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FILM "THE BLING RING"
post pubblicato in diario, il 5 ottobre 2013
           

Nel suo nuovo film  “The Bling Ring” (La banda dei gioielli), Sofia Coppola narra la storia di un gruppo di adolescenti ispirandosi ad un fatto di cronaca realmente accaduto qualche anno fa.

 

Nicki, Sam, Mark, Chloe e Rebecca, adolescenti ossessionati dal mito di personaggi ricchi e famosi, come Paris Hilton e Orlando Bloom, riescono ad individuarne le lussuose abitazioni e a saccheggiarle in loro assenza, appropriandosi  di costosi vestiti, scarpe, gioielli o altri oggetti, ambiti status symbols di una vita contrassegnata da successo, celebrità e danaro, attualissimo miraggio di tanti giovani di oggi alla deriva.

 

Travolti da un’omologazione inquietante sotto l’influsso di un martellante consumismo unito alla sponsorizzazione mediatica di falsi miti, i suddetti ragazzi più desiderosi di “avere che di essere” non rappresentano certo un fenomeno isolato, poiché tale mentalità è come un virus che infetta tante coscienze, ottundendole e deviandole, inducendole spesso a colmare vuoti affettivi e carenze educative di una società allo sfascio.

 

Sofia Coppola ancora una volta si rivela un’attenta ed interessata osservatrice del mondo dei giovani  e dei nostri tempi, come ha evidenziato nei suoi precedenti film, “Le vergini suicide”, “Lost in translation”,  “Marie Antoinette”, “Somewhere”.

 

Anche il suo nuovo film mostra a tratti il carattere distaccato di chi guarda  ciò che accade mettendo in rilievo problematiche per le quali alla fine tuttavia non sa indicare soluzioni, come si evince dalle dichiarazioni dei ragazzi che,  intervistati, si sentono soddisfatti  di aver raggiunto la tanto agognata notorietà sotto i riflettori dei mass media, dopo l’ arresto e qualche anno di prigione.

 

Sotto velate accuse non solo l’attuale decadente civiltà, ma anche genitori totalmente inadeguati o quasi assenti e un sistema scolastico poco attento al disagio di alunni “difficili”, più propenso all’emarginazione che all’integrazione: non a caso i protagonisti  frequentano un istituto che accoglie ragazzi espulsi da altre scuole o comunque in possesso di un curriculum scolastico non regolare.

 

Bravi i giovani attori tra i quali ricordiamo in particolare Emma Watson, ex Hermione in Harry Potter, notevole la colonna sonora (di Brian Reitzell), come in tutte le pellicole di S. Coppola, regista e sceneggiatrice del film.

 

Giovanna D’Arbitrio

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

"MONSIEUR LAZHAR", un film di P. Falardeau
post pubblicato in diario, il 2 settembre 2012
           

Il cinema ritorna ancora una volta tra i banchi di scuola  con un film canadese, “Monsieur Lazhar”, di Philippe Falardeau, tratto dalla pièce teatrale” Bachir Lazhar” di Evelyne de la Chenelière, già vincitore di diversi premi.

 

Il film racconta la storia del signor Lazhar (M. Said Fellag), immigrato algerino con un passato doloroso, che viene assunto come supplente in una scuola elementare di Montreal dopo il suicidio di una maestra.

 

Messi all’improvviso di fronte al dramma della morte, gli alunni sono ovviamente molto scossi e per Bachir non è facile all’inizio farsi accettare da loro, anche per differenze tra culture e tradizioni e metodo didattico-educativo un po’ all’antica, basato su dettati difficili e qualche scappellotto . 

 

Pian piano, tuttavia, riesce ad entrare nelle loro vite, in particolare in quelle di Alice (Sophie Nelisse) e Simon (Emilien Néron), meravigliandosi della loro sensibilità, e così gradualmente approfondisce con affetto il rapporto con i ragazzi rafforzando in loro autostima e coraggio per riconquistare perdute sicurezze .

 

Senza dimenticare il legame interrotto con la sua terra e un drammatico passato di rifugiato politico, nel prodigarsi per alleviare i problemi psicologici ed esistenziali dei suoi alunni riesce contemporaneamente a rielaborare il suo lutto personale legato alla perdita di moglie e figli, uccisi in un attentato.

 

“Si limiti a insegnare, non ad educare nostra figlia” si sente dire da una coppia di genitori. Ma si può insegnare senza educare? Impossibile, soprattutto se si vive l’insegnamento come totale dedizione alla “crescita” umana e spirituale di altri esseri umani, per cui il cammino iniziato va percorso fino in fondo, anche con manifestazioni fisiche “non colpevolizzanti” se vissute senza malizia, come in un lontano passato quando qualche scappellotto o una carezza non venivano mal interpretati, ma ben distinti con discernimento da metodi troppo coercitivi o abusi sessuali.

 

Il rapporto maestro- alunno, pertanto, nel film diventa interazione tra esseri umani, scoperta reciproca di storie personali al di là di nomi sul registro, banchi e cattedra, in cui l’adulto apprende dal bambino e viceversa, scambi affettivi  che consentono di superare insieme sofferenza, depressione, paura, sensi di colpa e di accettare perfino la morte come parte integrante della vita.

 

 Ed infine la toccante favola allegorica su “albero e crisalide”, narrata da Bachir, segna il momento più alto e significativo del film, quasi un delicato e poetico appello all’intera Umanità sulla necessità “di proteggere la crisalide affinché possa trasformarsi in farfalla”, per permettere cioè ad ogni bambino di  “crescere” in modo armonioso e poter così spiccare il volo verso la vita.

 

“Monsieur Lazhar”  è davvero un bel film che coinvolge emotivamente lo spettatore  senza cadere mai in toni retorici e falsamente moraleggianti, un film che fa riflettere sul significato della vita.

Giovanna D’Arbitrio

 

 

 

I BAMBINI E L'AMORE
post pubblicato in diario, il 5 giugno 2011

Il film di Luc e Jean-Pierre  Dardenne “Il Ragazzo con la Bicicletta” (Le Gamin au Vélo), vincitore del Gran Premio della Giuria al Festival di Cannes 2011, sta riscuotendo notevoli consensi di pubblico e critica anche in Italia.

Il tema dell’infanzia abbandonata ed incompresa, tema molto presente sia in letteratura che a cinema, è trattato dai fratelli Dardenne  con grande sensibilità e una drammaticità essenziale che non cade mai  in facili toni mélo, ma preferisce un linguaggio asciutto e realistico, molto efficace nel delineare i personaggi.

Il protagonista, Cyril ( Thomas Doret), un ragazzo di 12 abbandonato in una casa-famiglia, non si rassegna  a stare da solo, continua disperatamente a cercare il padre, lo trova e non riesce ad accettare la dura realtà: per il padre egli non è altro che un peso.

Cyril si ribella, sfoga la sua rabbia pedalando la sua bici per la città come un forsennato, ma alla fine anch’egli dovrà scegliere tra bene e male, trovare una strada nella vita: da un lato c’è Wes (Egon Di Matteo), ragazzo violento, ladro e spacciatore di droga, dall’altro Samantha (Cécile De France), gentile e sensibile parrucchiera disposta a fargli da madre. Per fortuna  fa la scelta giusta e il film si conclude con un happy ending che tuttavia fa riflettere in modo critico sugli aspetti negativi della società.

In un’intervista Luc Dardenne ha dichiarato che l’idea del  film è nata durante un viaggio in Giappone ascoltando la storia di un ragazzo che, abbandonato in un orfanatrofio, ha continuato a cercare invano il padre  per anni ed è poi diventato un gangster. Allora in Luc e Jean-Pierre è nata l’idea di raccontare una specie di favola moderna con un finale positivo, immaginando che quel ragazzo si salvasse incontrando una donna amorevole e materna.

Luc pertanto ha concluso il discorso dicendo: -  Il film è’ una bella storia a lieto fine, ma getta anche uno sguardo critico sulla società e sul tipo di adulti che siamo, schiavi della riuscita, della celebrità e della ricchezza, incapaci di posare il nostro sguardo sull’altro, pronti a sacrificare i bambini perché i bambini ci fanno paura, perché rappresentano quello che verrà dopo di noi -.   

Ci auguriamo che questo duro giudizio  riguardi solo una piccola parte dell’attuale società, poiché se non saremo più capaci di dare amore ai bambini nelle nostre famiglie, oppure di trovare persone sensibili disposte ad adottarli, allora davvero non ci sarà alcuna speranza per il futuro dell’Umanità.

Da insegnante napoletana, inoltre, ho pensato ad  altri film, come “Certi Bambini” dei fratelli Frazzi e “Scugnizzi” di Nanni Loi, focalizzati sui drammatici problemi dei ragazzi nei quartieri  “a rischio” il cui destino spesso è segnato da miseria, ignoranza e criminalità. Là c’è bisogno non solo di amore in famiglia (forse quello non manca), ma dell’amore e dell’interesse di tutta la società, capace di attivarsi per offrire un’alternativa attraverso  SCUOLA , LAVORO, LEGALITA’

 Apprezziamo pertanto il vento del cambiamento che soffia a Napoli:  la speranza  che il nuovo sindaco, Luigi De Magistris, cominci proprio dalla scuola, come ha già  dimostrato nel voler incontrare gli insegnanti delle elementari .

Giovanna D’Arbitrio

 

 

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