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GUERRE DIMENTICATE
post pubblicato in diario, il 4 ottobre 2017
Perché oggi ci sono guerre dimenticate che Tg e giornali non evidenziano più?! Anche se ci sembra giusto che l’attenzione venga concentrata sulla Siria (e già sta diminuendo!), senz’altro “una voragine aperta nella coscienza dei primi decenni del XXI secolo”- come afferma Andrea Ricciardi, fondatore della comunità si Sant’Egidio, in un articolo su Famiglia Cristiana - d’altro canto ci si chiede perché mai di altri conflitti non se ne parli affatto. Lo stesso Ricciardi, dopo aver mostrato orrore per le continue stragi di civili in Siria e la distruzione di un patrimonio culturale dell'umanità ad Aleppo, sottolinea che nel frattempo altri conflitti non fanno più notizia, come la guerra nello Yemen, oppure quella in l'Arabia Saudita dove continua la lotta contro i miliziani houti (sciiti) con grave crisi umanitaria per epidemia di colera, malnutrizione infantile e due milioni e mezzo di sfollati. E in Sud Sudan, da poco indipendente, imperversa ancora la conflittualità tra varie etnie, causando l’emigrazione di un milione e mezzo di persone in Etiopia e in Uganda. Anche la Libia stenta a trovare stabilità e continuano violenze e atrocità in Congo, mentre il conflitto a bassa intensità in Ucraina fa pagare un alto prezzo alle popolazioni della regione orientale del Donbass. Altri esempi si potrebbero portare, citando altri paesi in cui la pace sembra un miraggio: le notizie sono scarse o assenti sui mass media, ma abbondano su social e siti on line. -Il terrorismo e il radicalismo islamico sono senz’altro gravi problemi da affrontare, ma ci sono regioni intere da pacificare. E le guerre si eternizzano, non fosse per gli interessi economici e per il lucroso traffico di armi. Seguire le vicende politiche, apprendere elementi di geopolitica, prendere parte manifesta che non ci siamo rassegnati alla guerra: avere un'opinione è anche un modo di far pesare la propria volontà di pace. E la preghiera per la pace è, tra l'altro, un modo di ricordare sempre e di non rassegnarsi alle guerre degli altri"- sottolinea Andrea Ricciardi In un mondo globalizzato caratterizzato da crisi ideologiche, deriva etica, egoismo e mancanza di solidarietà, massicce migrazioni e conseguenziale riacutizzarsi di razzismo e nazionalismo, purtroppo terrorismo e guerre flagellano il mondo senza tregua. Il modello di conflitto inteso in senso classico è stato rimpiazzato da numerosi focolai di guerra, guerriglia, scontri interni e quant’altro. In questo tragico quadro internazionale, ci si chiede perché cadano nell’oblio attuali sanguinose guerre e crescenti violazioni di diritti umani (segnalate da Amnesty International). Dai dati presi dal sito di “Wars in the World” e dell’UNHCR (l’organizzazione dell’ONU per i rifugiati)si rileva che ben 47 sono gli Stati in guerra oggi nel mondo. Un’informazione corretta in effetti potrebbe contribuire ad una maggiore consapevolezza e condivisione individuale e collettiva per contrastare un sentimento di impotenza di fronte a tali situazioni, sollecitando la società civile, le istituzioni, le organizzazioni umanitarie ad un impegno comune per modificare le distruttive ed egoistiche strategie politiche globalizzate. I Medici Senza Frontiere hanno fatto appello a mass media e siti internet per una maggiore visibilità sulle guerre dimenticate, un tentativo di arginare la sistematica violazione dei diritti umani, con il contributo di mezzi di comunicazione: sensibilizzare l’opinione pubblica significa influenzare la classe dirigente per invio di aiuti umanitari in aree di crisi, controllo sull’export di armi e quant’altro, maggior impegno nell’attivazione di politiche internazionali preventive, un giornalismo più responsabile e meno legato a lobby e sensazionalismo, sollecitazione alla sobrietà nei paesi più ricchi per limitare iniquo sfruttamento di risorse e consequenziali conflitti.( Significativo il rapporto di Medici senza Frontiere: Le crisi umanitarie dimenticate dai media). Una guerra non finisce semplicemente perché non se ne parla più: sangue, morte, violenze continuano nonostante il nostro silenzio e così i “signori della guerra” hanno maggior campo libero. Giovanna D'Arbitrio
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