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NAPOLI MODA DESIGN 2018
post pubblicato in diario, il 6 maggio 2018
Il 5 maggio 2018, alle ore 12,00, al Palazzo dei Congressi Federico II, in via Partenope, ha avuto luogo una conferenza stampa sull’evento “NAPOLI MODA DESIGN”. Tra i partecipanti al dibattito ricordiamo in particolare Anna Paola Merone, giornalista del Corriere del Mezzogiorno, Maurizio Martiniello, architetto, Serena Rossi, attrice e special guest. In effetti, come essi hanno rilevato con soddisfazione, la suddetta manifestazione su moda e design, ideata e organizzata da M. Martiniello, è giunta con successo alla terza Edizione, con il patrocinio di Comune di Napoli, Design For The Built, Dipartimento di Architettura, Fondazione Mondragone, Ordine degli Architetti di Napoli e Provincia, Ordine degli Ingegneri di Napoli, Maggio dei Monumenti, Università Federico II, Università degli Studi della Campania Luigi Vanvitelli. Esposizioni e installazioni dislocate in una particolare “contemporary house” moda- design, sono state progettate da M. Martiniello all’interno dell’ex Università di Economia e Commercio, ora Centro Congressi Federico II, sede che ha offerto un ampio spazio per ospitare non solo una casa ideale, ma anche una grande sala- conferenza dove si terranno poi approfondimenti e tavole rotonde, nonché una sala per sfilate e presentazioni di moda. Davvero imponente e maestoso il Palazzo dei Congressi, con la grande Hall addobbata in rosso per l’occasione e lo scalone arricchito con magnifici abiti di Sarli, il grande stilista napoletano. Alle ore 19,30 ha avuto luogo poi l’Opening dress code, contrassegnato dal colore rosso, a Castel dell’Ovo, con ingresso ad invito, durante il quale sono stati assegnati i seguenti premi: Premio Spettacolo – attrice e conduttrice Serena Rossi; Premio Design – architetti Massimiliano e Ada Fuksas; Premio alla cultura – Magnifico Rettore dell’Università Federico II, prof. Gaetano Manfredi; Premio alla Moda – Maria d’Elia, Commissario Straordinario della Fondazione Mondragone; Premio Moda in memoria di Sarli – Carlo Alberto Terranova; Premio al Turismo – dott. Iris Savastano, Presidente Commissione Cultura e Turismo della Municipalità; Premio Imprenditoria Design - Marina Marseglia; Gennaro Annunziata della Sartoria CHIAIA Napoli - riconoscimento all’Eccellenza Artigianale Napoletana nel Mondo. Dal 6 al 12 maggio saranno presenti, brand di moda, atelier prestigiosi, note aziende del design, secondo un calendario prestabilito per eventi , mostre, incontri, sfilate e presentazioni di moda, rigorosamente su invito. Grazie alla collaborazione con DIARC ( Dipartimento di architettura dell’Università degli Studi di Napoli) si terrà un ciclo di seminari aperti ad ingegneri e architetti, e verranno presentati i lavori prodotti durante il corso di laurea internazionale in design, DBE Design for the Built Environment. Tema principale intorno al quale ruoterà la terza edizione saranno le “luxuryIdeas” ovvero “il lusso analizzato e scomposto in tutte le sue sfumature: declinato sotto forma di immagine visiva o tattile, di emozione e oggetto prezioso, esperienza e relazione”. Per ulteriori informazioni sii consiglia di consultare il seguente sito on line: http://www.napolimodadesign.it/ La sottoscritta ha partecipato alla conferenza stampa, grazie all’invito di Silk & Beyond, azienda diretta da Maria Assunta Giaquinto, partner di Napoli Moda Design 2018 con le sue prestigiose produzioni che preservano la storica tradizione delle sete di San Leucio, unendo iconografia classica e modernità e “proponendo soluzioni diversificate per gusto, tradizione ed esigenze in Europa, negli Stati Uniti e negli Emirati Arabi. La Silk & Beyond, nata dieci anni fa in provincia di Caserta, è oggi punto di riferimento per architetti, arredatori e privati amanti del bello e del Made in Italy di qualità. Innovazione e tradizione per un’azienda che collabora con artisti alla produzione di tableaux in edizione limitata e con le Università interpretando il cambiamento e l’evoluzione del design senza rinunciare alla tecnica produttiva perfezionata nel tempo. La ricchezza dei broccati, la ricercatezza dei lampassi e la freschezza delle nuove collezioni fanno della Silk & Beyond una realtà in grado di soddisfare le diverse richieste di una clientela alla ricerca di un prodotto di alta gammA”. (tratto dalla scheda di presentazione di Silk&Beyond). Giovanna D’Arbitrio
NAPOLI- MOSTRA "SPETTACOLO ONIRICO"
post pubblicato in diario, il 3 maggio 2018
Il 3 maggio 2018, nello storico Palazzo Scarpetta di Via Vittoria Colonna a Napoli, alle ore 11,30 è stata inaugurata la nuova sede operativa della Fondazione Eduardo De Filippo (FEDF), per merito di Carolina Rosi, moglie del compianto Luca De Filippo, nonché figlia del grande regista Franco Rosi e nipote della stilista Maria Mandelli, nota come Krizia. In tale circostanza, come omaggio al grande Roberto Capucci, è stata presentata in conferenza stampa, l’originale mostra di disegni per il teatro intitolata “Roberto Capucci. Spettacolo onirico”, aperta al pubblico da venerdì 4 maggio fino alla fine di giugno. La mostra, curata da Caterina Napoleone, già presentata con successo a Firenze, si avvale del catalogo edito da ARTE’M con testi di Carolina Rosi, Caterina Napoleone, Eike D. Schmidt, Giovanni Gavazzeni, Gabriele Mayer, di una nota biografica e dell’elenco delle principali mostre tenute dal Maestro nel corso della sua lunga attività professionale Alla conferenza stampa hanno partecipato Carolina Rosi, Roberto Capucci, Caterina Napoleone, e Gabriele Mayer, i quali hanno sottolineato come l’evento abbia offerto l’occasione di accogliere, per la prima volta a Napoli, Roberto Capucci e i suoi meravigliosi disegni, realizzati sin dagli anni ‘90, un repertorio di costumi maschili per il teatro, di puro carattere visionario. Come hanno spiegato C. Napoleone e G. Mayer, il titolo stesso della mostra ne sottolinea il carattere onirico con oltre cinquanta figure multiformi e multicolori che ci riconducono agli antichi miti ,in particolare a quelli di Dioniso, presentati insieme a prototipi in carta, ricavati dagli originali disegnati a matita, illustranti il metodo di lavoro, dal progetto all’esecuzione: un work in progress realizzato sotto la direzione di Gabriele Mayer dai suoi ex allievi dell’Accademia di Belle Arti di Napoli. "Non potevamo immaginare migliore avvio – ha affermato Carolina Rosi - per la nostra sede rendendo omaggio a Roberto Capucci, maestro assoluto dell'arte e della cultura, più volte prestato al teatro e a Luca che proprio qui, in questo luogo evocativo, aveva indicato lo spazio naturale per accogliere il lavoro della Fondazione". Ella ha poi messo in risalto che l’inaugurazione della nuova sede rappresenta solo l’atto finale di un percorso dovuto ai valori intramontabili della famiglia De Filippo, in particolare del grande Eduardo, alla sua creatività, fantasia e forza espressiva, in qualche modo paragonabili a quelle di Roberto Capucci: insomma, due grandi maestri. Significative le risposte del grande stilista alle pressanti domande a lui rivolte sia da Caterina Napoleone che dal pubblico in sala, in particolare quando ha affermato che le sue migliori creazioni nascono nel silenzio della notte in grande serenità e con la gioia di offrire qualcosa di bello agli altri. Ha ricordato infine con ironia le inaspettate reazioni ai suoi sontuosi costumi da parte di June Anderson, soprano texano nel Capriccio di Strauss , rappresentato al Teatro San Carlo di Napoli nel 2002 Intervenendo più volte nel dibattito, Carolina Rosi, da parte sua ha elogiato i misteriosi legami tra le opere dei grandi maestri in ogni campo, esaltando infine i valori di Cultura, Arte, Bellezza, valori spesso poco tutelati nella nostra epoca ma che vanno preservati con forza e determinazione. Un incontro interessante durante il quale ho rivisto con piacere Carolina Rosi, incontrata a Sabaudia in occasione del Premio Pavoncella 2017, quando ella fu premiata con la seguente motivazione, qui riportata in parte: “Avrebbe potuto vivere di luce riflessa, custode di una eredità artistica unica per contenuti e spessore culturale, nel segno di due autentici Maestri del Cinema e del Teatro, il padre Gianfranco Rosi e il marito Luca De Filippo, ma avrebbe smentito se stessa e tradito proprio quei Maestri, non preservando nella sua interezza il grande Teatro di Eduardo e di Luca De Filippo. Ed eccola decidere di portare avanti quella missione assumendo la presidenza della Fondazione e la direzione della Compagnia di Luca con la quale continua oggi a girare in Italia”. Giovanna D’Arbitrio
"SOUVENIR", un libro di M.DE Giovanni
post pubblicato in diario, il 8 gennaio 2018
Nell’ultimo romanzo di Maurizio de Giovanni, Souvenir, della serie i Bastardi di Pizzofalcone, ancora una volta ritroviamo i poliziotti di Pizzofalcone, ciascuno sempre alle prese con le proprie vicende personali, questa volta impegnati in trasferta a Sorrento per far luce sulle conseguenze di una storia d’amore, nascosta per ben 50 anni. Nel presentare il libro la casa editrice scrive che si tratta di "un intrigo familiare tra gli anni Sessanta della dolce vita e i giorni nostri, tra Napoli e Sorrento. Una vicenda amara e pervasa di nostalgia che costringerà i Bastardi a indagare in “trasferta”: nello spazio e nel tempo. Un uomo di circa sessant’anni viene trovato privo di sensi nell’androne di un palazzo a Pizzofalcone; con sé non ha documenti né un cellulare. Trasportato in ospedale, lo sconosciuto entra in coma senza che nessuno sia riuscito a parlargli. Di far luce sull’episodio sono incaricati i Bastardi, che identificano la vittima dell’aggressione: un americano in vacanza a Sorrento con la sorella e l’anziana madre, una diva di Hollywood ora affetta da Alzheimer e persa nei ricordi di un lontano passato. Recandosi a più riprese nella cittadina del golfo, fuori stagione vestita da un fascino malinconico, i poliziotti si convincono che la chiave del mistero sia da ricercare in fatti accaduti molti anni prima proprio in quel luogo magico, quando l’ex attrice si trovava lì per girare un film. In un susseguirsi di colpi di scena le cose si complicano, tanto più che il lavoro della chiacchierata squadra investigativa partenopea incrocia di nuovo quello del sostituto procuratore Buffardi, punta di diamante della Dda e rivale in amore di Lojacono". Le indagini si dipanano con cura in un mese particolare: è ottobre, un mese in cui a Napoli il tempo è ancora indeciso. Un giorno fa freddo, in un altro fa caldo e ci si illude che l’estate continui, ma è solo un’illusione. Anche il crimine, intanto, si risveglia e i Bastardi sono di nuovo richiamati all’azione. Tutto è avvolto dall’atmosfera melanconica di questo mese di passaggio tra estate e autunno, un mese “sospeso” tra passato e futuro, dove s’intrecciano i drammi di tante vite, di tanti esseri umani stanchi di vivere, come Ahmed, l’emigrato che non ha trovato qui una nuova vita e vuol farla finita, oppure Mario, ricco ma disperato, che preferisce il suicidio al divorzio, di Barbara che soffoca con un cuscino il padre malato di cancro e così via. E i Bastardi di Pizzofalcone in questo dannato mese si dibattono tra vicende personali e crimini, alle prese con il nuovo misterioso caso che affonda le sue radici nel passato, in un amore lontano di due giovani: purtroppo tutto passa e la gioventù dura poco, ma l’amore talvolta resta immutato nel tempo e, anche se contrastato, continua a coinvolgere le generazioni future, tra segreti, intrighi e violenze. Tutta la storia è avvolta dal sapore malinconico di un souvenir, di un ricordo lontano ma non perduto per sempre, di una sera d’estate tra mare e chiaro di luna, una notte d’amore di due giovani, rimasta sospesa nel tempo. ? questa la magia creata dallo stile di Maurizio De Giovanni che sa fondere diversi elementi nei suoi libri, non solo gialli, pieni di colpi di scena, ma racconto di sentimenti e atmosfere. E infine credo che noi napoletan, in particolare,i nei romanzi di De Giovanni ritroviamo quell’ indefinibile aria di “casa”: l’identità sempre viva di una città antica e “verace” . Giovanna D’Arbitrio
NATALE A NAPOLI
post pubblicato in diario, il 31 dicembre 2017
Mentre imperversano i soliti cliché negativi su Napoli situata da statistiche varie negli ultimi posti per qualità di vita, per fortuna i turisti sono tornati in massa nella nostra città e ne elogiano il patrimonio artistico e culturale, le bellezze paesaggistiche, nonché gli eccellenti cibi e vini, pizza napoletana inclusa, divenuta patrimonio dell’UNESCO. “Così cantava Parthenope, che provava un dolore dolce. La sua voce era una freccia che colpì il mio cuore”, scrisse il filosofo e letterato tedesco J. G. Herder” e mi sembra che questi versi accompagnino da sempre la mia amata città, dolente e bellissima, che affascina ancora e colpisce il cuore di coloro che la visitano, ammirando vestigia prestigiose di un antico passato storico che attraverso i secoli hanno arricchito la città fin dai tempi della “Magna Grecia”, quando il mito di una bella sirena le donò il nome di Partenope (VIII sec. A. C.). Amo talmente la mia città che nei miei pensieri talvolta le parlo come se fosse essa stessa la mitica sirena:- Quante dominazioni hai subito, cara Partenope! Eppure hai saputo rielaborare, trasformare, integrare culture e tradizioni diverse fin dai tempi della tua fondazione, antica colonia greca ricca di arte e bellezza, divenuta in seguito Neapolis (Città Nuova) ad opera dei Cumani, passata poi nel corso della storia ad Osci, Romani, Bizantini, Goti, Normanni, Svevi, Angioini, Aragonesi, Borboni, a Bonaparte e la sua schiatta, di nuovo ai Borbone ed infine all’ Unità d’Italia per la quale il tuo popolo versò generosamente il suo sangue sognando un’unica patria, forte e coesa, capace di respingere nuovi invasori. Un sogno mai pienamente realizzato. Tu che sei Sud d’ Italia, rimani “terra di conquista”, come tutti i Sud del mondo. E con l’avvicinarsi del periodo natalizio indossi una veste scintillante intessuta di luci e colori, malgrado la crisi economica e i numerosi irrisolti problemi che ti attanagliano. E le tue meravigliose famiglie, ricche di valori antichi e irrinunciabili, si riuniscono intorno al desco e tornano dall’estero i numerosi migranti, inclusi laureati con la valigia licenziati in tronco e sballottati qua e là da Brexit e protezionismo “alla Trump”. Che dire, cara Napoli? Sovente vilipesa, denigrata, schiacciata, tu rimani comunque “viva” e come l’araba fenice combatti per rinascere dalle tue ceneri, conservando ciò che di positivo è nel tuo passato di sofferenze e tiranniche repressioni, e t’inventi di tutto pur di sopravvivere grazie a fantasia, creatività, gioia di vivere che si rivela in una vivace tarantella o in una sagace battuta di spirito per cui si distinguono i tuoi abitanti. Oppure ecco svelate in un lampo sensibilità, intensi sentimenti, malinconia, dolente rassegnazione al fato, attraverso le tue melodiose canzoni conosciute in tutto il mondo. Sono contenta di essere nata qui, quando dall’alto delle tue colline ammiro stupendi paesaggi che si tingono di colori e sfumature diverse a seconda delle ore del giorno. Sei impareggiabile in quell’ ora che segue il tramonto “e ai marinai intenerisce il core” (Dante) con le tinte tenui che ricordano certe gouache della Scuola di Posillipo. Sono contenta di essere napoletana e campana quando penso all’ immenso patrimonio artistico e culturale del tuo territorio, sono fiera quando posso mettere in risalto i tuoi aspetti positivi pur combattendo contro quelli negativi, sperando sempre che in tutto il Sud d’ Italia, e in tutti i sud del mondo, istruzione, formazione e lavoro possano un giorno generare un cambiamento -. Ai napoletani faccio una raccomandazione: per favore non gettate le carte per terra, altrimenti sarete sempre considerati un popolo di “lazzari” e delinquenti anche se state morendo di cancro per rifiuti tossici e quant’altro, sempre criticati per “effetti” negativi le cui “cause” non vengono mai analizzate. Smettiamo dunque di sperare nell’ altrui aiuto e rimbocchiamoci le maniche, reagiamo alle offese e lottiamo. E che il 2018 sia un anno diverso. Giovanna D’Arbitrio
"GATTA GENERENTOLA", un cartoon su Napoli
post pubblicato in diario, il 4 ottobre 2017
Standing ovation alla Mostra Cinematografica 2017 per il film d’animazione Gatta Cenerentola, un cartoon d'autore creato da quattro bravi registi Alessandro Rak, Ivan Capiello, Marino Guarnieri e Dario Sansone, già noti per il successo della loro precedente opera L'arte della felicità. Il film racconta la storia di Vittorio Basile, armatore e scienziato che sogna di veder rinascere Napoli e il suo porto, costruendo il Polo della Scienza e della Memoria con l’avveniristica nave Megaride dove insieme a persone reali agiscono ologrammi che registrano le attività umane. Primo Gemito, guardia del corpo di Basile, è preoccupato per l’incolumità del suo capo, uomo onesto e rispettoso della legalità: in effetti, proprio nel giorno del suo matrimonio con la bella Angelica, madre di 6 figlie, Vittorio viene ucciso dal malavitoso Salvatore Lo Giusto, lasciando sua figlia, la piccola Mia, in balia della matrigna e delle sorellastre. Soprannominata da tutti “la gatta” per la sua capacità di nascondersi nei luoghi più reconditi di Megaride (ora trasformata nel locale “Asso di bastoni”), muta per lo shock subito, Mia trascorre così la sua vita fino al suo diciottesimo compleanno. Salvatore Lo Giusto, detto 'o Re, amante di Angelica e desideroso di impossessarsi dei beni di Basile, si allontana da Napoli per 15 anni e vi ritorna per il compleanno di Mia, ormai maggiorenne, per costringerla a lasciargli tutti i suoi beni. Il fedele Primo Gemito, sempre legato agli ideali di Basile, tuttavia gli darà battaglia per il trionfo di giustizia e legalità. Il film trae spunti da antiche tradizioni, come la favola inclusa In Lo cunto de li cunti di Giambattista Basile, e forse ancor più da La Gatta Cenerentola di Roberto De Simone (1977), opera teatrale in musica, ricca di canti popolari, in cui la vera Cenerentola è la città di Napoli, città figliastra, vittima del potere di una malefica matrigna e di invasori stranieri. Il film d’animazione si distingue senz’altro per i colori vivi e decisi, i personaggi disegnati in modo realistico, l’espressione di sentimenti sempre attuali, valorizzati da voci di bravi attori (in particolare Massimiliano Gallo nei panni di S. Lo Giusto, A. Gassman in quelli di P. Gemito. M. P. Calzone, interprete della matrigna), da abili musicisti, come A. Fresa e L. Scialdone, autori della colonna sonora in cui spicca la canzone L'erba cattiva di E. Gragnaniello. Anche se la storia si conclude con il trionfo della legalità, suscita tuttavia amarezza la costatazione che nella rappresentare Napoli si ricorra sempre a criminalità ed aspetti negativi, perfino in film di animazione. Giovanna D’Arbitrio
"RONDINI D'INVERNO", UN LIBRO DI MAURIZIO DE GIOVANNI
post pubblicato in diario, il 4 agosto 2017
Dopo il successo di Serenata senza nome, ritorna il commissario Ricciardi con il nuovo libro di Maurizio De Giovanni “Rondini D’Inverno” (Ed. Einaudi). Il racconto inizia nel periodo natalizio, mentre la città si prepara al Capodanno: sul palcoscenico dello Splendor, un teatro di varietà, l’attore Michelangelo Gelmi esplode un colpo di pistola contro la giovane moglie, Fedora Marra, come tutte le sere quando recitano la canzone sceneggiata Rundinella. Purtroppo quella sera del 28 dicembre, tra i proiettili a salve ce n'è uno vero. Il caso sembrerebbe facile da risolvere. I pettegoli in città pensano che l’attrice tradisse il marito, un buon movente per ucciderla, ma lui si dichiara innocente. Ricciardi è perplesso e la nebbia, calata sulla città, lo opprime e rende ancora più oscuro il mistero, coinvolgendo il lettore fino all’ultimo colpo di scena. Sempre affascinante il personaggio del commissario Ricciardi, con i suoi occhi verdi inquieti e malinconici e quella sua capacità paranormale di poter catturare le ultime parole delle vittime assassinate. Personalmente ho sempre pensato che i romanzi di De Giovanni siano qualcosa in più di semplici “gialli”, per le loro profonde e poetiche riflessioni su tanti aspetti della vita. In Rondini d’inverno l’omicidio avviene sul palcoscenico di un teatro, un luogo in cui attori e pubblico sono coinvolti nella magia di un sogno, lontani dalla realtà. Là dove non ci si aspetta l’irrompere della realtà con la sua violenza, il sogno purtroppo è costretto a svanire. Nel libro spesso viene messa in rilievo la barriera che separa due mondi: realtà e sogno, speranza e illusioni. Secondo Ricciardi i sogni che di notte arrivano all’improvviso, ci fanno prigionieri: siamo protagonisti e allo stesso tempo spettatori impotenti. Il sogno è “una maledetta nebbia che avvolge e toglie i punti di riferimento. Riduce la vista, imbroglia i tuoi sentimenti”. Ricciardi, con l’inseparabile brigadiere Maione, brancola indagando in questa nebbia dove tutti sono prigionieri dei propri sogni, come fanno le rondini che ogni anno, testarde, sognano di tornano ai loro nidi. Nebbia e rondini quindi diventano un simbolo della vita e forse anche di Napoli, la nostra amata città che ci affascina e ci tormenta con i suoi aspetti contrastanti, sempre in bilico tra degrado e voglia di riscatto, razionalità e magia, allegria e tristezza, violenza e amore. Ecco un’intervista all’autore: https://www.youtube.com/watch?v=_ELFp0VvFSs Giovanna D’Arbitrio
"PALAZZOKIMBO", UN ROMANZO DI PIERA VENTRE
post pubblicato in diario, il 9 luglio 2017
Il 17 giugno si è concluso con successo a Sabaudia il Premio Pavoncella 2017 con la premiazione delle 12 brillanti candidate già indicate in un comunicato stampa di Romano Tripodi che la sottoscritta ha divulgato in un precedente articolo. Il particolare interesse che nutro verso la letteratura mi induce a soffermarmi sul romanzo di Piera Ventre, “Palazzokimbo” (Ed. Neri Pozza) che ha vinto il Premio Pavoncella in tale settore. Ben illustrato senz’altro il testo nella scheda di presentazione elaborata dall’editore. Eccola: “Nella prima metà degli anni Settanta, Stella, detta a scuola stelladamore, col nome attaccato al cognome, ha un palazzo intero per madre. A Napoli, tutti lo chiamano Palazzokimbo per via dell’enorme insegna pubblicitaria che campeggia sul tetto. Chili e chili di ringhiere, porte blindate, chiavistelli… un clangore di ferro risuona per i suoi otto piani, fino alla cima, una distesa asfaltata e ricoperta di antenne, da cui si scorge tutta la città, compresa la striscia di mare dove si erge la Saint-Gobain, la vetreria proprietaria degli appartamenti in cui vive il personale della fabbrica. Settanta famiglie di operai, come il papà di Stella, e impiegati ed elettricisti che hanno a che fare con silice, ossidi, nitrati e amianto, e rientrano a casa coi vestiti che sopra i baveri sembra vi sia uno spolvero di talco. All’ottavo piano abita la famiglia D’Amore. Ci sono i genitori, zia Marina, la sorella signorina di papà, i nonni paterni, Stella e sua sorella Angela. C’è pure un gatto, battezzato Otto, per un semplice calcolo d’aggiunta. Tanti D’Amore, e ciascuno con un passo e una voce, un modo di sbattere le porte, di strascicare i piedi, di richiudere sportelli, di calibrare il volume della televisione. Quattro piani sotto vive la signora Zazzà, che calza sempre le pantofole, indossa una quantità di stracci variopinti e cela un segreto che nessuno conosce. Quando non si aggira per Palazzokimbo, Stella trascorre il tempo incantato della sua infanzia con Consiglia, l’amica del cuore coi capelli rossi che le sfiammano lampi sulle spalle, le guance accese e la lingua velenosa. Nel ventre di Palazzokimbo penetrano, però, anche i fatti di fuori, gli eventi terribili della fine degli anni Settanta: la deindustrializzazione, il rapimento Moro, la strage di Bologna…L’esistenza dignitosa della brulicante umanità di Palazzokimbo appare allora soltanto come una fugace parentesi, e l’infanzia incantata di Stella come un breve preludio alla consapevolezza dei guasti della vita che l’età adulta dona. Finalista al Premio Neri Pozza 2015, Palazzokimbo svela il talento di una scrittrice capace di dare nuova linfa al romanzo di formazione e di restituirci con brio e impeccabile scrittura l’atmosfera dell’Italia degli anni Settanta”.( Presentazione della casa editrice Neri Pozza) Davvero coinvolgenti i ricordi d’infanzia di Stella, ricordi che appartengono alla “memoria collettiva” degli anni ’70, in particolare per i napoletani che non solo si ritrovano negli eventi storici di quegli anni, ma anche nelle realistiche e folcloristiche descrizioni di vicoli, espressioni dialettali, detti, proverbi, tradizioni popolari, saggezza e superstizioni. Un romanzo ben costruito, un mix di moderno e di antico, miserie e nobiltà, luci ed ombre, drammatici eventi storici e vita quotidiana, il tutto visto attraverso gli occhi di una bambina che cerca di conoscere ed affrontare il mondo. Lo stile è originale, sicuro, caratterizzato da una grande potenza narrativa. Particolari le pagine scritte in corsivo, significative pause tra un capitolo e l’altro. Dai cenni biografici su Piera Ventre apprendiamo che è nata a Napoli nel 1967. Laureata in Logopedia presso l’Università degli studi di Pisa, è specializzata in Assistente alla comunicazione. Socia ordinaria dell’associazione di promozione sociale “Comunico”, collabora con le scuole e con “l’Ente Nazionale Sordi di Livorno”, città in cui vive dal 1987. Ha pubblicato testi brevi su raccolte antologiche e siti letterari. Nel 2011 la raccolta di “Racconti Alisei”, pubblicata da Edizioni Erasmo, ha avuto una segnalazione della giuria al Premio Renato Fucini. Giovanna D’Arbitrio
"ITALIANO DI NAPOLI", di Sal Da Vinci
post pubblicato in diario, il 10 gennaio 2017
“Italiano di Napoli”, una commedia musicale di Sal Da Vinci, scritta con la collaborazione di Alessandro Siani che ne ha curato anche la regia, sta ottenendo notevole successo al Teatro Augusteo di Napoli, dove andrà in scena fino al 19 gennaio. Supportato da una variegata e vivace compagnia di attori, fantasisti, acrobati, ballerini, con orchestra dal vivo (6 elementi), Sal Da Vinci conduce per mano gli spettatori attraverso un viaggio nei sentimenti, passati e presenti, avvalendosi delle sue canzoni, nonché di varie incursioni nel repertorio della musica italiana e napoletana: un viaggio che è una riflessione sulla nostra identità di napoletani e di cittadini di un’Italia che sulla scena non è più solo un’espressione geografica, ma diventa un personaggio femminile che prova sentimenti, soffre, gioisce, protesta, spera. Ed è pertanto vero ciò che si legge nella presentazione di Italiano di Napoli, poiché “ogni passaggio è lo spunto per una riflessione, un aneddoto, uno sketch. Ogni canzone è la tessera di un affascinante puzzle che diventa l'essenza della nostra anima, dei nostri pensieri, delle nostre emozioni. Uno spettacolo che diverte grazie ai guizzi comici di Davide Marotta e Lello Radice, affascina con la talentuosa Lorena Cacciatore, commuove e fa riflettere. Un viaggio suggestivo e incantato che, grazie alla prodigiosa voce di Sal Da Vinci fa vibrare, ancora una volta, le corde del cuore”. In effetti la commedia coinvolge, fa riflettere e diverte con il suo scoppiettante, allegro melange di colori, luci, danze, canti e suoni. Senz’altro condivisibili, quindi, ci sembrano le affermazioni di Alessandro Siani sul teatro, luogo magico in cui poesia e musica s’incontrano, “un luogo vibrante e coinvolgente, le cui strade sono vissute da abitanti magici e surreali...le piazze ricche di saltimbanchi acrobati e voci della luna...e poi i vicoli stretti con muri antichi che si aprono verso il mare ossia verso l’infinito. In questo infinito si alterneranno le note, le canzoni e i racconti del protagonista ed ideatore Sal Da Vinci: un italiano di Napoli che attraverso la sua musica ci trascinerà verso un mondo più vero, senza pregiudizi né differenze, perché in fondo sono le differenze a renderci speciali. L'Italia non è uno stivale, ma un essere umano. Le città sono gli organi vitali. Milano potrebbe essere il cervello...Roma l'anima e Napoli il cuore, ma tutto è nelle mani del pubblico. Si nelle mani, perché saranno i vostri applausi, i vostri silenzi e le vostre risate a decretare se per due ore avete vissuto una favola o per una volta e dico una volta, la realtà di questo pazzo paese può essere meravigliosa ad occhi aperti!” Uno spettacolo senz’altro da vedere che ancora una volta sottolinea la creatività, la fantasia e il talento di artisti napoletani, come Sal Da Vinci, Alessandro Siani e di tutti coloro che hanno contribuito al successo di questa bella commedia musicale. Giovanna D’Arbitrio
MOSTRA DEDICATA A FABIO MAURI AL MUSEO MADRE DI NAPOLI
post pubblicato in diario, il 26 novembre 2016
Il 25 novembre 2016, alle ore, 19,30, è stata inaugurata al Museo Madre di Napoli, un’interessante mostra fotografica dedicata a Fabio Mauri che resterà aperta al pubblico fino al 6 marzo 2017. Orari: da lunedì a sabato 10.00 - 19.30; domenica: 10.00 - 20.00; martedì: chiuso. Dalla biografia di F. Mauri si apprende quanto segue: “ Nasce a Roma nel 1926. Trasferito a Milano scopre presto l’arte contemporanea attraverso le opere di Carrà, De Chirico, Tosi, Savino, Tomea. Nel 1931 si trasferisce a Bologna dove conosce Pasolini e viene introdotto al Futurismo, avanguardia che avrà grande influsso sulla sua formazione. Dopo la guerra rimane profondamente colpito da immagini di campi di sterminio e vive una profonda crisi. A questo periodo risalgono i suoi primi dipinti, di natura religiosa e semi-figurativi, in stile espressionista. L’attività artistica di Mauri cambia direzione nel 1956, in seguito all’incontro con l’opera di Burri. Mauri inizia a produrre disegni, collage e Schermi, gettando le basi del suo percorso. Nel 1971 inizia la serie delle performance ideologiche e continua la sperimentazione di vari linguaggi espressivi, rimanendo tuttavia fedele al percorso avviato e, soprattutto, al concetto che ne guida la produzione: lo schermo. Nel 1994 la Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma gli dedica una grande retrospettiva. Nel 2009 muore a Roma. Nella presentazione della mostra sul sito del Museo (www.madrenapoli.it) “Retrospettiva a luce solida è il titolo della mostra monografica dedicata dal Madre nel mese di novembre a Fabio Mauri (Roma, 1926-2009), magistrale esponente delle neo-avanguardie della seconda metà del XX secolo, la cui pratica artistica – incentrata sull’esplorazione dei meccanismi dell’ideologia e dei linguaggi della propaganda, come dell’immaginario collettivo e delle strutture delle narrazioni mediatiche – lo impone fra i più autorevoli e seminali artisti contemporanei a livello internazionale. Organizzata in stretta collaborazione con lo Studio Fabio Mauri, la mostra – la più completa mai dedicata all’artista dopo la retrospettiva, nel 1994, alla GNAM-Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma – comprenderà, in un percorso appositamente concepito per i singoli spazi del museo, più di cento fra opere, installazioni, azioni e documenti, che indagano la storia moderna e contemporanea nei suoi conflitti e nelle sue contraddizioni e trovano nell’intrinseco rapporto fra dimensione storica e dimensione etica il loro fulcro intellettuale ed emotivo. La prima sezione della mostra, articolata su tutto il terzo piano del museo, presenterà le opere con cui l’artista esplora, in un’iniziale tangenza con le estetiche pop, la dimensione della comunicazione di massa, fino alla serie degli Schermi (anni Cinquanta-Settanta), che si integrano con i “tappeti-zerbini” e una pluralità di altre opere e materiali connessi alla ricerca sui significati e le dinamiche della proiezione, tra cui i principali lavori scultorei e installativi della fine degli anni Sessanta (Cinema a luce solida, 1968; Pila a luce solida, 1968; Colonne di luce, 1968; integrano con i “tappeti-zerbini” e una pluralità di altre opere e materiali connessi alla ricerca sui significati e le dinamiche della proiezione, tra cui i principali lavori scultorei e installativi della fine degli anni Sessanta (Cinema a luce solida, 1968; Pila a luce solida, 1968; Colonne di luce, 1968; Luna, 1968). Il percorso culmina in una selezione delle opere con proiezioni, da quelle in 16mm degli anni Settanta su corpi ed oggetti (vari esemplari di Senza e Senza ideologia, la ricostruzione di Intellettuale-Pasolini), fino alle più recenti proiezioni su supporto digitale e di impianto ambientale. Una seconda sezione della mostra, al piano terra del museo nella sala Re_PUBBLICA MADRE e presso le tre sale del mezzanino, sarà costituita da opere, installazioni, azioni e documentazioni afferenti alla matrice performativa e teatrale della ricerca dell’artista, con una selezione delle più importanti azioni di Mauri, che verranno presentate periodicamente, durante l’arco della mostra, o attraverso materiali documentari e alcune essenziali componenti “sceniche”. Integrandosi in questo ambiente dinamico saranno presentate anche alcune installazioni fondamentali, quali Manipolazione di Cultura (1971-1973, terminato nel 1976), l’opera-libro Linguaggio è guerra (1975), Oscuramento (1975), Il Muro Occidentale o del Pianto (1993), Teatrum Unicum Artium (2007). Spazio di indagine verrà inoltre dedicato alla prima opera teatrale di Mauri, monologo in due tempi e due scene intitolato L’isola (1960). Una terza sezione della mostra (Sala delle Colonne, primo piano) sarà dedicata, infine, alla presentazione inedita dell’integrale corpus delle maquette architettoniche che ricostruiscono i percorsi espositivi delle principali mostre dell’artista. Trasformando l’intera superficie del Madre nello spazio-tempo di un’esperienza critica, in cui il pensiero si fa fisico e concreto, e il white cube museale si confonde con il palcoscenico teatrale e la scatola nera della sala cinematografica, la mostra incorpora e trasmette il concetto di “luce solida” che compare in alcuni titoli delle opere dell’artista: in esse, richiamandosi alle Lampadine con i raggi solidificati futuriste, Mauri conferiva consistenza fisica al raggio che congiunge il proiettore e lo schermo cinematografico, traducendo così l’idea che tutte le componenti dell’esistenza sono reali, e quindi anche il pensiero, l’immaginario e l’ideologia. Questa riflessione, successivamente affidata agli Schermi, alle Proiezioni e alle azioni performative, diviene metafora del rapporto tra mente e mondo, tra realtà e memoria, fra Storia e storie, trasformando, in occasione di questa mostra, il museo stesso in proiettore così come il concetto di retrospettiva in una proiezione architettonica che avvolge lo spettatore. (a cura di Laura Cherubini, Andrea Viliani). All’inaugurazione della mostra un folto e variegato pubblico era presente e dai commenti ascoltati tendendo l’orecchio a coloro che osservavano affascinati, colpiti o incuriositi dalle opere di F. Mauri (esperti, appassionati di arte moderna o gente comune), ci è sembrato evidente che l’interesse e i consensi fossero davvero notevoli. Tra i visitatori anche diversi stranieri, il che ci conforta poiché gli aspetti positivi della nostra città vanno sempre divulgati, sia in Italia che all’estero. Giovanna D’Arbitrio
J.N. SCHIFANO E IL PROGETTO SOS PARTENOPE
post pubblicato in diario, il 30 settembre 2016
Il libro “Dictionnaire amoureux de Naples” di Jean Noel Schifano, il francese innamorato di Napoli, è al centro di un progetto di crowdfunding per realizzarne sia la traduzione che un ebook per grandi e piccoli. L’obiettivo è quello di far conoscere ad italiani e stranieri gli aspetti più belli di una città spesso denigrata con la diffusione costane e martellante di notizie negative. “Ottanta storie tra i personaggi e i luoghi partenopei raccontate da Jean-Noël Schifano nell’edizione francese cartacea del "Dictionnaire amoureux de Naples" del 2007 (edito da Plon) che hanno permesso di far conoscere il talento e la bellezza di Napoli ai lettori francesi e francofoni, molti dei quali si sono trasformati in turisti appassionati e cultori della città” si legge sul sito on line dedicato al suddetto progetto: https://www.derev.com/SOSPartenope Qualche anno fa scrissi un articolo “Jean Noel Schifano, un francese meridionalista”, pubblicato su diversi siti on line, che qui riporto in parte per presentare questo interessante personaggio che ama tanto Napoli: “Nato da padre siciliano e madre lionese, lo scrittore J. N. Schifano, convinto meridionalista “radicato culturalmente e visceralmente a Napoli e alla sua civiltà millenaria”, com’egli stesso ha dichiarato in un’intervista pubblicata su “Il Mattino”, ha esternato tutta la sua indignazione per il modo in cui Napoli è continuamente offesa oggi per il problema dei rifiuti e per come è stata trattata dall’Unità d’Italia in poi. Secondo lui essa è stata volutamente ridotta da grande capitale europea a “città bonsai” in 150 anni di sfruttamento, trasformata in una città “assistita” da tenere a guinzaglio mediante connessioni tra potere politico e criminalità organizzata, che risalgono ai tempi in cui il prefetto Liborio Romano, viceministro dell’Interno del Regno sabaudo, mise Salvatore De Crescenzo al comando della città con le sue truppe senza fede né legge. Dopo tanti secoli di ruberie e violenze - asserisce Schifano-ora la lasciano marcire anche sotto la spazzatura, dopo averne appestato il territorio per decenni con i rifiuti tossici delle fabbriche del Nord. Quello che hanno fatto nelle campagne tra Caserta, Castelvolturno e Napoli è il “Ground Zero” della storia d’ Italia. Eppure nel 1860 Napoli era in piena espansione economica e culturale con primati in tutti i campi: la prima flotta mercantile, la più grande industria navale, prima ferrovia , prima cattedra di economia, primo teatro lirico, il San Carlo, primo istituto per sordomuti e primati anche per numero di orfanatrofi, ospizi, collegi, tipografie, giornali, riviste, per risultati in astronomia, sismografia, illuminazione elettrica, navi a vapore e così via” Ricordiamo che Schifano ha scritto “Lettera Aperta agli Italiani non Fatti” che ha vinto il “Premio Napoli Racconta” attribuito dall’Università Orientale. Ci conforta il suo amore per Napoli e gliene siamo grati, pur restando comunque italiani convinti dell’importanza dell’Unità nazionale”. Giovanna D’Arbitrio
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