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FILM "COME UN GATTO IN TANGENZIALE"
post pubblicato in diario, il 13 gennaio 2018
Fa riflettere la commedia “all’italiana” di Riccardo Milani, Come un gatto in tangenziale, in cui si racconta la storia di Giovanni (Antonio Albanese), presidente di un think tank che sta elaborando un progetto da presentare al Parlamento europeo per ottenere fondi a favore di attività imprenditoriali nelle zone periferiche italiane. Al suo rientro da Bruxelles, egli scopre che Agnese(Alice Maselli), la figlia tredicenne, si è innamorata di Alessio (Simone De Bianchi), un ragazzo che abita a Bastogi, quartiere a rischio di Roma. Giovanni segue con la sua auto Agnese e si scontra subito con Monica (Paola Cortellesi), madre di Alessio, che gli frantuma il parabrezza con una mazza da baseball. Giovanni tenta poi di allontanare la figlia da gente di così bassa estrazione sociale e si sorprende nel costatare che nemmeno Monica è entusiasta all'idea che il figlio frequenti una ragazza dell’high society: così i due genitori si alleano per far ragionare i ragazzi e iniziano a frequentarsi, coinvolgendo le rispettive famiglie. Giovanni si occupa di Agnese da solo, poiché la madre, Luce (Sonia Bergamasco), abita in Francia dove coltiva lavanda per profumi. Alessio vive invece in una famiglia numerosa con la madre e due zie, Pamela e Sue Ellen (così chiamate in onore del serial Dallas),due ladre che rubano nei supermercati, mentre il padre, Sergio (C. Amendola), è in carcere. Monica invita Giovanni e Agnese a trascorrere una giornata al mare nel caotico lido “coccia de’ morto” e Giovanni ricambia l’invito la domenica successiva, portando tutti alla solitaria spiaggia di Capalbio, frequentata dai suoi amici. Comunque è chiaro che entrambi i genitori faticano ad ambientarsi in realtà tanto diverse dal loro modo di vivere. Quando Luce rientra dalla Francia, Monica invita tutta la famiglia a pranzo a casa sua. In quest'occasione irrompe Sergio, appena uscito dal carcere per un indulto, il quale tratta con disprezzo gli intrusi. Insomma “tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare”, e così anche se si è animati da idee innovative ed egalitarie, come quelle di Giovanni e Luce, purtroppo il divario tra le classi sociali è reale e non è facile colmarlo, se non si stabilisce un vero contatto con i gravi problemi delle attuali periferie multietniche. Anche Agnese e Alessio alla fine si lasciano, attratti da più facili amori, e tornano alle rispettive vite. E allora ci si chiede se sarà mai possibile un giorno un dialogo tra borghesi e borgatari, nonché tra italiani e migranti. All’inizio della storia le probabilità di successo sembrano davvero poche, simili a quelle di sopravvivenza di un povero gatto abbandonato in tangenziale. Tuttavia qualcosa accade in seguito: Monica comincia a riflettere e s’informa sui fondi europei, mentre Giovanni a Bruxelles davanti ai parlamentari lascia cadere il discorso scritto, fatto di frasi fatte, e racconta con parole semplici come sia difficile la vita nelle periferie. Una commedia che pur strappando qualche sorriso, fa riflettere seriamente sui gravi problemi dell’integrazione, oggi divenuti ancora più gravi per l’arrivo di tanti migranti. Cultura, istruzione, formazione, lavoro potrebbero senz'altro ridurre il divario tra le classi sociali e facilitare l'integrazione. Speriamo bene. Bravi gli attori che valorizzano la sceneggiatura nata dalla collaborazione di R. Milani, P. Cortellesi, Giulia Calenda, Furio Andreotti. Ecco un’intervista ad Albanese e a P. Cortellesi: https://www.youtube.com/watch?v=TiRQ28kJUuI Giovanna D’Arbitrio
MIO PADRE: UN UOMO ONESTO
post pubblicato in diario, il 8 dicembre 2016
Chi sa perché l’approssimarsi del Natale risveglia in me tanti ricordi di un passato impresso in modo indelebile nella mia mente: una forte nostalgia mista a dolcezza mi prende e mi avvolge mentre penso alle persone scomparse, in particolare ai miei genitori. Ed avendo già descritto mia madre in un precedente articolo, ora sento il bisogno di aggrapparmi alla figura di mio padre, un uomo onesto e dignitoso, mentre i valori del passato sembrano crollare intorno a me in una società decadente. Papà non aveva avuto una vita facile, fin dall’infanzia: suo padre era morto durante la I guerra mondiale quand’egli aveva due mesi, poi sua madre si risposò e il patrigno lo mise in collegio. Spesso ci raccontava che era talmente piccolo che non riusciva a rifarsi il letto da solo nel convento di “Fatebenefratelli” a Posillipo (ora divenuto ospedale) e per la sua vivacità spesso finiva in castigo, “senza, frutta, senza dolce e faccia al muro”. Continuò gli studi con l’aiuto delle zie e di varie borse di studio: quando sua madre morì, aveva solo 18 anni e cominciò a lavorare per iscriversi all’università. Desiderava diventare un bravo ingegnere, ma purtroppo lo scoppio della II guerra mondiale infranse quel sogno. Fu richiamato sotto le armi e servì la patria come ufficiale dell’aereonautica. Riuscì comunque a laurearsi in matematica e durante una vigilia di Natale degli anni ‘40 incontrò Ada, la mia futura madre: fu colpo di fulmine e si sposarono pur tra orrori, violenze della guerra e i distruttivi bombardamenti . Diventò in seguito professore di liceo e fu molto amato dagli alunni per la sua severità unita ad equità, comprensione per i problemi dei giovani, gentilezza e humour molto “napoletano”. Un giorno un alunno che faceva caricature agli insegnanti, lo rappresentò alto, autorevole e imponente dietro una minuscola cattedra. Papà si divertì molto nel vedere quel disegno e lo conservò con cura in un cassetto del suo scrittoio. Lavorava tanto Il prof, Salvatore D’Arbitrio, un vero stakanovista, e per sbarcare il lunario dava ripetizioni di pomeriggio (talvolta fino a notte inoltrata in caso di preparazione agli esami di maturità): la famiglia era numerosa (4 figlie!). Paragonavo talvolta mio padre a Robin Hood, poiché ai ragazzi poveri faceva pagare di meno anche se le sue lezioni duravano più a lungo, quando era necessario. Mio padre non ci ha fatto mancare mai niente, sempre attento non solo al nostro benessere fisico, ma anche e soprattutto alla nostra formazione culturale ed umana. E anche se era affettuoso verso i genitori e i parenti di mia madre, non chiese mai loro denaro o favori, pur sapendo che provenivano da famiglia benestante e di nobili origini. Tutto ciò che faceva e diceva con passione e impegno su scuola, istruzione, educazione, contatto con i giovani, è stato per me un esempio meraviglioso e così… sono diventata anch’io un’insegnante. Amava la libertà e la democrazia e, non essendo legato ad alcun carro politico, di volta in volta dava il suo voto al partito che gli sembrava più convincente per programmi e idee. Non sopportava le persone false e bugiarde che farfugliavano imbarazzate davanti ai suoi grandi occhi azzurri, indagatori, limpidi e sinceri, sempre alla ricerca della verità. Morì dopo molte sofferenze per una grave malattia e rottura di un femore. Nei pochi attimi di lucidità prima di andarsene, trovò per noi frasi piene d’amore ed incoraggiamento. Sapendo che attraversavo un momento difficile, a me disse: “Giovanna, forza, forza, forza!” e quelle furono le sue ultime parole. Ci venne così a mancare una guida forte e amorevole. Anche i nipoti ricordano con affetto Nonno Salvatore, uomo onesto, dignitoso e saggio, sempre gioioso (“Alleluia!”, era l’esclamazione preferita in caso di buoni risultati da loro conseguiti), pronto alla battuta di spirito, oppure a dar loro consigli, lezioni di matematica e quant’altro Forse è stato meglio per lui andar via da questo mondo quando ancora esistevano tante persone oneste come lui, quando i valori e i principi in cui credeva erano ancora saldi in un’Italia di onesti lavoratori che non conoscevano ancora le devastanti conseguenze della globalizzazione, quando le famiglie erano numerose con parentele estese fatte di zii e cugini, e soprattutto quando erano ancora unite e solidali, disposte all’aiuto reciproco, quando ci si frequentava tutto l’anno, non solo a matrimoni e funerali o una volta tanto a Natale. E per concludere, caro papà, spero che tu sia in un posto pieno di pace, sempre insieme alla tua amata Ada, come in quella lontana Vigilia di Natale in cui vi incontraste. Giovanna D’Arbitrio
Napoli: convegno su "DONNE E LAVORO"
post pubblicato in diario, il 26 marzo 2014
           

Lunedì 17 Marzo 2014, alle ore 15,30, si è tenuto un importante convegno sul tema “Donne e Lavoro: prospettive ed esperienze a confronto”.

 

 Tra i relatori, in prevalenza donne, presenti diverse imprenditrici: M. Maddaloni (Presidente Camera di Commercio), V. Schiavo (Presidente Confesercenti Campania), C. Miraglia (Assessore Cultura Regione Campania), M. T. Ferrari (Presidente Comitato Imprenditoria Confesercenti), P. Scialoja (Presidente Soroptimist Club Napoli), B. D’Angelo (Consigliere Regionale Campania), L. Festa (Consigliera Pari Opportunità Provincia), R. De Cicco (attrice), M. Coppola (Vice Presidente Sorptimist), M. Catuogno (Presidente AIDDA Campania, imprenditrice), A. Letizia (resp. Coord. Donne Cisl Napoli), M. del Vecchio (Imprenditrice), C. Aiello (Unione Regionale Ordini Forensi), D. Farone (Sorptimist Club Napoli, Comitato Pari Opportunità Ordine Avvocati).

 

Nel corso dell’interessante dibattito, anche se generalmente sono stati rilevati diversi  progressi nel campo delle pari opportunità, molti hanno sottolineato che il percorso verso una piena parità è ancora lungo e che la lotta deve continuare per migliorare la situazione. Pertanto sono state indicate soluzioni, in particolare sui seguenti punti:

 

-Facilitare ed integrare il rapporto lavoro-famiglia, nonché il rispetto per le donne  (evitare discriminazioni per maternità, pretendere maggior rispetto per leggi e diritti, fornire asili  nido, supporto di psicologo aziendale e percorso socio-sanitario in caso di malattie particolari o violenze, secondo Maurizio Maddaloni, Bianca D’Angelo, Luisa Festa, Rosaria De Cicco).

 

-Comunicare, confrontarsi e collaborare attraverso forum, sportelli di imprenditoria femminile, siti on line su competenze e attività, reti con istituzioni e categorie professionali, coworking, tavoli su welfare aziendale (Paola Scialoja, Maria Teresa Ferrari, Tecla Magliacano, Mariolina Coppola, Anna Letizia).

 

-Accesso al credito, creare un fondo bancario per start up  (Vincenzo Schiavo, M. Coppola, Marta Catuogno, L. Festa).

 

-Formazione e informazione: acquisire competenze e informazioni (L. Festa, M. Coppola).

 

-Etica aziendale: non solo profitti, ma etica, equità e solidarietà in cui le donne si distinguono (Marisa Del Vecchio).

 

 Il Presidente della Confesercenti. M. Maddaloni ha affermato: “Il mondo dell’imprenditoria ha la necessità di trovare risposte al tema del binomio donne e lavoro che rappresenta sempre di più un tema centrale per la società e che ha effetti dirompenti”. E secondo i dati forniti da V. Schiavo, presidente di Confesercenti Campania, nella regione operano 149mila imprese femminili su  567mila aziende (in prevalenza a Benevento e Avellino con il 36%, a Napoli con il 27%”).

 

Sicuramente encomiabili i contributi portati da donne imprenditrici in Campania, in particolare da quelle presenti al convegno che hanno offerto anche la propria esperienza personale durante il dibattito. Ed è parimenti giusto evidenziare che mentre le pari opportunità sembrano crescere in politica, imprenditoria e in altri campi, parallelamente a causa della grave crisi economica tante donne, senz’altro meno fortunate, sono le prime ad essere licenziate e le ultime ad essere assunte, vittime di lavoro nero, discriminazioni, violenze e soprusi perfino nel “civile Occidente”.

 

Ovviamente nel convegno il discorso sulla condizione femminile nei paesi de l terzo mondo non è stato nemmeno sfiorato, poiché sarebbe stato davvero troppo lungo ed impegnativo. Comunque, secondo il modesto parere della sottoscritta, le strategie più efficaci per ottenere migliori risultati, sia nei paesi più progrediti che in quelli sottosviluppati, potrebbero essere Cultura, Istruzione, Formazione (ricordando la coraggiosa battaglia di Malala), indispensabili per scardinare vecchi tabù e considerare finalmente le donne come “esseri umani non inferiori agli uomini”, con uguali diritti umani e civili, nonché pari opportunità.

 

Concludendo, ci auguriamo che i positivi cambiamenti possano essere realizzati proprio grazie alle donne che hanno raggiunto posizioni di potere e a tutti coloro lottano con impegno e  buona volontà.    

Giovanna D’Arbitrio                                                                           

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

  

 

"La Costituzione. Il Pilastro di Cristallo" di G. Fonseca
post pubblicato in diario, il 26 gennaio 2011

Giovedì 20 gennaio 2011, alle ore 18,00, alla “Feltrinelli” di Napoli è stato presentato il libro di G. Fonseca “La Costituzione. Il pilastro di Cristallo” (La Scuola di Pitagora Editrice) che si propone di offrire uno sguardo storico sull’origine dell’idea costituzionale nell’Europa moderna e in Italia, con riferimenti anche ai tempi attuali. Ne hanno discusso con l’autore autorevoli personaggi,come F. P. Casavola ( Presidente della Corte Costituzionale negli anni  1992-95), G. D’Agostino, M. Villone, M. Marotta.

Gli stati sono stati definiti dal Prof. Casavola “organismi viventi” e pertanto, come i corpi umani, si potrebbero  facilmente disgregare se non fossero retti da leggi, ma mentre la fine  dei corpi è opera della Natura, quella degli stati dipende dall’ Uomo e dal tipo di leggi che sceglie.  Attraverso un rapido excursus  storico, da Platone ai nostri giorni, si può costatare che il costituzionalismo vero e proprio appartiene all’epoca pre-moderna e moderna e che le  prime costituzioni europee,  all’inizio per lo più denominate Statuti, subirono l’influsso del modello francese. Per evitare sia l’urto violento e rivoluzionario sia il pericolo della dittatura della maggioranza, il passo successivo fu il trasferimento del potere del popolo ai rappresentati  eletti in Parlamento. Nonostante tutto ciò, alla base delle costituzioni moderne rimane ancora il concetto di Forza: il popolo deve difendersi dalla Forza del Potere e gli stessi poteri dello Stato devono salvaguardare la loro legittimazione, ben diversa dal “Gratia Dei” dei monarchi assoluti. La Costituzione italiana del ‘48, invece cerca di superare il concetto di Forza, poiché tiene conto anche della “Carta Universale dei Diritti dell’Uomo”, redatta nello stesso anno  sull’onda dell’orrore suscitato da tante violenze e atrocità, in particolare quelle dell’Olocausto. La nostra Costituzione va dunque difesa poiché è basata sul riconoscimento della “persona umana”.

G. D’Agostino, ha messo in evidenza che l’Italia nel ’48, provata da dittatura e guerra, riuscì a condividere i valori contenuti nella Costituzione, considerata allora come uno “spazio condiviso” da tutte le classi sociali. Oggi invece il pericolo maggiore per la nostra Costituzione viene da un’ Italia divisa e confusa, imbarbarita da degrado etico e culturale, da conflittualità politiche, da errori addebitabili non solo alla destra, ma anche alla sinistra.

 Per questi motivi dunque, secondo M. Villone, la nostra Costituzione, pur essendo un pilastro, deve essere gestita con cura poiché, se modificata in modo invasivo, potrebbe diventare fragile come il “cristallo”. Sarebbe preferibile quindi  migliorarne solo qualche punto debole attraverso il quale si potrebbero alterare i delicati equilibri tra i poteri dello Stato, con perdita di democrazia e libertà. In effetti oggi la situazione italiana sembra alquanto preoccupante per il degrado culturale di una parte del paese, una generale perdita di valori, l’incapacità della politica nel salvaguardare gli interessi della nazione (essendo più incline a conservare il potere che a risolvere i problemi), la debolezza dell’Opposizione che non riesce a formare un fronte unico per offrire una valida alternativa (e ci si augura che tale unità d’intenti sia ritrovata al più presto).

La conclusione della discussione è stata affidata all’autore, G. Fonseca, il quale si è mostrato più ottimista nell’indicare come strada alternativa una ripresa costruttiva del dialogo attraverso “la capacità di mediare” per consolidare l’Unità nazionale, il rilancio di cultura, informazione e formazione con progetti che coinvolgano soprattutto i giovani, tra i quali ve ne sono  già tanti che non si lasciano così facilmente  condizionare e strumentalizzare, come molti  erroneamente credono.

Giovanna D’Arbitrio 

 

 

 

 

 

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