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FILM "COME UN GATTO IN TANGENZIALE"
post pubblicato in diario, il 13 gennaio 2018
Fa riflettere la commedia “all’italiana” di Riccardo Milani, Come un gatto in tangenziale, in cui si racconta la storia di Giovanni (Antonio Albanese), presidente di un think tank che sta elaborando un progetto da presentare al Parlamento europeo per ottenere fondi a favore di attività imprenditoriali nelle zone periferiche italiane. Al suo rientro da Bruxelles, egli scopre che Agnese(Alice Maselli), la figlia tredicenne, si è innamorata di Alessio (Simone De Bianchi), un ragazzo che abita a Bastogi, quartiere a rischio di Roma. Giovanni segue con la sua auto Agnese e si scontra subito con Monica (Paola Cortellesi), madre di Alessio, che gli frantuma il parabrezza con una mazza da baseball. Giovanni tenta poi di allontanare la figlia da gente di così bassa estrazione sociale e si sorprende nel costatare che nemmeno Monica è entusiasta all'idea che il figlio frequenti una ragazza dell’high society: così i due genitori si alleano per far ragionare i ragazzi e iniziano a frequentarsi, coinvolgendo le rispettive famiglie. Giovanni si occupa di Agnese da solo, poiché la madre, Luce (Sonia Bergamasco), abita in Francia dove coltiva lavanda per profumi. Alessio vive invece in una famiglia numerosa con la madre e due zie, Pamela e Sue Ellen (così chiamate in onore del serial Dallas),due ladre che rubano nei supermercati, mentre il padre, Sergio (C. Amendola), è in carcere. Monica invita Giovanni e Agnese a trascorrere una giornata al mare nel caotico lido “coccia de’ morto” e Giovanni ricambia l’invito la domenica successiva, portando tutti alla solitaria spiaggia di Capalbio, frequentata dai suoi amici. Comunque è chiaro che entrambi i genitori faticano ad ambientarsi in realtà tanto diverse dal loro modo di vivere. Quando Luce rientra dalla Francia, Monica invita tutta la famiglia a pranzo a casa sua. In quest'occasione irrompe Sergio, appena uscito dal carcere per un indulto, il quale tratta con disprezzo gli intrusi. Insomma “tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare”, e così anche se si è animati da idee innovative ed egalitarie, come quelle di Giovanni e Luce, purtroppo il divario tra le classi sociali è reale e non è facile colmarlo, se non si stabilisce un vero contatto con i gravi problemi delle attuali periferie multietniche. Anche Agnese e Alessio alla fine si lasciano, attratti da più facili amori, e tornano alle rispettive vite. E allora ci si chiede se sarà mai possibile un giorno un dialogo tra borghesi e borgatari, nonché tra italiani e migranti. All’inizio della storia le probabilità di successo sembrano davvero poche, simili a quelle di sopravvivenza di un povero gatto abbandonato in tangenziale. Tuttavia qualcosa accade in seguito: Monica comincia a riflettere e s’informa sui fondi europei, mentre Giovanni a Bruxelles davanti ai parlamentari lascia cadere il discorso scritto, fatto di frasi fatte, e racconta con parole semplici come sia difficile la vita nelle periferie. Una commedia che pur strappando qualche sorriso, fa riflettere seriamente sui gravi problemi dell’integrazione, oggi divenuti ancora più gravi per l’arrivo di tanti migranti. Cultura, istruzione, formazione, lavoro potrebbero senz'altro ridurre il divario tra le classi sociali e facilitare l'integrazione. Speriamo bene. Bravi gli attori che valorizzano la sceneggiatura nata dalla collaborazione di R. Milani, P. Cortellesi, Giulia Calenda, Furio Andreotti. Ecco un’intervista ad Albanese e a P. Cortellesi: https://www.youtube.com/watch?v=TiRQ28kJUuI Giovanna D’Arbitrio
"SOUVENIR", un libro di M.DE Giovanni
post pubblicato in diario, il 8 gennaio 2018
Nell’ultimo romanzo di Maurizio de Giovanni, Souvenir, della serie i Bastardi di Pizzofalcone, ancora una volta ritroviamo i poliziotti di Pizzofalcone, ciascuno sempre alle prese con le proprie vicende personali, questa volta impegnati in trasferta a Sorrento per far luce sulle conseguenze di una storia d’amore, nascosta per ben 50 anni. Nel presentare il libro la casa editrice scrive che si tratta di "un intrigo familiare tra gli anni Sessanta della dolce vita e i giorni nostri, tra Napoli e Sorrento. Una vicenda amara e pervasa di nostalgia che costringerà i Bastardi a indagare in “trasferta”: nello spazio e nel tempo. Un uomo di circa sessant’anni viene trovato privo di sensi nell’androne di un palazzo a Pizzofalcone; con sé non ha documenti né un cellulare. Trasportato in ospedale, lo sconosciuto entra in coma senza che nessuno sia riuscito a parlargli. Di far luce sull’episodio sono incaricati i Bastardi, che identificano la vittima dell’aggressione: un americano in vacanza a Sorrento con la sorella e l’anziana madre, una diva di Hollywood ora affetta da Alzheimer e persa nei ricordi di un lontano passato. Recandosi a più riprese nella cittadina del golfo, fuori stagione vestita da un fascino malinconico, i poliziotti si convincono che la chiave del mistero sia da ricercare in fatti accaduti molti anni prima proprio in quel luogo magico, quando l’ex attrice si trovava lì per girare un film. In un susseguirsi di colpi di scena le cose si complicano, tanto più che il lavoro della chiacchierata squadra investigativa partenopea incrocia di nuovo quello del sostituto procuratore Buffardi, punta di diamante della Dda e rivale in amore di Lojacono". Le indagini si dipanano con cura in un mese particolare: è ottobre, un mese in cui a Napoli il tempo è ancora indeciso. Un giorno fa freddo, in un altro fa caldo e ci si illude che l’estate continui, ma è solo un’illusione. Anche il crimine, intanto, si risveglia e i Bastardi sono di nuovo richiamati all’azione. Tutto è avvolto dall’atmosfera melanconica di questo mese di passaggio tra estate e autunno, un mese “sospeso” tra passato e futuro, dove s’intrecciano i drammi di tante vite, di tanti esseri umani stanchi di vivere, come Ahmed, l’emigrato che non ha trovato qui una nuova vita e vuol farla finita, oppure Mario, ricco ma disperato, che preferisce il suicidio al divorzio, di Barbara che soffoca con un cuscino il padre malato di cancro e così via. E i Bastardi di Pizzofalcone in questo dannato mese si dibattono tra vicende personali e crimini, alle prese con il nuovo misterioso caso che affonda le sue radici nel passato, in un amore lontano di due giovani: purtroppo tutto passa e la gioventù dura poco, ma l’amore talvolta resta immutato nel tempo e, anche se contrastato, continua a coinvolgere le generazioni future, tra segreti, intrighi e violenze. Tutta la storia è avvolta dal sapore malinconico di un souvenir, di un ricordo lontano ma non perduto per sempre, di una sera d’estate tra mare e chiaro di luna, una notte d’amore di due giovani, rimasta sospesa nel tempo. ? questa la magia creata dallo stile di Maurizio De Giovanni che sa fondere diversi elementi nei suoi libri, non solo gialli, pieni di colpi di scena, ma racconto di sentimenti e atmosfere. E infine credo che noi napoletan, in particolare,i nei romanzi di De Giovanni ritroviamo quell’ indefinibile aria di “casa”: l’identità sempre viva di una città antica e “verace” . Giovanna D’Arbitrio
ROMANZO "L'USO IMPROPRIO DELL'AMORE"
post pubblicato in diario, il 5 gennaio 2018
Carla Vangelista, nata aRoma nel 1954, a vinto il Premio Under 35 e la Segnalazione Speciale dell’Istituto del Dramma Italiano con l’atto unico Solo per Amore e ha cominciato a lavorare come sceneggiatrice. Parlami d’Amore (Rizzoli) è il suo primo libro, scritto con Silvio Muccino e divenuto un film. Ha pubblicato inoltre il racconto L’Odore nell’antologia Ai Confini della Realtà. Anche il suo romanzo, Un Altro Mondo (Feltrinell), è diventato un film, ancora per la regia di S. Muccino. Collabora con il settimanale Grazia. Il suo ultimo libro L’Uso improprio dell’Amore, (Ed. HarperCollins), ambientato in Francia, fa riflettere sui temi di sesso, amore e libertà. Già la scheda della casa editrice preannuncia in un certo senso una parte di tali temi invitando il lettore a chiedersi se ha mai pensato di vivere una vita che non è la sua, come “Guy Gougencourt, parigino quasi cinquantenne, con una vita quasi è perfetta. Tutto è al suo posto e va come deve andare: notaio, figlio di notaio, lavora in uno studio prestigioso, ha una moglie, due figli, una bella casa e tutte le settimane va a pranzo dagli anziani genitori. Eppure, ogni mattina Guy si sveglia con un profondo senso di insoddisfazione. Perché la sua vita perfetta non l'ha decisa lui, l'hanno decisa gli altri, gli eventi, il caso. Un giorno, uscendo dalla Gare Paris Saint-Lazare, viene sorpreso da un temporale violentissimo e si rifugia nel primo taxi che vede. Alla guida c'è una donna. Grandi occhi scuri, capelli lunghi e disordinati e un profumo inconfondibile di gelsomino e muschio. Il suo nome è Elodie. Mentre Guy, a disagio, cerca di mettere una distanza fra sé e quella ragazza che lo turba, volge lo sguardo sul sedile e vede un libro rosso dalla copertina consunta e con un piccolo fregio dorato. Ne è irresistibilmente attratto, ma non osa toccarlo. Al momento di scendere per sbaglio lo porta con sé e durante la sua notte insonne, lo legge d'un fiato e il contenuto lo colpisce talmente tanto che non può fare a meno di cercare Elodie. È l'incontro di due persone che abbandonano le maschere che indossano per scoprire la loro vera natura. Elodie riesce a fare uscire Guy dal suo guscio e a liberare la sua anima”. Molto diversa la storia di Elodie: sua madre, ex-pattinatrice su ghiaccio, le ha dato un’educazione molto libera, sempre circondata da amanti che prima o poi la lasciano, come lo stesso padre di Elodie. Segnata da tali esperienze, a soli 13 anni Elodie legge con interesse il libro del marchese de Sade e in seguito apprende il gioco erotico del suo amante Alain, gioco in cui “chi comanda, ha il controllo e non soffre” come nel libro di de Sade. Il gioco diventa per lei un mezzo per difendersi dal dolore, dal pericolo dell’abbandono, impegnando sempre solo i sensi e mai il cuore per non soffrire. Senz’altro un meccanismo di difesa per lei, mentre per Guy il gioco è assenza di routine, imprevisto, ricerca del piacere: libero di esprimersi in un modo diverso, si sente felice, lontano da una famiglia d’origine opprimente, da una madre affetta da vittimismo, da un padre autoritario e freddo e un fratello fallito, dai doveri imposti da una moglie e due figli. L'uso improprio dell'amore si legge velocemente, perché lo stile è scorrevole, i personaggi sono ben delineati e incalzano il lettore con il desiderio di scoprire come finirà la storia fra due esseri umani così diversi. Pian piano le maschere cadono e il “vero” amore mostra inaspettatamente tutta la sua bellezza: non c’è più chi comanda e chi obbedisce, ma solo scambio amorevole e incondizionato in cui si dà e si riceve “alla pari”. Cosa decideranno Elodie e Guy di fronte a tale scoperta? Guy sembra pronto a rischiare, ma Elodie forse ancora una volta fuggirà. Il romanzo a tal proposito è ambiguo. Un libro interessante che fa riflettere non solo sui temi di amore e libertà, ma anche su rapporto uomo-donna, sesso e sentimenti, routine e fantasia, condizionamenti educativi e sociali. Un romanzo che ci fa auspicare non solo una buona educazione sessuale impartita a scuola laddove la famiglia è carente, ma soprattutto un’educazione ai “sentimenti e al rispetto reciproco” nel rapporto uomo-donna. Giovanna D’Arbitrio
NATALE A NAPOLI
post pubblicato in diario, il 31 dicembre 2017
Mentre imperversano i soliti cliché negativi su Napoli situata da statistiche varie negli ultimi posti per qualità di vita, per fortuna i turisti sono tornati in massa nella nostra città e ne elogiano il patrimonio artistico e culturale, le bellezze paesaggistiche, nonché gli eccellenti cibi e vini, pizza napoletana inclusa, divenuta patrimonio dell’UNESCO. “Così cantava Parthenope, che provava un dolore dolce. La sua voce era una freccia che colpì il mio cuore”, scrisse il filosofo e letterato tedesco J. G. Herder” e mi sembra che questi versi accompagnino da sempre la mia amata città, dolente e bellissima, che affascina ancora e colpisce il cuore di coloro che la visitano, ammirando vestigia prestigiose di un antico passato storico che attraverso i secoli hanno arricchito la città fin dai tempi della “Magna Grecia”, quando il mito di una bella sirena le donò il nome di Partenope (VIII sec. A. C.). Amo talmente la mia città che nei miei pensieri talvolta le parlo come se fosse essa stessa la mitica sirena:- Quante dominazioni hai subito, cara Partenope! Eppure hai saputo rielaborare, trasformare, integrare culture e tradizioni diverse fin dai tempi della tua fondazione, antica colonia greca ricca di arte e bellezza, divenuta in seguito Neapolis (Città Nuova) ad opera dei Cumani, passata poi nel corso della storia ad Osci, Romani, Bizantini, Goti, Normanni, Svevi, Angioini, Aragonesi, Borboni, a Bonaparte e la sua schiatta, di nuovo ai Borbone ed infine all’ Unità d’Italia per la quale il tuo popolo versò generosamente il suo sangue sognando un’unica patria, forte e coesa, capace di respingere nuovi invasori. Un sogno mai pienamente realizzato. Tu che sei Sud d’ Italia, rimani “terra di conquista”, come tutti i Sud del mondo. E con l’avvicinarsi del periodo natalizio indossi una veste scintillante intessuta di luci e colori, malgrado la crisi economica e i numerosi irrisolti problemi che ti attanagliano. E le tue meravigliose famiglie, ricche di valori antichi e irrinunciabili, si riuniscono intorno al desco e tornano dall’estero i numerosi migranti, inclusi laureati con la valigia licenziati in tronco e sballottati qua e là da Brexit e protezionismo “alla Trump”. Che dire, cara Napoli? Sovente vilipesa, denigrata, schiacciata, tu rimani comunque “viva” e come l’araba fenice combatti per rinascere dalle tue ceneri, conservando ciò che di positivo è nel tuo passato di sofferenze e tiranniche repressioni, e t’inventi di tutto pur di sopravvivere grazie a fantasia, creatività, gioia di vivere che si rivela in una vivace tarantella o in una sagace battuta di spirito per cui si distinguono i tuoi abitanti. Oppure ecco svelate in un lampo sensibilità, intensi sentimenti, malinconia, dolente rassegnazione al fato, attraverso le tue melodiose canzoni conosciute in tutto il mondo. Sono contenta di essere nata qui, quando dall’alto delle tue colline ammiro stupendi paesaggi che si tingono di colori e sfumature diverse a seconda delle ore del giorno. Sei impareggiabile in quell’ ora che segue il tramonto “e ai marinai intenerisce il core” (Dante) con le tinte tenui che ricordano certe gouache della Scuola di Posillipo. Sono contenta di essere napoletana e campana quando penso all’ immenso patrimonio artistico e culturale del tuo territorio, sono fiera quando posso mettere in risalto i tuoi aspetti positivi pur combattendo contro quelli negativi, sperando sempre che in tutto il Sud d’ Italia, e in tutti i sud del mondo, istruzione, formazione e lavoro possano un giorno generare un cambiamento -. Ai napoletani faccio una raccomandazione: per favore non gettate le carte per terra, altrimenti sarete sempre considerati un popolo di “lazzari” e delinquenti anche se state morendo di cancro per rifiuti tossici e quant’altro, sempre criticati per “effetti” negativi le cui “cause” non vengono mai analizzate. Smettiamo dunque di sperare nell’ altrui aiuto e rimbocchiamoci le maniche, reagiamo alle offese e lottiamo. E che il 2018 sia un anno diverso. Giovanna D’Arbitrio
VIAGGIO IN OLANDA
post pubblicato in diario, il 9 dicembre 2017
Quando eravamo giovani sognavamo di girare il mondo, esplorare posti nuovi, conoscere altri paesi, confrontarci con persone di diverse culture. Per fortuna con l’aiuto dei nostri amici stranieri abbiamo realizzato i nostri sogni, cominciando a visitare i paesi europei. Memori della cosiddetta “guerra fredda” tra USA e URSS, sognavamo allora un’Europa forte e unita dai grandi valori di Cultura, Democrazia, Libertà, una sorta di grande confederazione, un Stato “cuscinetto” che bilanciasse il potere delle suddette grandi nazioni. Viaggiammo molto a quei tempi e conoscemmo tanti paesi europei nei quali ora abbiamo ancora amici e spesso ricordo con piacere tanti particolari impressi in modo indelebile nella mia mente. Bellissimo il viaggio in Olanda degli anni’80, quando in nostri amici Jan, Rossella e la loro figlia, Clarissa, ci invitarono a trascorrere un periodo con loro. La nostra amicizia si consolidò col passare degli anni e così più volte ci invitarono all’Aia per partecipare ad importanti eventi familiari, come se fossimo loro parenti. Era primavera quando arrivammo per la prima volta all’aeroporto di Den Haag e fummo sorpresi nel trovare in un paese nordico sole e clima mite. Mentre Jan ci conduceva verso la sua casa, ci colpirono subito le enormi distese di tulipani multicolori e i mulini a vento. Rossella e Clarissa ci accolsero sorridenti e ci mostrarono la loro meravigliosa casa. Nei giorni successivi il tempo cambiò e conoscemmo il gelido vento del Nord, mentre con i nostri amici visitavamo la città. Gli olandesi hanno in genere famiglie numerose e mostrano rispetto e amore per i rapporti familiari. Non so se sia ancora così dopo tanti anni, ma mi colpì ad esempio il riunirsi della famiglia nel tardo pomeriggio per far quattro chiacchiere e stare insieme, prendendo un aperitivo prima di cena. Si sente il calore familiare anche nella preparazione dei loro cibi caratteristici che avemmo l’opportunità di gustare non solo a casa dei nostri amici, ma anche in accoglienti ristoranti. Gustammo il Kaas il buon formaggio olandese, le ottime patate, bollite fritte o al forno, condite con salsa e cipolline taglliate, lo stamppot (salsiccia affumicata, patate, cavolo e cipolla), le zuppe ( tomatensoep con pomodoro e crema, erwtenswoep conpiselli e salsiccia), le Bitterballen, polpettine fritte di carne di manzo. Ottimo anche il pesce, in particolare le aringhe affumicate, le anguille (palin), sgombro, cozze e infine gran varietà di biscotti e dolci. Insieme ai loro numerosi amici e parenti partecipammo ad una grande festa in famiglia, pranzando al Kurhaus di Scheveningen, un famoso complesso che include un albergo, 2 ristoranti e uno stabilimento balneare. Le origini del Kurhaus risalgono al 1818, quando Jacob Pronk costruì uno stabilimento balneare in legno. Nel 1885,l'edificio fu trasformato in uno stabilimento per le cure (Kurhaus). L'edificio fu poi distrutto da un incendio e ricostruito tra il 1886 in stile barocco dagli architetti tedeschi J. F. Henkenhaf e F. Ebert. Nei giorni che seguirono visitammo Il Binnenhof (Corte interna), grande complesso architettonico sede del parlamento olandese e il Mauritshuis, un tempo residenza del conte J. Maurits van Nassau-Siegen, da cui prende il nome, oggi un museo che ospita dipinti dei più famosi pittori olandesi, come” La Ragazza col turbante o Ragazza con l'orecchino di perla “di Jan Vermeer. Tanti in verità sono i maestosi palazzi e le chiese in questa città: Oude Stadhuis, il Municipio Vecchio in stile rinascimentale olandese (1565); Il Palazzo Noordeinde, edificio degli Stati Generali nel 1595, poi passato al principe Federico Enrico d'Orange nel 1640; Il Palazzo della Pace (sec. XIX )che ospita la Corte internazionale di giustizia e l'accademia del diritto internazionale: Huis ten Bosch,( Casa nei boschi), Palazzo Reale dell'Aia, una delle tre residenze ufficiali della Famiglia Reale, costruito nel 1645; Grote Kerk (Chiesa Grande), la chiesa principale della città in stile gotico con una torre fornita di un carillon di 52 campane, edificata nel XIV secolo in stile gotico; Nieuwe Kerk (Chiesa Nuova)in stile barocco olandese (1649). Ci incantarono in modo particolare i meravigliosi giardini del Keukenhof, un parco botanico sorto nel 1949 nei pressi di Lisse, non lontano da Amsterdam. In esso si possono ammirare milioni di tulipani insieme a tanti altri fiori, 2500 alberi, un lago, canali e vasche d'acqua con fontane, un mulino a vento e numerose sculture. E che dire dell’imponente diga l’Afsluitd?k ?! Costruita fra il 1927 ed il 1932, lunga 32 km, larga 90m, 7,25 m sopra il livello del mare, attraversata perfino da un'autostrada. Fu inaugurata dalla regina Guglielmina nel maggio 1932. L’ Afsluitdijk ha separato l'insenatura dello Zuiderzee dal Mare del Nord, trasformandolo in un lago d'acqua dolce (lo IJsselmeer) e permettendo di strappare alle acque i territori che oggi costituiscono la provincia di Flevoland. E dopo aver elencato solo alcune delle meraviglie di questo bellissimo Paese, ancora una volta ribadisco che viaggiare è importante, soprattutto se i luoghi vengono mostrati con amore dai loro abitanti… con il “collante” importantissimo dell’amicizia che apre sempre nuovi orizzonti e rafforza i legami tra i popoli. Questa è l’Europa che abbiamo sognato noi giovani di un tempo e questo valore abbiamo cercato di inculcare nei nostri figli, ai quali un giorno passeremo il testimone. Allora non si parlava di banche e Spread! Altri tempi, si dirà, ma perché non riproporli con rinnovate energie giovanili?! Ciò che è Bello non ha tempo. Giovanna D’Arbitrio
L'EUROPA SECONDO UMBERTO ECO
post pubblicato in diario, il 7 dicembre 2017
Il compianto Umberto Eco, scomparso nel febbraio 2016, scrittore, accademico, semiologo, traduttore e quant’altro, nel 2012 espresse interessanti idee mentre infuriavano dibattiti su crisi, Spread e rapporti con l’Europa. Di ritorno da un viaggio a Parigi per ricevere la nomina di commendatore della Legion d’Onore, egli rilasciò un’intervista pubblicata da “Le Monde” e da altri giornali. Pur apprezzando tale onore, dichiarò che si era sentito altrettanto emozionato nell’essere insignito della Gran Croce del Dodecaneso in Grecia, oppure nel ricevere auguri da parte di importanti politici stranieri poiché finalmente “siamo europei per cultura” dopo tante guerre fratricide. Citando poi la frase dell’ex ministro tedesco Joschka Fischer “l’Euro è un progetto politico”, evidenziò la necessità di un’integrazione che vada al di là della moneta comune. Secondo lo scrittore, l’identità europea è ancora “shallow”, termine inglese che indica uno posizione intermedia tra “superfice e profondità”: dobbiamo pertanto radicarla meglio prima che l’attuale crisi la distrugga del tutto. I giornali economici purtroppo non danno spesso il dovuto risalto all’Erasmus che ha creato la prima generazione di europei mentre invece, secondo lo scrittore, esso dovrebbe essere propagandato ed esteso a mestieri e professioni di tutti i generi per intensificare proficui scambi culturali ed esperienze che potrebbero accelerare l’integrazione. I Padri Fondatori d’Europa, come Adenauer, De Gasperi e Monnet, forse viaggiavano di meno, non conoscevano bene le lingue straniere e non usavano Internet: la loro Europa rappresentava una reazione alla Guerra per costruire la pace. Oggi noi dobbiamo lavorare all’identità profonda, cercando ciò che ci unisce, non ciò che ci divide. L’Europa, infatti, è un continente che ha saputo “fondere molte identità senza confonderle”, le nostre radici greco-romane, giudaiche e cristiane convivono, come la Bibbia e le mitologie nordiche ( presepe e albero di Natale, San Nicola, Santa Claus, Santa Lucia ecc.). Anche se non parliamo la stessa lingua come negli USA, potremo diventare un’indissolubile federazione se diventeremo “europei profondi”. Allora sulle nostre banconote forse un giorno disegneremo personaggi della Cultura che ci ha unito, come Dante Shakespeare, Balzac e tanti altri. Le parole di Umberto Eco ci appaiono come un saggio monito ora che siamo alla fine del 2017, quando nuove sfide si aggiungono, sempre più pressanti, come crescente numero di migranti e minacce di un terrorismo che colpisce tanti innocenti. Concludendo, non sarà certo lo Spread a farci sentire europei, ma sarà la nostra identità culturale ed umana l’unica via verso un’Europa davvero unita, faro di civiltà per il mondo. Giovanna D’Arbitrio
FILM "THE SQUARE"
post pubblicato in diario, il 22 novembre 2017
Vincitore della Palma d’Oro al Festival di Cannes 2017, “The Square”, il film di Ruben ?stlund, è ambientato a Stoccolma dove Christian(Caes Bang), curatore del Museo di Arte Contemporanea, sta preparando con la sua squadra l’istallazione di una nuova opera “The Square”: un quadrato all’interno del quale una frase definisce quello spazio circoscritto, come “un santuario di fiducia e altruismo” in cui tutti hanno uguali diritti e doveri. Divorziato e padre affettuoso di due bimbe, prestante, colto, sostenitore di giuste cause, Christian reagisce tuttavia in modo imprevedibile quando all’uscita dal museo gli rubano smartphone e portafogli con un trucco che scuote la sua fiducia negli altri, dimostrando in tal modo quanto sia difficile mettere in pratica sbandierati ideali. Seguendo il segnale satellitare proveniente dal suo cellulare, egli localizza l’enorme palazzo di una zona a rischio in cui abitano i ladri e, per smascherarli e recuperare la refurtiva, decide di imbucare lettere minatorie nelle porte di tutti gli inquilini. L'escamotage funziona, ma un ragazzino accusato per il furto e poi punito dai genitori, reagisce con rabbia contro Christian scatenando una serie di eventi a catena che come tanti pezzi di un puzzle alla fine forniranno un quadro drammatico di vari aspetti dell’attuale società, osservata dal regista con ironia e sarcasmo. Tante sono le riflessioni e le domande provocatorie sollecitate dal film. Abbiamo dunque perso la fiducia negli altri? Centinaia di poveri invadono le nostre città, ma nessuno si ferma a guardarli, nessuno ha una monetina da donare perfino nella civile Svezia. Siamo diventati insensibili, disumani ed egoisti? Siamo tutti pietrificati dalla paura, come quei commensali che nel film ad un pranzo di gala di fronte all’irruzione di un violento uomo scimmia (Terry Notary), restano immobili e non aiutano chi è in pericolo? Oppure siamo addirittura simili alla scimmia che si aggira nella casa di Anne, la giornalista (Elizabeth Moss) che fa sesso occasionale con Christian e poi l’accusa di essere un maschilista superficiale? E l’arte contemporanea è vera arte, oppure mera speculazione affaristica senza senso, né qualità? Infine, come definire la pubblicità che per colpire la gente mostra l’immagine di una bambina bionda che esplode proprio al centro del suddetto “Quadrato”? In una dettagliata intervista rilasciata a Cannes, il regista ha affermato che in un suo precedente film ,Forza maggiore, aveva già affrontato gli stessi temi scaturiti dall’osservazione della realtà, come ad esempio “ il primo centro residenziale svedese ad accesso riservato ai soli proprietari, gruppi sociali privilegiati che evitano le contaminazioni con i meno fortunati, ma anche simbolo di società europee sempre più individualiste che incrementando il divario tra ricchi e poveri. Un tempo, la Svezia era rinomata per essere la società più egualitaria del mondo ma oggi non è più così: disoccupazione e paura della crisi hanno spinto gli individui a diffidare dalla stato e a rinchiudersi in loro stessi”. Continua poi citando esperimenti di psicologia sociale “sull’apatia dello spettatore”, fenomeno in cui gli individui non tendono a offrire aiuto a una vittima e la probabilità di aiuto diventa inversamente proporzionale al numero degli spettatori a causa della cosiddetta “diffusione di responsabilità a livello collettivo che annulla la responsabilità individuale”. Racconta quindi che nel 2014 con l'aiuto del prof. Kalle Boman, creò un'installazione artistica denominata “La Piazza", al Vandalorum Museum, in cui si presentavano situazioni al limite per testare le reazioni delle persone che potevano di scegliere tra due porte simbolo di "ho fiducia nella gente" e di "non ho fiducia nella gente". Anche “Il quadrato” nell’attuale film, mette in rilievo che all’esterno di esso nella realtà ci si deve confrontare con le debolezze della natura umana e con le difficoltà di comportamento di fronte all’accettazione di valori condivisi. Un film davvero interessante che si avvale di un buon cast, nonché della sceneggiatura del regista stesso, della fotografia di F. Wenzel e di una bella colonna sonora che sottolinea i vari momenti di una storia raccontata con intelligenza e sottile ironia Giovanna D’Arbitrio
ECONOMIA COMPORTAMENTALE
post pubblicato in diario, il 18 ottobre 2017
Il premio Nobel 2017 per l’economia è stato assegnato a Richard H. Thaler, economista dell’università di Chicago per i suoi studi sull’economia comportamentale, con la seguente motivazione: “Ha inserito ipotesi psicologicamente realistiche nelle analisi del processo decisionale economico, esplorando le conseguenze di una razionalità limitata, di preferenze sociali e di mancanza di autocontrollo, ha mostrato come questi tratti umani influenzino sistematicamente le decisioni individuali e gli esiti del mercato” Secondo Talher per l’economia del passato tutto era razionale e quindi prevedibile in base alla teoria del “punto di equilibrio”, cioè quello in cui domanda e offerta s’incontrano: se la domanda cresce, il prezzo scende e viceversa, così per generazioni l’economisti sono andati avanti guidati dalle teorie di A. Smith. Oggi, invece, tutto è molto più complicato, come evidenziano gli studi sull’economia comportamentale, in base ai quali gli esseri umani si possano dividere in due categorie: gli Econs, una minoranza di persone superiori ben informate capaci di scegliere in modo razionale, e gli Humans, cioè la maggior parte dei comuni “umani” male informati, soggetti ad errore e scelte irrazionali. Egli pertanto spiega i forti legami tra psicologia ed economia nel suo libro, “Misbehaving: The Making of Behavioral Economics (Comportarsi male: la nascita dell’economia comportamentale) e in un altro testo “Nudge”, la spinta gentile), scritto in collaborazione con, il giurista Cass Sustein, in cui sostiene che siamo condizionati da troppe informazioni contrastanti, da difficoltà della vita quotidiana e debole forza di volontà, quindi soggetti a scelte sbagliate. Per questi motivi, quindi, abbiamo bisogno di un "pungolo", di una “spinta gentile” che ci indirizzi verso le scelte giuste attraverso pratiche di buona cittadinanza che ci aiutino a scegliere il meglio per noi stessi e per la società, nel più svariati campi. Senz’altro chi si ricorda gli anni ’50 del difficile dopoguerra, affermerà che di scelte ne aveva davvero poche, anche se c’era una gran voglia di ricostruire e di ritornare a valori e ideali positivi. Allora non si facevano sprechi, la spesa si faceva giorno per giorno, pochi erano i vestiti e le scarpe, pochi i divertimenti: si guardava la Tv in bianco e nero che aveva solo due canali e i bambini andavano a letto dopo Carosello. In seguito esplose il “Boom Economico” e tutti sembravano impazziti nell’acquistare le merci più svariate pagando “a rate” e firmando cambiali. La pubblicità cominciò ad avere più spazi in Tv, a cinema, sui giornali e nel tempo diventò martellate con migliaia di offerte e prodotti. Fu allora che cominciammo ad essere confusi e a fare scelte sbagliate. In verità la scoperta dei legami tra psicologia ed economia ci sembra un po’ come quella dell’ l’uovo di Colombo. Qualsiasi casalinga triste e depressa sa che in lei scattano meccanismi di compensazione che la spingono a fare acquisti di cose inutili solo per ritrovare un po’ di buonumore. E gli esperti di marketing già da tempo studiano come incidere sulla psiche delle persone per invogliarli ad acquistare un prodotto attraverso adeguati ed asfissianti spot pubblicitari, ripetuti in tv a tutte le ore. Un vero lavaggio del cervello! La soluzione potrebbe essere la moralizzazione di economia e finanza che hanno stravolto il mondo con globalizzazione e sfrenato liberismo, delocalizzando produzioni di ogni genere in paesi sottosviluppati per ottimizzare profitti e ridurre i costi, costringendo i consumatori di tutti i paesi a comprare merci di cui spesso ignora la provenienza. E per concludere ci sembra che in periodo di grave crisi, sono davvero pochi gli “Humans” che possono essere indotti agli errori di cui parla Talher. Chi deve far quadrare il bilancio per arrivare a fine mese, chi deve mettere un piatto a tavola, le scelte le fa solo per tirare avanti. Giovanna D’Arbitrio
GUERRE DIMENTICATE
post pubblicato in diario, il 4 ottobre 2017
Perché oggi ci sono guerre dimenticate che Tg e giornali non evidenziano più?! Anche se ci sembra giusto che l’attenzione venga concentrata sulla Siria (e già sta diminuendo!), senz’altro “una voragine aperta nella coscienza dei primi decenni del XXI secolo”- come afferma Andrea Ricciardi, fondatore della comunità si Sant’Egidio, in un articolo su Famiglia Cristiana - d’altro canto ci si chiede perché mai di altri conflitti non se ne parli affatto. Lo stesso Ricciardi, dopo aver mostrato orrore per le continue stragi di civili in Siria e la distruzione di un patrimonio culturale dell'umanità ad Aleppo, sottolinea che nel frattempo altri conflitti non fanno più notizia, come la guerra nello Yemen, oppure quella in l'Arabia Saudita dove continua la lotta contro i miliziani houti (sciiti) con grave crisi umanitaria per epidemia di colera, malnutrizione infantile e due milioni e mezzo di sfollati. E in Sud Sudan, da poco indipendente, imperversa ancora la conflittualità tra varie etnie, causando l’emigrazione di un milione e mezzo di persone in Etiopia e in Uganda. Anche la Libia stenta a trovare stabilità e continuano violenze e atrocità in Congo, mentre il conflitto a bassa intensità in Ucraina fa pagare un alto prezzo alle popolazioni della regione orientale del Donbass. Altri esempi si potrebbero portare, citando altri paesi in cui la pace sembra un miraggio: le notizie sono scarse o assenti sui mass media, ma abbondano su social e siti on line. -Il terrorismo e il radicalismo islamico sono senz’altro gravi problemi da affrontare, ma ci sono regioni intere da pacificare. E le guerre si eternizzano, non fosse per gli interessi economici e per il lucroso traffico di armi. Seguire le vicende politiche, apprendere elementi di geopolitica, prendere parte manifesta che non ci siamo rassegnati alla guerra: avere un'opinione è anche un modo di far pesare la propria volontà di pace. E la preghiera per la pace è, tra l'altro, un modo di ricordare sempre e di non rassegnarsi alle guerre degli altri"- sottolinea Andrea Ricciardi In un mondo globalizzato caratterizzato da crisi ideologiche, deriva etica, egoismo e mancanza di solidarietà, massicce migrazioni e conseguenziale riacutizzarsi di razzismo e nazionalismo, purtroppo terrorismo e guerre flagellano il mondo senza tregua. Il modello di conflitto inteso in senso classico è stato rimpiazzato da numerosi focolai di guerra, guerriglia, scontri interni e quant’altro. In questo tragico quadro internazionale, ci si chiede perché cadano nell’oblio attuali sanguinose guerre e crescenti violazioni di diritti umani (segnalate da Amnesty International). Dai dati presi dal sito di “Wars in the World” e dell’UNHCR (l’organizzazione dell’ONU per i rifugiati)si rileva che ben 47 sono gli Stati in guerra oggi nel mondo. Un’informazione corretta in effetti potrebbe contribuire ad una maggiore consapevolezza e condivisione individuale e collettiva per contrastare un sentimento di impotenza di fronte a tali situazioni, sollecitando la società civile, le istituzioni, le organizzazioni umanitarie ad un impegno comune per modificare le distruttive ed egoistiche strategie politiche globalizzate. I Medici Senza Frontiere hanno fatto appello a mass media e siti internet per una maggiore visibilità sulle guerre dimenticate, un tentativo di arginare la sistematica violazione dei diritti umani, con il contributo di mezzi di comunicazione: sensibilizzare l’opinione pubblica significa influenzare la classe dirigente per invio di aiuti umanitari in aree di crisi, controllo sull’export di armi e quant’altro, maggior impegno nell’attivazione di politiche internazionali preventive, un giornalismo più responsabile e meno legato a lobby e sensazionalismo, sollecitazione alla sobrietà nei paesi più ricchi per limitare iniquo sfruttamento di risorse e consequenziali conflitti.( Significativo il rapporto di Medici senza Frontiere: Le crisi umanitarie dimenticate dai media). Una guerra non finisce semplicemente perché non se ne parla più: sangue, morte, violenze continuano nonostante il nostro silenzio e così i “signori della guerra” hanno maggior campo libero. Giovanna D'Arbitrio
"GATTA GENERENTOLA", un cartoon su Napoli
post pubblicato in diario, il 4 ottobre 2017
Standing ovation alla Mostra Cinematografica 2017 per il film d’animazione Gatta Cenerentola, un cartoon d'autore creato da quattro bravi registi Alessandro Rak, Ivan Capiello, Marino Guarnieri e Dario Sansone, già noti per il successo della loro precedente opera L'arte della felicità. Il film racconta la storia di Vittorio Basile, armatore e scienziato che sogna di veder rinascere Napoli e il suo porto, costruendo il Polo della Scienza e della Memoria con l’avveniristica nave Megaride dove insieme a persone reali agiscono ologrammi che registrano le attività umane. Primo Gemito, guardia del corpo di Basile, è preoccupato per l’incolumità del suo capo, uomo onesto e rispettoso della legalità: in effetti, proprio nel giorno del suo matrimonio con la bella Angelica, madre di 6 figlie, Vittorio viene ucciso dal malavitoso Salvatore Lo Giusto, lasciando sua figlia, la piccola Mia, in balia della matrigna e delle sorellastre. Soprannominata da tutti “la gatta” per la sua capacità di nascondersi nei luoghi più reconditi di Megaride (ora trasformata nel locale “Asso di bastoni”), muta per lo shock subito, Mia trascorre così la sua vita fino al suo diciottesimo compleanno. Salvatore Lo Giusto, detto 'o Re, amante di Angelica e desideroso di impossessarsi dei beni di Basile, si allontana da Napoli per 15 anni e vi ritorna per il compleanno di Mia, ormai maggiorenne, per costringerla a lasciargli tutti i suoi beni. Il fedele Primo Gemito, sempre legato agli ideali di Basile, tuttavia gli darà battaglia per il trionfo di giustizia e legalità. Il film trae spunti da antiche tradizioni, come la favola inclusa In Lo cunto de li cunti di Giambattista Basile, e forse ancor più da La Gatta Cenerentola di Roberto De Simone (1977), opera teatrale in musica, ricca di canti popolari, in cui la vera Cenerentola è la città di Napoli, città figliastra, vittima del potere di una malefica matrigna e di invasori stranieri. Il film d’animazione si distingue senz’altro per i colori vivi e decisi, i personaggi disegnati in modo realistico, l’espressione di sentimenti sempre attuali, valorizzati da voci di bravi attori (in particolare Massimiliano Gallo nei panni di S. Lo Giusto, A. Gassman in quelli di P. Gemito. M. P. Calzone, interprete della matrigna), da abili musicisti, come A. Fresa e L. Scialdone, autori della colonna sonora in cui spicca la canzone L'erba cattiva di E. Gragnaniello. Anche se la storia si conclude con il trionfo della legalità, suscita tuttavia amarezza la costatazione che nella rappresentare Napoli si ricorra sempre a criminalità ed aspetti negativi, perfino in film di animazione. Giovanna D’Arbitrio
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