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Elogio di nonni e pensioni
post pubblicato in diario, il 8 dicembre 2011

 

Mentre lo Spread aleggia sulle nostre teste come un’entità mostruosa pronta a distruggerci, ci si organizza in tutta fretta per una difesa che ne riduca i pericoli.

 

Indubbiamente era necessario adottare delle misure adeguate per affrontare l’attuale crisi con senso di responsabilità e in verità il discorso di Monti, centrato sui tre principi essenziali di “rigore, crescita, equità”, ci era sembrato giusto e molto equilibrato.

 

Oggi, pur essendo convinti che i sacrifici siano necessari, tuttavia, riteniamo che il principio dell’equità non sia stato rispettato fino in fondo, soprattutto per quanto riguarda le pensioni, poiché anche se l’intervento era ormai inevitabile, almeno esso avrebbe potuto calibrare la sua scure con tagli progressivamente meno dolorosi sulle classi medie e in particolare su quelle meno abbienti.

 

Un po’ rattristati e delusi per queste ingiustizie, molti nonni e pensionati che si son prodigati per gli altri per tutta la vita, si son sentiti quasi un” peso” per la società.

 

Eppure quanti nonni oggi risolvono i problemi  di figli e nipoti, mettendo a disposizione tempo e pensioni ?! Chi si occupa dei  bambini quando i genitori lavorano tutta la giornata? E chi sostiene economicamente figli e nipoti senza lavoro?

 

Tra gli attuali pensionati (incluse le donne),inoltre, già  molti hanno smesso di lavorare a 65 pur avendo iniziato in giovane età, alcuni talvolta non hanno nemmeno riscattato gli anni universitari o per mancanza di denaro o di tempo, per dare priorità a gravi problemi familiari, altri poi veri stakanovisti  attaccati al lavoro, lo hanno lasciato con rimpianto per far largo ai giovani. Non tutti sono baby-pensionati e non tutti prendono vitalizi come parlamentari in servizio per una sola legislatura!

 

Chi ama il proprio lavoro, chi “cresce” umanamente esercitando un mestiere o una professione, non vorrebbe mai andare in pensione se non fosse stanco e malato. Se un lavoro “si sceglie” seguendo le proprie attitudini, si prova gioia esercitandolo. Posso testimoniare ciò come insegnante che ha sempre amato i giovani e l’importante ruolo educativo e formativo della scuola. Purtroppo non tutti possono scegliere e poi ci sono davvero lavori  troppo “usuranti” che ad  un’età inoltrata dovrebbero essere vietati per il bene stesso della società.

 

E poi, come sarebbe possibile favorire l’inserimento dei giovani se tutti i vecchi andassero in pensione a 70 anni? E ancora, come si può promuovere la crescita se continuano le delocalizzazioni. Emigreremo tutti in Cina e nei paesi emergenti? Oltre ai lavoratori, ci sono tanti piccoli onesti imprenditori che vorrebbero essere protetti e liberati da criminalità, eccessive tasse e burocrazia. Infine, come si può essere competitivi rispetto a paesi che non rispettano diritti umani e civili, figuriamoci quelli sindacali del tutto inesistenti, paesi dove il costo della vita è inoltre nettamente inferiore ?  Perché l’economia reale non è capace di imporre “regole” alla finanza? Dove va l’Europa senza un governo centrale e un banca europea di riferimento a difesa dell’euro? E soprattutto dove va l’Europa se è solo pilotata dallo Spread, non dalla solidarietà? Di tutto ciò dovrebbero discutere  i paesi europei, individuando le reali cause della crisi dell’euro, oltre a soffermarsi su quelle prettamente italiane, dovute ad un grave effetto-somma di errori passati.

 

Ecco, ciò che serve  ora in Italia, in una fase cui si può ancora apportare qualche modifica al pacchetto delle urgenti  riforme,  è il “saper discernere”, proprio per rispettare il principio dell’equità. Siamo disposti a tutti i sacrifici necessari, a pagare anche più tasse, purché tutto sia fatto in modo giusto.

 

Quanto ai nonni che oggi sono proprio nonni “sprint”, molto attivi e disposti a rendersi utili, ci farebbe tanto piacere se ogni tanto qualcuno li elogiasse e li trattasse col dovuto rispetto, soprattutto per l’affetto e la saggezza che sanno donare  in questi tempi duri. Essi in genere sono sempre disposti anche ad ulteriori sacrifici, purché si investa poi davvero sui giovani.

La figura del “Vecchio Saggio”, tra l’altro uno degli archetipi junghiani), andrebbe rivalutata.  Ricordo ancora con affetto mio nonno Mario che mi insegnò i nomi delle costellazioni nelle sere d’estate e mi parlò del passato, come se egli stesso fosse” un libro di storia parlante”.

 Giovanna D'Arbitrio

 

 

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