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FILM PADRENOSTRO
post pubblicato in diario, il 6 ottobre 2020
PADRENOSTRO, di Claudio Noce (Un film toccante) di Giovanna D’Arbitrio Presentato alla 77ª Mostra d'arte cinematografica di Venezia, il film Padrenostro, di Claudio Noce trae ispirazione dall'attentato del 14 dicembre del 1976 a suo padre, il vicequestore Alfonso Noce, da parte dei Nuclei Armati Proletari. Nel film la storia comincia a Roma nel 1976 dove Valerio le Rose (Mattia Garaci), bambino fantasioso che gioca con amici immaginari, conduce una vita serena con la sua sorellina Alice, la madre Gina (Barbara Ronchi) e il padre, Alfonso (Pierfrancesco Favino), noto magistrato. Un giorno all’improvviso la sua vita viene sconvolta da un drammatico avvenimento: suo padre subisce un attentato terroristico sotto casa. Tutti pensano che Valerio dorma, invece assiste alla scena, ma non ne parla a nessuno. Da quel momento per tutta la famiglia la vita quotidiana diventa un incubo tra paura e limitazioni di libertà, sempre sotto scorta e in costante all’erta. Quell'estate, tuttavia, Valerio trova un po’ di serenità quando incontra in modo inaspettato Christian, un ragazzino più grande di lui che sembra materializzarsi dal nulla, proprio come i suoi amici immaginari. Quando suo padre decide di ritornare in Sicilia nella casa di campagna dei suoi genitori e familiari, Christian li raggiunge e il racconto assume a questo punto toni e risvolti inaspettati che mettono in evidenza non solo il toccante rapporto padre- figlio, ma anche quello tra Valerio e Christian, creature innocenti degli “anni di piombo”, capaci di superare l’odio. “Il cuore del film nasce da un respiro decisamente autobiografico-ha affermato il regista- da una storia accaduta alla mia famiglia e a mio padre che era un responsabile dell’Antiterrorismo per l’Italia centrale e che subì un attentato (per fortuna non mortale) da parte dei Nap. Mio fratello, prosegue Noce, che era in casa con mia madre vide tutto dal balcone. Parto da quello sguardo di quel bambino a cui è stata sottratta l'infanzia per poi allargarmi e allontanarmi dalla storia per raccontare altro, poiché aprendosi alla dimensione più favolistica legata all'amicizia diventa un film di formazione”. Bravissimi i giovani interpreti, Mattia Garaci e Francesco Gheghi, magistrale l’interpretazione di Pierfrancesco Favino, vincitore della Coppa Volpi Coppa Volpi, notevoli sceneggiatura di Claudio Noce ed Enrico Audenino, fotografia di Michele D'Attanasio, significativa la scelta delle musiche di Ratchev & Carratello. Claudio Noce, sceneggiatore e autore di cortometraggi, con Padrenostro è al suo terzo film come regista, dopo Good morning Aman (2009) e La foresta di ghiaccio (2014). Giovanna D’Arbitrio
IL FILM "ROMANZO DI UNA STRAGE"
post pubblicato in diario, il 12 aprile 2012
           

Piazza Fontana,  12 dicembre 1969, ore 16,37: una bomba esplode nella Banca Nazionale dell’Agricoltura, 17 i morti, 88 i feriti. I colpevoli ancor oggi restano ignoti ed impuniti.

 

Si dava inizio così agli  “anni di piombo”,  anni in cui nessuno si sentiva tranquillo in stazioni, aeroporti, treni, aerei  e quant’altro, anni in cui il terrorismo sferrò un attacco violento  anche in Italia, impietoso e crudele soprattutto nel mietere vittime innocenti, persone comuni, lontane dai circuiti contorti della politica.

 

E proprio’ questa pagina buia della nostra storia che il regista Marco Tullio Giordana ci invita a rileggere, offrendoci una versione “diversa” di due personaggi  legati alla strage di Piazza Fontana: l’anarchico Giuseppe Pinelli (Pierfrancesco Favino)  e il commissario di polizia Luigi Calabresi (Valerio Mastandrea).  Il 15 dicembre 1969 Pinelli  muore precipitando da una finestra del Commissariato di Milano nel corso di un interrogatorio. Calabresi viene ritenuto responsabile di ciò, benché in quel momento non fosse presente: il 17 maggio 1972 viene assassinato davanti alla sua abitazione.

 

M. T. Giordana li rappresenta  entrambi come due  uomini onesti e non violenti, vittime di intrighi nazionali ed internazionali che alimentarono “la strategia della tensione ”, insiste sui loro rapporti basati su reciproca stima, evidenzia il loro amore per la famiglia: insomma descrive due persone  dignitose e in buona fede anche se di idee politiche differenti. La stessa dignità  caratterizza le donne di questa storia, Gemma Calabresi (Laura Chiatti),  Licia Pinelli (Michela Cescon).

 

Sulla locandina del film in alto a destra si legge la scritta ”La Verità esiste”, ma ci si chiede poi a cosa serva se essa non emerge mai con chiarezza. Il film sottolinea la difficoltà di accedere in genere ad una corretta informazione sui fatti, per cui lo stesso  Calabresi, inizialmente confuso, solo dopo lunghe ed accurate indagini personali arriva ad una verità che alla fine viene occultata “per non causare danni maggiori all’intera nazione”:  essa diventa pertanto “romanzo”, cioè una sorta di ricostruzione “fantasiosa” degli eventi  poiché le prove mancano,  come si evince dal significativo colloquio tra Calabresi e il capo dell’ufficio “affari  riservati”(interpretato da G. Colangeli).

 

 Lo stesso  regista in effetti ha dichiarato che l’affermazione di Pasolini “Io so, ma non ho le prove”, gli ha fornito lo spunto per il titolo del film, un “romanzo”  diviso in capitoli che racconta un pezzo della nostra storia ai giovani di oggi, così lontani da quei tragici avvenimenti.

 

M. T. Giordana dunque dopo  due film di successo come “I 100 Passi” e “La Meglio Gioventù”, viene elogiato ancora una volta per il suo stile asciutto, privo di falsa retorica e allo stesso tempo umano, capace di introspezione psicologica.

 

Concludendo, ci sembra opportuno sottolineare che purtroppo il terrorismo è sempre la conseguenza di gravi  problemi “irrisolti” che esplodono poi in modo violento, innescando pericolosi processi distruttivi spesso  strumentalizzati per scopi poco nobili. Il prezzo è alto: si rischia la perdita di libertà e democrazia. E dove domina la tirannia poi si verifica ancora un processo simile: la  stessa soppressione dei valori democratici con l’uso della forza bruta, prima o poi genera una reazione uguale e contraria, una sorta di boomerang  che ritorna indietro e spazza via i dittatori, come sta avvenendo nei paesi arabi. La spirale della violenza è un pericoloso circolo vizioso.

 

Gandhi riuscì a mobilitare un’intera nazione contro il colonialismo britannico  con “la resistenza passiva”, oggi invece dopo l’orrendo e devastante attentato alle Torri Gemelle dell’ 11 settembre, assistiamo ad un’ escalation del terrorismo e forse anche ad una strumentalizzazione dello stesso a livello mondiale per fini poco chiari. Dove vogliamo arrivare? La scelta è sempre tra violenza e non-violenza,  inciviltà e civiltà.

Giovanna D’Arbitrio

 

 

 

 

  

 

 

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