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COSMOPOLIS
post pubblicato in diario, il 6 giugno 2012
           

Il regista canadese David Cronenberg, riesce ancora una volta a suscitare incubi con il suo ultimo inquietante film,“Cosmopolis”, tratto dall’omonimo libro di Don De Lillo, offrendoci un quadro cupo e disperato dei nostri tempi dominati da uno spietato potere finanziario, totalmente avulso da valori e principi etici, potere che tuttavia ha i giorni contati secondo alcune frasi del film, come “Il denaro ha perso la sua forza narrativa”, oppure “E’ l’inizio dell’Era del Topo” che simbolicamente sostituisce il dio Denaro.

 

Eric Packer, giovane manager miliardario, attraversa New York nella sua lussuosa limousine bianca, deciso a raggiungere un vecchio quartiere per farsi tagliare i capelli (una sorta di ossessivo rituale), incurante delle incombenti minacce di uno stalker e del caos metropolitano scatenato da violenti dimostranti che sfasciano tutto e scagliano topi morti ovunque. 

 

Rinchiuso nell’auto superaccessoriata e computerizzata, una sorta di bunker insonorizzato a prova di proiettili, il pallido Eric, moderno vampiro (ben interpretato da R. Pattinson, già collaudato in tal ruolo), succhia il sangue di poveri ignari mortali derubandoli dei loro averi: compra e vende azioni  servendosi di preziose, segrete informazioni sull’andamento dei  mercati azionari.

 

Sempre richiuso nella limousine,  tiene riunioni di lavoro con collaboratori, riceve strani personaggi,  ha rapporti sessuali con varie donne, si sottopone a quotidiane visite mediche e scopre che la sua prostata è “asimmetrica”, simbolo di una vita  innaturale e robotica.

 

 Imbottigliato nel traffico, ogni tanto è costretto a scendere dall’auto e ne approfitta per incontrare l’algida moglie, miliardaria depressa, prendere un drink in una discoteca piena di giovani drogati, uccidere una delle sue guardie del corpo quasi per gioco (la vita degli altri a quanto pare per lui non ha più alcun valore) e incontrare finalmente il barbiere per il rituale scaramantico taglio di capelli.

 

 Malgrado ciò, tuttavia, la fortuna lo ha abbandonato:  ha commesso un errore e perderà le ricchezze accumulate sulla pelle degli altri per il crack finanziario di un lontano paese asiatico e poi alla fine  di una lunga giornata cadrà anche nelle grinfie del suo stalker (interpretato da uno straordinario Paul Giamatti), un ex dipendente che gli elencherà  i motivi del suo odio puntandogli contro un’arma: Eric è per lui il simbolico condensato di tutti i mali di un’orrenda epoca di decadimento, uno dei colpevoli, irresponsabili costruttori  di una società corrotta, alienata e alienante, lontana dall’armonia della Natura, una realtà in cui tutto è caos ed asimmetria.

 

David Cronenberg, regista  spesso definito “filosofo esistenzialista, affonda ancora una volta il coltello nelle piaghe dell’Umanità, nei suoi lati negativi, come aveva già fatto in altri film (La Mosca, Spider, A History of violence, Crash, A Dangerous Method ecc.), generando spesso nello spettatore un senso di malessere, soprattutto in questo triste e claustrofobico “Cosmopolis” in cui purtroppo riconosciamo i mali della nostra epoca, al di là di dialoghi astratti, eccesso di simboli ed atmosfere surreali.

 

Suona un po’ come una “sveglia”, un monito per non scendere ancora più in basso, finché siamo in tempo.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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