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FILM "GRAND BUDAPEST HOTEL"
post pubblicato in diario, il 13 aprile 2014
           

Wes Anderson, brillante regista americano autore di numerosi film di successo (tra i quali ricordiamo Rushmore, I Tenebaum,  Moonrise Kingdom), ci regala un altro originale film  “Grand Budapest Hotel”, apparso di recente sugli schermi italiani. Vincitore del Premio della Giuria  2014 a Berlino, il film  appare davvero come uno scintillante caleidoscopio di personaggi e situazioni.

 

 Il racconto inizia nel Grand Hotel Budapest  a Zubrowka, un immaginario paese dell’Est, dove il suo proprietario Mr. Mustafa (F. Murray Abraham) incontra un giovane scrittore (Jude Law) al quale narra le vicende della sua vita. Con un lungo flash back  Mustafa ritorna agi anni ’30 quando egli, giovane immigrato soprannominato Zero (Tony Revolori), viene assunto da Monsieur Gustave (Ralph Fiennes), abile concierge-gigolo che circuisce signore anziane in cerca di emozioni. Una di queste, Madame D. (Tilda Swinton), muore improvvisamente lasciandogli in eredità un prezioso quadro, ma gli avidi eredi guidati dal figlio Dimitri (Adrien Brody) lo accusano di averla assassinata. Finito in prigione sarà aiutato da Zero e dalla sua ragazza, Aghata  (Saoirse Ronan) e….poi la vicenda prosegue tra colpi di scena, intrecci “gialli”, funambolici inseguimenti, gag divertenti e surreali.

 

Suddividendo la narrazione in capitoli sui personaggi principali, Anderson attraversa di volata 50 anni di storia ad un ritmo frenetico con il suo stile fantasioso, ironico e raffinato: un racconto immaginario, ma ricco di riferimenti alla realtà passata e presente, come il regista stesso ha evidenziato dedicando il film a Stefan Zweig, scrittore austriaco, convinto pacifista, le cui opere furono bruciate dai nazisti.

 

 Così il Grand Hotel Budapest diventa una variegata rappresentazione allegorica dell’umanità con i suoi pregi e difetti  attraverso i sui numerosi personaggi, esaminati con una sorta di lente deformante che c’induce ad osservarli  più da vicino, con humour ma anche con un’esplicita condanna contro razzismo, dittature, violenza, ipocrisia e avidità.

 

Diversi critici hanno trovato nel film elementi riferibili al Grande Dittatore di Chaplin, al cinema muto in genere alle commedie sofisticate di Lubitsch e Wilder, ai film di Mamoulian e Goulding e perfino ai fumetti, in verità in tale opera risalta ancora una volta uno stile tipicamente “andersoniano”, con i suoi dialoghi veloci, colti e brillanti  (soggetto e sceneggiatura di W. Anderson), le sue atmosfere magiche e favolistiche, i colori sgargianti, l’attenta scenografia (S. O. Gessler)valorizzata dalla fotografia (R. Yeoman) e da una colonna sonora (A. Desplat) sempre appropriata all’azione e ai personaggi, interpretati da validi attori.

 

 Un cast stellare davvero eccezionale nel quale, oltre ai già citati interpreti principali, ne  ricordiamo tanti altri come B. Murray, E. Norton, H. Keitel, J.Schwartzman, W. Dafoe, L. Seydoux, O. Wilson, T. Wilinson, B. Balaban, M. Amalric, J.Goldblum che con la loro bravura danno rilievo anche a personaggi secondari.

 

Giovanna D’Arbitrio

 

  

 

Film "Il Lato Positivo"
post pubblicato in diario, il 26 marzo 2013
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Il film “Il Lato Positivo – The Silver Lining Playbook” di D. O. Russell, tratto dal best seller di Matthew Quick "L'orlo argenteo delle nuvole", è una toccante commedia che racconta la storia Pat Solitano (B. Cooper), ex insegnante di storia appena dimesso da un ospedale psichiatrico per aver massacrato di botte l'amante della moglie.

 

Condizionato da disturbo bipolare, tornando a casa dai suoi genitori  Pat  si sforza di guarire con una visione ottimistica della vita, cogliendo sempre  il “silver lining”, il risvolto positivo in ogni cosa: benché gli sia vietato di avvicinarsi alla moglie per un mandato restrittivo, spera comunque di riconciliarsi con lei, parimenti malgrado sia asfissiato da un padre (R. De Niro)  ossessivo- compulsivo che scommette tutti i suoi risparmi sul football, cerca di comprenderlo guardando sempre in avanti col suo motto “ excelsior” (positivita').

 

Così affronta con coraggio la vita  tra varie crisi, incontri settimanali con lo psicologo e tanto jogging per scaricare le sue tensioni, finché non s'imbatte in Tiffany (J. Lawrence),  giovane  vedova segnata da un passato di psicofarmaci e sesso consolatorio per alleviare la depressione scatenata dalla morte improvvisa del marito: i due finiranno per aiutarsi ed innamorarsi partecipando ad un concorso di ballo.

 

 Il film ben si destreggia  tra dramma e commedia romantica, raccontando la storia di due persone emarginate, Pat e Tiffany, per le quali lo spettatore  subito prova simpatia perché non sono i soliti protagonisti delle classiche commedie, ma personaggi veri riconoscibili nella realtà quotidiana.

 

 Oggi nelle nostre alienanti società, la fragilità spesso bussa alle porte di tutti con disturbi psichici, più o meno evidenti, magari solo con un esaurimento nervoso,  tristezza, fissazioni, nervosismo. Quanti oggi vivono  esperienze traumatiche che segnano profondamente a livello psicologico!  Non a caso talvolta si suole dire “i veri pazzi sono quelli che stanno fuori”,  non solo quelli rinchiusi in ospedali psichiatrici.

 

Concludendo “Il Lato Positivo” è un buon film che non cade in banali sentimentalismi e luoghi comuni, ma che si avvale di humour intelligente e originale, bravi attori,  regia e sceneggiatura di D. O. Russell , musiche di D. Elfman.

 

Il film ha ottenuto  8 nomination agli Oscar 2013, guadagnandosi quello per la migliore attrice assegnato a J. Lawrence

 

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