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CULTURA: UNICA IDENTITA' EUROPEA
post pubblicato in diario, il 8 marzo 2012
           

Di ritorno da un viaggio a Parigi per ricevere la nomina di commendatore della Legion d’Onore, Umberto Eco ha rilasciato un’intervista pubblicata lo scorso gennaio da “Le Monde” e da altri giornali.

 

Pur apprezzando tale onore, ha dichiarato che si è sentito altrettanto emozionato nell’essere insignito della Gran Croce del Dodecaneso in Grecia, oppure nel ricevere auguri da parte di importanti politici stranieri poiché finalmente “siamo europei per cultura” dopo tante guerre fratricide.        

 

Citando poi la frase dell’ex ministro tedesco Joschka Fischer “l’Euro è un progetto politico”, ha evidenziato la necessità di un’integrazione che vada al di là della moneta comune.

 

Secondo lo scrittore, l’identità europea del 2012 è diffusa, ma ancora “shallow”, termine inglese che indica uno posizione intermedia tra “superfice e profondità”: dobbiamo pertanto radicarla meglio prima che l’attuale crisi la distrugga del tutto.

 

I giornali economici purtroppo non danno risalto all’Erasmus che ha creato la prima generazione di europei mentre invece, secondo lo scrittore, esso dovrebbe essere propagandato ed esteso a mestieri e professioni di tutti i generi per intensificare proficui scambi culturali ed esperienze che potrebbero accelerare l’integrazione.

 

I Padri Fondatori d’Europa, come Adenauer, De Gasperi e Monnet, forse viaggiavano di meno, non conoscevano bene le lingue straniere e non usavano Internet: la loro Europa rappresentava una reazione alla Guerra per costruire la pace. Oggi noi dobbiamo lavorare all’identità profonda, cercando ciò che ci unisce, non ciò che ci divide.

 

L’Europa, infatti, è un continente che ha saputo “fondere molte identità senza confonderle”, le nostre radici greco-romane, giudaiche e cristiane convivono, come la Bibbia e le mitologie nordiche ( presepe e albero di Natale, San Nicola, Santa Claus, Santa Lucia ecc.).  Anche se non parliamo la stessa lingua come negli USA, potremo diventare un’indissolubile federazione se diventeremo europei “profondi”.

 

Allora sulle nostre banconote forse un giorno disegneremo personaggi della CULTURA che ci ha unito, da Dante a Shakespeare, da Balzac a Rossellini.

 

Insomma, concludendo, non sarà certo lo Spread a farci sentire europei, ma sarà la nostra identità culturale l’unica via verso un’Europa davvero unita.

Giovanna D’Arbitrio

 

 

 

 

 

 

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