Regista, sceneggiatore, produttore e talvolta anche attore
(in alcuni cammei), più volte vincitore di Oscar e di svariati premi, Steven
Spielberg è davvero una colonna portante del cinema mondiale. Ha diretto più di
40 film spaziando tra diversi generi, quali fantascienza in Incontri Ravvicinati del III Tipo, E.T. the Extraterrestrial , A.I. Artificial Intelligence, oppure
avventura nella serie su Indiana Jones,
o temi più impegnati contro guerra, razzismo, violenza, come in Schindler’s
List, Amistad, Salvate il Soldato Ryan, Munich, solo per citarne alcuni tra
i più noti.
In War Horse, tratto
dall’omonimo romanzo di Michael Morpurgo e candidato a 6 Premi Oscar, ancora
una volta Spielberg condanna la guerra e
ogni forma di crudeltà e violenza raccontando la storia di un cavallo venduto
all’asta a Ted Narracot (Peter Mullan) in
un villaggio inglese del Devon. Rimproverato per tale acquisto dalla moglie Rose
(Emily Watson), ma appoggiato dal figlio Albert (Jeremy Irvine), alla fine Ted
riesce a far accettare il cavallo che entra nella famiglia col nome di Joey.
Grazie al grande feeling tra Albert e Joey, sarà possibile dissodare ed arare
un terreno arido ed incolto per ricavarne un buon raccolto e pagare così i
debiti al prepotente signorotto del villaggio.
Purtroppo la sfortuna
si accanisce sulla piccola famiglia: una devastante pioggia distrugge il
raccolto e il povero Ted è costretto a
vendere il cavallo all’esercito inglese che si accinge a partire per la Grande
Guerra. Comincia allora l’odissea di
questo coraggioso e sensibile animale che passa da un proprietario all’altro,
da uno schieramento all’altro tra gli orrori di una guerra di trincea in cui
per la prima volta vennero usati carri armati e artiglierie automatiche a
ripetizione che fecero strage di tanti giovani vite.
Ovunque il fato conduca Joey, egli agisce in modo positivo,
quasi come una “cartina di tornasole” che mette in evidenza ed esalta il Bene
contro il Male, i personaggi sensibili contro quelli crudeli (siano essi
inglesi francesi o tedeschi) fino a ritrovare il suo amico Albert in un
commovente happy ending .
Particolarmente
significativo l’episodio in cui soldati inglesi e tedeschi insieme si prodigano
per salvare Joey, impigliatosi nel filo
spinato dopo una folle corsa tra fiamme, gas, spari e violenze di ogni genere,
episodio in cui improvvisamente si crea una “pausa” tra gli orrori, un’oasi di
pace in cui gli esseri umani si ritrovano nei valori semplici ed
essenziali della vita, al di sopra di
tutte le guerre che in genere la gente comune è costretta a subire. E così il
cavallo diventa un nobile simbolo del Bene che riesce ad unire non solo persone
di nazionalità diverse, ma anche uomini ed animali, questi nostri amici, spesso
maltrattati e da noi poco “conosciuti”, che talvolta ci sorprendono nel
rivelarsi migliori di certi esseri umani insensibili e malvagi.
Un film edificante, molto educativo, adatto a tutte le età,
un film che genitori e figli dovrebbero vedere insieme anche per rendere
omaggio ad un grande regista che avvalendosi di un buon cast e un’ équipe già
collaudata in precedenti film per sceneggiatura (Richard Curtis e Lee Hall),
montaggio (Michael Kahn), colonna sonora (John Williams), ci dona ancora
emozioni ispirandosi ai bei film del passato.
Giovanna D’Arbitrio