.
Annunci online

FILM "BRIDGET JONES'S BABY"
post pubblicato in diario, il 24 settembre 2016
Ritorna sugli schermi il personaggio di Bridget Jones con il film “Bridget Jones’s baby” e riscuote ancora successo dopo le pellicole precedenti, “Il Diario di Briget Jones” del 2001 e “Che pasticcio, Bridget Jones” del 2004. I film traggono ispirazione dai romanzi di Helen Fielding che a sua volta ha confessato di aver attinto al romanzo di J. Austen “Orgoglio e pregiudizio”, in particolare per il personaggio di Darcy. “Il diario di Bridget Jones” ha origine nel ’95 con una rubrica fissa di H. Fielding sul quotidiano britannico “The Indipendent”, in cui Bridget, donna single che ha superato i 30 anni, parla dei suoi problemi con sincerità. Nel 1996 H. Fielding scrive un romanzo che vende 10 milioni di copie e diventa un fenomeno culturale, ancor più diffuso a livello mondiale con l’arrivo del personaggio sul grande schermo. Il produttore Eric Fellner, pertanto, ha affermato che “l’argomento supera i confini geografici perché tratta problemi che toccano persone di tutto il mondo e attraversa i confini sessuali perché anche gli uomini si confrontano con le insicurezze, le paure, le gioie di Bridget Jones”. Nell’ultimo film la nostra eroina ( sempre interpretata da Renèe Zellweger), giunta a 43 anni ancora single, piuttosto depressa, si fa trascinare dall’amica Miranda in un weekend trasgressivo tra musica, alcool e sesso occasionale durante il quale s’imbatte in Jack (Patrick Dempsey ). Il weekend successivo incontra Mark Darcy (Colin Firth), antico amore mai dimenticato ora in procinto di divorziare: il ritorno di fiamma è inevitabile. Bridget si ritrova incinta con molti dubbi sul vero padre del nascituro. A questo punto s’innesca una serie di situazioni comiche e divertenti. Il film non è privo di battute ironiche e osservazioni sarcastiche, in particolare durante il funerale di Daniel (Hugh Grant), la protesta delle femministe ucraine difese dall’ avvocato Darcy, gli incontri con l’intelligente ginecologa (Emma Thompson), le riunioni di lavoro con giovani giornalisti rampanti, arroganti e ottusi. Concludendo anche questa volta la collaudata formula “Bridget” è risultata un successo: sempre goffa, impacciata, con i suoi imprevedibili errori, ma alla fine “vincente” nel raggiungere i suoi obiettivi che poi non sono mai malvagi, anzi segnano sempre un ritorno ai sentimenti, questa volta addirittura al coraggio nell’affrontare una maternità da single, se fosse stato necessario. E’ forse la favola del brutto anatroccolo che si ripete o, se vogliamo, sempre quella di Cenerentola che trova il suo Principe azzurro… anzi Bridget ne trova sempre due che se la contendono nei suoi film. Senz’altro favole, la realtà è ben diversa! Servono, tuttavia, a farci sorridere con un po’ di autoironia su noi stesse. Un film gradevole che si avvale di una buona regia (Sharon Maguire), un’efficace sceneggiatura (H. Fielding, E. Thompson, D. Mazen), musiche gradevoli (Craig Armstrong). Giovanna D’Arbitrio
FILM "A NAPOLI NON PIOVE MAI"
post pubblicato in diario, il 5 ottobre 2015
Di recente è apparso sugli schermi il film “A Napoli non piove mai” di Sergio Assisi, attore più noto in televisione che a cinema, il quale si cimenta con successo nel triplice ruolo di regista, sceneggiatore , nonché interprete in un’opera prima solare e fantasiosa sulla sua città. Il film racconta la storia di tre personaggi, ognuno condizionato da una particolare sindrome, i quali si conoscono per caso a Napoli, un incontro che avrà effetti imprevedibili sulle loro vite: Barnaba S. Assisi), affetto da sindrome di Peter Pan, pur avendo quasi 40 anni vive ancora con i genitori e rifiuta ogni proposta di lavoro, sognando di diventare un fotografo; Jacopo (Ernesto Lama), con sindrome dell’abbandono (lasciato in un cassonetto della spazzatura da neonato e poi dalla fidanzata sull’altare), maltrattato e offeso dal suo capufficio, tenta continuamente di suicidarsi; Sonia (Valentina Corti), pur soffrendo della sindrome di Stendhal con continui svenimenti alla vista di opere d’arte, continua a fare la restauratrice trasferendosi dal Nord a Napoli per lavorare su un affresco di una piccola chiesa. L’ amicizia e l’amore faranno miracoli e alla fine Barnaba, Sonia e Jacopo riusciranno a superare le rispettive sindromi e ad affrontare la vita con ottimismo e positività, come se ci fosse sempre il sole, poiché “tanto a Napoli non piove mai” e poi anche se dovesse piovere, “trovi sempre qualcuno che ti offre un ombrello”. In questa città anche i sogni sono importanti e vanno protetti, così “chi ha un sogno deve difenderlo” anche per dare un buon esempio agli altri. A quanto pare anche Sergio Assisi aveva un sogno e l’ha realizzato nel dirigere, scrivere ed interpretare questa commedia solare, ricca di archetipi e stereotipi rivisitati in chiave ironica, né volgare né stupida, con molti spunti a volte grotteschi e a volte allegorici (come l’immagine della mela che passa di mano in mano quasi a indicare un misterioso “filo” del destino che unisce i personaggi), con un cast di bravi attori tra i quali ricordiamo (oltre a quelli già citati), Nunzia Schiano (la perpetua, donna Concetta), Giuseppe Cantore (Padre Gennaro), Francesco Paolantoni (vigile del fuoco), Benedetto Casillo (il cicerone). In diverse interviste Assisi non ha nascosto la sua ammirazione per la scuola comica napoletana teatrale e cabarettistica di grandi interpreti del passato e del presente ed ha pertanto affermato: “Nel film sono disseminati omaggi a Totà, Eduardo, Massimo Troisi… Citazioni e ganci per il solo gusto di ricordare grandi napoletani che hanno portato la loro cultura nel mondo, senza vergognarsi, come fanno molti. Le musiche straordinarie di Louis Siciliano hanno quel quid quanto più vicino possibile al grande Pino. Scelte queste per far capire quanto sia orgoglioso di essere napoletano e appartenere a quella parte di Napoli per cui vale la pena esserlo”. Un film gradevole che pur stimolando riflessioni su tanti aspetti della vita, ci fa sorridere e ci dona finalmente un’immagine positiva di Napoli e dei suoi abitanti. Giovanna D’Arbitrio
Sfoglia agosto        ottobre