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FILM "YOUTH-LA GIOVINEZZA"
post pubblicato in diario, il 23 maggio 2015
Dopo essersi guadagnato l’ Oscar per “La Grande Bellezza”, Paolo Sorrentino ha presentato il suo nuovo film “Youth – La Giovinezza” a Cannes dove è stato accolto dal pubblico con dieci minuti di applausi. La storia comincia sulle Alpi svizzere dove due amici ottantenni trascorrono un periodo di vacanza: Fred Ballinger (Michael Caine) compositore e direttore d’orchestra che rifiuta di suonare ancora benché invitato dalla regina Elisabetta a dirigere un concerto a Londra, e Mick Boyle (Harvey Keitel), noto regista che sta preparando la sceneggiatura di un film testamento con un gruppo di giovani attori. Egli cerca di reclutare nel cast Brenda Morel (Jane Fonda), un’anziana attrice che non accetta la proposta poiché considera Nick “troppo vecchio” per fare un film di successo, scatenando in lui una drammatica reazione. Accanto ai vecchi troviamo i giovani: Lena, figlia di Fred (Rachel Weisz) da poco divorziata dal marito, figlio di Nick, poi un attore californiano (Paul Dano) che si sforza di entrare nel personaggio di Hitler, una splendida Miss Universo (Madalina Ghenea), un Maradona terribilmente obeso, interpretato da Roly Serrano, e una miriade di personaggi minori anch’essi descritti con abilità e fantasia, come la sensibile massaggiatrice(Luna Zimic Mijovic) che con il tocco delle sue mani riesce a intuire lo stato d’animo dei clienti o il monaco buddista che medita sul prato dell’albergo e levita nell’aria. Sorrentino scava nell’anima dei personaggi mettendone a nudo problemi e fragilità, ora ancorandosi alla realtà con dialoghi brillanti e ricchi di humor oppure drammatici e crudi, ora innalzandosi verso l’alto con inquadrature di magica bellezza , immagini piene di luce, meravigliosi paesaggi alpini esaltati dalla fotografia (Luca Bigazzi), coinvolgenti melodie e cori (David Lang). La musica per Sorrentino si può percepire ovunque, ci circonda, ci avvolge: Nick la trova in una carta di caramella che stropicciata tra le dita serve a scandire il ritmo, nei campanacci delle mucche sui prati, nel soffio del vento che agita le fronde, nei rumori della vita quotidiana. Altro elemento spesso presente nei suoi film è l’acqua , sia pure quella di una piscina, in cui corpi giovani e vecchi s’immergono per rilassarsi e purificarsi, per osservare gli altri o per parlare e confidarsi con sincerità, come fanno Fred e Nick. Il tema del film è ovviamente la vecchiaia che si nutre di ricordi del passato e nello stesso tempo non sa come affrontare il futuro nei pochi anni che restano. Significativa a tal proposito la scena in cui Nick invita una ragazza a osservare le montagne con un cannocchiale e quando ella esclama “sembrano molto vicine!”, egli paragona tale effetto alla gioventù che proiettata verso il futuro la può quasi toccare con mano, l’effetto opposto rappresenta la vecchiaia: è il cannocchiale rovesciato che rimpicciolisce e fa sembrare tutto più inafferrabile e lontano. Malgrado ciò, secondo il regista, se il vecchio non si chiude in se stesso e continua a vivere con atteggiamento positivo, anche gli ultimi anni di vita possono arricchirlo con nuove esperienze fino alla fine. Lo stesso Sorrentino ha affermato in un’intervista: - Il tempo, quello che abbiamo alle spalle e quello che ci resta da vivere è veramente l'unico tema, o almeno quello che interessa a me. il film si intitola “Giovinezza” perché è il futuro che mi interessa, il futuro come uno spazio di libertà, una condizione dell'esistenza che non ha che fare con l'età anagrafica". E anche Jane Fonda ha espresso idee simili, dicendo: "La mia Brenda è una donna che ha messo su una maschera per coprire la sua vulnerabilità. Per me l'età è una questione di atteggiamento, se hai passione e vitalità nello spirito puoi rimanere giovane per tutta la vita”. Concludendo, il futuro anche per un vecchio può rappresentare una grande occasione di libertà spirituale insieme al rispetto per il passato, per i ricordi, la memoria e soprattutto per i sentimenti: tutto ciò lo possiamo trovare in “Youth”, un film di rara bellezza, dedicato ad un altro grande regista napoletano, Francesco Rosi, scomparso da poco. Giovanna D’Arbitrio
PHILOMENA
post pubblicato in diario, il 1 gennaio 2014
           

Il recente film di S. Frears, tratto dal libro “The lost child of Philomena Lee: a mother, her son and a 50 year search”  di Martin Sixsmith, racconta la storia di una donna irlandese, Philomena Lee (Judi Dench), che nel 1952 venne ripudiata dalla sua famiglia e chiusa in un convento perché rimasta incinta in seguito ad un rapporto occasionale. Il suo bambino, Michael, le venne poi sottratto e dato in adozione ad una coppia americana.

 

Dopo varie inutili ricerche per ritrovarlo, finalmente 50 anni dopo riceve aiuto e supporto da Martin Sixsmith (Steve Coogan), un giornalista (silurato dall’establishment di Blair) che decide di scrivere un libro su una storia vera per  una forma di riscatto personale. Scoprono così insieme che Michael  è diventato un brillante avvocato che ha intrapreso la carriera politica a Washington, tra le file dei repubblicani e .. altri imprevedibili risvolti e colpi di scena.

 

Presentato lo scorso settembre alla Mostra cinematografica di Venezia dove ha ottenuto il Premio Osella per la miglior sceneggiatura (di Steve Coogan e Jeff Pope), il film mescola sapientemente humour e dramma, avvalendosi di due eccellenti interpreti, Judi Dench e Steve Coogan, una coppia perfetta che si muove in sintonia crescente man mano che il racconto procede.

 

Il regista si rivela davvero abile nell’ adattare allo schermo la storia di Philomena  senza cadere nel mélo e schivando il rischio di riproporre un tema già trattato da Mullan in “Magdalene”,  un implacabile atto d’accusa sulle violenze subite da povere ragazze nei conventi irlandesi.

 

Pur criticando come Mullan un mondo cattolico bigotto, dogmatico ed estremista, Stephen Frears  in effetti riesce a trovare uno stile originale in questo viaggio alla ricerca del figlio perduto, mettendo a confronto due persone molto diverse: Martin Sixsmith,  giornalista arrabbiato, amante della giustizia, scettico e razionale e Philomena anziana ex infermiera irlandese, incolta lettrice di romanzetti rosa, ma umana e intelligente, che conserva una fede religiosa forte e sincera nonostante le offese e le crudeltà subite.

 

 Philomena e Martin dimostrano che in fondo il dialogo  è sempre possibile quando si superano le barriere del pregiudizio e dello sterile protagonismo.

 

Frears ha affermato : “Incontrando la vera Philomena Lee ero sorpreso dal fatto che volesse venire sul set, cosa che ha fatto il giorno in cui veniva girata la scena terribile della lavanderia. Philomena è una donna magnifica, priva di autocommiserazione, che continua ad avere fede nonostante le ingiustizie subite”.

 

Da questa dichiarazione si evince forse il senso profondo di un film che fa commuovere, riflettere e anche divertire: un film da vedere, che ridona  un po’ di fiducia nell’Umanità.

 

Giovanna D’Arbitrio

 

 

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