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IL FILM "FIGLI"
post pubblicato in diario, il 30 gennaio 2020
Il conflitto generazionale è stato sempre una costante in tutte le epoche, poiché da che mondo è mondo i giovani cercano di opporsi ai genitori per affermare la propria identità e portare idee nuove nella società in cui vivono. Amare riflessioni in verità scaturiscono purtroppo dalla visione del film “Figli”, diretto da Giuseppe Bonito, tratto dal monologo già recitato in teatro da Valerio Mastandrea “I figli ti invecchiano” scritto dal compianto Mattia Torre, sceneggiatore, scrittore e regista (in particolare di opere teatrali e televisive), scomparso nel 2019, il quale nel corso della sua malattia aveva affidato la realizzazione del film a Giuseppe Bonito, suo aiuto regista nel film Boris Il film racconta la storia di Nicola (V. Mastandrea) e Sara (Paola Cortellesi), coppia quarantenne innamorata, piccoli-borghesi senza particolari problemi: lui gestisce una salumeria e lei fa controlli sull’igiene dei ristoranti a Roma. Le difficoltà iniziano quando scoprono di aspettare il secondo figlio, Pietro, che dopo i primi tre mesi di vita disturba gli equilibri familiari con i suoi prolungati pianti notturni: sgradito alla figlia maggiore, Anna di 6 anni, complica anche la vita dei genitori che non riescono a coinvolgere i nonni egoisti per un aiuto quotidiano, né a trovare una valida babysitter. Anche se Nicola aveva promesso di collaborare con una divisione dei compiti 50/50, in realtà non sempre ci riesce pur sentendosi un supereroe quando si occupa di figli e faccende domestiche nel tempo libero. Sara si ribella e non vede l’ora di ritornare al suo lavoro . Il regista sfrutta alcuni stratagemmi per mettere in risalto le difficoltà della coppia: i personaggi vengono rimpiccioliti e immersi in un colore bianco latte che crea la sensazione di “isolamento”. Altre trovate sono sia il pianto del bambino coperto dalla “Patetica” di Beethoven, sia la finestra surreale dalla quale Sara e Nicola immaginano di lanciarsi come via di fuga da ogni problema e conflitto.Insomma Mattia Torre e Giuseppe Bonito provano a raccontare la quotidiana lotta delle coppie quarantenni in una nazione dove manca il sostegno delle istituzioni, ma in verità più violento appare il loro attacco contro la precedente generazione che "si è mangiata tutto" e che ora rappresenta la maggioranza demografica in possesso del potere economico e decisionale. Ci aspettavamo forse che il film trattasse di temi molto seri, pur se in tono ironico, ma purtroppo si rimane in parte delusi. In effetti più che reale il film appare surreale, con esagerazioni e ingiustificati attacchi alla precedente generazione, facendo di ogni erba un fascio. Ciò che non va nel racconto è la campionatura di genitori e nonni che rappresenta forse solo una parte della società italiana. In effetti Sara e Nicola non sono una coppia particolarmente indigente che non ha lavoro e non arriva a fine mese: hanno una casa confortevole, un’auto, possono offrire alla figlia attività pomeridiane, bei vestiti e feste di compleanno, si possono permettere una babysitter e una pediatra snob (consultata ben 2 volte!) con parcella a 200 Euro per ascoltare solo sciocchezze. E per quanto riguarda i loro genitori egoisti che rifiutano di fare i nonni, non rappresentano certo tutta la generazione italiana di sessantenni/settantenni! Ci dispiace contraddire il compianto Mattia Tore, senz’altro autore poliedrico ed intelligente, ma francamente negli spettatori di una certa età il film scatena una serie di proteste e domande: “Sara e Nicola si lamentano! E che devono dire i poveri giovani meridionali senza lavoro?! Loro sì che non possono permettersi di avere figli e nemmeno di sposarsi, a meno che non emigrino all’estero, anche se laureati! E quanto a genitori anziani e ora anche nonni, si tratta ad onore del vero di una generazione che si è dovuta occupare non solo dei propri vecchi con amore fino alla fine della loro vita, ma anche di figli e nipoti senza un attimo di riposo, ancora sulla breccia malgrado l’età a dare supporto fisico, morale ed economico con i loro risparmi, quando sono fortunati ad avere una pensione decente e nella vita non si sono concessi molti divertimenti.Sono quelli rintracciabili che a stipendio fisso hanno pagato sempre le tasse e che hanno subito politiche ingiuste sulle pensioni, insieme a istruzione e sanità, politiche che hanno costretto una parte di anziani a emigrare all’estero. Perché invece non parliamo di globalizzazione non radicata in solidarietà ed equità, ma in sfruttamento ed egoismo che non offrono opportunità ai giovani in Italia, che con le delocalizzazioni spostano il lavoro nel terzo mondo, accorpando aziende, riducendo posti di lavoro, distruggendo equilibri ecologici, creando nuovi virus (vedi coronavirus), indebolendo legami familiari, allontanando i figli dai genitori? Si, i figli ti invecchiano, perché non smetti mai di amarli e a preoccuparti per loro, anche quando sono grandi…ma danno anche tanta gioia e amore!”. La verità è che siamo tutti coinvolti, nonni, genitori, figli e nipoti, in un periodo epocale moto difficile che non richiede soltanto “accettazione”, come afferma la pediatra a 4 stelle con parcella a 200 Euro, ma impegno per un cambiamento positivo che crei speranza nel futuro, proprio per i giovani. Giovanna D’Arbitrio .
CINEMA E IMPEGNO CIVILE A VIBONATI
post pubblicato in diario, il 19 luglio 2014
           

Il Comune di Vibonati diventerà set cinematografico per il cortometraggio “I Frutti del  Lavoro” del regista salernitano Andrea D’Ambrosio, un’opera prodotta dalla società Iuppiter Group con l’obiettivo di sensibilizzare istituzioni e opinione pubblica sul tema della sicurezza sul lavoro.

 

L’attore Enzo Decaro interpreterà il ruolo del protagonista, Carlo, insegnante elementare che segue con grande affetto Dario, alunno vivace e sensibile il cui padre ha un grave incidente sul lavoro.

 

Nella presentazione del film si legge quanto segue: “L’opera, prodotta dalla società Iuppiter Group con il  sostegno dell’INAIL e dell’Università di Salerno, i contributi del Parco Nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni, della Banca di redito Cooperativo del Cilento e Lucania Sud, e il patrocinio del Comune di Vibonati che ha rilasciato le relative autorizzazioni, si propone non solo di sensibilizzare istituzioni e opinione pubblica sul delicato tema delle morti bianche e della sicurezza sul lavoro, ma anche di mostrare bellezze e tesori del Golfo di Policastro.

 

La produzione e il regista D’Ambrosio, presto di nuovo sul set con il film “2 euro l’ora”, hanno scelto come location borgo salernitano sia per il “talento” paesaggistico del luogo sia per il prezioso intervento del consigliere comunale Manuel Borrelli, cultore di cinema e da sempre impegnato in iniziative culturali e sociali, che è riuscito, con passione e professionalità, a rendere possibile la realizzazione del cortometraggio a Vibonati.

 

L’opera, grazie all’interessamento di enti pubblici, alla qualità del cast (tra gli attori citiamo Alberto Franco, Umberto Iervolino, Eva Immediato e il piccolo Gabriele D’Aquino che interpreterà Dario) e alle già avviate sinergie con associazioni e centri di aggregazione, avrà un respiro locale e nazionale con la partecipazione ai festival dedicati a temi sociali e a quegli eventi che hanno come obiettivo quello di promuovere il lavoro sicuro”.

 

Speriamo dunque che tali lodevoli iniziative possano davvero generare un positivo cambiamento in un periodo di grave crisi che costringe tante persone ad accettare lavori ad alto rischio, senza la protezione di adeguate norme di sicurezza e senza ricevere equi risarcimenti in caso di infortunio. La giustizia purtroppo non è uguale per tutti!

 

Si parla tanto di disoccupazione oggi, ma poco delle “cause” che la determinano. Perché si riducono sempre più i posti di lavoro? Che cosa sta cancellando in Europa (soprattutto nei paesi più deboli) i diritti acquisiti in campo lavorativo? Non si ha mai il coraggio di  rispondere con chiarezza a tali domande, né di trovare  concrete soluzioni.

 

Ormai l’ imperante liberismo  è  accettato come un’inevitabile evoluzione (o involuzione?) della nostra epoca, anche se delocalizza la produzione di merci, sfascia il welfare state, riduce i diritti dei lavoratori, indebolisce il potere d’acquisto delle classi medie e schiaccia spietatamente quelle più povere:  con le nuove tecnologie il “global village” è in grado di comunicare velocemente, agire in fretta e dirottare capitali dove è possibile ottenere il massimo dei profitti a basso costo, sfruttando risorse di ogni genere  con una totale mancanza di rispetto verso persone e ambiente.

 

Gli slogan “lean and mean” , “less is more”  delle strategie politico- economiche globalizzate funzionano sempre, spingendo l’umanità verso il baratro in modo irresponsabile e totalmente ottuso. Per l’egoismo di  una minoranza ci rimetteremo tutti la pelle per armi e centrali nucleari, inquinamento, disastri ambientali, crescente desertificazione, carestie che incrementeranno guerre e violenze. Un giorno forse non lontano le guerre  saranno scatenate non per il possesso di petrolio, ma per quello dell’ acqua. Quando ci sveglieremo da questo “letargo” etico-spirituale?

Giovanna D’Arbitrio

 

 

 

 

 

 

 

"La Fabbrica dell'obbedienza" di E. Rea
post pubblicato in diario, il 12 agosto 2011

Il 6 agosto, a Sabaudia, è stato presentato da L. Tivelli, G. Russo e P. Pittau  il libro di Ermanno Rea “La Fabbrica dell’Obbedienza” (il lato oscuro e complice degli Italiani), in concorso per il Premio Sabaudia Cultura 2011.

Dal dibattito tra relatori e l’autore è emerso un quadro piuttosto pessimistico degli italiani che gradualmente, secondo Rea, dalla Controriforma in poi hanno rinunciato ad ogni forma di autonomia di pensiero. Eppure durante  l’Umanesimo e il Rinascimento furono proprio gli italiani ad inventare “il cittadino responsabile”, mostrando all’Europa  la possibilità di un “Homo novus” amante della libertà di pensiero, coraggioso, dignitoso.  L’ultimo eroico “NO” fu quello di Giordano Bruno che preferì essere arso vivo piuttosto che rinunciare alle proprie  idee, poi tra roghi e altre forme di repressione, lentamente l’homo novus si è trasformò attraverso i secoli  in “suddito deresponsabilizzato” dal quale discendono gli  attuali “Yes men”, servili, corrotti e privi di scrupoli.

E. Rea, in un discorso pacato, non si è dichiarato ostile ad una religiosità autentica e sincera, ma ha sottolineato comunque gli errori di un cattolicesimo negativo che si è avvalso del suo potere, sollecitando i fedeli ad affidarsi all’autorità ecclesiastica, deresponsabilizzandoli con la strategia della “confessione” che libera dai peccati anche se più volte ripetuti.

 Come ha scritto anche nel libro, l’autore poi ha affermato: -  Non sono uno storico, né un saggista: il mio, è un libro-sfogo, legittimamente disordinato, che non esita qua e là a farsi favola, immaginando un mitico passato di glorie durante il quale l’Italia fu civiltà e gli altri si chiamarono barbari. Ad ispirare tale favola sono stati la figura e le opere di Bertrando Spaventa, in particolare i suoi saggi raccolti in “ Rinascimento, Riforma e Controriforma” -.

Al question time con l’autore ha partecipato anche la sottoscritta che, pur riconoscendo la grandezza del Rinascimento e gli effetti negativi della Controriforma, ha messo in rilievo che ormai siamo molto lontani da tali epoche. Oggi è la globalizzazione che governa il mondo, economia e finanza pilotano le scelte politiche e anche i cittadini più responsabili ora non sanno come lottare contro tutto ciò, né come difendersi. Ermanno Rea mi ha risposto con gentilezza, ma anche con fermezza: - Il sistema per cambiare ciò che non va è sempre lo stesso:  la partecipazione attiva. Bisogna far sentire la propria voce: dire “NO” -.

 Egli ha senz’altro  ragione,  ma arrivare a risultati concreti diventa sempre più difficile per i cittadini onesti , oltretutto la visione di Rea dovrebbe essere ampliata ed estesa a  tante altre cause, tante altre “fabbriche”, come uso improprio dei mass media molto condizionati dal potere e consequenziale disinformazione, appiattimento culturale, ottundimento delle menti soprattutto attraverso  tv spazzatura, distruzione di identità culturali, omologazione,  esaltazione di aggressività e violenza, generalizzata perdita di valori, vuota partitocrazia che genera sfiducia e qualunquismo  e così via. 

 Purtroppo  come dice una famosa canzone “money makes the world go round” (Il denaro fa girare il  mondo), quindi non solo in Italia, ma ovunque oggi nel mondo ci sono troppi  ignoranti “Yes Men” che forse non hanno mai sentito parlare di Rinascimento e  Controriforma, ma sanno bene cosa sono i soldi.

Giovanna D’Arbitrio

 

 

 

 

 

 

 

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