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FILM "ASSOLO"
post pubblicato in diario, il 10 gennaio 2016
Dopo “Ciliegine”, opera centrata sul rapporto uomo-donna, la brava attrice, Laura Morante, si cimenta di nuovo nella regia, nonché nella sceneggiatura, con il suo nuovo film “Assolo” che sta riscuotendo un notevole successo di pubblico e di critica. In esso ella racconta la storia di Flavia (Laura Morante), donna non più giovane, mite, fragile e insicura, continuamente bersagliata dalla cattiva sorte, incompresa e derisa da conoscenti e perfino dai familiari. Solo una cagnetta, che oltretutto non appartiene a lei, ma a una giovane coppia della porta accanto, sembra provare per lei un travolgente affetto che in parte allevia la sua immensa solitudine. Benché ella cerchi di mantenere i contatti nella sua famiglia allargata (scaturita da due divorzi), mostrandosi affettuosa con i suoi due figli, gli ex mariti e le loro nuove compagne, nessuno di loro cerca di aiutarla, anzi ognuno in qualche modo contribuisce ad accentuare il suo disagio. Nemmeno le amiche e le donne che conosce riescono a confortarla, anch’esse afflitte da molti problemi per l’età che avanza, tra incomprensioni e tradimenti di mariti e compagni. Un’anziana psicoterapeuta (Piera Degli Espositi) cerca di aiutarla attraverso un’interpretazione dei suoi sogni ricorrenti, sollecitandola ad affrontare la realtà, ad amare di più se stessa e ad aprire tutte le porte che a livello psichico bloccano il suo percorso verso autostima e autonomia. Dopo un finale a sorpresa (che qui non sveliamo), la voce di Flavia/Laura recita quanto segue: “Assolo: composizione, o parte di essa, eseguita da un solo esecutore (vocale o strumentale), isolato da una massa corale o strumentale”. Insomma “meglio sole che male accompagnate” per diventare grandi davvero, in particolare quando si invecchia e bisogna imparare anche ad essere single: è consigliabile infatti sempre puntare sui lati positivi che la vita offre anche ad una certa età. Nel film della Morante alcuni critici hanno visto influssi della commedia francese, delle opere di Nanni Moretti e addirittura di Woody Allen, ma anche se tutto ciò fosse rintracciabile in esso, potrebbe solo essere considerato come il risultato di un ampio retaggio culturale: in verità il film si connota nella sua diversità e originalità, proprio come opera prettamente “femminile”, vissuta tra realtà e sogno ed espressa in toni tragicomici che suscitano molti amari sorrisi e riflessioni, sopratutto nelle donne. Intervistata da Lilli Gruber nella trasmissione “Otto e Mezzo”, la regista ha ribadito la necessità di un “nuovo femminismo”, un movimento magari diverso da quello degli anni ’70, ma che solleciti le donne all’autonomia e all’autostima. E’ importante, inoltre, tenere sempre alta la guardia contro ogni violenza e sopraffazione, in un’epoca in cui ancora si registrano numerosi uxoricidi, stupri e abusi di vario genere. Il film si avvale delle belle musiche di Nicola Piovani, della fotografia di F. Masiero e di un buon cast di attori tra i quali ricordiamo (oltre a quelli già citati) Lambert Wilson, Marco Giallini, Francesco Pannofino, Donatella Finocchiaro, Angela Finocchiaro, Carolina Crescentini. Giovanna D’Arbitrio .
FILM "INCOMPRESA"
post pubblicato in diario, il 24 giugno 2014
           

Il film di Asia Argento “Incompresa”, presentato a Cannes 2014 nella sezione “un certain reguard”, suscita l’interesse di genitori e di educatori in genere, descrivendo il disagio esistenziale di Aria, una bimba di nove anni.  Il film in particolare fa riferimento a genitori divorziati, ma il discorso potrebbe essere senz’altro esteso  a tante famiglie apparentemente “normali”, nelle quali si consumano in silenzio i drammi dell’incomprensione.

 

Aria vive già in una famiglia allargata anni ‘80 con due sorellastre, Lucrezia, figlia di primo letto del padre (attore famoso, superstizioso e vanesio) e con Donatina, figlia del primo matrimonio della madre (celebre pianista alle prese con diversi amanti). Quando i genitori si separano, è costretta a fare la spola tra la casa materna e quella paterna: respinta e incompresa sia in famiglia che a scuola, attraversa la città con il suo zaino e un gatto nero, l’unico amico che le dona un po’ di affetto in un contesto sociale superficiale, crudele e insensibile.

 

Nella parte finale della pellicola vengono mostrate alcune scene dello struggente film di Comencini “Incompreso” che Aria guarda in Tv prima di prendere una drammatica decisione.

 

L’ epilogo sorprende gli spettatori e li induce alla riflessione, soprattutto quando Aria volgendosi verso di loro, afferma: “Se vi ho raccontato tutto questo non è per fare la vittima, ma perché mi conosciate meglio e magari siate più gentili con me”.

 

Scritto dalla stessa Asia Argento in collaborazione con Barbara Alberti, “Incompresa”, ha certamente qualcosa di autobiografico, anche se la regista, figlia di genitori divorziati e famosi (Dario Argento e Daria Nicolodi), in un’intervista lo ha decisamente negato.

 

 Ha ammesso invece la sua grande ammirazione per il film di Comencini affermando: “Ho amato moltissimo “Incompreso”….Mi commuovo ogni volta che lo rivedo. Molto più bello del romanzo di Florence Montgomery da cui è tratto”.

 

Secondo la regista “Incompresa” è  l’infanzia stessa, una fase della vita molto delicata. Infine ha concluso il suo discorso dicendo: “Ho girato questo film per i bambini. Pensando alle tante piccole ingiustizie silenziose che subiscono ogni giorno. E per non enfatizzare il mito tanto caro in Italia della famiglia ideale”.

 

Un film da vedere che si avvale di bravi attori, in particolare della piccola Giulia Salerno nella parte di Aria, di Charlotte Gainsbourg, nel ruolo della madre, di Gabriel Garko, in quello del padre. Notevole la fotografia di Nicola Pecorini, bella la colonna sonora nata dalla collaborazione tra Asia Argento e Brian Molko dei Placebo, James Marlon Magas, Gilles Weinzaepflen, Justin Pearson e Gabriel Serbian, Luke Henshaw.

 

Giovanna D’Arbitrio

 

 

 

 

 

 

FILM "IO E TE", di Bertolucci
post pubblicato in diario, il 30 ottobre 2012
           

 Mentre sullo schermo scorrevano le immagini del film di Bertolucci, “Io e Te”, mi è venuto in mente ciò che ha scritto Jalbert nel suo libro “I Ragazzi dello Scantinato”:-“Giù in cantina c’è un ragazzo che tenta di vivere la sua vita in pace. Ma un giorno dovrà unirsi al mondo di sopra e non ce la farà a sopravvivere: occhi incollati alla TV, orecchie sigillate dalle cuffie, lasciato a se stesso, un estraneo in casa sua-.

 

 Il  film racconta la storia di Lorenzo, un adolescente dei nostri tempi, che si sente estraneo al mondo in cui vive, un mondo impegnato in mille faccende, ma non più focalizzato sui giovani, sulle loro esigenze più profonde. Né i genitori, né uno psicologo riescono ad aiutare il ragazzo e così un bel giorno egli decide di rifugiarsi in cantina con una scorta di cibi, bibite, libri, cd, un  computer, e…un formicaio: finge di partire per la settimana bianca con la sua  classe, per isolarsi dalla rumorosa realtà esterna alla ricerca di un po’ di pace. 

 

Ed ecco irrompere nel suo solitario rifugio la sorellastra che egli non vede da lungo tempo: ella lo coinvolge nei suoi problemi e lo scuote dall’ apatia. Anche Olivia è una persona “diversa”, tossicodipendente e sensibile fotografa, che mal si adegua ad una omologante società-formicaio dove gli esseri umani sono ridotti a formiche senza identità,  ma a differenza del fratello prova almeno a reagire, cerca di disintossicarsi, spera di costruirsi una vita diversa. Olivia nel film simbolicamente rappresenta un tema caro a Bertolucci: l’ irruzione di un elemento esterno che costringe a modificare una situazione, a cambiare, a rivedere.

 

Lorenzo ed Olivia, fragili ed indifesi, pian piano arrivano a riscoprirsi, a conoscersi più a fondo ed in qualche modo ad aiutarsi: commovente la scena in cui ballano abbracciati sulle note di “Space Oddity” di David Bowie, trasformata da Mogol “In Ragazzo Solo, Ragazza Sola”, in cui l’affetto e l’empatia tra due esseri umani riescono a trasformare anche lo squallore di una cantina, oltrepassandone i limitati confini che all’improvviso si aprono ad una dimensione spirituale, lontana dalle bassezze umane.

 

Il film, tratto dal romanzo di Niccolò Ammaniti (che ha anche collaborato alla sceneggiatura), presenta qualche variante rispetto al testo, ma nel complesso non delude chi ha amato il libro e quindi apprezza nel film anche il  finale diverso che lascia la porta aperta ad una possibile soluzione positiva per il futuro dei due giovani.

 

Bravissimi gli attori, Jacopo Olmo Antinori e Tea Falco, entrambi esordienti, che hanno saputo ben interpretare i personaggi del romanzo facendoli rivivere sullo schermo, un’operazione che non sempre riesce in tutti i film tratti da libri.

 

Un plauso va anche a Bertolucci, regista indimenticabiledi tanti film di qualità (Ultimo tango a Parigi, Novecento, l’Ultimo Imperatore, Il Tè nel Deserto, Piccolo Budda, Io ballo da sola, The Dreamers ecc.):

 benché settantenne e costretto dalla malattia su una sedia a rotelle, è stato capace di regalarci un altro bel film.

 

In un’intervista egli ha dichiarato: -Il cinema è la mia vita. Poter ricominciare a girare per me è la più grande terapia: come ricominciare a vivere. Avevo nostalgia di tornare a fare quello che è il mio più grande piacere: stare sul set -.

Giovanna D’Arbitrio

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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