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CULTURA, STRUMENTO DI DIALOGO TRA I POPOLI
post pubblicato in diario, il 4 agosto 2015
Il 31 luglio e il 1 agosto 2015, all’Auditorium Expo di Milano, si è svolta la Conferenza Internazionale dei Ministri della Cultura sul tema “Cultura, strumento di dialogo tra popoli”. Presenti i ministri della cultura di 83 paesi partecipanti all’Expo, nonché i rappresentanti Unesco ed esponenti di altre organizzazioni internazionali che hanno discusso a lungo sulla necessità di tutelare il patrimonio culturale mondiale, oggi minacciato da terrorismo e catastrofi naturali. Il ministro Dario Franceschini, dopo aver elogiato l’eccellenza italiana nel restauro e nelle competenze artistiche e archeologiche, ha proposto di istituire “I caschi blu della cultura”, una task force specializzata nel prevenire eventuali attacchi terroristici, mettendo in sicurezza opere d’arte e reperti, oppure nel limitare i danni già apportati con tempestive operazioni di salvataggio e restauro. Il premier Matteo Renzi, sottolineando che “la cultura dovrà essere il motore dello sviluppo dell’Italia che verrà”, ha ricordato che il terrorismo minaccia di distruggere la bellezza dell’arte. Per combattere contro tutto ciò, l’Italia propone di istituire una scuola internazionale aperta a studenti che vogliano approfondire nel nostro paese le conoscenze su storia dell’arte, archeologia e restauro. Si è discusso a lungo anche sullo scottante tema delle catastrofi naturali che per vastità di proporzioni vanno affrontante sempre più con interventi coordinati a livello internazionale. A tal proposito una delegazione del Nepal, devastato da un recente terremoto, ha elogiato le competenze degli esperti italiani accorsi per dare aiuto dopo il drammatico evento. Le notizie sulla Conferenza sono state ampiamente diffuse da giornali, siti on line e telegiornali, ma come al solito si è parlato poco di “cause ed effetti”. E’ senz’altro lodevole cercare di intervenire sugli effetti per salvare il salvabile, ma saremo capaci di intervenire sulle “cause” che generano terrorismo e devastazioni ambientali? Riusciremo un giorno a creare vivibilità nei paesi sottosviluppati, sottraendoli a povertà, ignoranza e violenze? Quando comprenderemo che inquinamento e devastazioni ambientali alterano gli equilibri della natura e causano immani disastri? E infine, pur riconoscendo che in Italia l’attuale governo ha ereditato pesanti irrisolti problemi, ci chiediamo come potrà combattere il terrorismo se nel corso di tanti anni lo Stato non è riuscito a debellare la criminalità organizzata che opprime tutto il Sud. E ancora ci domandiamo se sarà possibile sradicare l’incuria, la più grave di tutte le cause, che sta distruggendo il nostro meraviglioso patrimonio artistico. Salveremo da essa prestigiosi siti archeologici come Pompei? Speriamo di sì. Giovanna D’Arbitrio
Film "COME UN TUONO"
post pubblicato in diario, il 8 aprile 2013
           

Dopo il successo di “Blue Valentine”, Derek Cianfrance si rivela ancora abile regista e narratore in “Come un tuono” (titolo originale “The place beyond the pines”), un film che descrive più personaggi e generazioni, raccontando la storia di Luke (Ryan Gosling), un pilota acrobatico di motociclette impiegato in  uno spettacolo ambulante.

 

Quando scopre di aver un figlio, Jason (Dane DeHaan), nato da una breve relazione con una sua ex girlfriend, Romina Eva Mendes), Luke decide di occuparsi di lui per impedire che cresca senza uno padre. Desideroso di provvedere a Jason e Romina, intraprende una serie di rapine in banche per far soldi in fretta, avvalendosi della sua abilità di motociclista per sfuggire alla polizia. Purtroppo “chi corre come un fulmine, si schianta come un tuono” e pertanto la sua folle corsa è destinata a finire tragicamente quando un giovane poliziotto, Avery Cross (Bradley Cooper), lo blocca e lo uccide.

 

Passano gli anni e Avery, considerato ormai eroe nazionale e ambizioso personaggio rampante, deve fare i conti con il suo passato quando il destino lo pone inaspettatamente di fronte alle sue responsabilità: suo figlio, AJ(Emory Cohen), viziato, drogato e violento, al liceo conosce Jason, figlio di Luke, e lo ricatta per procurarsi della droga. Dopo una serie di drammatici d’eventi, finalmente sembra chiudersi il cerchio tra passato e presente.

 

Il film ci fa riflettere sul rapporto causa-effetto, per cui “violenza genera violenza” e soprattutto su quello tra genitori e figli, in particolare sulla scelta tra rifiuto degli errori commessi dai genitori o ripetizione degli stessi. Per alcuni, purtroppo, sembra che il destino sia quasi segnato, come per Luke che nell’ emblematica immagine iniziale del film gira vorticosamente con la sua moto in una sorta di “globo della morte”, una gabbia che lo costringe a girare in cerchio senza percorsi alternativi.

 

Per il figlio, Jason, invece, il regista sembra intravedere la possibilità di un riscatto, di un cambiamento: nella scena finale  il giovane sfreccia sulla sua moto verso una nuova vita, attraversando una strada di campagna tra gli alberi, un’immagine che ricorda il titolo originale “The place beyond the pines”(Il posto al di là dei pini), forse  un luogo di pace e di armonia.

 

Notevoli la fotografia di Sean Bobbit, le musiche di Mike Patton, la scenografia di I. Weinberg, la bravura degli interpreti.

 

Giovanna D’Arbitrio

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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