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FILM "LA PAZZA GIOIA"
post pubblicato in diario, il 25 maggio 2016
Dopo il successo del film “Il Capitale Umano”, Paolo Virzì torna sugli schermi con una nuova opera, “La Pazza Gioia”, che sta riscuotendo molti consensi di critica e di pubblico. Diretto e scritto insieme a Francesca Archibugi, il film racconta la storia di Beatrice Morandini Valdigrana (Valeria Bruni Tedeschi), logorroica e ricca signora borghese, e di Donatella Morelli (Micaela Ramazzotti), giovane madre “coatta”, molto depressa e infelice per essere stata allontanata dal figlio, dato in adozione ad una famiglia benestante: due povere donne fragili e sfortunate, la cui vita è stata segnata dalla mancanza d’amore di genitori, di mariti e di amanti. Si incontrano e diventano amiche a Villa Biondi, un istituto in cui si praticano terapie di recupero per donne affette da disturbi mentali, in custodia giudiziaria per reati commessi in uno stato alterato di coscienza. Anche se molto diverse l’una dall’altra, sono entrambe animate da un gran desiderio di libertà e di voglia di vivere malgrado i loro gravi problemi. E così un giorno eludendo la sorveglianza di medici ed infermieri, riescono a fuggire iniziando un viaggio per darsi “alla pazza gioia”. Nel corso di rocambolesche avventure e drammatiche ricerche per ritrovare il figlio di Donatella, alcuni flash sugli squallidi personaggi della loro vita passata fanno intuire le cause del loro disagio psichico. Nella parte finale del film, benché segnata dal ritorno di Beatrice e Donatella a Villa Biondi, il regista fa intravedere una possibilità di guarigione e di ritrovati affetti. Pur avendo le caratteristiche di un road movie che ricorda “Thelma e Louise” di Ridley Scott per i riferimenti alla condizione femminile e al tema della libertà, il film si muove nell’ambito della tradizione della commedia all’italiana di cui Virzì si mostra degno erede, abile nel fondere aspetti comici e drammatici ai quali aggiunge in quest’opera una particolare capacità nell’introspezione psicologica di un mondo tutto al femminile. Ottima la scelta di V. B. Tedeschi e M. Ramazzotti, magistrali interpreti dei due personaggi principali. In un’intervista rilasciata a Cannes, dove il film è stato presentato nella sezione “Quinzaine des Réalizateurs” che propone il cinema più innovativo, Il regista ha spiegato come gli è venuta l’idea di far recitare in un film sua moglie, Micaela, e Valeria: ““Il 4 marzo del mio compleanno del 2013 –ha detto Virzì– Micaela arrivò sul set del film Il Capitale Umano, a mia insaputa, e da lontano la vidi per mano a Valeria Bruni Tedeschi. Si incontravano anche loro per la prima volta e Valeria la stava guidando dal campo base fino verso il capannone del catering. Le ho viste per la prima volta insieme e ho pensato: ma guarda come sono buffe, belle e strane quelle due insieme. Forse quello è stato il giorno in cui è scoppiata una delle prime scintille che mi ha portato poi a fare questo film". Ci sembra giusto, infine, ricordare alcuni film di successo di Paolo Virzì, come Ovo Sodo, Baci e Abbracci, Caterina va in città, Tutta la vita davanti, La prima cosa bella, Il Capitale umano. Giovanna D’Arbitrio
FILM "SUFFRAGETTE"
post pubblicato in diario, il 8 marzo 2016
Il film “Suffragette” di Sarah Gravon, apparso sugli schermi italiani alla vigilia dell’8 marzo, giorno dedicato alla Festa delle Donne, ci invita a riflettere sulla condizione femminile. Il film inizia nel 1912 descrivendo la vita di Maud Watts, mite e sottomessa operaia nella lavanderia industriale di Mr Taylor, essere abietto che sfrutta e molesta le sue lavoranti. Tra di loro alcune già da anni sono suffragette, seguaci di Emmeline Pankhurst, fondatrice della Women’s Social and Political Union. Gradualmente anche la timida Maud si lascia coinvolgere dalle compagne, diventando una coraggiosa militante, desiderosa di ribellarsi ai soprusi subiti in fabbrica e di reclamare non solo il diritto al voto, ma anche una vita dignitosa. Quando la lotta diventa violenta negli scontri con la polizia (sassi contro le vetrine, boicottaggio delle linee telegrafiche, bombe in edifici spopolati per non far vittime, ecc.),durante le manifestazioni le suffragette vengono arrestate, sottoposte ad umilianti ricatti e violenze, come l’alimentazione forzata durante gli scioperi della fame intrapresi in carcere per protesta. Anche Maud, arrestata più volte, perde il lavoro, viene ripudiata dal marito che le impedisce di vedere il suo bambino dato da lui in adozione a una coppia benestante. Nel film vengono presentati personaggi storici e alcuni in parte creati dalla regista e sceneggiatrice che ha consultato archivi, giornali dell’epoca, diari e quant’altro, per dar corpo a personaggi come quello di Maud, emblema- mélange di tante suffragette, interpretato con intensa sensibilità da Carey Mulligan. Tra le attrici ricordiamo anche Anne- Marie Duff, nella parte della lavandaia Violet Miller, Helena Bonham Carter nel ruolo Edith Ellyn, famacista ed esperta nel preparare rudimentali esplosivi, Meryll Streep, interprete di E. Pankhurst, Natalie Press, nel ruolo di Emily Davison che durante un Derby ad Epsom nel 1913 morì gettandosi davanti al cavallo del re per attirare la sua attenzione sul movimento. Il film si chiude proprio con le immagini dei funerali della Davison che finalmente fecero balzare in primo piano su tutti i giornali il drammatico avvenimento dando visibilità alla lotta, anche se essa in realtà non era ancora finita, come viene evidenziato nei titoli di coda dove sfilano i nomi delle nazioni e le date relative all’anno in cui le donne poterono votare. E tanto per dare un’idea di ciò che accadde in seguito in alcuni paesi, ricordiamo ad esempio che in Inghilterra il voto alle donne venne concesso nel 1918, in Italia nel 1945, in Arabia Saudita nel 2015. Così dopo tanti secoli di lotte e sofferenze, le donne senz’altro hanno raggiunto dei risultati nelle cosiddette “pari opportunità”, almeno nei paesi occidentali, ma possiamo forse affermare che violenze e soprusi appartengano al passato? I dati Istat ci informano che nel 2015 il 35% delle donne ha subito violenza nel mondo, mentre in Italia le vittime sono state 6 milioni 788mila e, a quanto pare, gli uxoricidi sono in drammatico aumento. Questi sono i dati ufficiali, ma quante donne tacciono e non denunciano i violentatori per paura o per vergogna? E così festeggeremo l’8 marzo anche quest’anno con le rituali mimose, ma ci aspettiamo davvero che qualcosa cambi e che tali allarmanti dati possano decrescere velocemente, agendo soprattutto sulle “cause” che da troppo tempo generano terribili effetti. Giovanna D’Arbitrio
FILM "ASSOLO"
post pubblicato in diario, il 10 gennaio 2016
Dopo “Ciliegine”, opera centrata sul rapporto uomo-donna, la brava attrice, Laura Morante, si cimenta di nuovo nella regia, nonché nella sceneggiatura, con il suo nuovo film “Assolo” che sta riscuotendo un notevole successo di pubblico e di critica. In esso ella racconta la storia di Flavia (Laura Morante), donna non più giovane, mite, fragile e insicura, continuamente bersagliata dalla cattiva sorte, incompresa e derisa da conoscenti e perfino dai familiari. Solo una cagnetta, che oltretutto non appartiene a lei, ma a una giovane coppia della porta accanto, sembra provare per lei un travolgente affetto che in parte allevia la sua immensa solitudine. Benché ella cerchi di mantenere i contatti nella sua famiglia allargata (scaturita da due divorzi), mostrandosi affettuosa con i suoi due figli, gli ex mariti e le loro nuove compagne, nessuno di loro cerca di aiutarla, anzi ognuno in qualche modo contribuisce ad accentuare il suo disagio. Nemmeno le amiche e le donne che conosce riescono a confortarla, anch’esse afflitte da molti problemi per l’età che avanza, tra incomprensioni e tradimenti di mariti e compagni. Un’anziana psicoterapeuta (Piera Degli Espositi) cerca di aiutarla attraverso un’interpretazione dei suoi sogni ricorrenti, sollecitandola ad affrontare la realtà, ad amare di più se stessa e ad aprire tutte le porte che a livello psichico bloccano il suo percorso verso autostima e autonomia. Dopo un finale a sorpresa (che qui non sveliamo), la voce di Flavia/Laura recita quanto segue: “Assolo: composizione, o parte di essa, eseguita da un solo esecutore (vocale o strumentale), isolato da una massa corale o strumentale”. Insomma “meglio sole che male accompagnate” per diventare grandi davvero, in particolare quando si invecchia e bisogna imparare anche ad essere single: è consigliabile infatti sempre puntare sui lati positivi che la vita offre anche ad una certa età. Nel film della Morante alcuni critici hanno visto influssi della commedia francese, delle opere di Nanni Moretti e addirittura di Woody Allen, ma anche se tutto ciò fosse rintracciabile in esso, potrebbe solo essere considerato come il risultato di un ampio retaggio culturale: in verità il film si connota nella sua diversità e originalità, proprio come opera prettamente “femminile”, vissuta tra realtà e sogno ed espressa in toni tragicomici che suscitano molti amari sorrisi e riflessioni, sopratutto nelle donne. Intervistata da Lilli Gruber nella trasmissione “Otto e Mezzo”, la regista ha ribadito la necessità di un “nuovo femminismo”, un movimento magari diverso da quello degli anni ’70, ma che solleciti le donne all’autonomia e all’autostima. E’ importante, inoltre, tenere sempre alta la guardia contro ogni violenza e sopraffazione, in un’epoca in cui ancora si registrano numerosi uxoricidi, stupri e abusi di vario genere. Il film si avvale delle belle musiche di Nicola Piovani, della fotografia di F. Masiero e di un buon cast di attori tra i quali ricordiamo (oltre a quelli già citati) Lambert Wilson, Marco Giallini, Francesco Pannofino, Donatella Finocchiaro, Angela Finocchiaro, Carolina Crescentini. Giovanna D’Arbitrio .
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