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SARA AL TRAMONTO, DI MAURIZIO DE GIOVANNI
post pubblicato in diario, il 28 maggio 2018
Nel suo ultimo noir, Sara al Tramonto, Maurizio De Giovanni ci regala un altro indimenticabile personaggio, quello di Sara, una donna chiusa nei suoi silenzi e in un dolore mai rimarginato, brava a nascondere il suo corpo ancora giovanile in abiti sformati, scarpe senza tacco, capelli grigi, viso senza trucco che l’aiutano a rendersi invisibile agli occhi degli altri. Sara è un’ex poliziotta, soprannominata mora, che è andata in pensione dopo la morte di Massimiliano, suo capo nonché uomo della sua vita per il quale aveva abbandonato marito e figlio. Ora è sola e vive di ricordi, tormentata da incubi notturni. L’unico legame con il passato sono gli incontri in un parco al tramonto con Viola, la compagna incinta del figlio morto in un incidente. Un giorno le si presenta all’improvviso Teresa Pandolfi, detta la bionda, una ex collega e amica, che le propone un’ indagine non ufficiale sul caso del ricco finanziere Andrea Molfino, ucciso dalla figlia tossicodipendente, Dalinda. Sara ha il compito di indagare sulla nipotina di Molfino, affidata agli zii: la madre dalla prigione ha lanciato un grido d’allarme per proteggere la sua bambina nella convinzione che ella sia in grave pericolo. Sara inizia così la sua indagine insieme all’ ispettore Pardo, un personaggio che in modo tragicomico si trova a dover gestire la misteriosa e implacabile Sara, il suo enorme cane, un bovaro bernese, e l’intraprendente Viola, rivelatasi abile fotoreporter. Nella risvolto anteriore di copertina si legge che “Sara non vuole esistere. Il suo dono è l'invisibilità, il talento di rubare i segreti delle persone. Capelli grigi, di una bellezza trattenuta solo dall'anonimato in cui si è chiusa, per amore ha lasciato tutto seguendo l'unico uomo capace di farla sentire viva. Ma non si è mai pentita di nulla e rivendica ogni scelta. In “Sara al tramonto” De Giovanni è riuscito, come al solito, a creare un mix tra suspense, sentimenti, emozioni e humour, ma allo stesso tempo tra i tanti personaggi da lui tratteggiati con abilità, questa volta ha dato vita ad una protagonista nuova e straordinaria, una donna umana e sensibile dietro una maschera glaciale e impassibile, una figura femminile esile e minuta seduta sulla panchina di un parco che nella luce del tramonto diventa diversa, poiché “Sara al tramonto aveva nel cuore una porta aperta in cima a una scala a chiocciola, e quella porta era la sua debolezza”. La narrazione è scorrevole e coinvolgente, a tratti ironica e perfino comica, ma anche intima ed emotiva in particolare nei corsivi, veri e propri flashback, in cui Sara rivela sentimenti e ricordi: un noir diverso, tutto al femminile, centrato su una donna tormentata e forte che ha la straordinaria capacità di mimetizzarsi rimanendo nell’ombra e che soprattutto ha il dono di osservare e capire le persone, i loro pensieri più segreti, attraverso ogni gesto, espressione, leggendo il labiale anche a grande distanza. Un personaggio intenso, ricco di contraddizioni, una piccola donna senza colore che all’improvviso, illuminata dai raggi del sole, vibra di bellezza per i suoi occhi color del cielo, sotto lo sguardo sorpreso di Pardo. Maurizio de Giovanni è nato nel 1958 a Napoli, dove vive e lavora. Nel 2005 vince un concorso per giallisti esordienti con un racconto incentrato sulla figura del commissario Ricciardi che gli ispira un ciclo di romanzi, come Il senso del dolore, La condanna del sangue, Il posto di ognuno, Il giorno dei morti, Per mano mia, Vipera (Premio Viareggio, Premio Camaiore), In fondo al tuo cuore e Anime di vetro, Serenata senza nome, Rondini d’inverni. Nel 2012 per Mondadori pubblica Il metodo del Coccodrillo (Premio Scerbanenco), dove fa la sua comparsa l'ispettore Lojacono, ora fra i protagonisti della serie dei Bastardi di Pizzofalcone, (Einaudi 2013), includente Buio, Gelo, Cuccioli, Pane, Souvenir. Nel 2015 è uscito per Rizzoli il romanzo Il resto della settimana e per Einaudi nel 2016 Il metodo del coccodrillo. Tutti i suoi libri sono tradotti o in corso di traduzione anche all’estero. Giovanna D’Arbitrio
"SOUVENIR", un libro di M.DE Giovanni
post pubblicato in diario, il 8 gennaio 2018
Nell’ultimo romanzo di Maurizio de Giovanni, Souvenir, della serie i Bastardi di Pizzofalcone, ancora una volta ritroviamo i poliziotti di Pizzofalcone, ciascuno sempre alle prese con le proprie vicende personali, questa volta impegnati in trasferta a Sorrento per far luce sulle conseguenze di una storia d’amore, nascosta per ben 50 anni. Nel presentare il libro la casa editrice scrive che si tratta di "un intrigo familiare tra gli anni Sessanta della dolce vita e i giorni nostri, tra Napoli e Sorrento. Una vicenda amara e pervasa di nostalgia che costringerà i Bastardi a indagare in “trasferta”: nello spazio e nel tempo. Un uomo di circa sessant’anni viene trovato privo di sensi nell’androne di un palazzo a Pizzofalcone; con sé non ha documenti né un cellulare. Trasportato in ospedale, lo sconosciuto entra in coma senza che nessuno sia riuscito a parlargli. Di far luce sull’episodio sono incaricati i Bastardi, che identificano la vittima dell’aggressione: un americano in vacanza a Sorrento con la sorella e l’anziana madre, una diva di Hollywood ora affetta da Alzheimer e persa nei ricordi di un lontano passato. Recandosi a più riprese nella cittadina del golfo, fuori stagione vestita da un fascino malinconico, i poliziotti si convincono che la chiave del mistero sia da ricercare in fatti accaduti molti anni prima proprio in quel luogo magico, quando l’ex attrice si trovava lì per girare un film. In un susseguirsi di colpi di scena le cose si complicano, tanto più che il lavoro della chiacchierata squadra investigativa partenopea incrocia di nuovo quello del sostituto procuratore Buffardi, punta di diamante della Dda e rivale in amore di Lojacono". Le indagini si dipanano con cura in un mese particolare: è ottobre, un mese in cui a Napoli il tempo è ancora indeciso. Un giorno fa freddo, in un altro fa caldo e ci si illude che l’estate continui, ma è solo un’illusione. Anche il crimine, intanto, si risveglia e i Bastardi sono di nuovo richiamati all’azione. Tutto è avvolto dall’atmosfera melanconica di questo mese di passaggio tra estate e autunno, un mese “sospeso” tra passato e futuro, dove s’intrecciano i drammi di tante vite, di tanti esseri umani stanchi di vivere, come Ahmed, l’emigrato che non ha trovato qui una nuova vita e vuol farla finita, oppure Mario, ricco ma disperato, che preferisce il suicidio al divorzio, di Barbara che soffoca con un cuscino il padre malato di cancro e così via. E i Bastardi di Pizzofalcone in questo dannato mese si dibattono tra vicende personali e crimini, alle prese con il nuovo misterioso caso che affonda le sue radici nel passato, in un amore lontano di due giovani: purtroppo tutto passa e la gioventù dura poco, ma l’amore talvolta resta immutato nel tempo e, anche se contrastato, continua a coinvolgere le generazioni future, tra segreti, intrighi e violenze. Tutta la storia è avvolta dal sapore malinconico di un souvenir, di un ricordo lontano ma non perduto per sempre, di una sera d’estate tra mare e chiaro di luna, una notte d’amore di due giovani, rimasta sospesa nel tempo. ? questa la magia creata dallo stile di Maurizio De Giovanni che sa fondere diversi elementi nei suoi libri, non solo gialli, pieni di colpi di scena, ma racconto di sentimenti e atmosfere. E infine credo che noi napoletan, in particolare,i nei romanzi di De Giovanni ritroviamo quell’ indefinibile aria di “casa”: l’identità sempre viva di una città antica e “verace” . Giovanna D’Arbitrio
"RONDINI D'INVERNO", UN LIBRO DI MAURIZIO DE GIOVANNI
post pubblicato in diario, il 4 agosto 2017
Dopo il successo di Serenata senza nome, ritorna il commissario Ricciardi con il nuovo libro di Maurizio De Giovanni “Rondini D’Inverno” (Ed. Einaudi). Il racconto inizia nel periodo natalizio, mentre la città si prepara al Capodanno: sul palcoscenico dello Splendor, un teatro di varietà, l’attore Michelangelo Gelmi esplode un colpo di pistola contro la giovane moglie, Fedora Marra, come tutte le sere quando recitano la canzone sceneggiata Rundinella. Purtroppo quella sera del 28 dicembre, tra i proiettili a salve ce n'è uno vero. Il caso sembrerebbe facile da risolvere. I pettegoli in città pensano che l’attrice tradisse il marito, un buon movente per ucciderla, ma lui si dichiara innocente. Ricciardi è perplesso e la nebbia, calata sulla città, lo opprime e rende ancora più oscuro il mistero, coinvolgendo il lettore fino all’ultimo colpo di scena. Sempre affascinante il personaggio del commissario Ricciardi, con i suoi occhi verdi inquieti e malinconici e quella sua capacità paranormale di poter catturare le ultime parole delle vittime assassinate. Personalmente ho sempre pensato che i romanzi di De Giovanni siano qualcosa in più di semplici “gialli”, per le loro profonde e poetiche riflessioni su tanti aspetti della vita. In Rondini d’inverno l’omicidio avviene sul palcoscenico di un teatro, un luogo in cui attori e pubblico sono coinvolti nella magia di un sogno, lontani dalla realtà. Là dove non ci si aspetta l’irrompere della realtà con la sua violenza, il sogno purtroppo è costretto a svanire. Nel libro spesso viene messa in rilievo la barriera che separa due mondi: realtà e sogno, speranza e illusioni. Secondo Ricciardi i sogni che di notte arrivano all’improvviso, ci fanno prigionieri: siamo protagonisti e allo stesso tempo spettatori impotenti. Il sogno è “una maledetta nebbia che avvolge e toglie i punti di riferimento. Riduce la vista, imbroglia i tuoi sentimenti”. Ricciardi, con l’inseparabile brigadiere Maione, brancola indagando in questa nebbia dove tutti sono prigionieri dei propri sogni, come fanno le rondini che ogni anno, testarde, sognano di tornano ai loro nidi. Nebbia e rondini quindi diventano un simbolo della vita e forse anche di Napoli, la nostra amata città che ci affascina e ci tormenta con i suoi aspetti contrastanti, sempre in bilico tra degrado e voglia di riscatto, razionalità e magia, allegria e tristezza, violenza e amore. Ecco un’intervista all’autore: https://www.youtube.com/watch?v=_ELFp0VvFSs Giovanna D’Arbitrio
"IL RESTO DELLA SETTIMANA", un libro sul calcio
post pubblicato in diario, il 22 marzo 2015
Dalle note biografiche di Maurizio De Giovanni, apprendiamo che è nato a Napoli nel 1958, dove vive e lavora. Ha vinto nel 2005 un concorso per “giallisti” esordienti con un racconto focalizzato sul personaggio del commissario Ricciardi che poi ha dato vita ad un ciclo di romanzi pubblicati da Einaudi: Il senso del dolore, La condanna del sangue, Il posto di ognuno, Il giorno dei morti, Per mano mia, Vipera (Premio Viareggio e Premio Camaiore). Nel 2012 è apparso Il metodo del coccodrillo (Mondadori,) nel 2013 sono stati pubblicati da Einaudi I bastardi di Pizzofalcone . Buio, In Fondo al tuo cuore nel 2014 e infine nel 2015 appare Il Resto della settimana (Rizzoli 2015), diverso dagli altri poiché si concentra sul mondo del calcio e dei tifosi napoletani. “Il resto della settimana” è diviso in 6 capitoli con i nomi dei giorni della settimana dal lunedì al sabato e significativi titoli e sottotitoli per ogni paragrafo che preparano il lettore al tema da trattare: 1) Lunedì- Passione e sfogliatelle (Elogio dei distinti - La presa di Torino); 2) Martedì -Salsicce e friarielli, padri e figli (Ti racconto il 10 maggio - Luiz torna a casa); 3) Mercoledì- Aroma di caffè, profumo di magia (il miracolo di Margherita); 4)Giovedì- Una sfogliatella dell’altro mondo (Lunga storia del gol più bello del Mondo); Venerdì - La Cappella dei Cappuccini (Atto di Fede); Sabato - Corna e cornetti (Il Colpo di fortuna). Tutto si svolge in un vecchio bar, quello di Peppe, dove pare che il tempo si sia fermato alla “Napoli di un tempo”, un piccolo locale dove, come in passato, si accendono non solo vivaci discussioni in attesa dell’Evento della domenica, ma si raccontano anche divertenti o toccanti storie di tifosi, legate alla “passione” del calcio e alle partite più belle del Napoli. Il “professore”, seduto in un angolo, ascolta e prende appunti per inserirle nel suo prossimo libro. Nella presentazione del testo si legge: “Il bar di Peppe è un minuscolo porto di mare nel ventre di Napoli. Uno di quei bar accoglienti e familiari, sempre uguali a se stessi, dove sfogliatelle e caffè sono una scusa per chiacchierare, sfogarsi, litigare e fare pace. Inferno o paradiso, dipende dal momento. Ma più di ogni altra cosa è il luogo ideale dove prepararsi all'Evento, quello che la domenica pomeriggio mette tutti d'accordo intorno a un'unica incontrollata passione. Alla cassa del bar c'è Deborah, rigorosamente con l'acca, ostentata come un titolo nobiliare che parla al cellulare sempre incastrato tra spalla e testa, mentre Ciccillo, il tuttofare di origine asiatica, è ovunque perché non si ferma mai. A uno dei tavolini siede invece il Professore, attento osservatore dei sentimenti umani, che a un passo dalla pensione ha deciso di scrivere un libro facile, che sappia parlare a tutti. Già, ma quale argomento può raggiungere il cuore e l'anima della gente? La risposta è sotto i suoi occhi, nella trepida attesa dell'Evento. Il resto della settimana è un vero romanzo sudamericano: è gioia e nostalgia, è la poesia di un sogno, è la celebrazione di un gioco. È un diario dell'emozione che uomini e donne vivono giorno dopo giorno e che calamita ricordi, ossessioni e amori. È come il caffè napoletano, una sintesi perfetta di gusto ed energia: ti colpisce forte e ti dà il coraggio per affrontare le avversità della vita, fuori dal bar”. Il testo di De Giovanni in effetti mette in rilievo gli aspetti positivi dei tifosi napoletani, i “malati, come egli li definisce: nel suo racconto non c’è violenza e degrado, ma solo sentimenti buoni come l’amicizia, un bel rapporto tra generazioni, ricordi che uniscono genitori e figli facilitando il dialogo malgrado i social network, divertenti riti scaramantici, magia, “napoletanità” sana che aggrega e non disgrega. Un autore davvero interessante Maurizio De Giovanni che in breve tempo è riuscito a farsi apprezzare da un numero crescente di lettori in Italia e all’estero, dove le sue opere sono state tradotte in varie lingue. Giovanna D’Arbitrio
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