.
Annunci online

LIBRO "L'ALLELUJA DI SUSANNA"
post pubblicato in diario, il 17 aprile 2019
Nell’approssimarsi della Pasqua, ci sembra giusto ricordare il libro che commemora Susanna Rufi, una ragazza che sperava in un mondo migliore e che aveva accolto con entusiasmo l’appello di Papa Francesco ai giovani. Era andata con gioia a Cracovia per Giornata Mondiale della Gioventù del 2016 e aveva solo 19 anni quando fu stroncata da una meningite fulminante, proprio al ritorno da quel viaggio. Qualcuno ha raccontato che è stata sepolta con il braccialetto della Gmg di Cracovia con la scritta "Gesù confido in te”. Colpisce il titolo gioioso del libro, L’Alleluja di Susanna. L’eredità di lei che non tornò dalla GMG di Cracovia (Ediz. San Paolo), se si pensa che l’autore è Enrico Rufi, il padre di Susanna, amico di Marco Pannella e redattore di Radio Radicale che non si è mai opposto alle scelte religiose delle sue figlie le quali nella parrocchia di San Policarpo avevano accolto gli ideali di solidarietà, pace e difesa dei diritti umani, non contraddittori rispetto all’’humus “umanistico” di una famiglia laica, ma aperta alla cultura e a una spiritualità senza pregiudizi. Una famiglia unita quella di Susanna che trascorreva le vacanze sempre insieme in giro per il mondo, alla ricerca di tracce e vestigia di personaggi storici aperti e tolleranti. Così Susanna aveva o conosciuto la figlia di Albert Camus, visitato la casa di Montaigne. ascoltato le canzoni di De André e quant’altro. E il toccante libro di suo padre, ci invita per l’appunto ad un’interpretazione più ampia del cristianesimo attraverso la descrizione del mondo di Susanna, le sue idee, le sue scelte, gli amici, le canzoni preferite, in particolare il rapporto con Dio e la ricerca della verità. "Uno degli amici di Susy, Andrea a nome di tutti ha trovato queste parole per te"- scrive il padre nel libro- "Se anche il tuo corpo non c'è più, la tua anima è insieme alle nostre. E quando i nostri corpi non ci saranno più, sarà come se non ci fossimo mai separati perché le anime di tutti noi sono sempre state insieme. Veglia su di noi da lassù, perché noi ti saremo sempre vicini da quaggiù. Ti vogliamo tanto bene” Amore e dolore, ma a volte anche umorismo, accompagnano il lettore di Alleluja che in effetti esalta la vita, non la morte. Sul risvolto di copertina e tra le note biografiche l’autore si descriversi come “Il papà di Susanna e Margherita”. Nella presentazione del libro il cardinale Gualtiero Bassetti lo descrive come un moderno, inconsapevole inno alla fede, poiché” la vicenda del ritorno (o del mancato ritorno) dalla Gmg risulta quasi marginale, inquadrata com'è in un più ampio disegno provvidenziale, privo di qualsiasi dubbio e incertezza quanto scevro di ogni concessione alla sdolcinatezza. Fatti, esperienze, sogni e intuizioni di futuro si susseguono in un’altalena somigliante alle canzoni che piacciono a Susanna, restituendo a mano libera le visioni e le esperienze della giovane donna e di sua sorella Margherita, educate in una famiglia a suo modo coerente e aperta alla vita”. Su Agenzia Radicale in una conversazione con Giuseppe Rippa, Enrico Rufi ha affermato che la figlia venne chiamata Susanna per via di Suzanne di Leonard Cohen che lui e sua moglie avevano conosciuto più o meno alla sua età. In ebraico Susanna significa “giglio”. Due settimane prima di morire Susanna stava imparando a suonare l’Hallelujah di Cohen con la chitarra. Ecco la significativa conversazione tra Enrico Rufi e il direttore di Agenzia Radicale Geppi Rippa che oltre a parlare del libro si estende a temi degli anni settanta, come obiezione di coscienza, diritti civili, Stato di diritto, battaglie che hanno segnato una comune esperienza: https://www.youtube.com/watch?v=oJRvxyw4ABo&version=3 Giovanna D’Arbitrio
FILM "SILENCE"
post pubblicato in diario, il 14 gennaio 2017
Martin Scorsese ancora una volta dimostra di essere un grande maestro del cinema con il suo nuovo film, “Silence” tratto dall’omonimo romanzo storico di Shüsaku Endö che racconta le crudeli persecuzioni subite dai cristiani nel periodo Tokugawa, nella prima metà del secolo XVII in Giappone. L’azione inizia nel 1633, quando due giovani gesuiti portoghesi, Padre Rodrigues (Andrew Garfield) e Padre Garupe (Adam Driver), decidono di recarsi in Giappone per cercare Padre Ferreira (liam Neeson) e indurlo a difendersi dall’accusa di apostasia, cioè di aver rinunciato alla sua fede per sfuggire alle persecuzioni. Una volta arrivati sul posto, Kichijiro (Y. Kubozuka), contadino cristiano ubriacone, vigliacco e traditore, li guida alla ricerca di Ferreira attraverso un percorso irto di pericoli in cui assisteranno ad atroci torture inferte a umili contadini cristiani, fermamente decisi a non abiurare: oppressi e trattati come bestie da un regime totalitario, essi trovano nel messaggio cristiano un’opportunità di riscatto nella promessa di una vita eterna. Alla fine anche i due giovani preti verranno catturati, ma la loro sorte sarà ancora più crudele: ricattati dall’inquisitore, avranno sulle loro spalle il peso di una grave responsabilità, poiché dal loro consenso o rifiuto all’abiura dipenderà la vita o la morte di centinaia di cristiani. In effetti l’inquisitore considera il cristianesimo una religione pericolosa da estirpare e pertanto pensa che se i sacerdoti, costretti all’apostasia e all’integrazione, non moriranno da martiri, finalmente la nuova religione potrà essere completamente sradicata dal paese. Dal punto di vista giapponese, l’attività missionaria è considerata inglobata in un sistema colonialistico, poco rispettoso della cultura locale Sarà Padre Rodrigues che dovrà sopportare maggiormente le sofferenze, i dubbi e la solitudine più lancinante in cui gli apparirà insopportabile il “silenzio di Dio” di fronte a tante atrocità: benché invocato nella disperazione, Dio non gli indica una via, nemmeno quando sarà messo di fronte al ritrovato Padre Ferreira, divenuto apostata per salvare i suoi seguaci da torture e morte: sarà del tutto solo nel dover decidere e alla fine in quei tragici momenti capirà che non sempre è così netta la separazione tra bene e male. Un film possente e intenso che scava profondamente nell’animo dello spettatore, soprattutto se cristiano, un film in cui i parallelismi tra passato e presente sono rintracciabili, dal momento che tutta la storia dell’Umanità è attraversata da divisioni e intolleranze culturali e religiose, sulle quali da secoli soffia violento il vento del Potere politico e religioso che tutto strumentalizza, fomentando violenti fondamentalismi, feroci persecuzioni, chiusure ideologiche, costruzione di barriere, muri, incomunicabilità e quant’altro. Bravi gli interpreti (in particolare A. Garfield), magnifiche le scenografie di Dante Ferretti (con la ricostruzione di villaggi settecenteschi in spettacolari paesaggi naturali di incomparabile bellezza), la sceneggiatura di Scorsese e Jay Cocks, la fotofrafia di Rodrigo Prieto, la colonna sonora di K. A. Kluge e Kathryn Kluge. Ecco un’interessante intervista al regista: https://www.youtube.com/watch?v=peOJ5mCeoDY Giovanna D’Arbitrio
Sfoglia marzo