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FILM "IL SILENZIO GRANDE"
post pubblicato in diario, il 26 settembre 2021
Dopo aver diretto con successo l’omonimo testo di Maurizio De Giovanni a teatro, Alessandro Gassmann ne propone ora la versione cinematografica in cui il tema rimane sempre quello dei rapporti familiari e del tempo che passa in una villa dove le vite dei personaggi scorrono e mutano negli anni. Il film è ambientato negli anni ‘60 a Napoli dove una splendida villa, ora quasi in rovina, viene messa in vendita da Rose (Margherita Buy), moglie del noto scrittore Valerio Primic (Massimiliano Gallo), molto legato alla casa insieme a Bettina, amorevole domestica della famiglia: una decisione dolorosa, ma volentieri accettata dai figli, Massimiliano(Emanuele Linfatti) e Adele (Antonia Fotaras),due giovani squinternati sempre vissuti nell’agiatezza, senza mai affrontare la realtà. E così ricordi, sentimenti, rimpianti emergono dai dialoghi, ma purtroppo ormai da troppo tempo Valerio si è chiuso nel suo mondo fatto di libri, sistemati nel suo studio rispettando il criterio di omogeneità emotiva, e il silenzio grande che secondo la saggia Bettina (Marina Confalone) si accumula nel tempo con la somma di tanti piccoli silenzi, quando le persone di una famiglia non comunicano tra loro. E Valerio scoprirà di non aver mai davvero conosciuto i suoi cari, fino a concludere con amarezza che vivere non significa esser davvero vivi, come evidenzia il finale a sorpresa. Molto particolare il personaggio di Bettina, interpretato in modo magistrale da Marina Confalone, una sorta di grillo parlante, di raisonneur delle pièce francesi, una donna pragmatica e saggia che arriva alla verità pur non avendo la cultura di Valerio. L’altro tema importante del film è la contrapposizione tra realtà e fantasia, come evidenziano alcuni “siparietti”, come quello in cui Valerio immagina la sua cameriera nelle vesti di diva del cinema, oppure quello in cui Gassmann si riserva un autoironico cameo. “Con lo scrittore di best-seller Maurizio De Giovanni, ho una collaborazione ormai lunga. Ho sempre pensato che l'opera teatrale di De Giovanni rivelasse forti radici e potenzialità cinematografiche-ha affermato Gassmann- L'abbiamo prima sperimentata a teatro, dove ci ha regalato emozioni indimenticabili e, ora, finalmente, diventa il mio terzo lungometraggio da regista. In questo film parliamo di famiglia, di cambiamenti inevitabili, del tempo che passa, e lo facciamo alla metà degli anni Sessanta a Napoli, a Posillipo, con una famiglia che dovrà affrontare una vita diversa da quella agiata vissuta fino a quel momento. Il silenzio grande è un film di luci e ombre, di silenzi e di esplosioni di esplosioni di parole, di risate, visioni, angosce, dove tutti parlano e nessuno veramente ascolta”. Un bel film che forse risente un po’ della versione teatrale dalla quale è scaturito, ma senz’altro particolare per regia, ottimo cast, intensi dialoghi (sceneggiatura di Maurizio De Giovanni, Alessandro Gassmann, Andrea Ozza), fotografia (Mike Stern Sterzynski ), musiche (Pivio e Aldo De Scalzi). Giovanna D’Arbitrio
PRESENTAZIONE DEL LIBRO "NAPOLI DOVE VAI?"
post pubblicato in diario, il 26 settembre 2021
A Napoli, al Graziani Bistrot in Piazza Dante, il 24 settembre, alle ore 17,30, ha avuto luogo la presentazione del nuovo libro di Giuseppe Rippa con Luigi O. Rintallo, Napoli dove vai? (Edizioni Quaderni Radicali). Hanno partecipato all’incontro Alfonso Ruffo (direttore editoriale di Economy)coordinatore del dibattito, Paolo Macry (docente di Storia Contemporanea all'Università Federico II di Napoli), Guido Trombetti (già rettore dell'Università Federico II), Giuseppe Rippa (autore del libro). A quanto pare rispondere alla domanda che pone il libro si rivela alquanto difficile, come In effetti emerge dai vari interventi dei suddetti partecipanti. Fin dalla breve introduzione di Alfonzo Russo è apparso chiaro che non ci si spiega come mai le grandi risorse paesaggistiche, storiche, artistiche di Napoli siano state “sprecate”, lasciando invece accumulare nel tempo problemi irrisolti. E secondo Paolo Macry è importante anche domandarsi da ”dove venga Napoli”, commentando l’excursus storico politico di Giuseppe Rippa dagli anni ’50 ad oggi, con critiche alle varie amministrazioni fino a quella attuale, colpevoli (chi più, chi meno) di una lunga serie di incurie. Insomma Napoli deve andare oltre: è l’Anno Zero, per cui o si ricomincia o si sprofonda. Quanto alla conclusione del libro che vede Napoli proiettata verso il Mediterraneo e l’Africa del Nord, si è dimostrato poco convinto per le guerre in corso e i forti interessi internazionali, nonché l’irrisolto problema dei migranti che finora l’UE non ha saputo gestire. Secondo Guido Trombetti il compito dell’Università è quello di sviluppare nei giovani lo spirito critico, poiché l’incapacità di riflettere e di interrogarsi genera mancanza di autonomia nei cittadini, costretti nei limiti di un pensiero unico. Bisogna, inoltre, rimuovere il pessimismo imperante focalizzato solo sugli aspetti negativi di Napoli, senza allargare lo sguardo ad altre grandi città (Roma e Marsiglia ad esempio),che hanno gravi problemi per una comune crisi epocale. Non bisogna comunque dimenticare i meriti di una Napoli “letteraria” di ieri e di oggi, ricca di grandi scrittori e artisti. Secondo lui amministrare è difficile per le grandi responsabilità che comporta, nonché per l’enorme massa di norme in cui destreggiarsi. Alfonso Ruffo, infine, dopo aver sottolineato i mille contrasti di Napoli insieme alla sua grande energia, ha dato la parola a Giuseppe Rippa che si è a lungo soffermato sull’excursus storico-politico illustrato nel libro, con dure critiche verso le varie amministrazioni passate e presenti. Innegabile secondo lui il progressivo disfacimento dei partiti politici italiani, sempre più ancorati a ricerca di consenso e potere. Ha ricordato con affetto Giancarlo Siani, vittima di vari interessi e intrighi. Ha concluso affermando che manca la capacità di avere “una visione” una meta futura su cui convergere, un’unità di indirizzi, non solo a livello locale e nazionale, ma anche mondiale. Napoli è una città capricciosa - recita la quarta di copertina del libro -, soggetta agli umori ed anche agli opportunismi, capace di esaltarsi e di abbattersi. Tuttavia, esprime una civiltà autentica. Non soltanto per i suoi trascorsi storici, ma proprio perché ,nonostante la realtà ammorbata odierna, è una città che reca in sé la disposizione a un processo permanente di continua evoluzione. È come se al suo interno ci fosse un’energia ibernata che, pur soggiacente e inerte, mantiene comunque il suo connotato di poter manifestarsi potentemente. Un luogo comune ottocentesco descriveva Napoli come un “paradiso abitato da diavoli”, ma il processo formativo della sua civiltà consuma molteplici aspetti: geografici, economici, etnici. È una miscela che, per paradossale possa sembrare, risulta molto più aderente al tempo che viviamo rispetto agli schematismi ai quali ci costringe la post-ideologia del pensiero unico corrente, sino al punto da poter costituire un viatico per reagire alle infinite contraddizioni e falsificazioni che da quegli schematismi derivano”. Un dibattito interessante che ha posto grandi interrogativi non solo sul futuro di Napoli. E anche se non si capisce come mai i numerosi politici napoletani, passati e presenti, non siano riusciti ad aiutare la città, i problemi ormai non sono solo “napoletani”: viviamo In un’epoca che è riuscita a globalizzare perfino un virus, nonché ad incrementare guerre, flussi migratori, inquinamento e disastri climatici. Senza “una visione” più unitaria e umanitaria, il futuro potrebbe essere davvero oscuro. Aggiungerei che tutti i partiti progressisti dovrebbero unirsi,invece di dividersi, per raggiungere positivi obiettivi. Giovanna D’Arbitrio
"QUANTO DURA UN ATTIMO", PREMIO PAVONCELLA PER LA LETTERATURA
post pubblicato in diario, il 6 settembre 2021
Nella sezione dedicata alla letteratura dal Premio Pavoncella 2021, spicca la Menzione speciale, per Federica Cappelletti e il libro“Quanto dura un attimo” (Ed.Mondadori), autobiografia di Paolo Rossi, scritta a quattro mani con il marito, poco prima della sua improvvisa e dolorosa scomparsa. “La storia di un ragazzo che ha sfidato la sorte sino a diventare leggenda, scrivendo pagine immortali di un Calcio universale, esempio di onestà e pulizia morale per tanti giovani”. (Secondo la motivazione per l’assegnazione del Pavoncella) Ecco quanto si legge nel risvolto di copertina: “Era un idolo e fu squalificato. Tornò e diventò il Pablito del Mundial di Spagna ’82. Questa è in sintesi la parabola di Paolo Rossi, che dal 1980 al 1982, dalla condanna per il calcio scommesse alla vittoria sulla Germania, visse i due anni più duri ed esaltanti della sua vita: “Ho anche pensato di lasciare l’Italia e smettere di giocare. Mi ha salvato la consapevolezza di essere innocente”. La storia di Pablito è una favola a lieto fine, intrisa di successi eclatanti alternati a dolori laceranti, di forti impennate e rovinose cadute, di sogni realizzati e ferite profonde, di ambìti riconoscimenti e ingiustizia subita. È il bianco e nero di un’esistenza eccezionale, il copione perfetto di un film che ha incantato generazioni e continua a essere rivisto e rivissuto dal pubblico.Scritto a quattro mani con Federica Cappelletti, Quanto dura un attimo è l’autobiografia di un ragazzo che ha sfidato la sorte fino a diventare leggenda, realizzando il suo sogno di bambino e scrivendo pagine immortali di storia del calcio universale: Paolo Rossi è l’unico calciatore al mondo che con tre gol ha fatto piangere il Brasile stellare di Zico e Falcão, che ha stregato Pelé (che lo scoprì durante il mondiale d’Argentina), è uno dei quattro Palloni d’Oro italiani (insieme a Gianni Rivera, Roberto Baggio e Fabio Cannavaro), capocannoniere al Mondiale di Spagna 1982 (miglior giocatore, miglior marcatore), Scarpa d’Oro 1982, Scarpa d’Argento 1978 e Collare d’Oro (massima onorificenza per uno sportivo). Uno dei pochi che, a distanza di anni, continua a rimanere un brand Made in Italy: che sia Paolino, Pablito o Paolorossi tutto attaccato, in ogni angolo del mondo il suo nome rievoca gol e vittorie a chi ama il calcio giocato. La sua storia, che parte dal fantastico rumore dei tacchetti negli spogliatoi del Santiago Bernabeu in attesa della finalissima, può essere d’esempio per tutti, per accendere gli entusiasmi e insegnare ai giovani che da ogni difficoltà si può venire fuori e diventare anche campioni. Esattamente come quando in campo rubava il tempo agli avversari, la leggenda di Pablito sfugge all’oblìo delle masse perché tutti abbiamo ancora bisogno di sognare e di credere nelle imprese impossibili”. A quanto pare Federica Cappelletti insiste molto sulle qualità morali di Pablito, che in effetti ha sofferto come calciatore e come uomo prima di raggiungere il successo. La frattura di tre menischi tra il ’72 e il ’74, un vero calvario, nonché l’accusa per il Totonero del 1980 Il racconto nel libro sembra seguire una struttura circolare: inizia a Santiago Bernabeu e lì si ritorna per la finalissima. Nei primi capitoli emergono gli altri personaggi: i familiari di casa Rossi, come Bobo Vieri, G.B. Fabbri, il presidente Farina. Enzo Bearzot, ecc.. Nel libro prevale senz’altro lo stile di Federica Cappelletti, giornalista e seconda moglie di Paolo Rossi, anche se è evidente il predominare di un affetto intenso e sincero, al di là degli eventi sportivi. Insieme essi scrissero anche Il mio mitico Mondiale (Ed. Feltrinelli). Concludendo, leggere Quanto dura un attimo significa rivivere pagine indimenticabili del calcio italiano. Giovanna D’Arbitrio
L'ULTIMA RICAMATRICE: PREMIO PAVONCELLA PER LA LETTERATURA
post pubblicato in diario, il 6 settembre 2021
Vincitrice del Premio Pavoncella 2021 con il romanzo L’Ultima Ricamatrice (Ed Piemme) Elena Pigozzi, nata a Verona, è scrittrice, giornalista, dottore di ricerca in Linguistica applicata e Linguaggi della comunicazione. Ha pubblicato per Giunti il saggio La letteratura al femminile (1998), diversi libri umoristici, tra i quali Come difendersi dai Milanesi, Come difendersi dai Romani, Come difendersi dai Napoletani e per Marsilio il romanzo Uragano d’estate (Premio Penne Opera Prima 2009). Nel risvolto anteriore di copertina si legge quanto segue: “Appoggiata ai bordi del bosco, sulla via che dal paese va verso le montagne, c'è una piccola casa solitaria: è qui che vivono le ricamatrici. Ora è rimasta Eufrasia a praticare l'arte di famiglia, tesse, cuce, ricama leggendo in ogni persona che le si rivolge i desideri più inconsci. Accanto a lei come prima alla bisnonna, alla nonna e alla madre, da sempre, il telaio di ciliegio, rocchetti, stoffe, spole e spilli. Eufrasia ha settant'anni e ha quasi smesso di lavorare, le mani curvate dall'artrite e la modernità in cui tutto è fatto in fretta le avevano fatto pensare di non servire più a nessuno. Ed è in quel momento che arriva Filomela, una ragazza giovane con il riso negli occhi oltre che sulle labbra, che le chiede di prepararle il corredo e di insegnarle a ricamare. Eccola, l'ultima occasione di fare ciò che Eufrasia più ama: rendere felice qualcuno, raccontargli la vita che verrà intrecciando trama e ordito. Le parole che ha risparmiato per tutta l'esistenza ora sgorgano come fiumi in primavera. Racconta di una giovane vedova di guerra gentile ed esperta nel taglio e cucito, di una splendida e coraggiosa ragazza troppo bella per non attirare le malelingue di paese, di un amore delicato come il filo di lino e tanto sfortunato, e di un ricamo tessuto da generazioni, in cui ognuna di loro ha scritto un pezzo della propria esistenza, una scintilla luminosa nel buio del mondo. Elena Pigozzi in questo romanzo ci fa vivere cento anni di storia in un battito di ciglia, a volte vento leggero e luminoso, altre cupo e foriero di sventura. Tante vite si intrecciano in queste righe, tanti amori, ma soprattutto l'amore per la vita stessa e per un'arte millenaria che sono la vera eredità dell'ultima ricamatrice”. Senz’altro un romanzo molto originale per stile e contenuti, un romanzo che coinvolge il lettore per delicatezza di emozioni e sentimenti : una scrittura poetica, accurata e gentile per una storia tutta al femminile di donne coraggiose e che si tramandano di madre in figlia l’antica arte della ricamatrice. Eufrasia, ormai settantenne, è l’ultima ricamatrice che accoglie la giovane Filomela, desiderosa di apprendere a ricamare i capi del suo corredo di sposa. Incuriosita da Eufrasia, le chiede di raccontarle la sua storia e quella della sua famiglia, cioè quella di Esther, Clelia e Miriam, tutte tessitrici e ricamatrici che hanno amato, sofferto, ma che hanno affrontato la vita con coraggio , apprezzandone i rari momenti di gioia. Una storia che ci riporta indietro nel tempo, in un piccolo paese dove le donne sono vittime di maldicenze, pregiudizi e gelosie. E ricamo e tessitura, mestieri antichi, diventano simboli della vita stessa: “Nella trama del romanzo- come scrive Gaia Gentile nella motivazione per l’assegnazione del Premio: l’Autrice-Ricamatrice, su un ordito di prosa tesse una tela poetica in cui al caos disgregante della vita, contrappone l’abbraccio della tela che protegge e salda i fili spezzati…”. Tante sono le frasi degne di citazione in questo romanzo. Eccone alcune: “Perché c’è un linguaggio muto, che si ascolta con gli occhi e con la pelle. Un linguaggio che grida ma che non trova frasi per farsi suono(…) Siamo forti insieme, mi ripeteva. Ci ricuciamo le ferite, ci togliamo le offese, ci regaliamo la libertà di essere noi. Un linguaggio che grida ma che non trova frasi per farsi suono”. Coraggio e speranza guidano le protagoniste: “Il mondo è un luogo di spine. Un posto che frana, persino dove sembra battere il sole. Ma a noi non resta che trovare lo spazio, perché ci è dato un angolo che ci appartiene e che sarà nostro. E se il male ci travolgerà, chi rimane ha il compito di andare avanti, perché niente di chi non c’è più sparisca, ma per continuare da lì, dal punto in cui l’altro è arrivato(…)E a forza di passi, arrivare alla fine e riuscire a trovare il coraggio di continuare comunque, anche se il male potrebbe tornare. Proseguire, perché il male può solo interromperti, farti deviare il percorso, ma non potrà mai fermarti. Perciò vai oltre per chi non è più al tuo fianco. Come tuo padre. Come Clelia. Avanti, avanti, perché la vita è più forte. La vita è più grande di ogni dolore. La vita è bellezza che supera il male”. Ecco un’interessante intervista all’autrice: https://www.facebook.com/edizpiemme/videos/2727822150821221 Giovanna D’Arbitrio
PREMIO PAVONCELLA 2021: I NOMI DELLE VINCITRICI
post pubblicato in diario, il 25 agosto 2021
Il 4 settembre, a Sabaudia, avrà luogo la decima edizione del Premio “Pavoncella alla creatività femminile” Condurrà, la giornalista Isabella Di Chio, inviata e volto noto del Tgr Lazio Rai “Donne in trincea contro il covid”.Largo spazio è stato dedicato anche al Sociale, alla Letteratura, alla Promozione culturale ed innovazione tecnologica in Rai, all’Arte nel ricordo di Lea Mattarella. Riconoscimenti speciali alla Rettrice della Sapienza, Antonella Polimeni ed al Prefetto Maria Luisa Pellizzari, quali Donna dell’Anno e Donna dello Stato per lo Stato. Nel comunicato Stampa di Romano Tripodi si legge pertanto, quanto segue: “Sarà la grande piazza del Comune, gioiello del Razionalismo, a fare da palcoscenico alla decima edizione del Premio “Pavoncella alla creatività femminile” in programma il 4 settembre 2021, con inizio alle ore 18,00 nella Città di Fondazione. In questi giorni, dopo un lungo, impegnativo e meticoloso lavoro di ricerca e di analisi, la Giuria del “Pavoncella” presieduta da Chiara Palazzini, unitamente alla presidente del Premio, Francesca d’Oriano ed al presidente del Comitato scientifico, Michele Guarino, hanno completato l’elenco delle vincitrici di questa decima edizione, che, al pari della precedente, gode del Patrocinio della Presidenza del Consiglio, del Presidente della Regione Lazio, della Provincia di Latina, dell’Amministrazione della Città di Sabaudia, dell’Università di Cassino e del Lazio Meridionale, dell’Accademia di Belle Arti di Napoli e di Roma, dell’Associazione no profit, Medicina e Frontiere e dell’Associazione culturale ArteOltre. Un traguardo importante che non sarebbe stato possibile raggiungere senza il supporto del Comune, nella persona del sindaco, Giada Gervasi, e soprattutto del Privato. Compagni di viaggio di questa storica edizione del Pavoncella sono: Intesa Sanpaolo, Terna, Innbiotec, Unaprol, Chopard, Scovaventi, Terre d’Aquesia, Grimaldi Lines e Technocopy Group. In partnership con il Premio, l’Acea. Diciamo subito che tra le “eccellenze in rosa” dell’edizione 2021 del Premio figurano tre donne unite da un comune denominatore: la lotta condotta contro il corona virus, ciascuna per le proprie competenze e lo specifico ruolo scientifico, professionale e manageriale. Parliamo di Anna Teresa Palamara, premiata per la Ricerca scientifica; di Silvia De Dominicis, presidente ed amministratore delegato della “Johnson & Johnson” Medical spa, premiata quale Donna Manager 2021; di Marta Giovanetti, cui va la borsa di studio per la Ricerca scientifica conferitale dalla Innbiotec. Anna Teresa Palamara, professore ordinario di Microbiologia e Microbiologia Clinica della “Sapienza”, è dal luglio scorso, il nuovo Direttore del Dipartimento di Malattie Infettive dell’Istituto Superiore di Sanità. Una direzione, la sua, considerata strategica nella lotta al covid19 e nell’individuazione delle sue varianti. Silvia De Dominicis, che l’autorevole rivista economica “Forbes” ha recentemente incluso tra le cento donne più influenti del Paese, quale presidente ed amministratore delegato della grande azienda, con sede a Pomezia, si occupa da anni della salute e del benessere delle persone in tutte le fasi della vita. Ed all’insorgere della pandemia non si è fatta trovare impreparata non solo contribuendo alla produzione del vaccino, ma soprattutto impegnandosi a proteggere i suoi dipendenti dal virus, estendendo a tutti lo smart-working, ancor prima che venisse reso obbligatorio. La borsa di studio concessa a Marta Giovanetti, per scelta unanime della Giuria e del Comitato scientifico del Pavoncella, vuole essere un piccolo ma tangibile riconoscimento per questa instancabile ricercatrice che da Marino, la nota località dei Castelli Romani, ha viaggiato nel mondo, acquisendo sul campo, un know-how scientifico di altissimo livello, occupandosi sempre di contrasto ai virus, a cominciare da Ebola. E proprio in virtù delle sue esperienze di virologa non si è sottratta alla sfida del covid19 ed è tornata in Italia, per studiare, insieme al suo Maestro, Massimo Ciccozzi, direttore dell’Unità di Ricerca e di Statistica Medica ed Epidemiologica Molecolare del Campus Biomedico di Roma, l’origine e l’evoluzione del corona virus e delle sue varianti. Spazio come sempre anche alla Letteratura. Ad imporsi per il Romanzo, è stata Elena Pigozzi con il suo “L’ultima ricamatrice” (Edizioni Piemme). Nella trama del romanzo, come scrive Gaia Gentile nella bella motivazione, l’Autrice Ricamatrice, “su un ordito di prosa tesse una tela poetica in cui al caos disgregante della vita, contrappone l’abbraccio della tela che protegge e salda i fili spezzati…” Nella sezione, spicca la Menzione speciale, per Federica Cappelletti, per “Quanto dura un attimo” (Mondadori), l’autobiografia di Paolo Rossi, scritta a quattro mani con il marito, poco prima della sua improvvisa e dolorosa scomparsa. La storia di un ragazzo che ha sfidato la sorte sino a diventare leggenda, scrivendo pagine immortali di un Calcio universale, esempio di onestà e pulizia morale per tanti giovani. Il Premio Pavoncella per l’Impegno sociale va invece a Sonia Mascioli che, quale presidente della “Casa delle donne”, associazione tutta al femminile di Amatrice e delle sue Frazioni, ha avuto la forza e la tenacia di trasformare un dolore profondo in una nuova opportunità di vita e di sviluppo per la propria terra martoriata dal terremoto del 2016. Nel momento in cui la Rai viene affidata ad una nuova governance e si preannunciano scelte difficili, la Giuria ha voluto premiare una donna che è nata professionalmente nella Azienda di Stato e che ne ha scalato tutti i gradini , impegnandosi per la costante promozione culturale e l’innovazione tecnologica . Parliamo di Elena Capparelli, Direttrice di Raiplay e Digital. Prisca Baccaille, dell’Accademia di Belle Arti di Roma e Federica Amuro, dell’Accademia di Belle Arti di Napoli, sono infine le vincitrici delle borse di studio conferite nel ricordo sempre vivo di Lea Mattarella, che del Premio Pavoncella, fu l’indimenticabile giurata.(A cura dell’Ufficio stampa Romano Tripodi) Non ci resta che complimentarci ed augurare nuovi successi alle donne e alla creatività femminile esaltata dal P Premio Pavoncella. Ad Maiora! Giovanna D’Arbitrio
SABAUDIA: PREMIO PAVONCELLA 2021
post pubblicato in diario, il 29 luglio 2021
Anche quest’anno a Sabaudia avrà luogo il prestigioso Premio Pavoncella, dedicato alla creatività femminile, Premio ideato dalla Dott. Francesca D’Oriano, di recente nominata Cavaliere della Repubblica. Dal primo Comunicato Stampa di Romano Tripodi, Capo Ufficio stampa apprendiamo quanto segue: “Il Premio “Pavoncella alla creatività femminile” compie dieci anni e spicca il volo con la scelta delle prime “eccellenze in rosa” Sabaudia- Il 4 settembre 2021 il “Premio Pavoncella alla creatività femminile” festeggerà, nella piazza del Comune della Città di Sabaudia, dieci anni. Un anniversario importante, traguardo di un cammino in crescendo, in cui la Donna, per le sue molteplici qualità, culturali, professionali, imprenditoriali, artistiche e scientifiche, è stata la Protagonista, brillando nei diversi settori della società per creatività, impegno, gioco di squadra e per i risultati conseguiti, smentendo con i fatti antichi stereotipi. Traguardi lusinghieri nel mondo accademico e nelle Istituzioni che fanno sì che da diversi anni alle vincitrici delle sezioni canoniche- ricerca scientifica, imprenditoria, impegno nel sociale, letteratura ed arte- si siano aggiunti due Riconoscimenti speciali, quello di Donna dell’Anno e di Donna dello Stato per lo Stato. Ed è proprio da qui, in attesa di completare l’elenco delle “magnifiche dieci”, che è iniziato il lungo e meticoloso lavoro della Giuria del Premio, presieduta da Chiara Palazzini, professore ordinario dell’istituto Pastorale Redemptor Honoris della Pontificia Università Lateranense; della Presidente ed ideatrice del Premio, Francesca d’Oriano; del Presidente del Comitato Scientifico, professor Michele Guarino, associato di gastroenterologica e docente presso il Campus Biomedico di Roma. Gli Speciali ed ambiti Riconoscimenti di Donna dell’Anno e di Donna dello Stato, per lo Stato sono stati assegnati rispettivamente alla professoressa Antonella Polimeni, prima donna ad essere nominata Magnifica Rettrice della “ Sapienza” negli oltre settecento anni di storia dell’Ateneo romano; ed al Prefetto, Maria Luisa Pellizzari , prima donna ad essere scelta dalla Ministra dell’Interno Luciana Lamorgese, quale Direttore Generale della Pubblica Sicurezza, con funzioni vicarie. Di fatto il numero due della Polizia di Stato. Sulla scelta pressocché unanime di Antonella Polimeni, già Preside della Facoltà di Medicina e Chirurgia della “Sapienza”, hanno avuto un ruolo determinante la sua vasta esperienza del mondo accademico, la conoscenza profonda della macchina universitaria, acquisita in venticinque anni di percorso istituzionale, la ricchezza della sua produzione scientifica. Chiamata ad occuparsi, a tempo pieno, di oltre centoventimila studenti, Antonella Polimeni, ha iniziato, in piena pandemia, la sua missione, senza per questo perdere l’entusiasmo derivatole dal prestigioso incarico , avviando il mandato con un successo lusinghiero, condiviso con i suoi collaboratori: il ritorno della “Sapienza” al primo posto mondiale per Studi classici e Storia Antica”(Romano Tripodi). Ci complimentiamo con Francesca D’Oriano e al suo valido staff. Giovanna D’Arbitrio
"A NAPOLI CON MAURIZIO DE GIOVANNI", UN LIBRO DI VINCENZA ALFANO
post pubblicato in diario, il 26 aprile 2021
“A Napoli, con Maurizio De Giovanni”, di Vincenza Alfano (Ed. Perrone), è un coinvolgente itinerario in cui i romanzi di De Giovanni, centrati sul commissario Ricciardi, ci fanno da guida nella città degli anni ’30, una città che per certi aspetti è rimasta immutata, ma che ancor oggi ci affascina e ci sorprende come in quei tempi lontani. Nel risvolto anteriore di copertina leggiamo quanto segue: “Città imprendibile, creatura terrestre e marina, sospesa tra cielo e terra. Occorre una guida per attraversare Napoli: bifronte, labirintica. Un possibile itinerario è quello tracciato da Maurizio de Giovanni nei romanzi del commissario Ricciardi ambientati nella città partenopea degli anni Trenta. Sempre in bilico tra vita e morte, Napoli sembra il posto giusto per Ricciardi che vede i vivi e i morti e condivide, quindi, con la sua città un destino di sospensione. Il percorso che si intraprende è tortuoso e bellissimo: si parte dal Gambrinus, nel quartiere San Ferdinando, dove è metaforicamente nato il commissario; poi ci si perde tra i Quartieri Spagnoli, dove il vicolo diventa profondo come una ruga, vivo come una ferita sempre aperta. Ogni angolo di Napoli è simbolo e contrasto. Capodimonte è il volto di un bambino che sembra dormire sotto la pioggia, Mergellina è lo scontro fra l'opulenza dei gerarchi e la miseria dei pescatori, è il futuro che incespica, è la voce del mare. Chiaia è l'alcova di un amore, anche se incontrato nel bordello più elegante delle città, ma è anche lo svelamento di una mistificazione che si ammala cronicamente della sua stessa ipocrisia. Ma Napoli è prima di tutto, e senza ombra di dubbio, un'emozione, oltre che un luogo, e Vincenza Alfano la percorre seguendo l'itinerario letterario di Maurizio de Giovanni e restando fedele agli odori, le voci, le canzoni e gli assordanti silenzi di una città crudele e pietosa, che accudisce e schernisce solo con uno sguardo”. Il libro viene introdotto da una significativa citazione: “Le città, come i sogni, sono costruite di desideri e di paure, anche se il filo del loro discorso è segreto, le loro regole assurde, le prospettive ingannevoli, e ogni cosa ne nasconde un’altra”(Italo Calvino, Le Città Invisibili). Seguono poi 12 capitoli che ci conducono per mano nel labirinto della città:1)La città di Ricciardi (scritto dallo stesso De Giovanni);2)Napoli non è solo una città; 3)Il Gambrinus;4)Quartiere San Ferdinando; 5)Quartieri Spagnoli; 6)Santa Maria La Nova; 7)Capodimonte; 8)Mergellina; 9) Chiaia;10)Borgo Orefici;11)Il Vomero;12) Cosa mangiare a Napoli, Vincenza Alfano è senz’altro, come Maurizio De Giovanni, sensibile interprete della cultura napoletana, e pagina dopo pagina con la sua scorrevole scrittura ci conduce per mano attraverso la nostra città con lo sguardo di Ricciardi che ne osserva luci ed ombre, la comprende e l’ama. Si parte dal quartiere San Ferdinando, dall’elegante Caffè Gambrinus dove è sempre riservato un tavolo per il commissario triste che vede i morti, personaggio di buona famiglia che dal Cilento si è trasferito a Napoli e non l’ha più lasciata. E dall’antico caffè, passando per Palazzo Reale e Teatro San Carlo a via Chiaia fino a Mergellina e i palazzi della borghesia fascista, arriviamo ai Quartieri Spagnoli dove da secoli convivono umili bassi e palazzi sontuosi come in molti quartieri della città, una Napoli bifronte che si destreggia tra miseria e nobiltà. Ed ecco ci sembra di vedere navi colme di migranti al porto e per contrasto il Borgo Orefici dove ancor oggi ci sono le botteghe degli artigiani dell’oro che creano preziosi gioielli. Salendo in collina arriviamo a Capodimonte, dove scopriamo un Ricciardi rattristato per violenze e soprusi inferti nei collegi a bambini poveri, come il piccolo Tettè, e infine arriviamo al Vomero che un tempo era in prevalenza campagna ed ora è un quartiere borghese dove c’è solo qualche oasi di verde tra i palazzi ammucchiati da speculazioni edilizie. Per concludere, scopriamo la cucina napoletana tra gli odori di ragù o genovese, profumo dei fiori di arancio di pastiere e quant’altro. Un percorso tra passato e presente, aspetti positivi e negativi, amore e odio, squallore e luce, quartieri a rischio, ma anche antichi monumenti, sapori, odori e musica. Un libro da leggere, che fa scoprire Napoli anche a chi non la conosce e spesso la disprezza senza sapere nemmeno di cosa parla. Giovanna D’Arbitrio P.S.- Ci sembra giusto ricordare romanzi della serie dedicati a Ricciardi:1) il senso del dolore. L'inverno del commissario Ricciardi (2007); 2.La condanna del sangue. La primavera del commissario Ricciardi (2008); 3.Il posto di ognuno. L'estate del commissario Ricciardi (2009); 4.Il giorno dei morti. L'autunno del commissario Ricciardi (2010); 5.Per mano mia. Il Natale del commissario Ricciardi (2011); 6.Vipera. Nessuna resurrezione per il commissario Ricciardi (2012); 7.In fondo al tuo cuore. Inferno per il commissario Ricciardi (2014); 8.Anime di vetro. Falene per il commissario Ricciardi (2015); 9.Serenata senza nome. Notturno per il commissario Ricciardi (2016;)10.Rondini d'inverno. Sipario per il commissario Ricciardi (2017);11.Il purgatorio dell'angelo. Confessioni per il commissario Ricciardi (2018); 12.Il pianto dell'alba. Ultima ombra per il commissario Ricciardi (2019) Giovanna D'Arbitrio
"DAL MOBBING ALLA SVOLTA", UN LIBRO DI SARA ABDEL MASIH
post pubblicato in diario, il 22 marzo 2021
In un momento drammatico, segnato dalla pandemia che proprio sulle donne picchia forte con numerosi licenziamenti e perdita di posti di lavoro, il libro di Sara Abdel Masih, ci sembra un valido supporto a non demordere e a lottare in modo concreto seguendo il suo coraggioso esempio, nonché strategie da lei suggerite, nell’attesa di una veloce ripresa di tutte le attività lavorative con la sconfitta del Covid19. In effetti Il libro di Sara Abdel Masih, “Dal Mobbing alla svolta”- Come trasformare momenti difficili in trampolini di lancio, (Ed. Mind) evidenzia precisi obiettivi già nella Prefazione, a cura di Roberto Ceré, direttore della collana “Se vuoi puoi”(nonché executive Coach e Top Manager di aziende leader) che si occupa di programmi formativi e scrive libri, tra i quali emerge per l’appunto “Se vuoi puoi” (Ed Metamorfosi 2011). Nella suddetta prefazione Ceré si definisce un “allenatore mentale”, divenuto tale dopo aver acquisito la consapevolezza che la nostra vita è influenzata da tre elementi fondamentali, cioè “come pensiamo, come parliamo, come agiamo”, e pertanto è necessario servirsi di opportune strategie per prendere in mano il controllo della nostra vita personale e professionale. Nell’Introduzione, intitolata Una premessa con il botto: la corsa campestre, Sara Abdul Masih ricorda una competizione alla quale aveva partecipato da bambina: pur partendo in svantaggio per una caduta iniziale, era riuscita via via a riguadagnare terreno e a vincere seguendo gli incitamenti della sua “voce interiore”. Seguono 4 capitoli : 1) Lamia storia;2)La meschinità di Mr. Mobbing; 3)La svolta;$) Il protocollo di soluzione. ciascuno introdotto da significative citazioni. Infine la Conclusione sollecita riflessioni sulla leadership femminile, mentre in Appendice vengono fornite preziose testimonianze. Nel risvolto anteriore di copertina si legge quanto segue: Nella vita non tutte le cose che facciamo vanno sempre come ci aspettiamo, neanche quando siamo benestanti e soddisfatti della nostra realtà quotidiana. Avere una bella famiglia, una splendida carriera e sentirsi bene nella propria pelle non significa essere automaticamente immuni dalle difficoltà, dai problemi, dai pregiudizi e dalle brutte esperienze. La storia che leggerai in questo libro parla di un fenomeno silente ma più diffuso di quanto non sembri: il mobbing. In particolare quella forma di mobbing che si accanisce spesso e volentieri sulle donne nel mondo del lavoro. Il volume offre un protocollo da seguire e soluzioni pratiche, concrete ed efficaci per tutti coloro che hanno a che fare con questo problema, non soltanto per chi ne è vittima. È importante sapere cos'è il mobbing, imparare a riconoscerlo e a farvi fronte nella maniera corretta, in modo da trasformarlo in una sfida dalla quale uscire vincitori a testa alta” ”Credevo di essere all’apice della mia carriera, avevo tutto: un marito che amavo, tre splendidi figli e un buon lavoro- Sara afferma- Ancora non capivo, o forse non volevo capire che ero caduta nella spirale del mobbing. Giorno dopo giorno, ero sottoposta a continue vessazioni sul lavoro, umiliazioni fini a se stesse, ma che feriscono nel profondo e che finirono col farmi sentire annientata, incapace, totalmente inerme e terrorizzata dal fatto che una mia reazione avrebbe potuto farmi perdere tutto ciò che avevo conquistato e costruito in tanti anni di lavoro. Il mobbing sul lavoro è un fenomeno subdolo, tanto difficile da riconoscere quanto da sconfiggere. Riprendere in mano la mia vita e la mia identità non è stato semplice, per questo ho deciso di diventarne una vera e propria esperta e di raccontare quanto provato sulla mia pelle nel libro “Dal Mobbing alla Svolta”. Un libro che vuol essere un punto di partenza per ispirare e motivare chi è vittima di mobbing con un protocollo che permetta di riconoscere ed elaborare questa forma di bullismo per ottenere la propria svolta”. Senz’altro un libro coinvolgente quello di Sara Abdel Masih, un libro che si legge tutto d’un fiato, scritto in uno stile semplice e spontaneo, quasi colloquiale, ma allo stesso tempo colto ed elevato in cui emerge non solo il carattere volitivo dell’autrice, ma anche la sua sensibilità radicata in valori irrinunciabili e sincera spiritualità, l’umiltà infine nel riconoscere determinante per la sua vittoria il sostegno di familiari e amici nella sua dura lotta. Sara ha ottenuto diversi riconoscimenti tra i quali ricordiamo :Premio Milanese dell'anno (2018), Where Milan Award (2018). Nel 2020 le è stato assegnato il Premio Pavoncella, come Donna Manager dell'Anno con la seguente motivazione: “Direttrice dell’Hotel dei Cavalieri e dell’Hotel The Square, due fra le più prestigiose realtà alberghiere di Milano; presidente dell’A.D.A., L’Associazione dei Direttori d’Albergo lombardi, Sara Abdel Masih, madre greca e padre egiziano, vanta, fra i tanti riconoscimenti professionali quello, di Milanese dell’Anno. Alla guida di strutture ricettive rigorosamente a cinque stelle, appartenenti a catene mondiali come “Four Seasons Hotelsl &Resorts” e “Bulgari Hotels & Resorts”, ha saputo conciliare lavoro e professionalità con l’ essere madre a tempo pieno. Da Simone, con cui è sposata, ha avuto tre bambini, tra cui due gemelli. Ma l’impegno in famiglia non le ha impedito di cimentarsi in una nuova sfida con l’apertura di una struttura di categoria inferiore, rispetto a quelle sino a quel momento dirette, con un obiettivo ambizioso : conquistare le “5 stelle”. Il tutto raggiungibile grazie a quel gioco di squadra che l’ha vista cimentarsi, con successo, anche nel beach volley, giocato a livello agonistico , nei circuiti nazionali ed internazionali. L’epidemia da corona virus che l’ha sorpresa proprio nel momento cruciale della sua seconda vita professionale, ha messo in luce l’innata umanità e generosità. In una delle strutture da lei dirette, Sara Abdel Masih, ha accolto pazienti covid in quarantena, operatori sanitari e medici bisognosi di una “dimora momentanea” per scongiurare l’eventuale trasmissione in famiglia del corona virus. Ai tanti traguardi professionali ne ha aggiunto, proprio in piena pandemia, un altro prestigioso: l’inaugurazione ed apertura al pubblico del “The Roof Milano”- Una Donna che non ha ammainato bandiera, nella certezza che Milano e l’Italia tutta avrebbero superato anche questa drammatica prova. Ed a Sara Abdel Masih va dunque con pieno merito, per scelta unanime della Giuria, il Premio “Pavoncella” come Donna Manager 2020”. Giovanna D’Arbitrio
FRANCESCA d'ORIANO, Cavaliere della Repubblica per la Cultura
post pubblicato in diario, il 12 marzo 2021
Come campani siamo lieti per l’alta onorificenza di Cavaliere della Repubblica per la Cultura assegnata dal Presidente Sergio Mattarella alla dott. Francesca d’Oriano, nostra conterranea nata a Pozzuoli ed ora residente a Sabaudia, presidente dell’Associazione culturale no-profit “ArteOltre”, e in particolare ideatrice del Premio Pavoncella, dedicato alla creatività femminile. Come si legge dal comunicato (qui in parte riportato) di Romano Tripodi, Capo Ufficio Stampa del Pavoncella “ Il dott. Maurizio Falco, Prefetto di Latina, ha consegnato, nel corso di una cerimonia sobria ma non per questo meno significativa, l’alta onorificenza a Francesca d’Oriano, che le è stata conferita dal Capo dello Stato, Sergio Mattarella, su proposta del Presidente del Consiglio dei Ministri, per le sue benemerenze culturali e sociali. Un impegno costante per fare e promuovere Cultura nella Provincia pontina ed in Italia, quale presidente dell’Associazione culturale no-profit ArteOltre, con la quale ha organizzato dal lontano Duemila mostre d’arte, spettacoli dal vivo, serate letterarie, coinvolgendo sempre e comunque le scuole. Una missione resa ancor più significativa con la creazione del Premio internazionale“ Pavoncella alla creatività femminile” che il 4 settembre 2021 celebrerà la decima edizione a Sabaudia, dove è nato. Traguardi raggiunti grazie alla passione ed alla indomita perseveranza. E proprio al valore che ha la Cultura come collante della società, soprattutto nella nostra Provincia, ha fatto riferimento il Prefetto di Latina, Maurizio Falco, che ha consegnato a Francesca d’Oriano l’ambita onorificenza di Cavaliere della Repubblica conferitale, per le sue “benemerenze”, dal Presidente Mattarella su proposta del Presidente del Consiglio. Una cerimonia sobria, ma non per questo, meno significativa, che la pandemia tuttora imperante, ha privato della presenza dei media. Quei media, che in questi anni hanno saputo cogliere l’importanza del messaggio culturale che, Francesca d’Oriano, ha trasmesso a livello provinciale, regionale, nazionale e internazionale. A partire dalle sue mostre che si sono sempre distinte per l’importanza e lo spessore artistico; basti ricordare eventi come “I Templari in terra pontina”; “Viaggio da Roma alle Paludi con Goethe per Volkman”, con il contributo importante di Renato Mammuccari; “Futurismo, realtà in movimento” ospitata a Palazzo Emme con le opere di Balla, Depero, Boccioni, Severini, Carrà. Capolavori generosamente prestati per l’evento da Raffaele Zanè, presidente del Gruppo Securitas-Metronotte. Eventi che sono stati sempre contrassegnati da una funzione didattica, coinvolgendo scuole, docenti ed alunni. Molto lo spazio dato alla Musica ed ai suoi interpreti; non meno vivo lo spazio concesso alla letteratura. Poi, a partire dal 2011, un nuovo salto di qualità, in cui l’elemento della socialità ha trovato ulteriore impulso con la nascita del Premio “Pavoncella alla creatività femminile” che ha reso protagonista ed esaltato giustamente il ruolo della Donna, sottolineandone le qualità professionali ed i traguardi raggiunti, non senza fatica, nei diversi campi in cui ha avuto modo di esprimersi ed affermarsi, in un mondo spesso monopolizzato dagli uomini. Merito di Francesca d’Oriano e della Giuria, tutta al femminile, che l’ha affiancata sin dalla prima edizione, aver portato alla ribalta “eccellenze in rosa” lontane dalle luci della ribalta mediatica e dai salotti televisivi. A Sabaudia, che resta la sede naturale del Premio, si sono avvicendate, in qualità di vincitrici, Donne che sono onore e vanto del nostro Paese. Citiamo, tra le tante, la Senatrice a vita, Liliana Segre, la Magnifica Rettrice della Oxford University, Louise Richardson, la Presidente dell’Ospedale “Bambino Gesù”, Mariella Enoc, il Procuratore Generale della Corte di Appello di Bari,Anna Maria Tosto, l’attuale Prefetto di Lecce e già di Latina, Maria Rosa Trio, Carolina Rosi De Filippo, unica donna impresario teatrale ed anima della Fondazione intitolata al grande Eduardo, il Giudice della Corte Costituzionale, Silvana Sciarra, per l’impegno nel sociale, Lucia Vedani presidente di CasAmica. Grande attenzione è stata rivolta anche all’Arte e alla Medicina, consegnando nel tempo, borse di studio a giovani artiste e ricercatrici scientifiche. “Sono grata al Presidente Mattarella per l’onore che mi ha voluto concedere. Una nomina che mi ripaga di tutti quei momenti difficili che in questi lunghi anni non sono certamente mancati, ma che ho cercato di superare, convinta che fare e promuovere Cultura, in un Paese ed in una Provincia come la nostra, sia il modo migliore per dare un significato alla propria ed altrui esistenza”, commenta, visibilmente emozionata, Francesca d’Oriano, il cui grazie va a tutte le amiche della Giuria, alle Istituzioni ed a quei Privati che le sono state costantemente a fianco”. Concludendo, Covid19 permettendo quest’anno il Premio Pavoncella arriverà alla X Edizione che avrà luogo di nuovo a settembre, a Sabaudia, e comunque sempre nel rispetto delle norme per contenere la pandemia. Ci auguriamo, quindi, con tutto il cuore che tale evento culturale possa proseguire il suo luminoso percorso, grazie all’impegno di Francesca d’Oriano e dei suoi collaboratori, un Premio particolarmente significativo in questo momento in cui “le pari opportunità” hanno subito un duro colpo per effetto del letale virus. Giovanna D’Arbitrio
PANDEMIA: IL BIVIO TRA EGOISMO E SOLIDARIETA'
post pubblicato in diario, il 2 marzo 2021
Mentre ancora migliaia di persone muoiono in Italia e nel mondo per Covid19, ci sentiamo sgomenti di fronte a irresponsabili crisi di governo, egoistici interessi politici, scomparsa di vaccini promessi per contratto ora all’improvviso ridotti senza un valido motivo. Non sarebbe più giusto eliminare i brevetti, dando la possibilità di accesso ai vaccini in tutto il mondo? Perfino questo nuovo governo basato su “larghe intese”, in fondo ci delude per scelte che sembrano far pendere la bilancia più verso partiti conservatori che progressisti, più verso il Nord che il Sud. Ci aspettavamo davvero “il governo dei migliori” per competenze, onestà e alti ideali, ma ora speriamo solo che almeno con l’aiuto di un personaggio autorevole come Draghi si riesca a contenere la pandemia e gestire al meglio il Recovery Fund. Ci auguriamo inoltre che tutti i partiti progressisti e democratici si uniscano finalmente, abbandonando dannose conflittualità. Anni fa scrissi un articolo nel quale ponevo in risalto che l’Umanità era giunta ad un “Epocale Bivio” in cui sarebbe stato necessario scegliere tra barbarie o civiltà, egoismo o solidarietà, vita o morte. Purtroppo l’articolo è tuttora attuale, in tempi divenuti oggi ancora più difficili per il dilagare della pandemia. Eccone uno stralcio: “Ogni giorno i Tg ci mostrano orrende immagini di violenza e morte: tra guerre, attentati terroristici, torture e quant’altro ci sembra di essere ritornati ai secoli bui del Medio Evo, in un progressivo oscuro sprofondamento nell’ abisso dell’inciviltà. Siamo sgomenti e ci chiediamo attoniti quali siano le cause che producono tali effetti. Noi comuni mortali, lontani dai complicati interessi internazionali ci poniamo inquietanti interrogativi. Perché le guerre scoppiano in prevalenza in paesi pieni di risorse di ogni genere? Come mai non si crea vivibilità nei paesi del Terzo mondo, costringendo miglia di migranti a lasciare le loro terre? Perché non si punta mai su ISTRUZIONE, FORMAZIONE, LAVORO invece di usare violenza, morte e distruzione? Come mai perfino l’Europa rinuncia a essere un faro di civiltà e cultura, crollando sotto i colpi dello Spread e i debiti dei paesi poveri? Non basteranno certo privilegi ed avanzate tecnologie a salvare l’Umanità in futuro, se non saremo in grado di ritornare agli eterni valori etici e spirituali. Eventi straordinari di ogni genere ci inducono a riflettere sui grandi cambiamenti epocali di un periodo storico che si concluderà prima o poi, in un modo o nell’altro. Essendo arrivati dunque ad un “Inevitabile Bivio”, ci rendiamo conto che è giunta l’ora di schierarsi da una parte o dall’altra, scegliendo tra barbarie o civiltà, violenza o rispetto per diritti umani e civili, egoismo o solidarietà, schiavitù o libertà, materialismo o ritorno ad essenziali valori etici e spirituali. Il pericolo maggiore che oggi corriamo, però, è quello di cedere sotto i colpi di una distruttiva cultura che, martellandoci continuamente con la sua negatività, ci fa sprofondare lentamente nella rassegnazione, nella mancanza di reattività, o peggio nell’abitudine ed infine nell’ indifferenza a tutto ciò che accade intorno a noi, convinti di essere impotenti ed inermi Eppure nei nostri democratici e civili paesi occidentali, siamo ancora noi a scegliere con un voto chi ci dovrà governare, chi dovrà poi mettere in atto strategie politico - economiche che ormai non sono solo nazionali, ma globalizzate. Siamo dunque tutti responsabili di ciò che accade in questo momento, tutti stiamo scegliendo soprattutto tra egoismo e solidarietà. Se ci fermiamo a considerare i meccanismi di causa-effetto, probabilmente la lettura del rapporto di Amnesty International 2013 ci può far riflettere su quanto avviene negli scenari internazionali. Salil Shetty nell’Introduzione al suddetto rapporto intitolato “I diritti umani non conoscono confini”, cita le seguenti parole di M. L. King: “L’ingiustizia che si verifica in un luogo minaccia la giustizia ovunque. Siamo tutti presi in una rete di reciprocità alla quale non si può sfuggire, legati a un unico destino. Qualsiasi cosa colpisca direttamente uno, colpisce indirettamente tutti.” (Martin Luther King Jr, lettera dal carcere di Birmingham, Usa, 16 aprile 1963). Ricordando Malala e la sua coraggiosa lotta per il diritto all’ istruzione, egli ha messo in evidenza l’importanza dei social network come strumento di informazione libera, immediata ed estesa al mondo. Il coraggio e la sofferenza delle persone, insieme alla potenza senza confini dei social network, hanno cambiato la nostra visione della lotta per l’affermazione dei diritti umani, poiché il principio di solidarietà e la difesa dei diritti umani non hanno confini. Pertanto Salil ha affermato. “ Un elemento chiave della protezione dei diritti umani è il diritto di tutte le persone di essere libere dalla violenza. Un altro elemento fondamentale è dato dai forti limiti imposti alla possibilità dello stato d’interferire nella nostra vita e in quella dei nostri familiari. Ciò comprende la protezione della nostra libertà d’espressione, associazione e coscienza” (http://rapportoannuale.amnesty.it/2013/introduzione) Giovanna D’Arbitro
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