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TERREMOTI
post pubblicato in diario, il 31 maggio 2012
           

Quando ci sono nuovi terremoti in Italia, ci assalgono brividi di paura e drammatici ricordi riaffiorano dal passato con tutto il carico di angoscia e di terrore provati da noi campani in quella terribile sera del 23 novembre 1980, quando un’interminabile scossa di circa 90 secondi, con magnitudo 6,9 della scala Richter con epicentro in Irpinia, rase al suolo 36 paesi. Tragico il bilancio:  2.914 i morti, 8.848 i feriti, 280.000 gli sfollati.

 

Come se ciò non fosse bastato, ecco arrivare il bradisismo dell’area flegrea (1982-84) che per circa due anni continuò a destabilizzare il nostro sistema nervoso già provato dal precedente catastrofico sisma. Come dimenticare l momenti di tensione e di panico ad ogni scossa, con gli occhi rivolti verso un lampadario per valutarne il grado con una certa approssimazione. Eravamo diventati bravissimi a discernere tra 3°,4°,5° grado della scala Mercalli e ci  auguravamo sempre che l’intensità non andasse oltre.

 

Solo chi ha bambini (allora i miei figli erano piccoli) può capire ciò che prova una madre in quei momenti.  Chi poi come la sottoscritta, oltre ad essere madre è un’insegnante, prova doppia angoscia: si pensa ai propri figli affidati ad altri e si sente tutta la responsabilità nel gestire bene la situazione per salvaguardare le vite dei propri alunni, mantenendo la calma e osservando le norme comportamentali  impartite dagli esperti in sicurezza.  

 

Da uno studio sulla sindrome post-traumatica da stress, promosso dall’ospedale  “Bambin Gesù” col sostegno della Caritas, è emerso che ancor oggi molti bambini abruzzesi soffrono di attacchi di panico, senso d’impotenza, fragilità, stato di ipervigilanza. Sono stati attivati poi percorsi per pediatri ed insegnanti per gestire meglio la sindrome in tutti i territori ad alto rischio sismico.

 

D’altra parte si comprende che anche gli adulti sopravvissuti  subiscono  gravi shock, alla vista di familiari  morti o feriti, case distrutte. Il ruolo  della solidarietà diventa allora prioritario: “non sentirsi soli” è fondamentale in quei momenti. La sensazione di sentirsi  impotenti ed abbandonati può essere terribilmente devastante e generare tanta rabbia contro le inefficienze dello Stato.

 

Sarebbe utile leggere il libro di Luigi Mondo e Stefania Del Principe “l’Intervento psichiatrico e psicologico negli eventi catastrofici” in cui si possono trovare essenziali  informazioni ed importanti linee di indirizzo.

 

 

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