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FILM "L'INTREPIDO"
post pubblicato in diario, il 17 settembre 2013
           

Il nuovo film di Gianni Amelio “l’Intrepido”, presentato alla Mostra di Venezia 2013, racconta la storia di Antonio Pane (Antonio Albanese) che si guadagna da vivere facendo “il rimpiazzo”, cioè sostituendo lavoratori di ogni genere in lavori umili o strambi, spesso usuranti, per poche ore o qualche giorno: un personaggio insomma che impersona la quintessenza della precarietà.

 

Egli vive tuttavia la sua penosa situazione con ottimismo e con fiducia verso il prossimo, affrontando ogni giornata con un bel sorriso sul volto semplice, ingenuo, di una bontà un po’ stucchevole, talvolta poco credibile, irreale. E in effetti dove lo trovi oggi un uomo come lui, con pesanti problemi familiari (divorziato, con figlio depresso) che sorride sempre malgrado una fatica che spezza la schiena?

 

Intervistato, il regista ha affermato quanto segue: - L’Intrepido era un giornalino a fumetti…..lo stesso protagonista assomiglia un po’ ad un fumetto, ha la stessa leggerezza di tratto dei personaggi di quel giornalino a me caro. E’ anche un po’ eroico…. Poiché per sopravvivere bisogna tirar fuori il meglio di sé -.

 

Amelio definisce il suo film “una commedia drammatica”, scaturita dall’osservazione del mondo che ci circonda e dell’Italia di oggi, raccontata “con la voglia di non incupirsi mai e con il desiderio di continuare ad aver fiducia del domani, del mondo che verrà, degli altri……rifacendosi a un’idea quasi chapliniana del cinema, dove la lettura non deve avvenire sotto la lente del realismo o del neorealismo come siamo abituati a fare in Italia…..un racconto un po’ surreale e giocoso del nostro tempo….E’ un film che vorrebbe respirare l’aria del tempo, ma certe volte trattiene il fiato perché l’aria è irrespirabile. Il protagonista riesce ad andare avanti fino a quando trova un’aria più respirabile e salutare”.

 

L’Intrepido divide stampa e pubblico, raccogliendo consensi e critiche negative. Ambientato in una Milano gelida e cupa, il film dal ritmo lento animato da qualche battuta ironica, malgrado le suddette buone intenzioni del regista e il finale accattivante, lascia un senso di amarezza. Lo spettro della crisi aleggia pesantemente e concretamente sugli spettatori e…. c’è poco da ridere!

 

E’ comunque un film da vedere in cui si apprezzano la bravura degli attori, in particolare di A. Albanese, la fotografia di Luca Bigazzi, la colonna sonora di Franco Piersanti, la sceneggiatura di Amelio e D. Lantieri.

 

Giovanna D’Arbitrio

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