia è commovente e nello stesso tempo angosciante per la dettagliata descrizione del doloroso percorso intrapreso, in particolare delle operazioni a cui Eva decide di sottoporsi con determinazione per diventare Alessandro. Dalle note biografiche apprendiamo che Silvia Ferreri, giornalista e scrittrice, è nata a Milano e vive a Roma. È stata autrice per Rai Tre e Tv2000 e ha collaborato con “Io donna” del Corriere della Sera. Attualmente lavora per Rai News 24. Nel 2006 esce Uno virgola due, film documentario di cui è autrice e regista. Nel 2007 pubblica Uno virgola due ? Viaggio nel paese delle culle vuote, libro inchiesta sulla bassa natalità e la discriminazione delle madri nel mondo del lavoro, con prefazione di Miriam Mafai. Su dazebaonews.it ha un blog nel quale si occupa di questioni femminili. In rete esiste come “materetlabora”. La madre di Eva è il suo primo romanzo. Giovanna D’Arbitrio
MARIA ASSUNTA GIAQUINTO E LE SETE DI SAN LEUCIO
post pubblicato in diario, il 24 giugno 2018
Ho conosciuto Maria Assunta Giaquinto l’anno scorso in un incontro organizzato da Marisa Del Vecchio, Presidente Soroptimist Club Napoli, e fu così che ammirando le sue meravigliose sete, subito mi è venuta l’idea di proporre la sua candidatura alla Giuria Premio Pavoncella 2018, dedicato alla creatività femminile, ideato e organizzato da Francesca D’Oriano.. Il 22 giugno, pertanto, Maria Assunta è stata premiata a Sabaudia nel corso del prestigioso Evento con la seguente motivazione: “ Maria Assunta Giaquinto è una degna rappresentante della eccellenza nel “made in Italy”. A lei va il merito di aver riscoperto, imponendole nei mercati esteri, le preziose ed ineguagliabili sete di San Leucio, che risplendono oggi al Quirinale, in Vaticano e nella Stanza Ovale della Casa Bianca”. In effetti M. A. Giaquinto lavora nell’azienda di famiglia da 35 anni dove affrontando difficoltà e crisi economiche, è riuscita sempre ad ottenere pregevoli risultati, investendo in settori diversi (dall’alberghiero alla ristorazione, al settore medico al tessile), nel rispetto del lavoro e dei luoghi, supportata da attivi e seri collaboratori. Circa dieci anni fa, con entusiasmo ha affrontato una nuova sfida con l’obiettivo di recuperare l’antica arte serica di San Leucio, rilevando la tradizione della famiglia Alois, eccellenza e memoria storica, nonché antico bagaglio culturale non solo casertano, ma nazionale e internazionale. In un’intervista ha dichiarato che “l’amore per la seta è un qualcosa che si ha nel DNA, che si respira da bambini e riporta a galla ricordi e tradizioni, così com’è avvenuto per l’allestimento dello show room di Silk & Beyond, ove sono entrate in gioco la passione per la tradizione storica e culturale, la creatività e la capacità imprenditoriale”. Le sete preziose di San Leucio, vengono utilizzate soprattutto per le dimore storiche in Italia e all’estero, come le Stanze del Quirinale, Palazzo Pontificio, la Stanza Ovale della Casa Bianca, Palazzo Pallavicini in Austria palazzo e tante altre. Purtroppo esiste il rischio concreto che le sete possano esser copiate e sostituite sul mercato nazionale ed internazionale. A Como, ad esempio, si trovano dei prodotti analoghi che non sono originali. Tutto oggi viene copiato e la seta di San Leucio non sfugge a tale pericolo. Per contrastare la falsificazione, era fondamentale quindi lavorare alla creazione di un marchio, oggi di proprietà della Camera di Commercio, denominato “San Leucio Silk” intorno al quale è nato un Consorzio, presieduto dall’ing. Gustavo Ascione, anche socio della Silk & Beyond, consorzio includente diverse aziende locali sotto l’egida di un unico marchio a garanzia di qualità e a salvaguardia delle sete. Comunque SILK&BEYOND non è contraria all’ l’innovazione: pur nel rispetto delle tradizionali caratteristiche estetiche, di lavorazione e del marchio storico, l’azienda propone innovazione in design e tecnologica, capace di raggiungere anche un’altra parte di mercato che richiede prodotti particolari. Maggiore è oggi anche l’ apertura al territorio dove si collabora con università e arte contemporanea, con motivi più moderni creati ad hoc da validi artisti. “L’idea è quella di ripartire dal nostro territorio, recuperando ogni messaggio che di buono può passare dalla nostra terra- afferma Maria Assunta- E considerato che le nostre sete vanno prevalentemente all’estero, ad un mercato internazionale, si è pensato di realizzare cinque soggetti che ben rappresentassero le nostre bellezze: la reggia di Caserta, il Vesuvio, Piazza del plebiscito a Napoli, l’antica Spacca Napoli, la cattedrale di Amalfi. Nell’archivio storico sono chiaramente esposti i lavori di un tempo ma troviamo anche quelli realizzati da studenti o tirocinanti con motivi che valga la pena mettere a telaio. Se richiesti, vanno in produzione altrimenti danno vita, al pari di creazioni artistiche energiche e fantasiose, a mostre itineranti per mostrare al Mondo quel che facciamo” Da parte della sottoscritta un sincero plauso e un ringraziamento: ci unisce l’amore per la nostra terra, la Campania. Giovanna D’Arbitrio
PREMIATE LE ECCELLENZE ROSA AL PREMIO PAVONCELLA 2018
post pubblicato in diario, il 24 giugno 2018
Il 22 e 23 giugno 20018, alle ore 19,30, nella Corte comunale di Sabaudia si è svolta la VII edizione del Premio Pavoncella, Dedicato alla creatività Femminile: due giorni artisticamente intensi, tra Fiction ed Eccellenze in Rosa. Un Evento di successo che “cresce” ogni anno, grazie all’impegno della fondatrice, Francesca d’Oriano, della Giuria, formata da giornaliste, esponenti dell’imprenditoria, della magistratura e della ricerca scientifica. La scelta di dedicare una serata alla Fiction non è stata casuale. L’incontro del 22 giugno sulla Fiction e condotto dalla giornalista Emilia Costantini, è stato tutto centrato sul Rai movie “E’ così lieve il tuo bacio sulla fronte”, tratto dall’omonimo libro di Caterina Chinnici, figlia di Rocco Chinnici, il magistrato vittima della mafia. Hanno animato la prima serata il Direttore di Rai Fiction, Eleonora Andreatta, lo sceneggiatore e regista Graziano Diana, gli attori Alessandro Preziosi, Alessio Vassallo interpreti di fiction di grande successo quali “Edda Ciano ed il comunista”; ed “Il giovane Montalbano”, opere notevoli per una crescente e continua ricerca di innovazione e modernità del linguaggio. Special Guest di questa prima serata sono state Cinzia Tedesco, vocalist raffinata e l’attrice e regista, Clara Costanzo che ha recitato un brano della pièce teatrale, ispirata proprio al romanzo di Caterina Chinnici. Il 23 giugno, sul palco della Corte comunale, sono state premiate le eccellenze rosa, donne che, lontane dai riflettori, si sono imposte nei diversi campi: una scelta oculata che ha impegnato per quasi un anno la Giuria e la Commissione scientifica presieduta dal professor Michele Guarino, gastroenterologo e docente del Campus Biomedico di Roma. La serata, condotta dalla giornalista Elisa Saltarelli, è stata dedicata alla compianta Lea Mattarella, alla quale il compositore e direttore d’orchestra, Gabriele Ciampi che ha voluto dedicare un suo inedito brano musicale. Come si legge nel comunicato del capo ufficio stampa, Romano Tripodi ,”a scorrere l’elenco delle tredici vincitrici spiccano i nomi di Eleonora Andreatta e Teresa Di Francesco cui sono stati conferiti gli speciali riconoscimenti di Donna dell’Anno e Donna dello Stato, per lo Stato. Alla Andreatta la Giuria del Premio Pavoncella ha riconosciuto il grande merito di aver “rivoluzionato” la Fiction targata Rai, cambiando tutto: la narrazione, il linguaggio, la regia e facendone uno dei cavalli vincenti, con successo di vendite all’estero, dell’azienda .Resta invece legato drammaticamente ed emotivamente al crollo dell’Hotel Rigopiano ed al salvataggio dei bambini rimasti sepolti sotto le macerie il nome di Teresa Di Francesco, unica donna chiamata a far parte del Team Usar del Lazio, la speciale squadra dei Vigili del fuoco, specializzata nel riportare vivi, alla luce, le vittime dei crolli. Autentica novità del Pavoncella le due borse di studio-Lea Mattarella assegnate a Giulia Carioti e Miriam Altomonte, giovani allieve delle Accademie di Belle Arti di Roma e Napoli. Grande spazio è stato riservato anche in questa settima edizione del Premio alla Ricerca scientifica. Tra le vincitrici la professoressa Cecilia Bartolucci, impegnata da sei anni in una autentica “sfida alla sopravvivenza” con i suoi studi e le sue ricerche sui sistemi di produzione e consumo alimentare quale Coordinatore del “Foresight Project Food” del Consiglio Nazionale delle Ricerche; Antonella Cerquiglini, Responsabile dell’Unità Operativa Semplice di Neuropsichiatria Infantile dell’Età Evolutiva presso la “Sapienza” di Roma mentre viene dalla lontana Singapore, Rina Rudyanto. Laureata in Ingegneria informatica, con Master in Ingegneria Biomedica, ha sviluppato nuovi software, che le hanno consentito di elaborare immagini radiologiche capaci di fornire, anche a distanza, diagnosi sempre più accurate di tutta una serie di malattie polmonari .A rappresentare quelle donne che fanno dell’Arte non soltanto una scelta professionale ma anche di vita, è Dalma Frascarelli, docente di Storia dell’Arte Moderna e di Storia della Moda presso l’Accademia di Belle Arti di Roma di cui è anche Vicedirettore, ruolo che le consente, come recita la motivazione del Pavoncella, di sostenere e promuovere le attività dei giovani artisti che animano le aule, trasmettendo le proprie passioni attraverso la pratica di un metodo rigoroso che coniuga insegnamento e ricerca. A completare le elenco delle vincitrici dell’apposita sezione dedicata all’Arte, la pittrice iraniana Leila Mirzakhani, che fu proprio Lea Mattarella ad indicare , colpita dallo “elogio alla lentezza” e dal lirismo mistico che ne caratterizza le opere. Ed è un omaggio alla settima arte il Premio Pavoncella conferito alla sceneggiatrice Doriana Leondeff, protagonista di un cammino culturale e formativo iniziato giovanissima e via via perfezionatosi, alla scuola di maestri come Gianni Amelio, Furio Scarpelli, Rodolfo Sonego, sino all’incontro con il regista Silvio Soldini e la affascinante avventura umana e professionale con Carlo Mazzacurati. E’ una degna rappresentante della eccellenza nel “made in Italy”, Maria Assunta Giaquinto, cui va il merito di aver riscoperto, imponendole nei mercati esteri, le preziose ed ineguagliabili sete di San Leucio, che risplendono oggi al Quirinale, in Vaticano e nella Stanza Ovale della Casa Bianca. E per l’Imprenditoria femminile viene premiata anche Olimpia Cassano che ha creato a Bari il Centro Italiano Congressi CIC SUD, azienda leader nel settore della convegnistica e della formazione, con all’attivo oltre 2.500 eventi, organizzati in campo nazionale ed internazionale, avvalendosi di uno staff tutto al femminile. Va a Silvia Ferreri, per “La madre di Eva” (Neo Editore) il Premio Pavoncella per la Narrativa. L’Autrice affronta, nel suo romanzo d’esordio, un tema difficile: l’intervento cui si sottopone una ragazza per diventare uomo ed il rapporto lacerante, in un dialogo senza risposte, tra lei e la madre”(R. Tripodi). Un Premio al quale quest’anno, grazie alla nuova amministrazione e alla sindaca, dott. Giada Gervasi, è stato dato il dovuto e meritato rilievo. Giovanna D’Arbitrio
COME PESCI IN UN ACQUARIO
post pubblicato in diario, il 10 giugno 2018
Ho letto da qualche parte che i pesci sono in grado di comunicare tra loro e, osservandoli talvolta in qualche acquario mentre mi fissavano aprendo e chiudendo la bocca al di là del vetro, mi sono chiesta se cercassero di dirmi qualcosa. Quest’idea un po’ pazza mi è venuta più volte in mente mentre tentavo inutilmente di farmi capire da amici e familiari. Ho notato, in effetti, che spesso le persone ascoltano distrattamente come si fa con una radio o un televisore che restano là accesi per ore, ma sono solo un “sottofondo” a pensieri e azioni. Mi sono sentita allora proprio come quei pesci nell’ acquario che aprono e chiudono la bocca, ma che non riescono a portare il loro silente misterioso linguaggio al di là del vetro verso gli umani. Perché in questi ultimi anni è diventato così difficile comunicare? Lo smartphone sembra essere diventato una sorta di irrinunciabile protesi, quasi un cordone ombelicale, sostitutivo di altri legami, dal quale è difficile staccarsi. Il fenomeno poi diventa preoccupante quando coinvolge i bambini, abilissimi nell’usarlo fin dalla tenera età, divenuto una babysitter a basso costo che può produrre una pericolosa dipendenza. Ormai tutti li usiamo coinvolti dai cambiamenti imposti dalle nuove tecnologie che dobbiamo tuttavia imparare a gestire con saggezza, senza diventarne schiavi. Tutti , sconosciuti per strada oppure conoscenti, amici e familiari, chini su tali aggeggi mentre le immagini scorrono, immersi negli smartphone a chattare sui social o su WhattsApp, e nelle pause comunque lontani dalla realtà “nell’isola che non c’è” di remoti pensieri come in un semi coma: ti rispondono a monosillabi, come voci dell’aldilà, oppure devi ripetere più volte la domanda la quale, facendo il suo giro nelle sinapsi dei loro cervelli, simile ad una pigra brezza estiva, finalmente giunge in porto e così “a scoppio ritardato” ti arriva una laconica, evasiva risposta, segno di una sovrapposizione o di una coesistenza (sarà mai possibile?) di pensieri, trai quali si fa una cernita in base alle priorità assegnate. -Capperi , sono andata a finire in fondo alla graduatoria!- ho pensato. In famiglia, tuttavia, l’affetto e la tolleranza ci portano a scusare la distrazione dei nostri cari e si aspetta con pazienza un momento più propizio per farsi ascoltare, considerando i frenetici ritmi della vita lavorativa, le preoccupazioni per il futuro, l’attuale crisi e così via. La stessa immagine dell’acquario mi si è riproposta poi in qualche noioso evento mondano, anche se con significato diverso, “capovolto” per così dire: questa volta non ero io nell’acquario, ma gli altri. Ho immaginato di vedere le persone trasformarsi in pesci che aprivano e chiudevano la bocca, senza riuscire a comunicare veramente. Si guardavano, si scrutavano, si “pesavano” con gli occhi, e parlavano, parlavano, parlavano, ma… le parole erano senza significato. E che dire dei politici che partecipano a tutti i dibattiti in TV? In questi mesi in Italia, prima e dopo la formazione del nuovo governo, i talk show televisivi non hanno smesso un attimo di martellarci per ore e ore. La loro voce arriva veramente ai cittadini? A che servono tante chiacchiere: la gente seria vuole fatti concreti. Poi mi viene spesso un dubbio atroce e mi chiedo quanti possano essere oggi “esseri umani” nel vero senso della parola e quanti pian piano si stiano robotizzando, incapaci di pensare con la propria testa, già omologati e pronti per l’uso da parte di qualche “Grande Fratello”, come in “1984” di G. Orwell, un libro che cito spesso poiché stranamente sembra descrivere la nostra epoca. Ci auguriamo comunque di svegliarci da questa specie di nuovo “oppio dei popoli” e che il futuro sia diverso, ricco di autentica e consapevole comunicazione. Giovanna D’Arbitrio
PREMIO PAVONCELLA 2018
post pubblicato in diario, il 4 giugno 2018
Come si apprende dai comunicati stampa del giornalista Romano Tripodi, la settima edizione del Premio Pavoncella anche quest’anno avrà luogo a Sabaudia e sarà articolato in due giornate, il 22 e il 23 giugno 2018, a dimostrazione del suo crescente successo a livello nazionale e internazionale. L’attuale edizione sarà dedicata in particolare a Lea Mattarella, docente, critica di storia dell’arte, stroncata da un male incurabile: un modo tangibile per ricordare la sua dedizione al Premio. Per onorarne la memoria anche il Comune di Sabaudia e l’Associazione culturale ArteOltre hanno deciso di assegnare due borse di studio a due sue allieve della Accademia di Belle Arti di Roma. La prima giornata, sul tema “Un viaggio nel cuore della Fiction”, sarà un omaggio al Rai movie E’ così lieve il tuo bacio sulla fronte, tratto dall’omonimo romanzo di Caterina Chinnici, dedicato alla figura del padre Rocco e al suo impegno contro la mafia, pagato con la vita. Saranno presenti insieme all’autrice (Presidente onorario del Premio), Eleonora Andreatta, direttore di Rai Fiction, Luca Barbareschi, produttore del film, il regista Michele Soavi e la giovane interprete, Cristiana Dell’Anna. Condurrà la serata Emilia Costantini, giornalista del Corriere della Sera. il 23 giugno ci sarà invece la premiazione delle vincitrici, candidate in diversi campi, “eccellenze in rosa” di imprenditoria, ricerca scientifica, solidarietà nel sociale, creatività artistica, nelle varie sfaccettature. Due speciali riconoscimenti andranno alla Donna dell’Anno e alla Donna dello Stato per lo Stato. Ci sembra giusto ricordare che Il Premio Pavoncella è nato per iniziativa della dott. Francesca D’Oriano, campana nata a Pozzuoli che in ogni edizione dell’ evento non ha mai trascurato di inserire anche “eccellenze” di Napoli e della Campania. Rileggendo quanto è scritto sul sito on line (www.premiopavoncella.com ), a quanto pare “l’idea è nata in una giornata d’inverno del 2011. Una di quelle domeniche di gennaio in cui il mare è particolarmente orgoglioso di far sentire la propria presenza. Nacque così questo riconoscimento che vuole essere un omaggio alla donna, al suo impegno sempre più efficace nel mondo dell’impresa, della ricerca scientifica, dell’arte e della cultura, non tralasciando, anzi esaltando, i risvolti sociali del suo lavoro. L’Evento prevede inoltre la partecipazione di scrittrici che verranno premiate nelle sezioni dedicate alla narrativa, alla saggistica ed all’opera prima. Da quel giorno di gennaio, ispirate dalla stessa forza del mare che bagna le coste pontine, dopo un “numero zero” si sono susseguite quattro edizioni del premio, arricchite da personalità di fama internazionale . Particolare attenzione è posta al sociale e al prezioso apporto che le donne possono dare alla nostra società, il Premio Pavoncella in questo caso è intervenuto direttamente con donazioni economiche. Da alcuni anni particolare attenzione viene data alla Ricerca scientifica, nei settori della biotecnologia, della alimentazione, della genetica, dei trapianti e della telemedicina, fornendo crescenti e validi incentivi, sotto forma di attestati e borse di studio a giovani e brillanti laureande o specializzande che si siano distinte per serietà di impegno e risulti conseguiti. A tale proposito è essenziale il ruolo svolto, nell’ambito del Premio Pavoncella, dal Comitato scientifico presieduto dal professor Michele Guarino. Perché scegliere la Pavoncella come simbolo? E’ il simbolo del Parco Nazionale del Circeo, dal momento che la creatività femminile che verrà premiata, è attenta alla tutela, lo sviluppo e la promozione del nostro habitat. In una società dove le donne hanno sempre più ruoli di rilievo e dove ancora, a torto, si discute tra strumentalizzazione e valorizzazione della loro (nostra) presenza, un premio alla creatività femminile vuole essere l’occasione per vedere il mondo proprio con gli occhi delle donne, giudicate per le loro capacità nei vari campi da una giuria di sole donne. Il Premio “Pavoncella alla creatività femminile”, gode del Patrocinio del Senato della Repubblica, dell’Istituto per il Credito Sportivo, della Regione Lazio, della Provincia di Latina, del Comune di Sabaudia, della Pro Loco e del Parco Nazionale del Circeo. È un premio fatto con il cuore, e vuole premiare chi pensa con il cuore e chi sa riconoscere l’unicità del cuore di una donna”. Giovanna D’Arbitrio
FILM "DOGMAN"
post pubblicato in diario, il 1 giugno 2018
Grande successo di pubblico e critica al Festival di Cannes 2018 per DOGMAN, di Matteo Garrone, successo convalidato dalla Giuria con l’assegnazione del premio come miglior attore a Marcello Fonte. Il film ruota intorno alla figura di Marcello (Marcello Fonte), uomo piccolo e mite che vive in una squallida e degradata periferia tra il suo modesto lavoro, la toilettatura per cani che tratta con tenerezza, un pacifico rapporto con i suoi vicini e soprattutto il grande amore per la figlia (Alida Baldaria Calabria). Purtroppo per arrotondare le sue magre finanze, Marcello spaccia cocaina di cui fa largo uso Simone (Edoardo Pesce), un suo amico anche se molto diverso da lui, un ex pugile, criminale violento e insensibile che terrorizza gli abitanti, incapaci di arginare i suoi soprusi. Quando scopre che il negozio di Marcello è separato da quello di un orafo solo da una sottile parete, gli impone di essere suo complice per svaligiarlo. Marcello viene arrestato, non denuncia l’amico e viene incarcerato per un anno. Scontata la pena, cerca di riprendere in mano la sa vita, sperando nella riconoscenza di Simone al quale chiede la sua parte di danaro per averlo aiutato nel furto, ma ancora una volta è costretto a subire da lui soprusi e violenze. Emarginato dagli abitanti del quartiere che non lo stimano più, solo e indifeso profondamente cambiato dagli eventi, Marcello vuole in qualche modo punire Simone facendogli ammettere i suoi torti. Con un escamotage lo attrae nel suo negozio e riesce a chiuderlo in gabbia per domarlo come di solito fa con i cani aggressivi a lui affidati. La situazione gli sfugge di mano e purtroppo ha un imprevedibile, drammatico epilogo. Il film trae libera ispirazione dal noto delitto del Canaro, avvenuto a Roma nel 1988, quando il pugile dilettante Giancarlo Ricci fu ucciso da Pietro De Negri, detto “er canaro”, ma il regista nel film ha voluto sottolineare non tanto l’efferatezza del crimine, quanto piuttosto le cause che possono scatenare a livello psicologico il desiderio di rivalsa per le umiliazioni subite e l’ingratitudine di un amico più volte aiutato, malgrado i suoi difetti. Sotto accusa senz’altro sono il degrado e lo squallore delle periferie italiane (ma in genere quelle delle grandi città), abbandonate a se stesse più che in passato, nell’indifferenza totale di un mondo in cui i valori umani perdono consistenza, in cui abbrutimento culturale e sociale trasformano anche chi è amorevole e mite come Marcello. "Ho iniziato a lavorare alla sceneggiatura dodici anni fa- ha affermato M. Garrone- nel corso del tempo l'ho ripresa in mano tante volte, cercando di adattarla ai miei cambiamenti. Finalmente, un anno fa, l'incontro con il protagonista del film, Marcello Fonte, con la sua umanità, ha chiarito dentro di me come affrontare una materia così cupa e violenta, e il personaggio che volevo raccontare: un uomo che, nel tentativo di riscattarsi dopo una vita di umiliazioni, si illude di aver liberato non solo se stesso, ma anche il proprio quartiere e forse persino il mondo che invece rimane sempre uguale, e quasi indifferente". Un film da vedere per notevole cast e sceneggiatura (U. Chiti, M. Gaudioso, M. Garrone), nonché ottima fotografia (Nicolaj Brüel) Ecco un’intervista al regista: https://www.youtube.com/watch?v=mRvhES1g0-I Giovanna D’Arbitrio
SARA AL TRAMONTO, DI MAURIZIO DE GIOVANNI
post pubblicato in diario, il 28 maggio 2018
Nel suo ultimo noir, Sara al Tramonto, Maurizio De Giovanni ci regala un altro indimenticabile personaggio, quello di Sara, una donna chiusa nei suoi silenzi e in un dolore mai rimarginato, brava a nascondere il suo corpo ancora giovanile in abiti sformati, scarpe senza tacco, capelli grigi, viso senza trucco che l’aiutano a rendersi invisibile agli occhi degli altri. Sara è un’ex poliziotta, soprannominata mora, che è andata in pensione dopo la morte di Massimiliano, suo capo nonché uomo della sua vita per il quale aveva abbandonato marito e figlio. Ora è sola e vive di ricordi, tormentata da incubi notturni. L’unico legame con il passato sono gli incontri in un parco al tramonto con Viola, la compagna incinta del figlio morto in un incidente. Un giorno le si presenta all’improvviso Teresa Pandolfi, detta la bionda, una ex collega e amica, che le propone un’ indagine non ufficiale sul caso del ricco finanziere Andrea Molfino, ucciso dalla figlia tossicodipendente, Dalinda. Sara ha il compito di indagare sulla nipotina di Molfino, affidata agli zii: la madre dalla prigione ha lanciato un grido d’allarme per proteggere la sua bambina nella convinzione che ella sia in grave pericolo. Sara inizia così la sua indagine insieme all’ ispettore Pardo, un personaggio che in modo tragicomico si trova a dover gestire la misteriosa e implacabile Sara, il suo enorme cane, un bovaro bernese, e l’intraprendente Viola, rivelatasi abile fotoreporter. Nella risvolto anteriore di copertina si legge che “Sara non vuole esistere. Il suo dono è l'invisibilità, il talento di rubare i segreti delle persone. Capelli grigi, di una bellezza trattenuta solo dall'anonimato in cui si è chiusa, per amore ha lasciato tutto seguendo l'unico uomo capace di farla sentire viva. Ma non si è mai pentita di nulla e rivendica ogni scelta. In “Sara al tramonto” De Giovanni è riuscito, come al solito, a creare un mix tra suspense, sentimenti, emozioni e humour, ma allo stesso tempo tra i tanti personaggi da lui tratteggiati con abilità, questa volta ha dato vita ad una protagonista nuova e straordinaria, una donna umana e sensibile dietro una maschera glaciale e impassibile, una figura femminile esile e minuta seduta sulla panchina di un parco che nella luce del tramonto diventa diversa, poiché “Sara al tramonto aveva nel cuore una porta aperta in cima a una scala a chiocciola, e quella porta era la sua debolezza”. La narrazione è scorrevole e coinvolgente, a tratti ironica e perfino comica, ma anche intima ed emotiva in particolare nei corsivi, veri e propri flashback, in cui Sara rivela sentimenti e ricordi: un noir diverso, tutto al femminile, centrato su una donna tormentata e forte che ha la straordinaria capacità di mimetizzarsi rimanendo nell’ombra e che soprattutto ha il dono di osservare e capire le persone, i loro pensieri più segreti, attraverso ogni gesto, espressione, leggendo il labiale anche a grande distanza. Un personaggio intenso, ricco di contraddizioni, una piccola donna senza colore che all’improvviso, illuminata dai raggi del sole, vibra di bellezza per i suoi occhi color del cielo, sotto lo sguardo sorpreso di Pardo. Maurizio de Giovanni è nato nel 1958 a Napoli, dove vive e lavora. Nel 2005 vince un concorso per giallisti esordienti con un racconto incentrato sulla figura del commissario Ricciardi che gli ispira un ciclo di romanzi, come Il senso del dolore, La condanna del sangue, Il posto di ognuno, Il giorno dei morti, Per mano mia, Vipera (Premio Viareggio, Premio Camaiore), In fondo al tuo cuore e Anime di vetro, Serenata senza nome, Rondini d’inverni. Nel 2012 per Mondadori pubblica Il metodo del Coccodrillo (Premio Scerbanenco), dove fa la sua comparsa l'ispettore Lojacono, ora fra i protagonisti della serie dei Bastardi di Pizzofalcone, (Einaudi 2013), includente Buio, Gelo, Cuccioli, Pane, Souvenir. Nel 2015 è uscito per Rizzoli il romanzo Il resto della settimana e per Einaudi nel 2016 Il metodo del coccodrillo. Tutti i suoi libri sono tradotti o in corso di traduzione anche all’estero. Giovanna D’Arbitrio
NAPOLI MODA DESIGN 2018
post pubblicato in diario, il 6 maggio 2018
Il 5 maggio 2018, alle ore 12,00, al Palazzo dei Congressi Federico II, in via Partenope, ha avuto luogo una conferenza stampa sull’evento “NAPOLI MODA DESIGN”. Tra i partecipanti al dibattito ricordiamo in particolare Anna Paola Merone, giornalista del Corriere del Mezzogiorno, Maurizio Martiniello, architetto, Serena Rossi, attrice e special guest. In effetti, come essi hanno rilevato con soddisfazione, la suddetta manifestazione su moda e design, ideata e organizzata da M. Martiniello, è giunta con successo alla terza Edizione, con il patrocinio di Comune di Napoli, Design For The Built, Dipartimento di Architettura, Fondazione Mondragone, Ordine degli Architetti di Napoli e Provincia, Ordine degli Ingegneri di Napoli, Maggio dei Monumenti, Università Federico II, Università degli Studi della Campania Luigi Vanvitelli. Esposizioni e installazioni dislocate in una particolare “contemporary house” moda- design, sono state progettate da M. Martiniello all’interno dell’ex Università di Economia e Commercio, ora Centro Congressi Federico II, sede che ha offerto un ampio spazio per ospitare non solo una casa ideale, ma anche una grande sala- conferenza dove si terranno poi approfondimenti e tavole rotonde, nonché una sala per sfilate e presentazioni di moda. Davvero imponente e maestoso il Palazzo dei Congressi, con la grande Hall addobbata in rosso per l’occasione e lo scalone arricchito con magnifici abiti di Sarli, il grande stilista napoletano. Alle ore 19,30 ha avuto luogo poi l’Opening dress code, contrassegnato dal colore rosso, a Castel dell’Ovo, con ingresso ad invito, durante il quale sono stati assegnati i seguenti premi: Premio Spettacolo – attrice e conduttrice Serena Rossi; Premio Design – architetti Massimiliano e Ada Fuksas; Premio alla cultura – Magnifico Rettore dell’Università Federico II, prof. Gaetano Manfredi; Premio alla Moda – Maria d’Elia, Commissario Straordinario della Fondazione Mondragone; Premio Moda in memoria di Sarli – Carlo Alberto Terranova; Premio al Turismo – dott. Iris Savastano, Presidente Commissione Cultura e Turismo della Municipalità; Premio Imprenditoria Design - Marina Marseglia; Gennaro Annunziata della Sartoria CHIAIA Napoli - riconoscimento all’Eccellenza Artigianale Napoletana nel Mondo. Dal 6 al 12 maggio saranno presenti, brand di moda, atelier prestigiosi, note aziende del design, secondo un calendario prestabilito per eventi , mostre, incontri, sfilate e presentazioni di moda, rigorosamente su invito. Grazie alla collaborazione con DIARC ( Dipartimento di architettura dell’Università degli Studi di Napoli) si terrà un ciclo di seminari aperti ad ingegneri e architetti, e verranno presentati i lavori prodotti durante il corso di laurea internazionale in design, DBE Design for the Built Environment. Tema principale intorno al quale ruoterà la terza edizione saranno le “luxuryIdeas” ovvero “il lusso analizzato e scomposto in tutte le sue sfumature: declinato sotto forma di immagine visiva o tattile, di emozione e oggetto prezioso, esperienza e relazione”. Per ulteriori informazioni sii consiglia di consultare il seguente sito on line: http://www.napolimodadesign.it/ La sottoscritta ha partecipato alla conferenza stampa, grazie all’invito di Silk & Beyond, azienda diretta da Maria Assunta Giaquinto, partner di Napoli Moda Design 2018 con le sue prestigiose produzioni che preservano la storica tradizione delle sete di San Leucio, unendo iconografia classica e modernità e “proponendo soluzioni diversificate per gusto, tradizione ed esigenze in Europa, negli Stati Uniti e negli Emirati Arabi. La Silk & Beyond, nata dieci anni fa in provincia di Caserta, è oggi punto di riferimento per architetti, arredatori e privati amanti del bello e del Made in Italy di qualità. Innovazione e tradizione per un’azienda che collabora con artisti alla produzione di tableaux in edizione limitata e con le Università interpretando il cambiamento e l’evoluzione del design senza rinunciare alla tecnica produttiva perfezionata nel tempo. La ricchezza dei broccati, la ricercatezza dei lampassi e la freschezza delle nuove collezioni fanno della Silk & Beyond una realtà in grado di soddisfare le diverse richieste di una clientela alla ricerca di un prodotto di alta gammA”. (tratto dalla scheda di presentazione di Silk&Beyond). Giovanna D’Arbitrio
NAPOLI- MOSTRA "SPETTACOLO ONIRICO"
post pubblicato in diario, il 3 maggio 2018
Il 3 maggio 2018, nello storico Palazzo Scarpetta di Via Vittoria Colonna a Napoli, alle ore 11,30 è stata inaugurata la nuova sede operativa della Fondazione Eduardo De Filippo (FEDF), per merito di Carolina Rosi, moglie del compianto Luca De Filippo, nonché figlia del grande regista Franco Rosi e nipote della stilista Maria Mandelli, nota come Krizia. In tale circostanza, come omaggio al grande Roberto Capucci, è stata presentata in conferenza stampa, l’originale mostra di disegni per il teatro intitolata “Roberto Capucci. Spettacolo onirico”, aperta al pubblico da venerdì 4 maggio fino alla fine di giugno. La mostra, curata da Caterina Napoleone, già presentata con successo a Firenze, si avvale del catalogo edito da ARTE’M con testi di Carolina Rosi, Caterina Napoleone, Eike D. Schmidt, Giovanni Gavazzeni, Gabriele Mayer, di una nota biografica e dell’elenco delle principali mostre tenute dal Maestro nel corso della sua lunga attività professionale Alla conferenza stampa hanno partecipato Carolina Rosi, Roberto Capucci, Caterina Napoleone, e Gabriele Mayer, i quali hanno sottolineato come l’evento abbia offerto l’occasione di accogliere, per la prima volta a Napoli, Roberto Capucci e i suoi meravigliosi disegni, realizzati sin dagli anni ‘90, un repertorio di costumi maschili per il teatro, di puro carattere visionario. Come hanno spiegato C. Napoleone e G. Mayer, il titolo stesso della mostra ne sottolinea il carattere onirico con oltre cinquanta figure multiformi e multicolori che ci riconducono agli antichi miti ,in particolare a quelli di Dioniso, presentati insieme a prototipi in carta, ricavati dagli originali disegnati a matita, illustranti il metodo di lavoro, dal progetto all’esecuzione: un work in progress realizzato sotto la direzione di Gabriele Mayer dai suoi ex allievi dell’Accademia di Belle Arti di Napoli. "Non potevamo immaginare migliore avvio – ha affermato Carolina Rosi - per la nostra sede rendendo omaggio a Roberto Capucci, maestro assoluto dell'arte e della cultura, più volte prestato al teatro e a Luca che proprio qui, in questo luogo evocativo, aveva indicato lo spazio naturale per accogliere il lavoro della Fondazione". Ella ha poi messo in risalto che l’inaugurazione della nuova sede rappresenta solo l’atto finale di un percorso dovuto ai valori intramontabili della famiglia De Filippo, in particolare del grande Eduardo, alla sua creatività, fantasia e forza espressiva, in qualche modo paragonabili a quelle di Roberto Capucci: insomma, due grandi maestri. Significative le risposte del grande stilista alle pressanti domande a lui rivolte sia da Caterina Napoleone che dal pubblico in sala, in particolare quando ha affermato che le sue migliori creazioni nascono nel silenzio della notte in grande serenità e con la gioia di offrire qualcosa di bello agli altri. Ha ricordato infine con ironia le inaspettate reazioni ai suoi sontuosi costumi da parte di June Anderson, soprano texano nel Capriccio di Strauss , rappresentato al Teatro San Carlo di Napoli nel 2002 Intervenendo più volte nel dibattito, Carolina Rosi, da parte sua ha elogiato i misteriosi legami tra le opere dei grandi maestri in ogni campo, esaltando infine i valori di Cultura, Arte, Bellezza, valori spesso poco tutelati nella nostra epoca ma che vanno preservati con forza e determinazione. Un incontro interessante durante il quale ho rivisto con piacere Carolina Rosi, incontrata a Sabaudia in occasione del Premio Pavoncella 2017, quando ella fu premiata con la seguente motivazione, qui riportata in parte: “Avrebbe potuto vivere di luce riflessa, custode di una eredità artistica unica per contenuti e spessore culturale, nel segno di due autentici Maestri del Cinema e del Teatro, il padre Gianfranco Rosi e il marito Luca De Filippo, ma avrebbe smentito se stessa e tradito proprio quei Maestri, non preservando nella sua interezza il grande Teatro di Eduardo e di Luca De Filippo. Ed eccola decidere di portare avanti quella missione assumendo la presidenza della Fondazione e la direzione della Compagnia di Luca con la quale continua oggi a girare in Italia”. Giovanna D’Arbitrio
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