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"GATTA GENERENTOLA", un cartoon su Napoli
post pubblicato in diario, il 4 ottobre 2017
Standing ovation alla Mostra Cinematografica 2017 per il film d’animazione Gatta Cenerentola, un cartoon d'autore creato da quattro bravi registi Alessandro Rak, Ivan Capiello, Marino Guarnieri e Dario Sansone, già noti per il successo della loro precedente opera L'arte della felicità. Il film racconta la storia di Vittorio Basile, armatore e scienziato che sogna di veder rinascere Napoli e il suo porto, costruendo il Polo della Scienza e della Memoria con l’avveniristica nave Megaride dove insieme a persone reali agiscono ologrammi che registrano le attività umane. Primo Gemito, guardia del corpo di Basile, è preoccupato per l’incolumità del suo capo, uomo onesto e rispettoso della legalità: in effetti, proprio nel giorno del suo matrimonio con la bella Angelica, madre di 6 figlie, Vittorio viene ucciso dal malavitoso Salvatore Lo Giusto, lasciando sua figlia, la piccola Mia, in balia della matrigna e delle sorellastre. Soprannominata da tutti “la gatta” per la sua capacità di nascondersi nei luoghi più reconditi di Megaride (ora trasformata nel locale “Asso di bastoni”), muta per lo shock subito, Mia trascorre così la sua vita fino al suo diciottesimo compleanno. Salvatore Lo Giusto, detto 'o Re, amante di Angelica e desideroso di impossessarsi dei beni di Basile, si allontana da Napoli per 15 anni e vi ritorna per il compleanno di Mia, ormai maggiorenne, per costringerla a lasciargli tutti i suoi beni. Il fedele Primo Gemito, sempre legato agli ideali di Basile, tuttavia gli darà battaglia per il trionfo di giustizia e legalità. Il film trae spunti da antiche tradizioni, come la favola inclusa In Lo cunto de li cunti di Giambattista Basile, e forse ancor più da La Gatta Cenerentola di Roberto De Simone (1977), opera teatrale in musica, ricca di canti popolari, in cui la vera Cenerentola è la città di Napoli, città figliastra, vittima del potere di una malefica matrigna e di invasori stranieri. Il film d’animazione si distingue senz’altro per i colori vivi e decisi, i personaggi disegnati in modo realistico, l’espressione di sentimenti sempre attuali, valorizzati da voci di bravi attori (in particolare Massimiliano Gallo nei panni di S. Lo Giusto, A. Gassman in quelli di P. Gemito. M. P. Calzone, interprete della matrigna), da abili musicisti, come A. Fresa e L. Scialdone, autori della colonna sonora in cui spicca la canzone L'erba cattiva di E. Gragnaniello. Anche se la storia si conclude con il trionfo della legalità, suscita tuttavia amarezza la costatazione che nella rappresentare Napoli si ricorra sempre a criminalità ed aspetti negativi, perfino in film di animazione. Giovanna D’Arbitrio
I BAMBINI E L'AMORE
post pubblicato in diario, il 5 giugno 2011

Il film di Luc e Jean-Pierre  Dardenne “Il Ragazzo con la Bicicletta” (Le Gamin au Vélo), vincitore del Gran Premio della Giuria al Festival di Cannes 2011, sta riscuotendo notevoli consensi di pubblico e critica anche in Italia.

Il tema dell’infanzia abbandonata ed incompresa, tema molto presente sia in letteratura che a cinema, è trattato dai fratelli Dardenne  con grande sensibilità e una drammaticità essenziale che non cade mai  in facili toni mélo, ma preferisce un linguaggio asciutto e realistico, molto efficace nel delineare i personaggi.

Il protagonista, Cyril ( Thomas Doret), un ragazzo di 12 abbandonato in una casa-famiglia, non si rassegna  a stare da solo, continua disperatamente a cercare il padre, lo trova e non riesce ad accettare la dura realtà: per il padre egli non è altro che un peso.

Cyril si ribella, sfoga la sua rabbia pedalando la sua bici per la città come un forsennato, ma alla fine anch’egli dovrà scegliere tra bene e male, trovare una strada nella vita: da un lato c’è Wes (Egon Di Matteo), ragazzo violento, ladro e spacciatore di droga, dall’altro Samantha (Cécile De France), gentile e sensibile parrucchiera disposta a fargli da madre. Per fortuna  fa la scelta giusta e il film si conclude con un happy ending che tuttavia fa riflettere in modo critico sugli aspetti negativi della società.

In un’intervista Luc Dardenne ha dichiarato che l’idea del  film è nata durante un viaggio in Giappone ascoltando la storia di un ragazzo che, abbandonato in un orfanatrofio, ha continuato a cercare invano il padre  per anni ed è poi diventato un gangster. Allora in Luc e Jean-Pierre è nata l’idea di raccontare una specie di favola moderna con un finale positivo, immaginando che quel ragazzo si salvasse incontrando una donna amorevole e materna.

Luc pertanto ha concluso il discorso dicendo: -  Il film è’ una bella storia a lieto fine, ma getta anche uno sguardo critico sulla società e sul tipo di adulti che siamo, schiavi della riuscita, della celebrità e della ricchezza, incapaci di posare il nostro sguardo sull’altro, pronti a sacrificare i bambini perché i bambini ci fanno paura, perché rappresentano quello che verrà dopo di noi -.   

Ci auguriamo che questo duro giudizio  riguardi solo una piccola parte dell’attuale società, poiché se non saremo più capaci di dare amore ai bambini nelle nostre famiglie, oppure di trovare persone sensibili disposte ad adottarli, allora davvero non ci sarà alcuna speranza per il futuro dell’Umanità.

Da insegnante napoletana, inoltre, ho pensato ad  altri film, come “Certi Bambini” dei fratelli Frazzi e “Scugnizzi” di Nanni Loi, focalizzati sui drammatici problemi dei ragazzi nei quartieri  “a rischio” il cui destino spesso è segnato da miseria, ignoranza e criminalità. Là c’è bisogno non solo di amore in famiglia (forse quello non manca), ma dell’amore e dell’interesse di tutta la società, capace di attivarsi per offrire un’alternativa attraverso  SCUOLA , LAVORO, LEGALITA’

 Apprezziamo pertanto il vento del cambiamento che soffia a Napoli:  la speranza  che il nuovo sindaco, Luigi De Magistris, cominci proprio dalla scuola, come ha già  dimostrato nel voler incontrare gli insegnanti delle elementari .

Giovanna D’Arbitrio

 

 

URBANISTICA IN CAMPANIA
post pubblicato in diario, il 14 ottobre 2010

Mercoledì 13 ottobre, alle ore 10,30, nell’Istituto di Suor Orsola Benincasa, è stato presentato il libro della prof. Gabriella Cundari, “Pianificazione, Paesaggio, Governo del Territorio”. Relatori: Giuseppe Ossorio, Lucio D’Alessandro, Claudio Claudi, Filippo Bencardino, Gennaro Biondi, Ernesto Mazzetti, Eirene Briziolo.

Dopo una breve introduzione del moderatore, Procolo Mirabella, la parola è stata data all’onorevole G. Ossorio il quale, elogiando l’operato della prof. Cundari come assessore della regione Campania, ha  messo in rilievo le difficoltà nel gestire un’urbanistica in cui spesso i piani regolatori sono subordinati ad interessi ed esigenze locali, laddove invece sarebbero necessari disciplina, rispetto delle leggi e convergenza su obiettivi etici, essenziali per combattere abusivismo ed illegalità.

In pieno accordo con tali conclusioni, il prof. L. D’Alessandro, pro-rettore di Suor Orsola Benincasa, citando il filosofo J. Bentham, ha focalizzato il suo breve intervento sulla corretta  “gestione dello spazio”, problema socio - politico da affrontare nel rispetto dei diritti di tutti i cittadini senza discriminazioni.

Il prof. C. Claudi, invece, ha individuato nel testo di G. Cundari tre aspetti  importanti: 1) volontà di lasciare una traccia della sua passata attività di assessore, accendendo un focus, con un taglio positivo e propositivo, sulle potenzialità del territorio per superare la dicotomia tra teoria ed operatività; 2)metodo nella suddivisione dei paragrafi in due parti, cioè” storia” (valutazione oggettiva attraverso progetti, leggi, documenti, ecc.) e “storiografia” (valutazione soggettiva di scelte e risultati conseguiti); 3) scale di pianificazione urbanistica e contrasto tra la legalità e illegalità. L’esigenza di un rinnovamento urbano “sostenibile” viene spesso bloccata in Campania da numerosi problemi che purtroppo acuiscono il degrado del patrimonio edilizio (43% rispetto al 22% della media nazionale),con gravi implicazioni per la sicurezza in aree ad alto rischio sismico. Nel libro egli comunque individua il concetto dell’ “ottimismo della volontà contro il pessimismo della ragione”.

Il prof. F. Bencardino , quindi, ha sottolineato l’esigenza di un’ampia visione “regionale”, maggiore coesione territoriale, rispetto dell’equilibrio uomo - natura e una corretta gestione di tutto il patrimonio edilizio, anche di quello delle aree interne, spesso trascurate. Seguire gli stimolanti esempi che ci vengono dall’Europa sarebbe consigliabile per attuare uno sviluppo “sostenibile” evitando di sconvolgere ambiente e paesaggio.

Il prof. G. Biondi a sua volta nel testo ha evidenziato due parti diverse legate alle competenze dell’autrice: nella prima parte emerge una “Cundari politica”, malinconica per insuccessi ed obiettivi mancati, nella seconda parte invece la “Cundari geografa” che insegna a leggere il territorio e i suoi problemi.  Secondo Biondi  siamo in ritardo rispetto all’Europa che in 40 anni è passata dallo statico metodo “zoning” a quello dinamico della “spazialità differenziata”, attuato a Dublino, Londra , Barcellona  e perfino negli  USA, in particolare a S. Francisco.

 Tale concetto è stato ribadito in modo molto pessimistico da E. Mazzetti, autore della prefazione, che citando Bagnoli come esempio di ritardi ed inefficienze, ha poi affermato che G. Cundari ha scritto in realtà un libro di denuncia  su una situazione fallimentare e che pertanto ella, come onesta docente universitaria entrata nella struttura politica, ha sentito il dovere di informare gli altri e di “rendere conto”  del suo operato.

La prof. Eirene Sbriziolo,infine, ha riportato il discorso ai paesi europei  che avanzano con progetti innovativi in contrapposizione ai nostri impedimenti locali che da lungo tempo condizionano l’operatività con vischiosità ideologiche, incompetenze, illegalità. Mancano politiche mirate alla gestione di una “spazio comunitario”, quindi  politiche non individualistiche, ma rispettose  della “dimensione temporale” e soprattutto delle leggi.

Il convegno è terminato con i ringraziamenti dell’autrice la quale,  alla domanda “ E’ utile impegnarsi in politica?”, ha risposto con ottimismo sottolineando l’importanza di una coraggiosa collaborazione e di un cambiamento di mentalità che si potrà attuare solo attraverso un costruttivo progetto educativo rivolto ai giovani. Il suo libro quindi è stato scritto soprattutto per loro, in particolare per i suoi alunni.

Giovanna D’Arbitrio

 

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