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FILM "DOGMAN"
post pubblicato in diario, il 1 giugno 2018
Grande successo di pubblico e critica al Festival di Cannes 2018 per DOGMAN, di Matteo Garrone, successo convalidato dalla Giuria con l’assegnazione del premio come miglior attore a Marcello Fonte. Il film ruota intorno alla figura di Marcello (Marcello Fonte), uomo piccolo e mite che vive in una squallida e degradata periferia tra il suo modesto lavoro, la toilettatura per cani che tratta con tenerezza, un pacifico rapporto con i suoi vicini e soprattutto il grande amore per la figlia (Alida Baldaria Calabria). Purtroppo per arrotondare le sue magre finanze, Marcello spaccia cocaina di cui fa largo uso Simone (Edoardo Pesce), un suo amico anche se molto diverso da lui, un ex pugile, criminale violento e insensibile che terrorizza gli abitanti, incapaci di arginare i suoi soprusi. Quando scopre che il negozio di Marcello è separato da quello di un orafo solo da una sottile parete, gli impone di essere suo complice per svaligiarlo. Marcello viene arrestato, non denuncia l’amico e viene incarcerato per un anno. Scontata la pena, cerca di riprendere in mano la sa vita, sperando nella riconoscenza di Simone al quale chiede la sua parte di danaro per averlo aiutato nel furto, ma ancora una volta è costretto a subire da lui soprusi e violenze. Emarginato dagli abitanti del quartiere che non lo stimano più, solo e indifeso profondamente cambiato dagli eventi, Marcello vuole in qualche modo punire Simone facendogli ammettere i suoi torti. Con un escamotage lo attrae nel suo negozio e riesce a chiuderlo in gabbia per domarlo come di solito fa con i cani aggressivi a lui affidati. La situazione gli sfugge di mano e purtroppo ha un imprevedibile, drammatico epilogo. Il film trae libera ispirazione dal noto delitto del Canaro, avvenuto a Roma nel 1988, quando il pugile dilettante Giancarlo Ricci fu ucciso da Pietro De Negri, detto “er canaro”, ma il regista nel film ha voluto sottolineare non tanto l’efferatezza del crimine, quanto piuttosto le cause che possono scatenare a livello psicologico il desiderio di rivalsa per le umiliazioni subite e l’ingratitudine di un amico più volte aiutato, malgrado i suoi difetti. Sotto accusa senz’altro sono il degrado e lo squallore delle periferie italiane (ma in genere quelle delle grandi città), abbandonate a se stesse più che in passato, nell’indifferenza totale di un mondo in cui i valori umani perdono consistenza, in cui abbrutimento culturale e sociale trasformano anche chi è amorevole e mite come Marcello. "Ho iniziato a lavorare alla sceneggiatura dodici anni fa- ha affermato M. Garrone- nel corso del tempo l'ho ripresa in mano tante volte, cercando di adattarla ai miei cambiamenti. Finalmente, un anno fa, l'incontro con il protagonista del film, Marcello Fonte, con la sua umanità, ha chiarito dentro di me come affrontare una materia così cupa e violenta, e il personaggio che volevo raccontare: un uomo che, nel tentativo di riscattarsi dopo una vita di umiliazioni, si illude di aver liberato non solo se stesso, ma anche il proprio quartiere e forse persino il mondo che invece rimane sempre uguale, e quasi indifferente". Un film da vedere per notevole cast e sceneggiatura (U. Chiti, M. Gaudioso, M. Garrone), nonché ottima fotografia (Nicolaj Brüel) Ecco un’intervista al regista: https://www.youtube.com/watch?v=mRvhES1g0-I Giovanna D’Arbitrio
"GRAND FILLMORE HOTEL", un libro di Mattia Insolia
post pubblicato in diario, il 20 aprile 2015
Mattia Insolia, nato a Catania nel 1995,ha già pubblicato vari racconti e nel 2014 ha vinto il Concorso Nazionale di narrativa breve “Liberestorie”. Grand Fillmore Hotel (Ginevra Bentivoglio Editoria), benché sia il suo primo romanzo, evidenzia una notevole maturità di stile, soprattutto se si considera la giovane età dell’autore. Nella presentazione del libro si legge quanto segue: “Possono essere davvero particolari i legami che si creano tra gli ospiti di un hotel, completi sconosciuti che si ritrovano sotto uno stesso tetto. A volte accade che questi decidano di rimanerci, nell'hotel, mettendo radici in un mondo estraneo e anonimo che si trasforma in una nuova casa. E così le storie di straordinaria mediocrità di poche semplici persone si intrecciano per formare una fitta rete intessuta di memorie da dimenticare e ricordi da creare. Questo è quel che accade agli individui del Grand Fillmore Hotel, donne e uomini che intonano lo stesso canto, ma con voci diverse, come in un coro. E altrettanto diverse sono le facce di quella che siamo soliti chiamare verità, entità mutevole e figlia delle molteplici prospettive da cui è possibile osservarla: prospettive che sono in questo caso quelle dei dieci protagonisti delle storie che si incrociano tra le stanze del Grand Fillmore Hotel”. Nei 10 coinvolgenti capitoli del testo, ciascuno centrato su un personaggio - simbolo di una particolare condizione umana, con un linguaggio realistico, asciutto e crudo lo scrittore narra tutto lo squallore di dieci vite che s’intrecciano sullo sfondo di un grigio hotel: dieci personaggi descritti con pennellate essenziali e impietose. In ogni capitolo, inoltre, risaltano in corsivo frasi che si ripetono in modo ossessivo per dar maggior rilievo ai problemi di ciascun personaggio: “Abbiamo bisogno di soldi o” ripete più volte la madre al piccolo Giorgio, costretto a prostituirsi; “E’ una debole, non ha spina dorsale”. Vergogna!” , mormora la gente criticando Andrea, la cameriera spesso picchiata a sangue dal suo compagno; “Provarci non è abbastanza. Tu non sei abbastanza”, rimugina Gregorio pensando alle parole di un padre opprimente; “Sta zitta, non fiatare. Tienilo per te. Finirà presto”, si ripete Elsa, costretta dalla madre a prostituirsi con il figlio; “Frega, ruba, imbroglia”, borbotta Alex nella sua ferina arroganza; “Se gli altri non ti ascoltano, tu non parlare. Se fingono di ascoltare, tu fingi di parlare”, è il life motive di Agnese per sopportare la solitudine; “Sei molto più cazzuta di tante persone”, ripete Pia, la madre-megera di Elsa; “Non c’è più posto per te, ormai sei vecchia da buttare”, pensa Loredana, ma ha ancora la capacità di reagire; “Se mi piace lo faccio”, dice Pietro per mettere a tacere la sua coscienza; ed infine ecco Stanislao, l’unico che non ripete frasi ossessive e che fa intravedere un barlume di giustizia per chi è costretto a subire violenze fin dall’infanzia. Un libro amaro in cui si legge una strisciante denuncia dei mali della società: un racconto privo di toni enfatici, obiettivo e distaccato nella descrizione della realtà. Giovanna D’Arbitrio
CULTURA, DEMOCRAZIA, LIBERTA'
post pubblicato in diario, il 8 febbraio 2015
           

Cultura, Democrazia, Libertà  sono senz’altro tappe inscindibili di un percorso verso un livello evolutivo più alto dell’Umanità.  Il punto di partenza è senza dubbio  la “Cultura” che non è soltanto istruzione, cioè acquisizione di conoscenze in varie discipline, ma anche Educazione, intesa nel senso più alto come socratica “ars maieutica” (arte della levatrice), ovvero abilità educativa nel “far venire alla luce” conoscenza e verità attraverso il dialogo docente-discente, favorendo un processo di crescita spirituale. Nelle moderne scuole occidentali, anche se piene di aggeggi elettronici di ogni genere, purtroppo spesso l’ aspetto educativo inteso in tal senso non è prioritario, ma almeno il diritto allo studio è garantito. Ben diversa è la situazione in tanti paesi sottosviluppati dove tale diritto non è riconosciuto e… non a caso in essi sono assenti anche democrazia e libertà.

 

Ogni giorno i Tg ci mostrano orrende immagini di violenza e morte che ci ricordano i secoli bui del Medio Evo, in un progressivo sprofondamento nell’ abisso dell’inciviltà. Attoniti e sgomenti, tutti coloro che sono lontani dai complicati interessi politici internazionali, si pongono inquietanti interrogativi ai quali non sanno rispondere.

 

Come mai terribili dittature, guerre e terrorismo predominano in territori ricchi di risorse? Perché in tante nazioni analfabetismo, miseria, fame,  malattie, inquinamento e disastri climatici non sono stati debellati malgrado i progressi di scienza e tecnica?  Come mai micidiali armi finiscono nelle mani dei terroristi? Perché pena di morte e tortura sono ancora presenti nei paesi civili? Come mai i governi (anche quelli più indebitati) scelgono di acquistare costose armi e non investono su istruzione, cultura, lavoro e solidarietà che potrebbero creare vivibilità invece di guerre, violenza, criminalità, morte e distruzione?

 

 In fondo anche “i ghetti” periferici delle grandi città occidentali hanno problemi simili. Come mai perfino l’Europa rinuncia a essere un faro di civiltà e cultura, crollando sotto i colpi dello Spread ? Cosa succederà alla Grecia?  Dove ci condurrà l’Ucraina? Come si può parlare di posti di lavoro se poi si consentono le “delocalizzazioni”? le domande potrebbero essere ancora tante, ma difficili e complicate sono le risposte: ricerca di potere e denaro, incapacità ad elaborare una responsabile visione d’insieme, crescente follia collettiva, imperante ateismo o devastanti fondamentalismi religiosi sembrano impedire una positiva evoluzione dell’Umanità. Cosa accade?  Forse non c’è un numero sufficiente di persone sagge e coraggiose che possano generare una positiva svolta?

 

G. Orwell nel suo lungimirante romanzo 1984 (Nineteen Eighty-four) ci  mise in guardia contro i tre slogan del  Grande Fratello, terribile dittatore che si serve di avanzate tecnologie per controllare, spiare e omologare l’Umanità: “l’ignoranza è forza, la guerra è pace, la libertà è schiavitù”.

 

Il pericolo maggiore che oggi corriamo in effetti è proprio quello dell’ottundimento delle coscienze  sotto i colpi di una distruttiva omologante cultura che martellandoci continuamente con immagini e slogan negativi, potrebbe condurci a una crescente spirale di odio e violenza oppure farci sprofondare lentamente nella rassegnazione e infine nell’ indifferenza a tutto ciò che accade, convinti di essere impotenti ed inermi dinanzi a decisioni che ci sovrastano. Eventi straordinari di ogni genere dovrebbero comunque indurci a riflettere sull’attale periodo storico che ci pone di fronte ad un inevitabile bivio: è giunta l’ora di schierarsi da una parte o dall’altra, scegliendo tra barbarie o civiltà, egoismo o solidarietà, schiavitù o libertà. Sia pur tra mille condizionamenti, nei nostri democratici paesi occidentali possiamo ancora scegliere, ma dobbiamo fare in fretta: il tempo stringe. 

 

La lettura del Rapporto di Amnesty International 2013 ci può far riflettere su quanto avviene negli scenari internazionali.  Salil Shetty nell’Introduzione al suddetto rapporto intitolato “I diritti umani non conoscono confini”, cita le seguenti  parole di M. L. King: “L’ingiustizia che si verifica in un luogo minaccia la giustizia ovunque. Siamo tutti presi in una rete di reciprocità alla quale non si può sfuggire, legati a un unico destino. Qualsiasi cosa colpisca direttamente uno, colpisce indirettamente tutti.” (Martin Luther King Jr, lettera dal carcere di Birmingham, Usa, 16 aprile 1963). Ricordando Malala Yousafzai, vincitrice del Premio Nobel per la Pace, nota per la sua strenua lotta per il diritto all’ istruzione, ha poi sottolineato che Il coraggio e la sofferenza delle persone, insieme alla potenza dei social network, hanno cambiato la nostra visione della lotta per la difesa dei diritti umani  che non hanno confini e pertanto un elemento chiave in tale difesa è “il diritto di tutte le persone di essere libere dalla violenza, ponendo  forti limiti alla possibilità dello Stato d’interferire nella nostra vita e in quella dei nostri familiari. Ciò comprende la protezione della nostra libertà d’espressione, associazione e coscienza”.(http://rapportoannuale.amnesty.it/2013/introduzione)

 

Ci sembra giusto concludere con le parole del personaggio di Orwell, Winston Smith, l’ultimo uomo libero rimasto sulla Terra, il quale prima di essere “omologato” con lavaggio del cervello, sotto tortura dice:  Io so che alla fine sarete sconfitti. C’è qualcosa nell’universo…non so, un qualche principio che non riuscirete mai a sopraffare….Lo Spirito dell’Uomo”.

 

Giovanna D’Arbitrio 

 

 

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