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FILM "ATTACCO AL TRENO"
post pubblicato in diario, il 14 febbraio 2018
Il nuovo film di Clint Eastwood è tratto dall'autobiografia The 15:17 to Paris: The True Story of a Terrorist, a Train, and Three American Heroes, scritta da Spencer Stone, Anthony Sadler e Alek Skarlatos. con la collaborazione del giornalista Jeffrey E. Stern. La pellicola in effetti racconta l'attacco al treno Thalys 9364 da parte di un terrorista, avvenuto il 21 agosto 2015 sventato da Stone, Sadler e Skarlatos che interpretano se stessi nel film. Dopo un inizio interessante sull’amicizia nata tra i giovani in una scuola in cui non riescono ad integrarsi, seguono scene sull’addestramento militare di Spencer, conversazioni mediante Skype tra i tre amici che si tengono sempre in contatto benché non vivano più nello stesso Stato e poi interminabili sequenze sul loro viaggio in Italia, Germania, Olanda. Solo alla fine del film, li ritroviamo sul treno Thalys diretto a Parigi, quando compiono il gesto eroico per il quale otterranno la legione d’onore. Pur se animato da buone intenzioni nel tentativo di dimostrare la necessità di essere addestrati per salvare molte vite, sia in battaglia che in attacchi terroristici, Eastwood cade spesso in cliché artificiosi e nella consueta esaltazione dell’eroe americano, anche se questa volta l‘eroe Spencer recita devotamente “la preghiera umile” di S. Francesco. Questi nobili ideali diventano in fondo pretesti per mascherare esaltazione del militarismo e necessità di saper usare le armi per difendersi, obiettivi evidenti fin dalle prime scene del film in cui fin da ragazzi i futuri eroi mostrano interesse alla vita militare, giocando a far i soldati in tute mimetiche, armi-giocattolo e perfino un fucile vero anche se scarico. Certo non bisogna sottovalutare i pericoli del terrorismo ed è senz’altro giusto che i militari siano addestrati alla difesa per salvare vite in eventuali attacchi, ma nello stesso tempo fa paura la società americana in cui ai cittadini viene consentito di acquistare armi di ogni genere per uso personale, con consequenziale effetto negativo sull’educazione dei bambini. E poi ci chiediamo se gli americani possano essere ancora gli unici “salvatori” del mondo, gli eroi che si assumono sempre il compito di difenderci. Inquietante domanda, soprattutto oggi se si considerano le scelte politiche di Trump, appoggiato dal repubblicano Eastwood mentre tanti attori e registi si schierano contro. Senz’altro un film che non regge il confronto con tante altre opere del grande regista-attore, tra le quali ricordiamo in particolare I ponti di Madison County (1995), Potere assoluto (1997), Mystic River (2003), Million Dollar Baby (2004), Lettere da Iwo Jima (2006), Changeling (2008), Gran Torino (2008), Invictus (2009) Hereafter (2010), J. Edgar (2011). Ecco un’intervista al regista: https://www.comingsoon.it/personaggi/clint-eastwood/223538/video/?vid=28395 Giovanna D’Arbitrio
CULTURA, STRUMENTO DI DIALOGO TRA I POPOLI
post pubblicato in diario, il 4 agosto 2015
Il 31 luglio e il 1 agosto 2015, all’Auditorium Expo di Milano, si è svolta la Conferenza Internazionale dei Ministri della Cultura sul tema “Cultura, strumento di dialogo tra popoli”. Presenti i ministri della cultura di 83 paesi partecipanti all’Expo, nonché i rappresentanti Unesco ed esponenti di altre organizzazioni internazionali che hanno discusso a lungo sulla necessità di tutelare il patrimonio culturale mondiale, oggi minacciato da terrorismo e catastrofi naturali. Il ministro Dario Franceschini, dopo aver elogiato l’eccellenza italiana nel restauro e nelle competenze artistiche e archeologiche, ha proposto di istituire “I caschi blu della cultura”, una task force specializzata nel prevenire eventuali attacchi terroristici, mettendo in sicurezza opere d’arte e reperti, oppure nel limitare i danni già apportati con tempestive operazioni di salvataggio e restauro. Il premier Matteo Renzi, sottolineando che “la cultura dovrà essere il motore dello sviluppo dell’Italia che verrà”, ha ricordato che il terrorismo minaccia di distruggere la bellezza dell’arte. Per combattere contro tutto ciò, l’Italia propone di istituire una scuola internazionale aperta a studenti che vogliano approfondire nel nostro paese le conoscenze su storia dell’arte, archeologia e restauro. Si è discusso a lungo anche sullo scottante tema delle catastrofi naturali che per vastità di proporzioni vanno affrontante sempre più con interventi coordinati a livello internazionale. A tal proposito una delegazione del Nepal, devastato da un recente terremoto, ha elogiato le competenze degli esperti italiani accorsi per dare aiuto dopo il drammatico evento. Le notizie sulla Conferenza sono state ampiamente diffuse da giornali, siti on line e telegiornali, ma come al solito si è parlato poco di “cause ed effetti”. E’ senz’altro lodevole cercare di intervenire sugli effetti per salvare il salvabile, ma saremo capaci di intervenire sulle “cause” che generano terrorismo e devastazioni ambientali? Riusciremo un giorno a creare vivibilità nei paesi sottosviluppati, sottraendoli a povertà, ignoranza e violenze? Quando comprenderemo che inquinamento e devastazioni ambientali alterano gli equilibri della natura e causano immani disastri? E infine, pur riconoscendo che in Italia l’attuale governo ha ereditato pesanti irrisolti problemi, ci chiediamo come potrà combattere il terrorismo se nel corso di tanti anni lo Stato non è riuscito a debellare la criminalità organizzata che opprime tutto il Sud. E ancora ci domandiamo se sarà possibile sradicare l’incuria, la più grave di tutte le cause, che sta distruggendo il nostro meraviglioso patrimonio artistico. Salveremo da essa prestigiosi siti archeologici come Pompei? Speriamo di sì. Giovanna D’Arbitrio
CULTURA, DEMOCRAZIA, LIBERTA'
post pubblicato in diario, il 8 febbraio 2015
           

Cultura, Democrazia, Libertà  sono senz’altro tappe inscindibili di un percorso verso un livello evolutivo più alto dell’Umanità.  Il punto di partenza è senza dubbio  la “Cultura” che non è soltanto istruzione, cioè acquisizione di conoscenze in varie discipline, ma anche Educazione, intesa nel senso più alto come socratica “ars maieutica” (arte della levatrice), ovvero abilità educativa nel “far venire alla luce” conoscenza e verità attraverso il dialogo docente-discente, favorendo un processo di crescita spirituale. Nelle moderne scuole occidentali, anche se piene di aggeggi elettronici di ogni genere, purtroppo spesso l’ aspetto educativo inteso in tal senso non è prioritario, ma almeno il diritto allo studio è garantito. Ben diversa è la situazione in tanti paesi sottosviluppati dove tale diritto non è riconosciuto e… non a caso in essi sono assenti anche democrazia e libertà.

 

Ogni giorno i Tg ci mostrano orrende immagini di violenza e morte che ci ricordano i secoli bui del Medio Evo, in un progressivo sprofondamento nell’ abisso dell’inciviltà. Attoniti e sgomenti, tutti coloro che sono lontani dai complicati interessi politici internazionali, si pongono inquietanti interrogativi ai quali non sanno rispondere.

 

Come mai terribili dittature, guerre e terrorismo predominano in territori ricchi di risorse? Perché in tante nazioni analfabetismo, miseria, fame,  malattie, inquinamento e disastri climatici non sono stati debellati malgrado i progressi di scienza e tecnica?  Come mai micidiali armi finiscono nelle mani dei terroristi? Perché pena di morte e tortura sono ancora presenti nei paesi civili? Come mai i governi (anche quelli più indebitati) scelgono di acquistare costose armi e non investono su istruzione, cultura, lavoro e solidarietà che potrebbero creare vivibilità invece di guerre, violenza, criminalità, morte e distruzione?

 

 In fondo anche “i ghetti” periferici delle grandi città occidentali hanno problemi simili. Come mai perfino l’Europa rinuncia a essere un faro di civiltà e cultura, crollando sotto i colpi dello Spread ? Cosa succederà alla Grecia?  Dove ci condurrà l’Ucraina? Come si può parlare di posti di lavoro se poi si consentono le “delocalizzazioni”? le domande potrebbero essere ancora tante, ma difficili e complicate sono le risposte: ricerca di potere e denaro, incapacità ad elaborare una responsabile visione d’insieme, crescente follia collettiva, imperante ateismo o devastanti fondamentalismi religiosi sembrano impedire una positiva evoluzione dell’Umanità. Cosa accade?  Forse non c’è un numero sufficiente di persone sagge e coraggiose che possano generare una positiva svolta?

 

G. Orwell nel suo lungimirante romanzo 1984 (Nineteen Eighty-four) ci  mise in guardia contro i tre slogan del  Grande Fratello, terribile dittatore che si serve di avanzate tecnologie per controllare, spiare e omologare l’Umanità: “l’ignoranza è forza, la guerra è pace, la libertà è schiavitù”.

 

Il pericolo maggiore che oggi corriamo in effetti è proprio quello dell’ottundimento delle coscienze  sotto i colpi di una distruttiva omologante cultura che martellandoci continuamente con immagini e slogan negativi, potrebbe condurci a una crescente spirale di odio e violenza oppure farci sprofondare lentamente nella rassegnazione e infine nell’ indifferenza a tutto ciò che accade, convinti di essere impotenti ed inermi dinanzi a decisioni che ci sovrastano. Eventi straordinari di ogni genere dovrebbero comunque indurci a riflettere sull’attale periodo storico che ci pone di fronte ad un inevitabile bivio: è giunta l’ora di schierarsi da una parte o dall’altra, scegliendo tra barbarie o civiltà, egoismo o solidarietà, schiavitù o libertà. Sia pur tra mille condizionamenti, nei nostri democratici paesi occidentali possiamo ancora scegliere, ma dobbiamo fare in fretta: il tempo stringe. 

 

La lettura del Rapporto di Amnesty International 2013 ci può far riflettere su quanto avviene negli scenari internazionali.  Salil Shetty nell’Introduzione al suddetto rapporto intitolato “I diritti umani non conoscono confini”, cita le seguenti  parole di M. L. King: “L’ingiustizia che si verifica in un luogo minaccia la giustizia ovunque. Siamo tutti presi in una rete di reciprocità alla quale non si può sfuggire, legati a un unico destino. Qualsiasi cosa colpisca direttamente uno, colpisce indirettamente tutti.” (Martin Luther King Jr, lettera dal carcere di Birmingham, Usa, 16 aprile 1963). Ricordando Malala Yousafzai, vincitrice del Premio Nobel per la Pace, nota per la sua strenua lotta per il diritto all’ istruzione, ha poi sottolineato che Il coraggio e la sofferenza delle persone, insieme alla potenza dei social network, hanno cambiato la nostra visione della lotta per la difesa dei diritti umani  che non hanno confini e pertanto un elemento chiave in tale difesa è “il diritto di tutte le persone di essere libere dalla violenza, ponendo  forti limiti alla possibilità dello Stato d’interferire nella nostra vita e in quella dei nostri familiari. Ciò comprende la protezione della nostra libertà d’espressione, associazione e coscienza”.(http://rapportoannuale.amnesty.it/2013/introduzione)

 

Ci sembra giusto concludere con le parole del personaggio di Orwell, Winston Smith, l’ultimo uomo libero rimasto sulla Terra, il quale prima di essere “omologato” con lavaggio del cervello, sotto tortura dice:  Io so che alla fine sarete sconfitti. C’è qualcosa nell’universo…non so, un qualche principio che non riuscirete mai a sopraffare….Lo Spirito dell’Uomo”.

 

Giovanna D’Arbitrio 

 

 

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