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NATALE A NAPOLI
post pubblicato in diario, il 31 dicembre 2017
Mentre imperversano i soliti cliché negativi su Napoli situata da statistiche varie negli ultimi posti per qualità di vita, per fortuna i turisti sono tornati in massa nella nostra città e ne elogiano il patrimonio artistico e culturale, le bellezze paesaggistiche, nonché gli eccellenti cibi e vini, pizza napoletana inclusa, divenuta patrimonio dell’UNESCO. “Così cantava Parthenope, che provava un dolore dolce. La sua voce era una freccia che colpì il mio cuore”, scrisse il filosofo e letterato tedesco J. G. Herder” e mi sembra che questi versi accompagnino da sempre la mia amata città, dolente e bellissima, che affascina ancora e colpisce il cuore di coloro che la visitano, ammirando vestigia prestigiose di un antico passato storico che attraverso i secoli hanno arricchito la città fin dai tempi della “Magna Grecia”, quando il mito di una bella sirena le donò il nome di Partenope (VIII sec. A. C.). Amo talmente la mia città che nei miei pensieri talvolta le parlo come se fosse essa stessa la mitica sirena:- Quante dominazioni hai subito, cara Partenope! Eppure hai saputo rielaborare, trasformare, integrare culture e tradizioni diverse fin dai tempi della tua fondazione, antica colonia greca ricca di arte e bellezza, divenuta in seguito Neapolis (Città Nuova) ad opera dei Cumani, passata poi nel corso della storia ad Osci, Romani, Bizantini, Goti, Normanni, Svevi, Angioini, Aragonesi, Borboni, a Bonaparte e la sua schiatta, di nuovo ai Borbone ed infine all’ Unità d’Italia per la quale il tuo popolo versò generosamente il suo sangue sognando un’unica patria, forte e coesa, capace di respingere nuovi invasori. Un sogno mai pienamente realizzato. Tu che sei Sud d’ Italia, rimani “terra di conquista”, come tutti i Sud del mondo. E con l’avvicinarsi del periodo natalizio indossi una veste scintillante intessuta di luci e colori, malgrado la crisi economica e i numerosi irrisolti problemi che ti attanagliano. E le tue meravigliose famiglie, ricche di valori antichi e irrinunciabili, si riuniscono intorno al desco e tornano dall’estero i numerosi migranti, inclusi laureati con la valigia licenziati in tronco e sballottati qua e là da Brexit e protezionismo “alla Trump”. Che dire, cara Napoli? Sovente vilipesa, denigrata, schiacciata, tu rimani comunque “viva” e come l’araba fenice combatti per rinascere dalle tue ceneri, conservando ciò che di positivo è nel tuo passato di sofferenze e tiranniche repressioni, e t’inventi di tutto pur di sopravvivere grazie a fantasia, creatività, gioia di vivere che si rivela in una vivace tarantella o in una sagace battuta di spirito per cui si distinguono i tuoi abitanti. Oppure ecco svelate in un lampo sensibilità, intensi sentimenti, malinconia, dolente rassegnazione al fato, attraverso le tue melodiose canzoni conosciute in tutto il mondo. Sono contenta di essere nata qui, quando dall’alto delle tue colline ammiro stupendi paesaggi che si tingono di colori e sfumature diverse a seconda delle ore del giorno. Sei impareggiabile in quell’ ora che segue il tramonto “e ai marinai intenerisce il core” (Dante) con le tinte tenui che ricordano certe gouache della Scuola di Posillipo. Sono contenta di essere napoletana e campana quando penso all’ immenso patrimonio artistico e culturale del tuo territorio, sono fiera quando posso mettere in risalto i tuoi aspetti positivi pur combattendo contro quelli negativi, sperando sempre che in tutto il Sud d’ Italia, e in tutti i sud del mondo, istruzione, formazione e lavoro possano un giorno generare un cambiamento -. Ai napoletani faccio una raccomandazione: per favore non gettate le carte per terra, altrimenti sarete sempre considerati un popolo di “lazzari” e delinquenti anche se state morendo di cancro per rifiuti tossici e quant’altro, sempre criticati per “effetti” negativi le cui “cause” non vengono mai analizzate. Smettiamo dunque di sperare nell’ altrui aiuto e rimbocchiamoci le maniche, reagiamo alle offese e lottiamo. E che il 2018 sia un anno diverso. Giovanna D’Arbitrio
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