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MY FAIR LADY
post pubblicato in diario, il 30 gennaio 2013
           

Nel 1956 ebbe grande successo a Brodway il musical “My Fair Lady” di Lerner e Loewer tratto dal “Pigmalione”, una commedia di G. B. Shaw il quale a sua volta si era ispirato all’omonimo personaggio delle “Metamorfosi” di Ovidio.

 

Nel 1964  la versione cinematografica con Audrey Hepburn e Rex Harrison portò anche sul grande schermo la storia  del prof. Herry Higgins, studioso di fonetica, che nella Londra d’inizio ‘900 scommette col suo amico, il colonnello Pickering, di riuscire a trasformare in una duchessa Eliza Doolittle, un’umile fioraia che si esprime in modo sguaiato e volgare, insegnandole buone maniere e un modo di parlare corretto e gradevole.

 

Quest’anno in Italia ripropongono questo classico teatrale  Vittoria Belvedere e Luca Ward nei panni dei due protagonisti, con la regia di Massimo R. Piparo, belle coreografie e musiche, ottimo corpo di ballo. Rappresentato a Napoli dal 18 al 27 gennaio, lo spettacolo ha riscosso un notevole successo e a febbraio sarà di nuovo in giro per l’Italia  in vari teatri.

 

Ci sembra opportuno evidenziare i nessi tra il Pigmalione di Ovidio e quello di G. B. Shaw, nonché quanto di questo personaggio rimanga invariato sotto le spoglie del prof. Higgins nel musical.

 

Ovidio racconta la storia dello scultore Pigmalione che, innamorato di una bellissima statua di donna da lui scolpita, chiede alla dea Afrodite di trasformarla in una creatura umana, una storia che simboleggia la ricerca della vera Arte attraverso Bellezza e Amore.

 

Il personaggio di Shaw, sotto la vis comica, nasconde invece una critica a superbia e snobismo dell’high society della sua epoca. In effetti Henry, sprezzante e misogino, considera l’umile Eliza  “un mucchio di stracci” che potrà trasformarsi in una signora dell’alta società solo grazie alla sua abilità. La vera metamorfosi, tuttavia, avverrà solo attraverso il potere della cultura e soprattutto dell’ Amore che, superando tutte le barriere sociali (e maschiliste), renderà anche Higgins meno tracotante, più sensibile ed umano.

 

Nel gradevole musical “My Fair Lady”, i messaggi sottesi di Ovidio e di Shaw sono fusi in un’unica visione di arte, bellezza e amore, messaggi  resi più accattivanti ed accessibili a tutti con l’aiuto di comicità, belle musiche, canti corali e danze.

 

Giovanna D’arbitrio  

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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