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SONO IL PADRONE DELLA MIA ANIMA
post pubblicato in diario, il 19 marzo 2010

Non importa quanto stretto il varco

O piena di punizioni la vita,

Io sono il padrone del mio destino:

Io sono il padrone della mia anima.

( “Invictus”  di W. E. Henley)

C’era il sole ieri e un’aria mite che invitava a fare una passeggiata. Si respirava già aria di primavera e i fiori con i loro vivaci colori davano un senso di pace, di bellezza, di vita che continua malgrado tutti i mali e le negatività che talvolta ci asfissiano, togliendoci il respiro.

Ho spento il televisore, ho piegato i giornali e li ho messi da parte, ero stanca di sentir parlare di elezioni, di politici, di corruzione, di delitti, di offese ai Meridionali nei numerosi dibattiti sul razzista R. Lynn, convinto assertore  della nostra inferiorità, di problemi irrisolti e così via. Ho pensato allora che sarebbe bello se facessero ogni tanto qualche TG su politici onesti,  giovani che studiano e lavorano,  bravi imprenditori che rispettano i diritti dei lavoratori e tanti altri che lottano con buona volontà per migliorare la vita su questo pianeta.

 Ho sbattuto la porta di casa,  ho  camminato un po’ tra la gente, poi sono andata a cinema  e ho visto un bel film, “Invictus”, che mi  ha ridonato fiducia e speranza nel Bene.

Hanno assegnato molti Oscar a “The Hurt Locker”, un buon film, ma comunque ennesimo film sugli orrori della guerra, e vari premi ad altre pellicole, ma “Invictus” è passato quasi inosservato, poiché oggi il Bene “non fa mai notizia”, non viene mai messo in rilievo.

Invictus è un  “Noble Film”,  cioè uno di quei film  definiti “nobili” perché esaltano le qualità positive dell’Uomo. Spesso accusati di buonismo, in genere sono invece  “buoni” film, talvolta perfino veri capolavori.

 

“Invincibile” ci appare davvero l’indomito personaggio di Nelson Mandela, eletto presidente del Sud Africa nel ’94, impegnato nella difficile opera di integrazione tra bianchi e neri  in un clima ancora dominato dai laceranti effetti dell’Apartheid. Morgan Freeman, perfettamente a suo agio nei panni del grande leader, ne ha delineato il carattere in modo realistico, misurato, umano.  E in tale racconto anche Clint Eastwood ancora una volta ci  ha stupito per la sua bravura di regista e per la sua coraggiosa scelta di temi “etici”, regalandoci un'altra storia edificante, tratta dal libro di John Carlin “Playing the Enemy: Nelson Mandela and the Game that made a Nation”.

Il  rugby è il gioco “che costruì una nazione”  con la  squadra degli Springboks,  composta da un solo nero e da bianchi Afrikaner  guidati da un valido capitano, François Pienaar (ben interpretato da Matt Damon), prezioso collaboratore di Mandela nell’ opera di conciliazione ed integrazione di due popoli.  Così ancora una volta i valori dello sport “pulito”, messi al servizio di una giusta causa, risplendono in tutta la loro bellezza e positività.

Le scene delle competizioni sono coinvolgenti ed emozionanti, come  la canzone africana cantata dalla squadra  e la poesia di Henley, più volte recitata nel film per ricordare i lunghi anni trascorsi in prigione da Mandela, versi da lui imparati  a memoria per trovar  la forza necessaria in se  stesso, nella sua anima.

Senz’altro un film da consigliare a tutti, soprattutto ai giovani.

Giovanna D’Arbitrio

 

 

 

 

 

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