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FILM "LA PARANZA DEI BAMBINI"
post pubblicato in diario, il 22 febbraio 2019
Vincitore dell’Orso d’Argento al Festival di Berlino 2019, Il film La Paranza dei Bambini, di Claudio Giovannesi è tratto dall’omonimo libro di Roberto Saviano (Ed. Feltrinelli) che narra la storia di un gruppo di ragazzi napoletani nati nei quartieri a rischio dove la criminalità organizzata spadroneggia. Ottima davvero la sceneggiatura di Claudio Giovannesi, Roberto Saviano Maurizio Braucci, bravi gli interpreti in particolare Francesco Di Napoli nel ruolo di Nicola. Da notare il cammeo di Renato Carpentieri Interessante il libro Di Saviano e la seguente descrizione sul risvolto di copertina, valida anche per il film: “Dieci ragazzini in scooter sfrecciano contromano alla conquista di Napoli. Quindicenni dai soprannomi innocui, come Maraja, Pesce Moscio, Dentino, Lollipop, Drone: scarpe firmate, famiglie normali e il nome delle ragazze tatuato sulla pelle. Adolescenti che non hanno domani e nemmeno ci credono. Non temono il carcere né la morte, perché sanno che l’unica possibilità è giocarsi tutto, subito. Sanno che “i soldi li ha chi se li prende”. E allora, via, sui motorini, per andare a prenderseli, i soldi, ma soprattutto il potere. La paranza dei bambini narra la controversa ascesa di una paranza, un gruppo di fuoco legato alla Camorra e del suo capo, il giovane Nicolas Fiorillo. Appollaiati sui tetti della città, imparano a sparare con pistole semiautomatiche e AK-47 mirando alle parabole e alle antenne, poi scendono per le strade a seminare il terrore in sella ai loro scooter. A poco a poco ottengono il controllo dei quartieri, sottraendoli alle paranze avversarie, stringendo alleanze con vecchi boss in declino. Paranza è nome che viene dal mare, nome di barche che vanno a caccia di pesci da ingannare con la luce. E come nella pesca a strascico la paranza va a pescare persone da ammazzare. Qui si racconta di ragazzini guizzanti di vita come pesci, di adolescenze “ingannate dalla luce”, e di morti che producono morti. Roberto Saviano entra implacabile nella realtà che ha sempre indagato e ci immerge nell’autenticità di storie immaginate con uno straordinario romanzo di innocenza e sopraffazione. Crudo, violento, senza scampo. “Crudo, violento e senza scampo” è anche il film che lascia un sapore di amaro in bocca e una tristezza senza fine nell’anima: agli spettatori mancano perfino le parole e alla fine escono in silenzio. Ci sembra giusto citare la dedica scritta di Roberto Saviano sul libro che ben si addice anche al film: "Ai morti colpevoli. Alla loro innocenza", ovviamente riferita a tutti quei bambini e adolescenti la cui innocenza viene contaminata nei quartieri a rischio da degrado, mancanza di istruzione, formazione e lavoro. E non solo a Napoli, tuttavia, ma in tutto il Sud d’Italia e in tutte le periferie nazionali e internazionali, per non parlare dei paesi del terzo mondo dove i bambini subiscono inaudite violenze.
FILM "DOGMAN"
post pubblicato in diario, il 1 giugno 2018
Grande successo di pubblico e critica al Festival di Cannes 2018 per DOGMAN, di Matteo Garrone, successo convalidato dalla Giuria con l’assegnazione del premio come miglior attore a Marcello Fonte. Il film ruota intorno alla figura di Marcello (Marcello Fonte), uomo piccolo e mite che vive in una squallida e degradata periferia tra il suo modesto lavoro, la toilettatura per cani che tratta con tenerezza, un pacifico rapporto con i suoi vicini e soprattutto il grande amore per la figlia (Alida Baldaria Calabria). Purtroppo per arrotondare le sue magre finanze, Marcello spaccia cocaina di cui fa largo uso Simone (Edoardo Pesce), un suo amico anche se molto diverso da lui, un ex pugile, criminale violento e insensibile che terrorizza gli abitanti, incapaci di arginare i suoi soprusi. Quando scopre che il negozio di Marcello è separato da quello di un orafo solo da una sottile parete, gli impone di essere suo complice per svaligiarlo. Marcello viene arrestato, non denuncia l’amico e viene incarcerato per un anno. Scontata la pena, cerca di riprendere in mano la sa vita, sperando nella riconoscenza di Simone al quale chiede la sua parte di danaro per averlo aiutato nel furto, ma ancora una volta è costretto a subire da lui soprusi e violenze. Emarginato dagli abitanti del quartiere che non lo stimano più, solo e indifeso profondamente cambiato dagli eventi, Marcello vuole in qualche modo punire Simone facendogli ammettere i suoi torti. Con un escamotage lo attrae nel suo negozio e riesce a chiuderlo in gabbia per domarlo come di solito fa con i cani aggressivi a lui affidati. La situazione gli sfugge di mano e purtroppo ha un imprevedibile, drammatico epilogo. Il film trae libera ispirazione dal noto delitto del Canaro, avvenuto a Roma nel 1988, quando il pugile dilettante Giancarlo Ricci fu ucciso da Pietro De Negri, detto “er canaro”, ma il regista nel film ha voluto sottolineare non tanto l’efferatezza del crimine, quanto piuttosto le cause che possono scatenare a livello psicologico il desiderio di rivalsa per le umiliazioni subite e l’ingratitudine di un amico più volte aiutato, malgrado i suoi difetti. Sotto accusa senz’altro sono il degrado e lo squallore delle periferie italiane (ma in genere quelle delle grandi città), abbandonate a se stesse più che in passato, nell’indifferenza totale di un mondo in cui i valori umani perdono consistenza, in cui abbrutimento culturale e sociale trasformano anche chi è amorevole e mite come Marcello. "Ho iniziato a lavorare alla sceneggiatura dodici anni fa- ha affermato M. Garrone- nel corso del tempo l'ho ripresa in mano tante volte, cercando di adattarla ai miei cambiamenti. Finalmente, un anno fa, l'incontro con il protagonista del film, Marcello Fonte, con la sua umanità, ha chiarito dentro di me come affrontare una materia così cupa e violenta, e il personaggio che volevo raccontare: un uomo che, nel tentativo di riscattarsi dopo una vita di umiliazioni, si illude di aver liberato non solo se stesso, ma anche il proprio quartiere e forse persino il mondo che invece rimane sempre uguale, e quasi indifferente". Un film da vedere per notevole cast e sceneggiatura (U. Chiti, M. Gaudioso, M. Garrone), nonché ottima fotografia (Nicolaj Brüel) Ecco un’intervista al regista: https://www.youtube.com/watch?v=mRvhES1g0-I Giovanna D’Arbitrio
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