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SPES, ULTIMA DEA e....BUON ANNO!
post pubblicato in diario, il 4 gennaio 2015
           

Il vecchio anno se n’è andato e il 2015 è già qui con i soliti buoni auspici e le rituali speranze per un futuro migliore. “Anno nuovo, vita nuova” diciamo ogni anno, sperando in una svolta positiva della nostra vita oppure in un cambiamento significativo nelle scelte politiche a livello nazionale e mondiale, scelte poco responsabili ormai da diversi anni che hanno portato tanti paesi sull’orlo di un baratro e causato un incremento di drammatici eventi.

 

“Spes, ultima Dea” (la Speranza, ultima Dea»), frase latina spesso usata con riferimento al mito greco della Dea Speranza (che restò tra gli uomini a consolarli anche quando tutti gli altri Dei abbandonarono la terra per l’Olimpo), ci dimostra che fin dall’antichità “la speranza” era presente nella vita degli uomini. La frase fu ricordata anche da Foscolo nei Sepolcri : “Anche la Speme, ultima Dea, fugge i sepolcri”.

 

Numerosi aforismi di persone di cultura, detti e proverbi popolari s’intrecciano sull’ argomento con accezione a volte positiva, a volte negativa. Ecco ad esempio alcuni aforismi attribuiti a importanti personaggi in un rapido excursus:La speranza è un sogno ad occhi aperti (Aristotele). /Non sperare senza disperazione, non disperare senza speranza (Seneca). /Finché c'è vita, c'è speranza (Cicerone). /Senza la speranza è impossibile trovare l'insperato (Eraclito). /La speranza è buona come prima colazione, ma è una pessima cena (Francesco Bacone). /Io vivo, dunque io spero, è un sillogismo giustissimo (Leopardi). /Una speranza, a volte, indebolisce le coscienze, come un vizio (Elsa Morante). /La speranza è una trappola, è una cosa infame inventata da chi comanda (Mario Monicelli)”.

 

Ed ecco alcuni proverbi: “Chi vive di speranza, male pranza e peggio cena. /Chi vive di speranza, satolla lo spirito e affama la panza. /La speranza è la ricchezza dei poveri. /La speranza è un piatto magro. /La speranza è un sogno nella veglia/Chi di speranza vive, disperato muore. /La speranza è l'ultima a morire”. Interessante a tal proposito potrebbe rivelarsi  la lettura oppure la semplice consultazione, del libro Il Grande Dizionario dei Proverbi Italiani”(Ed. Zanichelli) di P. Guazzotti, M. F. Oddera, un viaggio nella saggezza e sagacia “all’italiana”, nonché nella “sorprendente continuità, in passato, fra la cultura popolare e la tradizione letteraria più colta, che smentisce, almeno in parte, l'opinione corrente che relega il proverbio a sola espressione dei più retrivi luoghi comuni”. (come si legge nella presentazione del testo).

 

E allora tornando alle nostre speranze per il 2015, dopo essere stati quotidianamente martellati  per tutto il 2014 da spaventose notizie su efferati delitti perpetrati in famiglia, violenza contro donne e bambini, guerre,  fondamentalismi, decapitazioni, razzismo, populismi, corruzione dilagante, disastri climatici e quant’altro, siamo talmente sopraffatti da tutti questi orrori che talvolta troviamo un po’ di pace solo nei nostri affetti e sentimenti positivi, in una bella giornata di sole vissuta a contatto con la natura, oppure nell’ammirare il cielo stellato per sentirci parte di un meraviglioso universo.

 

Ci sembra giusto ricordare il libro “Un Altro Giro di Giostra-Viaggio nel male e nel bene del nostro tempo” di T. Terzani il quale, ammalato di cancro, decise di girare il mondo per cercare una cura efficace sia in occidente che in oriente, tra medicine allopatiche e alternative. L’incontro con un vecchio saggio sull’Himalaya nel silenzio di una grandiosa natura gli fece infine percepire che siamo parte di un armonioso “Tutto”, di un immenso universo, e così ritrovò il significato della vita. Terzani capì allora che in fondo il suo viaggio era stato un viaggio interiore, una ricerca spirituale, un ritorno alle radici divine dell’uomo, capì che i miracoli esistono, ma che ognuno deve essere artefice del proprio miracolo, che per combattere il Male ognuno deve cambiare prima se stesso con una sorta  di kantiana “rivoluzione copernicana” interiore per poi dare  il suo contributo alla “speranza di un mondo migliore”. Una profonda riflessione su quello che non va nelle nostre vite di donne e uomini moderni, insomma, ci potrebbe far scoprire uno splendido universo dentro e fuori di noi.

 

Per concludere il nostro discorso sulla speranza, citiamo le parole del poeta tedesco F. Hölderlin: “Che cosa sarebbe la  vita senza speranza? Una scintilla che sprizza dal carbone e si spegne; e come nella torbida stagione si ode una folata di vento che spira un istante e poi va morendo, così sarebbe pure di noi”. E allora continuiamo pure a sperare, ma in modo attivo, non passivo: rimbocchiamoci le maniche e lottiamo per ciò che è giusto.

 

Giovanna D’Arbitrio

 

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