.
Annunci online

FILM "LE DUE VIE DEL DESTINO"
post pubblicato in diario, il 15 settembre 2014
           

At the beginning of time the clock struck one
Then dropped the dew and the clock struck two
From the dew grew a tree and the clock struck three
The tree made a door and the clock struck four
Man came alive and the clock struck five
Count not, waste not the years on the clock
Behold, I stand at the door and knock.

 

Questi  versi vengono più volte recitati da Eric Lomax, prigioniero dei giapponesi, nel film di J. Teplitzky “Le due vie del destino”, tratto dal romanzo autobiografico che lo stesso Eric scrisse e pubblicò nel 1995, “The Railway Man”.  Egli compose anche questa poesia che ripeteva  come una preghiera nei momenti più bui della sua prigionia per lottare contro dolore e disperazione. Ecco la traduzione: “All’inizio dei tempi l’ orologio batté l’una/Poi cadde una goccia di rugiada e l’orologio batté le due/ Dalla goccia crebbe un albero e l’orologio batté le tre/Dall’albero fu costruita una porta e l’orologio batté le quattro/L’Uomo prese vita e l’orologio batté le cinque/Non contare, non sprecare gli anni  sull’orologio/Guarda, io sto alla porta e busso.

 

La storia nel film inizia in Inghilterra nel 1980 su un treno dove, Eric Lomax (Colin Firth,  Eric da anziano),  appassionato di ferrovie, incontra l’affascinante Patti Wallace (Nicole Kidman), se ne innamora e la sposa. Purtroppo già durante la prima notte di nozze Eric comincia ad avere strani incubi legati alle sue drammatiche esperienze di guerra. All’inizio rifiuta di parlarne, ma poi gradualmente la verità emerge con l’aiuto di Patti.

 

Con continui flashback si ritorna al passato, al 1942, quando Singapore cadde nelle mani giapponesi. Migliaia di soldati britannici, tra i quali erano Eric (Jeremy Irvine, Eric da giovane) e i suoi compagni, furono fatti prigionieri e costretti a lavorare come schiavi nella cosiddetta “ferrovia della morte”:  progettata per collegare Bangkok a Rangoon, fu costruita col le lacrime e il sangue di migliaia di persone costrette a lavorare in condizioni disumane. Purtroppo a Eric toccherà sperimentarne i lati peggiori quando cadrà nelle mani della polizia segreta, la spietata  Kempeitai, e subirà ogni sorta di violenze fisiche e psichiche, inflitte soprattutto da un giovane aguzzino, Takshi  Nagase (Tanroh Ishida, Takshi da giovane).

 

Patti continua a spingere Eric a riannodare passato e presente, lottando contro il codice del silenzio che unisce i prigionieri sopravvissuti e uno di essi, Finlay (Stellan Skarsgard), alla fine le racconta tutto, rivelandole inoltre che Takshi è ancora vivo e lavora ora come guida nei luoghi della “ferrovia della morte”. La donna, tormentata da mille dubbi, alla fine lascerà partire il marito per la Thailandia dove egli incontrerà il suo ex carceriere (Hiroyuki Sanada, Takshi da vecchio), trovandolo con sorpresa profondamente cambiato. In un dialogo serrato tra i due, molto coinvolgente per tensione morale e capacità evocativa, emerge  tutta l’inutilità delle guerre con i suoi orrendi rituali che si ripetono in tutti i tempi e luoghi.

 

“The Railway Man” presentato  al Toronto Film Festival del 2013, ha vinto diversi premi sia in Australia al “Film Critics Circle), tra i quali ricordiamo il premio alla miglior sceneggiatura (di Frank Cottrell Boyce e Andy Paterson), sia al Festival del Cinema di San Sebastian (“Signis Award” al regista e “Concha de Oro”, come miglior film). La moglie Patricia Wallace è stata presente a diverse premiazioni.  Eric è morto nel 2012 e Takshi nel 2011.

 

 In tanti film di guerra sono stati esaltati i temi di coraggio, dignità umana, onore, potere salvifico dell'amore, conciliazione e perdono, ma ciò che rende diverso questo film è il tentativo di raccontare una storia vera, “rompendo il codice del silenzio” sulle terribili umiliazioni subite per ritornare alla Vita, come nel verso bellissimo della poesia di Eric “Man came alive”. Non aspettiamo che l’orologio del tempo scandisca le ore degli stessi errori, c’è l’Uomo Nuovo che bussa alla porta, accogliamolo in pace. 

 

Giovanna D’Arbitrio

 

 

 

 

 

 

 

 

IL FILM "BELLA ADDORMENTATA"
post pubblicato in diario, il 11 settembre 2012
           

“Bella Addormentata” di Marco Bellocchio, presentato alla recente Mostra Cinematografica di Venezia, pur essendo un bel film che ha riscosso l’applauso più lungo del pubblico, a quanto pare non ha destato altrettanto entusiasmo nella giuria dalla quale non ha ricevuto alcun riconoscimento.

 

 Il 9 febbraio del 2009 Eluana Englaro muore dopo 17 anni di coma vegetativo nella clinica “La Quiete” di Udine, su richiesta dei genitori di sospendere l'alimentazione forzata.  Prendendo spunto da questo fatto di cronaca, il regista ci racconta tre storie ad esso connesse: un senatore (Toni Servillo) che ha aiutato la moglie moribonda a porre fine a indicibili sofferenze, deve ora decidere se votare contro la legge sull'alimentazione assistita oppure a favore di essa, assecondando la linea politica del suo partito, condivisa anche dalla figlia Maria (Alba Rohrwacher);  una nota  attrice(Isabelle Huppert), madre di Rosa in coma vegetativo, segue il caso di Eluana con un profondo coinvolgimento emotivo e fede religiosa ossessiva, rinunciando alla sua carriera e trascurando un altro figlio (Brenno Placido); Rossa (Maya Sansa), infine,  tossicodipendente ricoverata in ospedale dopo un tentato suicidio, viene salvata da Pallido, un bravo medico che si prende cura di lei.

 

In un'Italia 'cinica e depressa', come afferma uno psichiatra (Roberto Herlitzka) durante un significativo dialogo con il senatore, emergono tante caratteristiche negative di una società alla deriva, influenzata da strumentalizzazioni politiche e religiose piuttosto che responsabili scelte. Il film è in effetti anche  una  graffiante satira su classe dirigente italiana, chiasso mediatico,  amoralità, rumorose manifestazioni e processioni  davanti alla clinica “la Quiete”.

 

La vera bella addormentata del film forse è il personaggio di Rossa, ben decisa ad uccidersi, ma poi  “risvegliata” da  un medico sensibile ed amorevole che le ridona il desiderio di vivere. Attraverso la sua storia appare chiara la differenza tra sonno e morte autentica: un coma vegetativo  irreversibile non è un sonno da cui ci si sveglia facilmente con il bacio del Principe Azzurro. E chiaro appare anche il contrasto tra il cinismo di medici che scommettono su Eluana e disprezzano Rossa (tossicodipendente per loro non degna di cure) e la sensibilità amorevole di Pallido che si prodiga invece per salvare una vita. Il filo conduttore del film in realtà, quindi, non è la morte, ma l’ amore che guida le libere scelte umane e dà un senso sia alla vita che alla morte.

 

Interessanti le affermazioni del regista che ha detto: - La mia ispirazione per questo film è stata l'intensa emozione che ha circondato la lunga morte pubblica di Eluana Englaro. Sono rimasto scioccato, in particolare, dal grido di reazione del popolo italiano, dei media, della classe politica e della Chiesa, in netto contrasto con il mio senso di solidarietà e con la mia ammirazione per il padre della ragazza.  Ho capito, tuttavia, che non potevo tener conto del mio solo punto di vista e che avrei dovuto allargare i miei orizzonti e lasciare che il tempo espandesse la mia prospettiva. Avrei dovuto aspettare... E così ho aspettato due anni prima di rimettermi al lavoro sull'idea, approfondendone ogni aspetto e dando luogo a storie del tutto estranee a quella di Eluana -.

 

 Ovviamente il film suscita tante discussioni  e molti si chiedono  come mai il coma vegetativo desti sempre tanto interesse,  mentre si parla poco di espianti di organi, effettuati a “cuore battente”, avvalendosi della legge silenzio -assenso che non sembra offrire sufficienti garanzie etiche. Il testamento biologico, invece, potrebbe essere una valida soluzione per ogni cittadino responsabile che voglia decidere sul futuro del proprio corpo (finché capace d’intendere e di volere), accettando o rifiutando cure mediche prolungate, alimentazione forzata, terapie contro il dolore ed anche eventuali donazioni di organi (previa opportuna, dettagliata informazione sulle tecniche di espianto).

 

Il misterioso confine tra vita e morte, ancora inesplorato ed ignoto, dovrebbe incuterci un rispetto tale da evitare atteggiamenti categorici e supponenti, privi di umiltà e comprensione verso coloro che soffrono, per la difesa stessa della dignità umana e delle libere scelte.

Giovanna D’Arbitrio

 

 



 

CIVILTA' DELLE ACQUE
post pubblicato in diario, il 2 novembre 2009

Napoli, Palazzo Serra di Cassano: venerdì 23 ottobre si è svolto un significativo convegno internazionale sul tema della Civiltà delle acque”( ovvero valorizzazione e risparmio della risorsa acqua nell’architettura e nell’ambiente).

Nell’ambito della XI Edizione degli incontri periodici riservati all’eco - compatibilità ambientale  e del “Progetto Abitare Verde”, l’attuale incontro è stato organizzato dall’Università Federico II, dall’Istituto Nazionale di Bioarchitettura (sezione di Napoli) e dall’ Istituto Italiano per gli Studi Filosofici.

Attraverso il contributo di ricercatori ed esperti, sia del mondo universitario che produttivo, sono stati sviluppati i seguenti  argomenti:

-L’acqua nel progetto di architettura;

-Soluzioni progettuali e strategie di gestione;

-L’uso dell’acqua nella scena urbana;

-Processi produttivi e tecnologie impiantistiche per il risparmio idrico.

In apertura di seduta, gli obiettivi del convegno sono stati illustrati da numerosi autorevoli personaggi, quali Elisa Contaldi Iodice, Presidente Soroptimist Club di Napoli, Marco Sala, Presidente Centro Interateneo Abita, Claudio Claudi de Saint Minhiel, Preside della Facoltà di Architettura ( Università Federico II), Erminio Redaelli, Presidente Istituto Nazionale Bioarchitettura, Virginia Cangemi  e Dora Francese (Università Federico II).

Particolarmente interessanti sono stati gli interventi degli esperti stranieri, cioè Carlos Avila Calzada (Head of the Lanscape Architecture Department of the Expo Zaragosa 2008, Andreas Kipar ( Land Landscape Nature Architecture Development), Christ Jan van Ooij (OKRA Landscape architects -  Utrecht) che hanno illustrato alcune importanti esperienze di progetti realizzati nei loro paesi,  progetti nei quali l’acqua è considerata  protagonista e cardine di future città.

 Andreas Kipar ha affermato che l’uomo deve di nuovo imparare a “lavorare con la Natura, non contro di essa” e quindi ha paragonato acqua,terra e vegetazione, rispettivamente ad anima, corpo e vestito di un uomo:  come un corpo non è niente senz’anima e il vestito deve essere fatto “su misura”, così il suolo non è niente senza l’acqua e il verde va confezionato come un abito a seconda dei luoghi. Citando Goethe ha detto : -  Il paesaggio è forma plasmata che, solo vivendo, evolve -.

Tutti  i relatori hanno messo in rilievo l’importanza di lavorare interagendo con altri studiosi  ed esperti a livello nazionale e internazionale , sensibilizzando amministrazioni locali e  uomini politici per indurli a rendere concreti i progetti.

I temi del convegno, nella fase pomeridiana, sono stati focalizzati maggiormente sulle testimonianze di ricerca e le strategie di risparmio idrico in ambiente urbano ed extraurbano.  Alle tavole rotonde hanno partecipato:  l’architetto paesaggista Giuseppe Anzani, Emilio Faroldi ( politecnico di Milano), Mariolina Morace Pisani (Soroptimist Club Napoli), Vera Corbelli (Autotità di Bacino- Fiumi Liri, Garigliano e Volturno), Francesca Santagata (ARIN, settore qualità e controllo acque), Maurizio Giugni (Università Federico II).

Dal convegno sono emerse diverse soluzioni progettuali, una vasta gamma di tecniche innovative riscontrabili per il momento soprattutto all’estero, non certo nel nostro Sud. Per quanto riguarda la Campania poi, anche se non mancano iniziative e progetti, la strada da percorrere in tal senso ci sembra ancora lunga ed irta di ostacoli, soprattutto se consideriamo l’inquinamento da rifiuti tossici in un territorio letteralmente devastato e non ancora bonificato.

L’acqua sarà considerata un giorno più preziosa del petrolio e già sono in atto qua e là speculazioni per privatizzarla. La sua mancanza potrebbe generare pericolose tensioni e lotte e  va gestita con senso di responsabilità, senza sprechi, nel rispetto della Natura e dell’Umanità. Miliardi di persone soffrono già la sete e il loro numero è in costante aumento.

Erano presenti tanti giovani, seduti perfino sul pavimento, in particolare studenti della facoltà di architettura: prendevano appunti in silenzio, attenti, interessati, preoccupati forse per il loro futuro.

Positivo l’entusiasmo di  alcuni relatori ( Andreas Kipar in particolare), pronti a lottare per costruttive svolte e concreti cambiamenti.

Giovanna D’Arbitrio

 

 

Sfoglia agosto        ottobre