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"Pa(es)aggi e figure dell'immaginario" (Arte Moderna)
post pubblicato in diario, il 16 gennaio 2014
           

Mercoledì 22 gennaio 2013, ore 17.00, presso “Movimento Aperto” (via Duomo 290/c Napoli) si inaugura la mostra “PA(ES)AGGI E FIGURE DELL'IMMAGINARIO” di Enzo  e Nicola PAGANO, che resterà aperta fino al 12 febbraio dal lunedì al venerdì ore 17-19 e su appuntamento.

 

Enzo Pagano è nato a Napoli il 18-11-1952. È docente di Storia dell’Arte presso il Liceo Artistico di Napoli. Tra le più recenti mostre: “ La Materia Melanconica, Roger Caillois e l’immaginazione materiale” (con Nicola Pagano,  Grenoble , Napoli 2007; “L’èchiquier labyrinthique de Roger Caillois (con Nicola Pagano, Université du Sud , Palais Neptune, Tolone 2007); “Malinconia Dulcissima Alchymia” (mostra antologica, Sala della Loggia, Maschio Angioino, Napoli, 2010).

 

Nicola Pagano è nato a Napoli il 15-5-1955. Architetto e designer, insegna Disegno e Storia dell’arte e si occupa di pianificazione ambientale e del paesaggio. Principali mostre: “La Materia Melanconica, Roger Caillois e l’immaginazione materiale (con Enzo Pagano, Grenoble,  Napoli, 2007); “L’èchiquier labyrinthique de Roger Caillois” (con Enzo Pagano, Université du Sud, Palais Nep­tune, Tolone, 2007); “Mithra sol invictus” (rassegna d’arte, museo archeologico dell’antica Capua, Santa Maria Capua Vetere, 2011).

 

La mostra è introdotta da un testo di Dario Giugliano, intitolato “La Forza dell'Espressione” nel quale si legge: “Per l’arte contemporanea, un concetto in particolare è probabilmente più importante di tanti altri: il concetto di espressione. Letteralmente espressione sta a indicare la condizione di una esternazione, nel senso ancora letterale della fuoriuscita di un interno di ciò che, fino a poco prima, era dentro …Si tratta, pertanto, di un movimento che, nel suo stesso manifestarsi, crea una continuità come possibilità di congiunzione tra un interno e un esterno”.

 

Nel testo quindi si asserisce che il concetto di espressione, come qualsiasi altro della metafisica occidentale, “sarà sempre la voce come con­dizione della manifestazione di un pensiero o di una volontà di senso che dalla prossimità assoluta con l’anima di chi la emette raggiunge, all’esterno del soggetto emittente, gli altri (le loro anime) a cui questi si rivolge”. Ad esempio Aristotele nel “ De interpretazione” afferma che la voce è espressione delle affezioni dell’anima e, raggiungendo gli altri, essa è in grado di portar loro ciò che il soggetto sente, pensa, vuole.

 

Secondo D. Giugliano, dunque, “se non ci fossero le parole o i segni in generale, nulla di tutto ciò che c’è avrebbe senso. È grazie ai segni che noi possiamo conferire una significazione alle cose e al mondo nella sua totalità. Il mondo acquista un senso ovvero risulta per noi intelligibile solo grazie alle espressioni. Ed è così, quindi, anche per i concetti cosiddetti astratti. ….da questo punto di vista, l’espressione sarebbe all’origine di ogni cosa, non tanto come esternazione ovvero incarnazione di qualcosa (di immateriale e) di preesistente (nel­l’altrove assoluto dell’anima), ma come possibilità reale di creazione (costante e continua) di cose, stati, condizioni”.

 

Questi concetti sono alla base di tanti movimenti sperimentali dell’arte contemporanea che considerano

l’espressività come esternazione dell’intimità dell’artista, ovvero del modo in cui “ attraverso il gesto dell’artista si possa creare una realtà, anzi la realtà”.  D. Giugliano afferma pertanto che per comprendere appieno il senso di tale discorso basterà guardare le opere di Enzo e Nicola Pagano, benché diverse tra loro.

 

 In effetti  egli quindi conclude il discorso esaltando la tecnica del collage che, permettendo di comporre insieme elementi linguistici preesistenti, ha reso  sempre più evidente che il materiale di cui si serve l’arte non è la co­siddetta realtà esterna , ma “l’unica realtà, a cui ognuno non può non fare riferimento, costituita dai segni espressivi. Così, l’arte fa mostra di quel paesaggio interiore, di quel paesaggio immaginario (imaginary landscape, come diceva Cage) costituito da quell’accumulo di immagini, da quel repertorio di segni che è il mondo stesso che ognuno porta con sé,  mondo che soprattutto è in grado di pensare (come ci hanno insegnato Nietzsche e Freud) per noi, in noi”.

 

Giovanna D’Arbitrio

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