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FILM "MARTIN EDEN"
post pubblicato in diario, il 10 settembre 2019
Martin Eden, diretto da Pietro Marcello, liberamente tratto dall'omonimo romanzo di Jack London, alla Mostra Cinematografica di Venezia 2019 si è aggiudicato la Coppa Volpi per la migliore interpretazione, assegnata a Luca Marinelli. Il bravo regista casertano, in passato documentarista, rielabora il romanzo di J. London spostando l'azione dalla California in Italia, a Napoli, per raccontare la storia di Martin Eden (Luca Marinelli), un marinaio che nei primi anni del XX secolo ritorna nella sua città. Dopo aver salvato Arturo Orsini da un pestaggio, viene accolto con riconoscenza dalla sua famiglia e presentato alla sorella Elena (Jessica Cressy) della quale s’innamora perdutamente. Il desiderio di farsi accettare dalla famiglia borghese della giovane, lo spinge a istruirsi da autodidatta e, con l’aiuto di notevoli doti intellettive, scopre anche il suo talento per la scrittura. Purtroppo all’inizio i suoi scritti vengono rifiutati dagli editori e ciò lo allontanerà anche da Elena che lo crede un socialista, mentre egli dichiara di essere un individualista, seguace dell’evoluzionismo di Spencer. La scalata sociale mediante la cultura, in effetti, sembra a Martin un sogno realizzabile anche se difficile, ma ben presto egli si accorge che le porte dell’high society si aprono non per i meriti culturali duramente conquistati, bensì solo per la notorietà e il successo conseguiti. Proverà allora delusione e amarezza nel costatare che perfino Elena ora è pronta ad accoglierlo, mentre si avvede di aver rinunciato agli ideali giovanili per gente che non stima più. Il suicidio del suo più caro amico e mecenate Russ Brissenden (Carlo Cecchi), scrittore e poeta anch'egli, acuisce una forma di crescente depressione che egli cerca di annegare nell’alcool. La differenza fra il film e il romanzo non consiste solo nello spostamento dell’azione dalla California all’Italia, ma anche nel dislocamento temporale in una Napoli che “potrebbe essere una qualsiasi città, ovunque nel mondo”- come ha sottolineato il regista stesso- in una narrazione che arriva fino allo scoppio della prima guerra mondiale, con l’intento di abbracciare un periodo storico più ampio di quello del romanzo. In realtà si tratta di un film che riflettendo sul passato, parla del presente in maniera sottile: i primi segnali del fascismo nascente nella parte finale, il disprezzo dell’ élite per i poveri, la deriva culturale simboleggiata dai libri che bruciano, sono tutti presagi di un mondo sull’orlo di una disastrosa guerra, presagi che ancor oggi dovrebbero metterci in guardia da eventuali vichiani corsi e ricorsi storici. Antieroe destinato all’autodistruzione, Martin ci avverte che se si perde la voglia di combattere per i propri ideali per ambizione o cecità, si finisce per soccombere malamente. In effetti Martin Eden(1909), uno dei romanzi più popolari di Jack London, intriso di dottrine filosofiche e politiche, è in parte autobiografico, poiché l’autore, autodidatta come il protagonista, arrivò al successo solo dopo aver svolto molti lavori umili e aver sperimentato sulla propria pelle iniquità sociali e delusioni. Il libro appare come una forte critica alla società americana dell’epoca attraverso il disgusto che Martin alla fine prova per essa, un disgusto che lo indurrà a suicidarsi in mare, la sua prima casa di marinaio. Il film si avvale della sceneggiatura di Maurizio Braucci e Pietro Marcello, della fotografia d iAlessandro Abate e Francesco Di Giacomo, delle belle musiche di Marco Messin e Sacha Ricci. Ottimo il cast di attori, tra i quali ricordiamo alcuni attori napoletani di teatro, come Autilia Ranieri (Giulia, la sorella di Martin), Gaetano Bruno (il giudice Mattei), Carmen Pommella (Maria, umile e sincera amica), Marco Leonardi (marito di Giulia). Ecco un’intervista con il regista e con l’attore Luca Marinelli: https://www.youtube.com/watch?v=vMjyazWlg-4 Giovanna D’Arbitrio
FILM "PER AMOR VOSTRO"
post pubblicato in diario, il 22 settembre 2015
Presentato a Venezia alla Mostra del Cinema 2015, il film “Per Amor Vostro” di Gaudino, ha riscosso notevole successo e l’assegnazione della Coppa Volpi a Valeria Golino per la sua magistrale interpretazione. Il film racconta la travagliata storia di Anna che da bambina trascorre 4 anni al riformatorio per evitare il carcere al fratello maggiorenne, colpevole di un furto, e che da grande finisce con il morire volando dal cornicione del suo palazzo. Dai suoi ricordi apprendiamo che anche da piccola era costretta a volare trainata da corde, nel tradizionale “volo dell’ angelo”, con una colomba in mano dal campanile della chiesa alla piazza per annunciare la festa. Una bambina coraggiosa che, diventata donna, è costretta a fingere di non vedere ciò che accade nella sua famiglia per non perdere il pane quotidiano fornito da Luigi Scaglione (M. Gallo), marito usuraio e delinquente. Sospesa tra ignavia e coraggio per amore dei tre figli (di cui uno disabile), accetta in modo fatalistico ogni difficoltà definendola “cosa ‘e niente” per continuare a vivere, finché ella stessa sente di essersi annullata diventando ‘na cosa ‘e niente. E la sua vita è così grigia che non ha più colori (il film è quasi tutto in bianco e nero, a colori solo in ricordi, incubi e sogni). Capace di aiutare gli altri, Anna non riesce ad aiutare se stessa e trascina la sua vita sopportando delusioni, insulti e soprusi. Quando ottiene un contratto di lavoro come suggeritrice in uno studio televisivo, finalmente si ribella: cerca di cambiar vita, s’innamora perfino di un attore (A. Gianninni) e cerca di liberarsi del marito cacciandolo di casa e denunciandolo. Purtroppo pagherà con la vita il suo coraggio. Giuseppe M. Gaudino, attraverso la storia di Anna, intende estendere il discorso all’intera città di Napoli. Secondo lui “Anna è Napoli stessa” che per quieto vivere finge di non vedere il diffuso marciume morale che la sommerge, pur evidenziando buoni sentimenti, disponibilità al sacrificio, serietà. E in un’intervista ha pertanto affermato: “Ho sempre visto Napoli come una metropoli che si sviluppa su due livelli: uno sotterraneo, pieno di catacombe, cimiteri, ipogei, un altro sopra il livello del mare, agitato da rara vitalità. Tra questi due mondi, combattuta tra forze contrapposte, il mio personaggio, Anna, donna fragile e forte, si trova a dover rivoluzionare la propria vita. Negli anni ha accettato, per amore degli altri, talmente tante cose che la sua vera natura si è “appannata”, fino a smarrirsi e a tramutarsi in quell’inferno che le è accanto ogni giorno e che lei non sa vedere. La storia del film è la storia di questo ritorno all’origine, un percorso verso il disvelamento delle cose. Verso la luce”. Film pieno di contrasti, di fatti dolorosi e visioni oniriche, che racconta Napoli attraverso un viaggio suggestivo tra miracoli, credenze popolari, bellezza e ferocia, incubi e paure, ricordi di Anna, tra cielo e mare o i densi vapori della Solfatara. La colonna sonora (Epsilon Indi,) un mix di suoni e di stili, tra canzoni del Quartetto Cetra, affabulazioni in un dialetto da cantastorie e quant’altro, sottolinea i momenti salienti della storia insieme all’uso del colore che ci aiuta a distinguere tra realtà e irrealtà (fotografia di M. Cocco). Pur riconoscendo i pregi del film e la bravura di Valeria Golino per la sua particolare “umana” interpretazione, non possiamo far a meno di evidenziare il malessere psicologico che la visione del film suscita in tanti napoletani . In effetti non ci sentiamo “né ignavi, né coraggiosi”, né tantomeno bollati da un incancellabile DNA che ci spinge verso la delinquenza, ma solo cittadini non protetti in modo adeguato (ricordiamo il coraggioso Giancarlo Siani e tanti altri che hanno perso la vita), sempre più esposti a pericoli per collusione tra politica e criminalità e imperante perdita di valori, non solo locale e nazionale, ma globalizzata Istruzione e lavoro sono i mezzi più volte indicati per combattere degrado e criminalità: anche nel film Anna riesce a ribellarsi quando ottiene un lavoro sicuro per mantenere i figli. E speriamo che la “Luce” arrivi, come afferma il regista, ma possibilmente senza rimetterci le penne, come accade ad Anna che si schianta al suolo volando giù da una terrazza e poi “sogna” di essere ancora viva. Noi vogliamo vivere davvero. Giovanna D’Arbitrio
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