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CINEMA E IMPEGNO CIVILE A VIBONATI
post pubblicato in diario, il 19 luglio 2014
           

Il Comune di Vibonati diventerà set cinematografico per il cortometraggio “I Frutti del  Lavoro” del regista salernitano Andrea D’Ambrosio, un’opera prodotta dalla società Iuppiter Group con l’obiettivo di sensibilizzare istituzioni e opinione pubblica sul tema della sicurezza sul lavoro.

 

L’attore Enzo Decaro interpreterà il ruolo del protagonista, Carlo, insegnante elementare che segue con grande affetto Dario, alunno vivace e sensibile il cui padre ha un grave incidente sul lavoro.

 

Nella presentazione del film si legge quanto segue: “L’opera, prodotta dalla società Iuppiter Group con il  sostegno dell’INAIL e dell’Università di Salerno, i contributi del Parco Nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni, della Banca di redito Cooperativo del Cilento e Lucania Sud, e il patrocinio del Comune di Vibonati che ha rilasciato le relative autorizzazioni, si propone non solo di sensibilizzare istituzioni e opinione pubblica sul delicato tema delle morti bianche e della sicurezza sul lavoro, ma anche di mostrare bellezze e tesori del Golfo di Policastro.

 

La produzione e il regista D’Ambrosio, presto di nuovo sul set con il film “2 euro l’ora”, hanno scelto come location borgo salernitano sia per il “talento” paesaggistico del luogo sia per il prezioso intervento del consigliere comunale Manuel Borrelli, cultore di cinema e da sempre impegnato in iniziative culturali e sociali, che è riuscito, con passione e professionalità, a rendere possibile la realizzazione del cortometraggio a Vibonati.

 

L’opera, grazie all’interessamento di enti pubblici, alla qualità del cast (tra gli attori citiamo Alberto Franco, Umberto Iervolino, Eva Immediato e il piccolo Gabriele D’Aquino che interpreterà Dario) e alle già avviate sinergie con associazioni e centri di aggregazione, avrà un respiro locale e nazionale con la partecipazione ai festival dedicati a temi sociali e a quegli eventi che hanno come obiettivo quello di promuovere il lavoro sicuro”.

 

Speriamo dunque che tali lodevoli iniziative possano davvero generare un positivo cambiamento in un periodo di grave crisi che costringe tante persone ad accettare lavori ad alto rischio, senza la protezione di adeguate norme di sicurezza e senza ricevere equi risarcimenti in caso di infortunio. La giustizia purtroppo non è uguale per tutti!

 

Si parla tanto di disoccupazione oggi, ma poco delle “cause” che la determinano. Perché si riducono sempre più i posti di lavoro? Che cosa sta cancellando in Europa (soprattutto nei paesi più deboli) i diritti acquisiti in campo lavorativo? Non si ha mai il coraggio di  rispondere con chiarezza a tali domande, né di trovare  concrete soluzioni.

 

Ormai l’ imperante liberismo  è  accettato come un’inevitabile evoluzione (o involuzione?) della nostra epoca, anche se delocalizza la produzione di merci, sfascia il welfare state, riduce i diritti dei lavoratori, indebolisce il potere d’acquisto delle classi medie e schiaccia spietatamente quelle più povere:  con le nuove tecnologie il “global village” è in grado di comunicare velocemente, agire in fretta e dirottare capitali dove è possibile ottenere il massimo dei profitti a basso costo, sfruttando risorse di ogni genere  con una totale mancanza di rispetto verso persone e ambiente.

 

Gli slogan “lean and mean” , “less is more”  delle strategie politico- economiche globalizzate funzionano sempre, spingendo l’umanità verso il baratro in modo irresponsabile e totalmente ottuso. Per l’egoismo di  una minoranza ci rimetteremo tutti la pelle per armi e centrali nucleari, inquinamento, disastri ambientali, crescente desertificazione, carestie che incrementeranno guerre e violenze. Un giorno forse non lontano le guerre  saranno scatenate non per il possesso di petrolio, ma per quello dell’ acqua. Quando ci sveglieremo da questo “letargo” etico-spirituale?

Giovanna D’Arbitrio

 

 

 

 

 

 

 

SPAZZATURA E "DIFFERENZIATA" A NAPOLI
post pubblicato in diario, il 7 ottobre 2010

 

Diversi anni fa davanti al nostro palazzo furono collocati grossi contenitori per la raccolta differenziata della spazzatura. Da quei tempi fino ad oggi  tutti i giorni continuiamo con costanza e buona volontà a versare in essi i nostri rifiuti separandoli accuratamente. Lo facciamo in modo “puntiglioso” per dare il buon esempio come persone civili, anche se molti spesso ci prendono in giro dicendo: “Tanto quello che fate è inutile, poiché poi tutta l’immondizia finisce in blocco nelle discariche”. Noi non ci vogliamo credere e, imperterriti, non cambiamo comportamento.

 

Anche nella nostra scuola apparvero grossi bidoni e noi docenti ci impegnammo con serietà ad insegnare agli alunni come effettuare “la differenziata”.  Così  tra discussioni, dibattiti, lavori di gruppo, ricerche, visite guidate ad aziende operanti nel campo del riciclaggio, abbiamo cercato di dimostrare che la “spazzatura è ricchezza” se il problema viene affrontato nel modo giusto. Abbiamo  suggerito anche alcune soluzioni pratiche, come il ritorno alla vecchia borsa della spesa usata un tempo dai nonni (per evitare inutili ingombranti imballaggi e buste di plastica), riduzione di acquisti superflui  dettati da un eccessivo consumismo, rispetto per le strade, evitando di sporcarle con cartacce e gomme masticanti, ecc. ecc.

 

Da molti anni nelle scuole, inoltre, vengono attuati progetti sul rispetto dell’ambiente, sui pericoli dell’inquinamento e i suoi danni a uomini, animali e piante. I ragazzi sono molto sensibili a tali problemi, anche se spesso non lo dimostrano. Se vengono sollecitati ad esprimere con sincerità le loro opinioni, tuttavia, emergono dubbi e paure sul futuro che li attende. Non mancano inoltre prove evidenti di ciò che accade:  cambiamenti climatici, disastri naturali, incremento di tante malattie e così via.

 

Il problema dunque è di vasta portata e coinvolge tutto il nostro Pianeta, non solo i paesi più poveri nei quali purtroppo da tempo vengono scaricati tanti rifiuti tossici. Perché allora il problema della spazzatura campana esplode di tanto in tanto in modo così particolare ed eclatante, se coinvolge in fondo tutto il Sud e gran parte della Terra?  Perché solo a Napoli la spazzatura arriva sulle strade e il mondo intero poi ci punta gli occhi addosso con disgusto e disapprovazione? Dovremo dunque continuare ad aprire nuove discariche, magari in stupendi parchi naturali, piuttosto che fare “la differenziata”? Sono in molti a chiederselo, anche perché oltre ai suddetti pericoli, i danni a turismo, attività economiche e commerciali sono enormi, soprattutto in un momento di crisi così grave.

 

Purtroppo molte persone che vivono per ora in zone più ordinate e pulite, pensano che il problema sia lontano e non si sentono sufficientemente  coinvolte. Ma ben presto i luoghi in cui scaricare rifiuti  diminuiranno e, nolenti o volenti, dovranno tutti arrivare a soluzioni meno deleterie, prima che sia troppo tardi. Le nuvole cariche di sostanze tossiche si spostano, non sono ferme solo sulla Campania, o su tanti paesi poveri , e così fanno  le acque dei fiumi e dei mari che non sono certo stagnanti ed immobili, i prodotti della terra per effetto di un mercato globalizzato viaggiano da un paese all’altro e, esportati da zone altamente inquinate, arrivano ormai sulle tavole di tutti (ad esempio i pomodorini cinesi).

 

Chi non riesce ad avere una visione d’insieme su inquinamento e corretto smaltimento dei rifiuti, non capisce che il problema della Campania va inquadrato in un contesto più ampio ed affrontato con urgenza a livello nazionale e internazionale,  per il bene dei nostri figli.

 

Giovanna D’Arbitrio       

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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