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FILM MOONLIGHT
post pubblicato in diario, il 17 marzo 2017
Nella notte degli Oscar 2017, a sorpresa e con clamoroso scambio di buste con l’osannato “La-la-Land”, ha vinto il film MOONLIGHT del giovane regista Barry Jenkins, non considerato tra i favoriti. Basato sull’opera teatrale “In Moonlight Black Boys Look Blue” di Tarell Alvin McCraney, il film si è aggiudicato 3 Oscar : miglior film, miglior attore non protagonista (Mahershala Alì), miglior sceneggiatura non originale (Barry Jenkins). Il film è diviso in tre capitoli che seguono le fasi della vita di Chiron, ragazzo nero che deve affrontare tutti i problemi legati a razza e “diversità” in un ambiente degradato, segnato da droga e violenza. Il 1° capitolo, denominato “i Little”, ci mostra la difficile infanzia di Chiron (Alex Hibbert), soprannominato “piccolo” (little) che si dibatte tra Paula(Naomie Harris), madre drogata nonché prostituta, e una banda di ragazzi violenti che lo perseguitano con crudeltà, chiamandolo “frocio”. Durante una delle sue fughe dalla banda, s’imbatte in Juan (M. Alì), uno spacciatore cubano nero che insieme alla sua compagna, Teresa (Janelle Monàe), cominciano ad occuparsi di lui con affetto. Juan lo considera come un figlio: riesce a farlo parlare, risponde a tutte le sue domande, gli insegna a nuotare, ad amare il mare, fonte di rilassamento e pace, e soprattutto a non vergognarsi del suo colore e della sua antica nobile razza, raccontandogli di un’anziana donna cubana che lo aveva soprannominato Blue, “poiché al chiar di luna la pelle dei neri diventa blue”. Il 2° capitolo, denominato “ii. Chiron”, ci racconta la fase adolescenziale in cui (Ashton Sanders) deve affrontare sempre gli stessi problemi, accentuati dalla morte di Juan. Aiutato solo da Teresa, per fortuna fa amicizia con Kevin (André Holland), suo compagno di scuola. Una sera Chiron, costretto ancora una volta a fuggire inseguito dai violenti bulli, si rifugia in spiaggia per trovare pace e qui incontra Kevin che lo conforta con il suo affetto, affetto che sfocia inaspettatamente in un rapporto omosessuale. Tornati a scuola, la violenza li aspetta ancora e Terrel (Patrick Decile), il capo dei bulli, costringe Kevin a pestare a sangue l’amico. Esasperato, qualche giorno dopo Chiron colpirà Terrel in classe violentemente con una sedia e finirà in prigione. Il 3° capitolo ci mostra Chiron adulto, muscoloso ed agiato spacciatore di droga che ha imparato a difendersi, ma è sempre tormentato dal suo passato che un giorno si ripresenta a lui con una telefonata del suo ex-amico Kevin: dall’incontro scaturisce un finale a sorpresa che evidenzia quanto sia importante conoscere se stessi e ritrovare la propria identità. E Realizzato con pochi mezzi, ma denso di significati, Moonlight è un buon film diretto da un regista giovane e quasi sconosciuto che forse non avrebbe vinto fino a qualche anno fa in Usa, un Paese in genere amante di autocelebrazioni e di mitici eroi, un Paese che forse comincia a svegliarsi e reagire con forza alle politiche di Trump e al pericolo di perdere essenziali libertà democratiche. Giovanna D’Arbitrio
La solitudine dei giovani "diversi"
post pubblicato in diario, il 26 settembre 2010

Letteratura e cinema ancora una volta interagiscono nel film di Saverio Costanzo “La Solitudine dei Numeri Primi”, tratto dall’omonimo romanzo di Paolo Giordano (Premio Strega 2008).

Il tema della “diversità” di Alice e Mattia e i loro drammi esistenziali, nel film vengono tradotti in immagini forti ed impressionanti.

 

Alice ha sette anni e odia la scuola di sci, ma suo padre la obbliga ad andarci, ha un incidente e rimane zoppa. Mattia è un ragazzino intelligente, ma costretto continuamente dai genitori ad aver cura della sorella ritardata, Michela, un giorno l’abbandona in un parco per andare da solo ad una festa. Questi episodi iniziali peseranno come marchi indelebili sulle vite dei due giovani i quali, anche se  profondamente attratti, saranno inesorabilmente divisi come quei numeri speciali che in matematica vengono definiti come “numeri primi gemelli “, separati da un solo numero pari.

 

 Sia nel libro che nel film i genitori sono  messi sotto accusa: i loro errori nell’educare i figli sono la causa dei suddetti drammi. In questa spietata analisi viene inclusa anche la scuola, non più in grado di incidere sull’attuale generazione che incamera sempre più i pericolosi messaggi di una società priva di valori. Il fenomeno del bullismo, che fa vittime soprattutto tra i “diversi”, è una triste realtà dei nostri giorni. A difesa dei docenti tuttavia, da insegnate animata da buona volontà, posso testimoniare che è estremamente difficile dedicare un’adeguata attenzione agli alunni più fragili in classi sovraffollate, senza il supporto di validi insegnati di sostegno, il costante intervento di competenti psicologi e un massiccio aiuto da parte del personale ATA per sorvegliare bagni, corridoi o luoghi più appartati in cui spesso “i bulli” attaccano. I tagli sull’Istruzione pesano proprio sui più deboli.

 

 Nel romanzo Paolo Giordano riesce ad alternare momenti di estrema durezza  a scene di grande tenerezza e di speranza, a mitigare in parte  la drammaticità delle situazioni. Saverio Costanzo invece  avvolge la storia in un’ atmosfera da horror film servendosi di colori, suoni, suggestioni e fisicità. Emblematica la trasformazione dei corpi dei protagonisti che riflette il rapporto patologico col cibo, grave problema di tanti giovani. Essere “diversi” oggi, dunque, sia a livello fisico che spirituale, appare molto più difficile in una società che punta tutto su immagine e aggressività.

 

In un’intervista lo scrittore, anche sceneggiatore  (insieme al regista), ha affermato: -  Avendo scritto anch’io il film, ero cosciente di ciò che Saverio stava costruendo, ma dalla scrittura alla pellicola c’è un passaggio sorprendente... So che è l’opera di qualcun altro, ma non ho affatto ansia di possesso. Se si ha un attaccamento morboso al romanzo, non bisogna lasciare che qualcun altro ci lavori su -. Infine egli ha concluso il discorso affermando che vedendo il film da spettatore, per la prima volta ha “letto” la sua storia e si è commosso. 

 

Certamente il merito va anche agli attori, tutti bravi, tra i quali in particolare ricordiamo Alba Rochrwacher (Alice), Luca Marinelli (Mattia), Isabella Rossellini (madre di Mattia), Filippo Timi (il clown).

 

Giovanna D’Arbitrio

 

 

 

 

 

 

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