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"THE YOUNG POPE" di P. SORRENTINO
post pubblicato in diario, il 20 novembre 2016
“The Young Pope”, la serie televisiva in 10 episodi scritta e diretta da Paolo Sorrentino, presentata alla Mostra di Venezia 2016, si è conclusa sul canale satellitare Sky Atlantic con notevole successo, attirando numerosi spettatori che hanno seguito con interesse le vicende di Pio XIII (Jude Law). Il racconto inizia quando Lenny Belardo, giovane cardinale americano, viene eletto papa dal collegio cardinalizio che crede di aver trovato in lui un personaggio facile da manipolare. Ben presto la realtà dei fatti dimostrerà che Pio XIII non è per niente incline a farsi comandare e che, con le sue stranezze e contraddizioni, metterà a dura prova tutto il “sistema tradizionale” che vuole inglobarlo e farne solo una pedina nei soliti giochi di potere. Condizionato da un’infanzia infelice segnata dall’abbandono in un orfanatrofio da parte dei suoi genitori hippy, Lenny a Roma non si fida di nessuno e pertanto chiama accanto a sé Suor Mary (Diane Keaton), unica figura materna e sua consigliera che lo ha sempre seguito con affetto e ammirazione, ritenendolo addirittura un santo per alcune guarigioni miracolose da lui ottenute con la preghiera. Altra persona fidata è il cardinale Andrew Dussolier (Scott Shepherd), suo amico d’infanzia conosciuto nell’orfanatrofio. Intorno al nuovo papa tramano per farlo dimettere diversi i cardinali, sbigottiti dai suoi comportamenti spiazzanti e pieni di contraddizioni, come il rifiuto di mostrarsi in pubblico, di far discorsi ai fedeli, di adempiere tutti i compiti normali di un papa: in particolare destano sorpresa suoi dubbi sull’esistenza stessa di Dio e allo stesso tempo le sue ferventi preghiere che generano guarigioni. Tra i numerosi ed interessanti personaggi, tutti ben delineati, alcuni emergono comunque con maggiore forza: il cardinale Angelo Voiello (Silvio Orlando), segretario di Stato della Santa Sete, divertente napoletano appassionato di calcio, il Cardinale Michael Spencer (James Cromwell), padre spirituale di Lenny, monsignor Bernardo Gutierrez (Javier Càmara), maestro delle celebrazioni liturgiche, Don Tommaso, confessore del Papa, Esther Aubry (Ludivine Sagnier), moglie di una guardia svizzera, donna sterile che riesce ad avere un figlio grazie alle preghiere del papa. Non è possibile qui riassumere 10 episodi, ma senz’altro attraverso questa particolare figura di papa, un “diverso” che vuol sinceramente riformare la chiesa, Paolo Sorrentino stimola serie riflessioni su intrighi di potere, celibato dei sacerdoti, corruzione, pedofilia e quant’altro, strappandoci ogni tanto un sorriso con qualche ironica, originale e sorprendente “trovata”. Un altro aspetto che viene messo in rilievo in quest’opera è il tema delle “esperienze personali” che un papa si porta dietro come essere umano: Lenny Belardo, abbandonato dai genitori in un collegio, divenuto papa cela ancora dentro di sé il suo dramma, la sua solitudine, il suo immenso bisogno d’amore che si rivela pienamente solo alla fine nell’imprevedibile, commovente conclusione della storia. Senza dubbio una serie televisiva “di qualità” per sceneggiatura, bravi interpreti (in particolare Jude Law), fotografia (L. Bigazzi), musiche (L. Marchitelli), scenografia (L. Ferrario), costumi (Poggiolo, Canfora). Ed ecco un’intervista al regista: http://video.sky.it/news/spettacolo/the_young_pope_sorrentino_al_lido_lintervista/v298897.vid Giovanna D’Arbitrio
COSMOPOLIS
post pubblicato in diario, il 6 giugno 2012
           

Il regista canadese David Cronenberg, riesce ancora una volta a suscitare incubi con il suo ultimo inquietante film,“Cosmopolis”, tratto dall’omonimo libro di Don De Lillo, offrendoci un quadro cupo e disperato dei nostri tempi dominati da uno spietato potere finanziario, totalmente avulso da valori e principi etici, potere che tuttavia ha i giorni contati secondo alcune frasi del film, come “Il denaro ha perso la sua forza narrativa”, oppure “E’ l’inizio dell’Era del Topo” che simbolicamente sostituisce il dio Denaro.

 

Eric Packer, giovane manager miliardario, attraversa New York nella sua lussuosa limousine bianca, deciso a raggiungere un vecchio quartiere per farsi tagliare i capelli (una sorta di ossessivo rituale), incurante delle incombenti minacce di uno stalker e del caos metropolitano scatenato da violenti dimostranti che sfasciano tutto e scagliano topi morti ovunque. 

 

Rinchiuso nell’auto superaccessoriata e computerizzata, una sorta di bunker insonorizzato a prova di proiettili, il pallido Eric, moderno vampiro (ben interpretato da R. Pattinson, già collaudato in tal ruolo), succhia il sangue di poveri ignari mortali derubandoli dei loro averi: compra e vende azioni  servendosi di preziose, segrete informazioni sull’andamento dei  mercati azionari.

 

Sempre richiuso nella limousine,  tiene riunioni di lavoro con collaboratori, riceve strani personaggi,  ha rapporti sessuali con varie donne, si sottopone a quotidiane visite mediche e scopre che la sua prostata è “asimmetrica”, simbolo di una vita  innaturale e robotica.

 

 Imbottigliato nel traffico, ogni tanto è costretto a scendere dall’auto e ne approfitta per incontrare l’algida moglie, miliardaria depressa, prendere un drink in una discoteca piena di giovani drogati, uccidere una delle sue guardie del corpo quasi per gioco (la vita degli altri a quanto pare per lui non ha più alcun valore) e incontrare finalmente il barbiere per il rituale scaramantico taglio di capelli.

 

 Malgrado ciò, tuttavia, la fortuna lo ha abbandonato:  ha commesso un errore e perderà le ricchezze accumulate sulla pelle degli altri per il crack finanziario di un lontano paese asiatico e poi alla fine  di una lunga giornata cadrà anche nelle grinfie del suo stalker (interpretato da uno straordinario Paul Giamatti), un ex dipendente che gli elencherà  i motivi del suo odio puntandogli contro un’arma: Eric è per lui il simbolico condensato di tutti i mali di un’orrenda epoca di decadimento, uno dei colpevoli, irresponsabili costruttori  di una società corrotta, alienata e alienante, lontana dall’armonia della Natura, una realtà in cui tutto è caos ed asimmetria.

 

David Cronenberg, regista  spesso definito “filosofo esistenzialista, affonda ancora una volta il coltello nelle piaghe dell’Umanità, nei suoi lati negativi, come aveva già fatto in altri film (La Mosca, Spider, A History of violence, Crash, A Dangerous Method ecc.), generando spesso nello spettatore un senso di malessere, soprattutto in questo triste e claustrofobico “Cosmopolis” in cui purtroppo riconosciamo i mali della nostra epoca, al di là di dialoghi astratti, eccesso di simboli ed atmosfere surreali.

 

Suona un po’ come una “sveglia”, un monito per non scendere ancora più in basso, finché siamo in tempo.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

"UNION ATLANTIC" di A. Haslett
post pubblicato in diario, il 21 febbraio 2012
           

Adam Haslett, nato a Kingston (Massachussets) nel 1970, si è laureato in legge a Yale. Ha scritto “Il Principio del Dolore” una raccolta di racconti che ha riscosso molto successo, grazie alla quale è risultato finalista del Pulitzer, del National Book Award e del National Magazine Award.

 

Nel suo ultimo libro “UNION ATLANTIC”, edito in Italia da Feltrinelli, ci descrive  le disoneste speculazioni di un mondo finanziario senza scrupoli narrando la storia di Doug Fanning, giovane e corrotto manager di banca che accumula denaro e si può permettere una vita di agi e lussi.

 

Così la sua fastosa abitazione viene costruita abusivamente su un terreno demaniale donato dalla famiglia di Charlotte Graves, sua vicina di casa nonché combattiva ed idealista insegnante di storia, decisa ad attaccarlo legalmente poiché non sopporta il cattivo gusto di quella costruzione che deturpa il paesaggio.

 

 Anche la “Union Atlantic”, la banca in cui Doug lavora, finisce sotto inchiesta per speculazioni illegali, ma il tutto si risolverà come al solito colpendo in basso non in alto e facendo fuori  “i pesci piccoli” non certo quelli che contano e che continueranno comunque a mantener in vita il sistema.

 

I fatti si svolgono alla vigilia del crollo finanziario del 2008: attraverso i vari personaggi, confrontando passato e presente, il romanzo ci mostra la graduale perdita dei valori americani di onestà e duro lavoro fino al mondo attuale dei nuovi ricchi sprovvisti di senso morale. 

 

Anche le recensioni  mettono in risalto tali caratteristiche: Malcom Gladwell  lo definisce “un ritratto magistrale della nostra epoca”, Gary Shteyngart ne esalta “umorismo, stile e generosità” nel descrivere la “ bestia finanziaria”, Jonathan Franzen lo considera “un romanzo verissimo, di eccezionale maturità, completezza e compassione”.

Giovanna D’Arbitrio

 

 

 

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