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"L'AMICA GENIALE", di ELENA FERRANTE
post pubblicato in diario, il 8 ottobre 2018
I primi due episodi della serie televisiva tratta dalla nota quadrilogia di Elena Ferrante, sono apparsi sul grande schermo in questi giorni, riscuotendo un notevole successo. Ricordiamo che nel 2011 fu pubblicato il primo volume del ciclo L'Amica Geniale, seguito dai libri Storia del nuovo cognome, Storia di chi fugge e di chi resta, Storia della bambina perduta. (Ed.e/o). Nel 2017 la televisione statunitense HBO annunciò poi la produzione di una serie televisiva in otto puntate basata sui suddetti libri (prodotta da RAI Cinema e Fandango), recitata in lingua napoletana con sottotitoli in inglese. I primi due episodi sono tratti dal primo volume che descrivono l’infanzia e l’adolescenza di due bambine, Elena (Elisa del Genio), e Raffaella (Ludovica Nasti), in un quartiere povero di Napoli negli anni ’50, dove è racchiusa tutta la loro vita, tra giochi con le bambole, scuola e famiglia, litigi tra familiari e i loro vicini, violenze del “guappo”, Don Achille. Molto intelligente, ribelle e decisa, Lila desta l’ammirazione di Lenù che diventa sua amica e la segue in tutte le sue audaci iniziative. Purtroppo con la fine della scuola elementare sono costrette a separarsi: il padre di Lila, calzolaio povero e maschilista, non le consentirà di proseguire gli studi, mentre il padre di Lenù, usciere comunale, permetterà alla figlia di continuare a studiare. I loro percorsi comunque continueranno ad intrecciarsi per tutta la vita e in futuro verranno poi descritti da Elena in un libro, specchio dei loro sogni, amori, inganni, rotture e ricongiungimenti, in particolare del loro coraggio nel sottrarsi a patriarcale sottomissione, maschilismo e degrado socio-culturale. Il primo volume, così come il film, si apre con il prologo, Cancellare le tracce, in cui il figlio di Lila chiede invano aiuto a Lenù, ormai anziana, qualche notizia per ritrovare la madre scomparsa. La narrazione poi continua con i ricordi di Lenù (voce narrante: Alba Rohrwacher ) ed è condotta da lei stessa in prima persona. Vengono alla luce così tanti personaggi, descrizioni di ambienti e usanze di una Napoli anni ‘50 e via via nei libri successivi scorrono tanti eventi storici fino ai nostri giorni: un excursus emozionante e coinvolgente per i napoletani di una certa età, come la sottoscritta che ben ricorda il passato, in particolare gli anni ’60 quando come insegnante toccò con mano i problemi della dispersione scolastica in certi quartieri napoletani “a rischio”. Secondo la descrizione della casa editrice la quadrilogia “comincia seguendo le due protagoniste bambine, e poi adolescenti, tra le quinte di un rione miserabile della periferia napoletana, tra una folla di personaggi minori accompagnati lungo il loro percorso con attenta assiduità. L'autrice scava intanto nella natura complessa dell'amicizia tra due bambine, tra due ragazzine, tra due donne, seguendo passo passo la loro crescita individuale, il modo di influenzarsi reciprocamente, i buoni e i cattivi sentimenti che nutrono nei decenni un rapporto vero, robusto. Narra poi gli effetti dei cambiamenti che investono il rione, Napoli, l'Italia, in più di un cinquantennio, trasformando le amiche e il loro legame. E tutto ciò precipita nella pagina con l'andamento delle grandi narrazioni popolari, dense e insieme veloci, profonde e lievi, rovesciando di continuo situazioni, svelando fondi segreti dei personaggi, sommando evento a evento senza tregua, ma con profondità e potenza.. Altri romanzi arriveranno poi per raccontarci la giovinezza, la maturità, la vecchiaia incipiente delle due amiche”. Nella trasposizione cinematografica, senz’altro notevole la sceneggiatura di Elena Ferrante, Francesco Piccolo, Laura Paolucci, Saverio Costanzo il quale con la sua abile regia, inoltre, è riuscito a dar corpo a Lenù e Lila con due piccole bravissime attrici non professioniste, Elisa Del Genio (Elena) e Ludovica Nasti (Lila), ricostruendo la storia a Caserta, vicino Napoli che è l’ altra protagonista del racconto, una città descritta in tutti i suoi contrasti, tra splendore, miseria, catastrofi naturali (terremoto dell’ ’80,) sullo sfondo di un'Italia tormentata da drammi di tutti i generi dal dopoguerra fino ai nostri giorni. Si ritiene che la scrittrice Elena Ferrante, nata e cresciuta a Napoli, si nasconda dietro uno pseudonimo, per cui varie ipotesi sono state avanzate sulla sua vera identità, tra le quali forse la più accreditata è quella centrata su Anita Raja, traduttrice e saggista partenopea. Dal suo primo romanzo, L'amore molesto (1992) fu tratto l'omonimo film di Mario Martone e da I giorni dell'abbandono (2002) è stata realizzata la pellicola omonima di Roberto Faenza. Giovanna D’Arbitrio
"OCCHI DI MASCHIO", un libro di D. Brancati
post pubblicato in diario, il 10 luglio 2012
           

E’ stato  presentato sabato, 7 giugno alle ore 19.30 presso la Corte del Comune di Sabaudia, il nuovo libro di Daniela Brancati  “Occhi di maschio - Le donne e la televisione italiana” nell’ambito del Premio Pavoncella che si propone di promuovere riconoscimento ed omaggio alle donne seriamente impegnate in varie attività.

Hanno accompagnato D. Brancati in questo suo racconto  Enrica Bonaccorti e Valeria Fedeli: l’una valida testimone e protagonista del mondo televisivo, l’altra convinta sostenitrice di tante battaglie civili per elevare la donna da oggetto a soggetto. Ha condotto il dibattito il presidente dell’Ente Parco del Circeo, Gaetano Benedetto, dopo una breve introduzione della dott. Francesca d’Oriano, presidente dell’associazione culturale “ArteOltre” , nonché ideatrice del suddetto Premio.

Daniela Brancati, nota giornalista già direttrice di un telegiornale Rai (la prima in Italia), nel suo saggio su donne e Tv fornisce interessanti informazioni e dati attraverso un’interessante  carrellata della storia della televisione dal 1954 ad oggi, cioè dal tempo in cui Fulvia Colombo diede inizio alla prima trasmissione Rai dagli studi di Milano fino ai nostri giorni.

Leggendo il libro si rivivono i tempi lontani di una Tv in bianco e nero nell’Italia democristiana, poi gli anni 60 con la nascita del secondo e terzo canale e relativa lottizzazione dei partiti e via via gli anni successivi, ripercorrendo le tappe della storia del costume, dell’influsso religioso, delle manipolazioni del potere politico e all’interno di esso quelle classiche del maschilismo sulle donne, “il popolo dei vinti”.

In effetti si dimostra con i fatti come la televisione abbia subìto un processo involutivo, specchio della nostra politica e del nostro vivere civile. Sotto accusa la nascita della Tv commerciale e delle Tv private, in particolare Mediaset. Il libro è interessante per l’attenzione che si riserva alle donne perfino nel titolo e nell’emblematica e provocatoria copertina, dove compaiono graziose ragazze poco vestite (quelle di “Drive in”, programma di successo negli anni ‘80) senza testa,  parte considerata poco interessante nell’ottica maschilista.

Pur non ritenendo le donne del tutto innocenti,  l’autrice dimostra tuttavia come in Tv esse siano state strumentalizzate e usate, rappresentandole prima come oche giulive, più tardi come vallette mute (celebri quelle di Lascia o Raddoppia) fino alle più recenti veline, letterine ecc., mentre donne con forte personalità e notevoli capacità hanno dovuto adattarsi ad immagini stereotipate scendendo a compromessi pesanti per affermarsi sul piccolo schermo, dove contano soprattutto telegenia e fisicità più che abilità e bravura professionale. Insomma ciò che non è richiesto agli uomini, purtroppo è ritenuto di fondamentale importanza per le donne che comunque raramente arrivano a posizioni di rilievo.

Dunque il saggio della Brancati si legge con interesse per i temi proposti con rigore, in modo cronologico e documentato, evidenziando le cause del progressivo involgarimento della Tv.

Personalmente mi è piaciuto molto il discorso pacato ma fermo di Enrica Bonaccorti che più degli altri ha messo in rilievo la necessità di un maggior senso di responsabilità nel gestire i programmi televisivi, poiché secondo lei ” la Tv può essere terribilmente “invasiva” nell’educare  o “diseducare”.  I messaggi televisivi arrivano nei cervelli di tanti ragazzi in un’età molto delicata, quando è facile condizionare ed incidere ”come su una malleabile creta che se solo viene sfiorata, conserva un’indelebile impronta ”,  ella ha affermato con convinzione e forza.

Giovanna D’Arbitrio

 

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