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"Mirabilia Coralii": identità culturale e occupazione
post pubblicato in diario, il 27 gennaio 2011

 A Torre del Greco, a Palazzo Vallelonga, per iniziativa della Banca di Credito Popolare, è stata allestita una mostra di manifatture in corallo che si potrà visitare fino al 30 gennaio 2011.

Invitati dalla nuova Presidente del Club Soroptimist di Napoli, dott. Amina Lucantonio, abbiamo avuto così l’opportunità di ammirare splendidi oggetti in corallo realizzati a Genova, Livorno, e Napoli tra XVII e XIX  secolo.

Tale mostra s’inserisce nel progetto “Le Vie del Corallo”, ideato e fortemente sostenuto dal   Presidente della Banca di Credito Popolare, dott. Antonino De Simone, alla cui memoria ora esso è dedicato.

Nella presentazione del progetto da lui scritta pochi giorni prima della sua scomparsa si legge: - Senza memoria non esiste progresso. Senza la conoscenza della nostra storia e delle nostre tradizioni non può esserci consapevolezza della nostra identità culturale. Identità che si sintetizza nel binomio Corallo- Torre del Greco…. Dal mondo classico mediterraneo partirono le antiche spedizioni di coralli dirette in Oriente. Attraverso le carovaniere euroasiatiche molte merci vennero scambiate con il corallo, innescando uno scambio tra le diverse culture. Dopo un lungo percorso “le vie del corallo”, che hanno arricchito la conoscenza della nostra  storia, finalmente sono approdate a Torre del Greco”.

Un breve film , mostrato ai visitatori, illustra come in seguito al declino della lavorazione del corallo in Sicilia,la produzione cambiò radicalmente. Quando le comunità ebraiche furono bandite dall’isola nel 1492, esse migrarono a Genova, Livorno e Napoli, dove nel 1790 venne promulgato il Codice Corallino, scaturito dall’esigenza sentita da Ferdinando IV di dare ordine alla pesca e al “commercio di una sì ricca mercanzia”  per tutelare le coralline torresi  e l’artigianato locale dalla concorrenza.

Nel 1805 a Torre del Greco un marsigliese, Paul Barthèlemy Martin, aprì la prima fabbrica che seppe sfruttare il grande potenziale di pesca dei torresi  e la lungimiranza dei Borbone  che intuirono le opportunità di guadagno derivanti dal diffondersi della moda di oggetti in corallo. L’abilità e l’intraprendenza degli abitanti di Torre del Greco furono fondamentali nel consolidare una civiltà artistica e mercantile in cui la città ancora s’identifica.

Nel giro di pochi secoli l’eleganza e la perfezione delle lavorazioni napoletane e torresi si guadagnarono il primato indiscusso a livello mondiale anche mediante la propaganda positiva di turisti e viaggiatori internazionali, a quei tempi davvero numerosi.

 Ci sembra pertanto giusto concludere con le parole A. De Simone: -  Prima ancora delle ragioni economiche, dobbiamo difendere la nostra cultura e la nostra identità -. E in aggiunta a ciò, un rilancio delle attività tradizionali legate al territorio, come artigianato, turismo, agricoltura e delle piccole imprese ad esse collegate sarebbe forse auspicabile per offrire un posto di lavoro a tanti giovani disoccupati.

Giovanna D’Arbitrio

 

 

Governance Territoriale
post pubblicato in diario, il 16 novembre 2010

Il 12 novembre  si è svolto a Napoli un convegno sul tema “Governance Territoriale”. Relatori: G. Biondi, A. Cozzolino, T. D’Aponte, B. Gravagnuolo, U. Marani, G. Cundari. Moderatore: A. Velardi. Presente al dibattito anche l’on. A. Bassolino

 

Le riflessioni dei presenti, considerate come “note a margine”  sul volume “Pianificazione, Paesaggio, Governo del Territorio” di G. Cundari, hanno messo in evidenza la necessità di un nuovo meridionalismo che parta da una governance “campana” intesa come coordinamento dei vari soggetti operanti sul territorio, istituzionali e non, pubblici e privati, al fine di promuovere lo sviluppo locale sostenibile. Secondo i relatori, potenziando le capacità del “sistema territorio” a livello economico, politico e culturale, sarà finalmente possibile pensare, progettare ed operare mediante una visione unitaria. Senza tali  premesse, l’ attuazione dei progetti in tempi brevi è impossibile per il gap tra pianificazione e politica. Occorre inoltre un’etica delle responsabilità condivise: fare politica secondo Plutarco, “è obbligo morale per chi ha il senso dell’etica”( Biondi).

 

 Rilevante il tema della vivibilità delle città alle quali bisogna  “restituire centralità” con politiche innovative su paesaggio, manutenzione e conservazione, seguendo l’esempio di altri paesi europei, per cui occorrono nuove leggi per potenziarne la vivibilità e far così affluire i fondi europei (D’Aponte, Cozzolino). Imperante è pertanto  il bisogno di una maggiore concretezza, poiché un progetto è valido solo se è fattibile, senza confusione tra” logico ed  ideologico”(Gravagnuolo) e quindi i successi urbanistici europei, in particolare quelli di Berlino e Barcellona, più volte citati anche nel libro di G. Cundari, sono molto lontani dalla nostra realtà,  proprio per mancanza di governance territoriale (Marani).

 

 I relatori, pertanto, pur evidenziando palesi insuccessi ( come la gestione rifiuti), hanno elencato alcuni importanti risultati: ampliamento della metropolitana, iniziative culturali (nuovi musei, Forum delle Culture, ecc) e soprattutto il primo Piano Regionale, varato nel 2008.

 

L’incontro si è concluso con un lungo discorso di Bassolino che  ha individuato tra le principali cause dei fallimenti un’ottica molto provinciale rispetto all’apertura mentale dei paesi europei, la conflittualità tra i partiti, il rifiuto di condividere pesanti responsabilità, l’assenza di investimenti e soprattutto una” governance che non è in Campania, ma fuori di essa”. Conclusione alquanto sibillina, poiché molti non addetti ai lavori, come la sottoscritta, si sono chiesti “e allora dov’è ora questa governance?”. Come si può permettere che una città come Napoli perisca tra i rifiuti? Dove è finita quella positiva atmosfera di speranza dei tempi del G7 e di "Napoli Porte Aperte" del '99, quando tutti sperammo in una rinascita di Napoli?

 

Il convegno sembrava concluso, quando un piccolo imprenditore con insistenza ha chiesto la parola ed ha iniziato il suo discorso, affermando: - Mi son reso conto dei cambiamenti in atto quando i miei dipendenti si son schierati a destra, mentre io continuo a sostenere la sinistra  -.  Che dire? La gente è confusa e forse lo è anche il mondo politico. Forse più che chiedersi  “che cos’è di destra e cos’è di sinistra”(come nella famosa canzone di Gaber), bisognerebbe saper distinguere  tra “ giusto e ingiusto, legale e illegale, onesto e disonesto”. Le ideologie sono crollate sotto i colpi delle speculazioni economico-finanziarie globalizzate che ingoiano i risparmi di tanta gente e buttano sul lastrico i lavoratori europei dislocando la produzione nei paesi sottosviluppati nei quali sfruttano manodopera a basso costo, risorse locali e quant’altro. Forse è arrivato il momento d’individuare obiettivi trasversali perseguibili da “tutti i politici onesti”aldilà dei diversi schieramenti: lotta contro criminalità, corruzione e sistema clientelare, difesa dei diritti conquistati dai lavoratori, nonché di quelli umani e civili, cambiamento di rotta nelle politiche nazionali ed internazionali. Come si può avere la governante di un territorio, a livello regionale e nazionale, senza tali premesse?

                                                                                                                                                                                                Così mentre il film di Martone “Noi Credevamo” dimostra con una seria ricostruzione storica il contributo di lacrime e sangue di tanti meridionali che lottarono per l’unità della nazione, noi diciamo “basta,  cerchiamo di cambiare musica!”  Quali gli strumenti? Forse istruzione, occupazione, legalità, maggiore equità sociale…. tanto per iniziare? E allora se il Sud è ancora una parte d’Italia, perché ridurlo solo ad un “serbatoio” di voti per la politica?                           

Giovanna D’Arbitrio

 

 

 

 

 

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