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POLITICA, TIMORI E SPERANZE
post pubblicato in diario, il 24 febbraio 2018
Presenti in tutte le trasmissioni televisive, talk show, spettacoli di vario genere e quant’altro, i politici italiani non la smettono mai di scagliarsi palle di fango, volgarità, accuse reciproche, in una totale mancanza di rispetto verso gli avversari, sempre l’un contro l’altro armati in un’escalation vergognosa che rischia di far crescere astensionismo, odio e violenze. C’è in giro un’aria pesante, quasi il presagio che valori democratici e libertà siano in pericolo. Gaber cantava anni fa (e già sembrano secoli!), “la libertà non è star sopra un albero, libertà è partecipazione.” In questi giorni molti hanno rimpianto la propaganda politica del passato che cercava di incidere sugli elettori almeno con una parvenza di razionalità e coerenza attraverso la presentazione di programmi politici ben definiti. Memorabili le Tribune Elettorali, condotte in Tv da moderatori, come Ugo Zatterin, Jader Jacobelli, Ugo Vecchietti ed altri: si svolgevano in tono piuttosto formale ma pacato e “cronometrato” per non far torto a nessun partito. Modalità di voto o modifiche a leggi elettorali, inoltre, venivano spiegate dettagliatamente e ripetute più volte. Quali delucidazioni sono state offerte in Tv sul Rosatellum oggi e quanti hanno capito in che cosa consista? I tempi cambiano ed è inevitabile, ma siamo davvero stanchi della supponenza di tanti personaggi che, dopo aver danneggiato l’Italia per anni, con gran faccia tosta si ripresentano agli elettori abolendo qualsiasi memoria storica di eventi tra l’altro nemmeno tanto lontani. Si parla per ore ed ore per slogan e promesse accattivanti, distogliendo l’attenzione da problemi seri e sollevando così un gran polverone che nasconde la verità e confonde le persone. Insomma ognuno promette qualcosa: non si pagheranno più il canone RAI, il bollo per l'auto, le tasse saranno ridotte e quelle universitarie addirittura abolite, si avrà un reddito minimo per chi è senza lavoro, facilitazioni per mamme e bambini e quant'altro. Ma non stiamo faticosamente uscendo da una spaventosa crisi?! Dove li prenderanno tutti questi soldi?! E intanto mentre le destre si aggregano e i grillini crescono malgrado inesperienza, eloquio sgrammaticato e scandalo rimborsi, il centro-sinistra si sfascia in una miriade di rivoli che porterà a un’inevitabile dispersione di voti. Come se non bastasse, dopo l’efferato omicidio di Pamela Mastropietro e altri episodi che hanno coinvolto immigrati, ormai si parla solo di immigrazione clandestina che viene strumentalizzata per motivi politici. Ovviamente il crescente numero dei migranti rappresenta un’emergenza che va risolta a livello europeo e con il supporto dell’ONU (almeno si spera!), ma dove sono finiti gli altri problemi? Dov’è finita la disoccupazione che coinvolge soprattutto i giovani? E le delocalizzazioni che sbattono all’improvviso sul lastrico migliaia di persone? E la Brexit, e le strategie protezionistiche di Trump che riducono le opportunità di un lavoro dignitoso anche per nostri “laureati con la valigia”? E il debito pubblico? E il divario fra Nord e Sud? Potremmo continuare all’infinito con le domande, senza ottenere risposte. Purtroppo si percepisce che economia e finanza conducono il gioco e la politica è da esse condizionata sia a livello nazionale che internazionale: i partiti di sinistra sono in crisi in un mondo in cui equità sociale e diritti dei lavoratori perdono peso soprattutto nei paesi più deboli, messi in difficoltà sia dal liberismo che dal protezionismo di Trump. Pilotati da grandi lobby anche i mass media manipolano l’informazione, con grave rischio per la libertà di stampa. Più attendibili i libri di autori seri e coraggiosi, come quelli di Noam Chomsky, grande linguista, analista politico e autore di molti testi, come “Chi sono i padroni del mondo?” nel quale scrive quanto segue: “Nella nostra epoca, i padroni del mondo sono le conglomerate internazionali, le enormi istituzioni finanziarie, gli imperi commerciali e così via. La vile massima che li guida è: tutto per noi e niente per gli altri". Concludendo, pensare quindi all’Italia come un paese che possa reggersi da solo al di fuori dal contesto europeo e internazionale, è pura follia. Speriamo che i politici più esperti, onesti, colti e preparati del centro-sinistra riescano a combattere per lavoro, istruzione, equità sociale e libertà, trovando qualche forma di aggregazione con altri partiti ben radicati nei valori democratici, come i radicali di Emma Bonino ad esempio che sostengono un’Europa più forte e solidale, diritti umani e civili, libere scelte (come il testamento biologico). Giovanna D’Arbitrio
ROMANZO "L'USO IMPROPRIO DELL'AMORE"
post pubblicato in diario, il 5 gennaio 2018
Carla Vangelista, nata aRoma nel 1954, a vinto il Premio Under 35 e la Segnalazione Speciale dell’Istituto del Dramma Italiano con l’atto unico Solo per Amore e ha cominciato a lavorare come sceneggiatrice. Parlami d’Amore (Rizzoli) è il suo primo libro, scritto con Silvio Muccino e divenuto un film. Ha pubblicato inoltre il racconto L’Odore nell’antologia Ai Confini della Realtà. Anche il suo romanzo, Un Altro Mondo (Feltrinell), è diventato un film, ancora per la regia di S. Muccino. Collabora con il settimanale Grazia. Il suo ultimo libro L’Uso improprio dell’Amore, (Ed. HarperCollins), ambientato in Francia, fa riflettere sui temi di sesso, amore e libertà. Già la scheda della casa editrice preannuncia in un certo senso una parte di tali temi invitando il lettore a chiedersi se ha mai pensato di vivere una vita che non è la sua, come “Guy Gougencourt, parigino quasi cinquantenne, con una vita quasi è perfetta. Tutto è al suo posto e va come deve andare: notaio, figlio di notaio, lavora in uno studio prestigioso, ha una moglie, due figli, una bella casa e tutte le settimane va a pranzo dagli anziani genitori. Eppure, ogni mattina Guy si sveglia con un profondo senso di insoddisfazione. Perché la sua vita perfetta non l'ha decisa lui, l'hanno decisa gli altri, gli eventi, il caso. Un giorno, uscendo dalla Gare Paris Saint-Lazare, viene sorpreso da un temporale violentissimo e si rifugia nel primo taxi che vede. Alla guida c'è una donna. Grandi occhi scuri, capelli lunghi e disordinati e un profumo inconfondibile di gelsomino e muschio. Il suo nome è Elodie. Mentre Guy, a disagio, cerca di mettere una distanza fra sé e quella ragazza che lo turba, volge lo sguardo sul sedile e vede un libro rosso dalla copertina consunta e con un piccolo fregio dorato. Ne è irresistibilmente attratto, ma non osa toccarlo. Al momento di scendere per sbaglio lo porta con sé e durante la sua notte insonne, lo legge d'un fiato e il contenuto lo colpisce talmente tanto che non può fare a meno di cercare Elodie. È l'incontro di due persone che abbandonano le maschere che indossano per scoprire la loro vera natura. Elodie riesce a fare uscire Guy dal suo guscio e a liberare la sua anima”. Molto diversa la storia di Elodie: sua madre, ex-pattinatrice su ghiaccio, le ha dato un’educazione molto libera, sempre circondata da amanti che prima o poi la lasciano, come lo stesso padre di Elodie. Segnata da tali esperienze, a soli 13 anni Elodie legge con interesse il libro del marchese de Sade e in seguito apprende il gioco erotico del suo amante Alain, gioco in cui “chi comanda, ha il controllo e non soffre” come nel libro di de Sade. Il gioco diventa per lei un mezzo per difendersi dal dolore, dal pericolo dell’abbandono, impegnando sempre solo i sensi e mai il cuore per non soffrire. Senz’altro un meccanismo di difesa per lei, mentre per Guy il gioco è assenza di routine, imprevisto, ricerca del piacere: libero di esprimersi in un modo diverso, si sente felice, lontano da una famiglia d’origine opprimente, da una madre affetta da vittimismo, da un padre autoritario e freddo e un fratello fallito, dai doveri imposti da una moglie e due figli. L'uso improprio dell'amore si legge velocemente, perché lo stile è scorrevole, i personaggi sono ben delineati e incalzano il lettore con il desiderio di scoprire come finirà la storia fra due esseri umani così diversi. Pian piano le maschere cadono e il “vero” amore mostra inaspettatamente tutta la sua bellezza: non c’è più chi comanda e chi obbedisce, ma solo scambio amorevole e incondizionato in cui si dà e si riceve “alla pari”. Cosa decideranno Elodie e Guy di fronte a tale scoperta? Guy sembra pronto a rischiare, ma Elodie forse ancora una volta fuggirà. Il romanzo a tal proposito è ambiguo. Un libro interessante che fa riflettere non solo sui temi di amore e libertà, ma anche su rapporto uomo-donna, sesso e sentimenti, routine e fantasia, condizionamenti educativi e sociali. Un romanzo che ci fa auspicare non solo una buona educazione sessuale impartita a scuola laddove la famiglia è carente, ma soprattutto un’educazione ai “sentimenti e al rispetto reciproco” nel rapporto uomo-donna. Giovanna D’Arbitrio
MIO PADRE: UN UOMO ONESTO
post pubblicato in diario, il 8 dicembre 2016
Chi sa perché l’approssimarsi del Natale risveglia in me tanti ricordi di un passato impresso in modo indelebile nella mia mente: una forte nostalgia mista a dolcezza mi prende e mi avvolge mentre penso alle persone scomparse, in particolare ai miei genitori. Ed avendo già descritto mia madre in un precedente articolo, ora sento il bisogno di aggrapparmi alla figura di mio padre, un uomo onesto e dignitoso, mentre i valori del passato sembrano crollare intorno a me in una società decadente. Papà non aveva avuto una vita facile, fin dall’infanzia: suo padre era morto durante la I guerra mondiale quand’egli aveva due mesi, poi sua madre si risposò e il patrigno lo mise in collegio. Spesso ci raccontava che era talmente piccolo che non riusciva a rifarsi il letto da solo nel convento di “Fatebenefratelli” a Posillipo (ora divenuto ospedale) e per la sua vivacità spesso finiva in castigo, “senza, frutta, senza dolce e faccia al muro”. Continuò gli studi con l’aiuto delle zie e di varie borse di studio: quando sua madre morì, aveva solo 18 anni e cominciò a lavorare per iscriversi all’università. Desiderava diventare un bravo ingegnere, ma purtroppo lo scoppio della II guerra mondiale infranse quel sogno. Fu richiamato sotto le armi e servì la patria come ufficiale dell’aereonautica. Riuscì comunque a laurearsi in matematica e durante una vigilia di Natale degli anni ‘40 incontrò Ada, la mia futura madre: fu colpo di fulmine e si sposarono pur tra orrori, violenze della guerra e i distruttivi bombardamenti . Diventò in seguito professore di liceo e fu molto amato dagli alunni per la sua severità unita ad equità, comprensione per i problemi dei giovani, gentilezza e humour molto “napoletano”. Un giorno un alunno che faceva caricature agli insegnanti, lo rappresentò alto, autorevole e imponente dietro una minuscola cattedra. Papà si divertì molto nel vedere quel disegno e lo conservò con cura in un cassetto del suo scrittoio. Lavorava tanto Il prof, Salvatore D’Arbitrio, un vero stakanovista, e per sbarcare il lunario dava ripetizioni di pomeriggio (talvolta fino a notte inoltrata in caso di preparazione agli esami di maturità): la famiglia era numerosa (4 figlie!). Paragonavo talvolta mio padre a Robin Hood, poiché ai ragazzi poveri faceva pagare di meno anche se le sue lezioni duravano più a lungo, quando era necessario. Mio padre non ci ha fatto mancare mai niente, sempre attento non solo al nostro benessere fisico, ma anche e soprattutto alla nostra formazione culturale ed umana. E anche se era affettuoso verso i genitori e i parenti di mia madre, non chiese mai loro denaro o favori, pur sapendo che provenivano da famiglia benestante e di nobili origini. Tutto ciò che faceva e diceva con passione e impegno su scuola, istruzione, educazione, contatto con i giovani, è stato per me un esempio meraviglioso e così… sono diventata anch’io un’insegnante. Amava la libertà e la democrazia e, non essendo legato ad alcun carro politico, di volta in volta dava il suo voto al partito che gli sembrava più convincente per programmi e idee. Non sopportava le persone false e bugiarde che farfugliavano imbarazzate davanti ai suoi grandi occhi azzurri, indagatori, limpidi e sinceri, sempre alla ricerca della verità. Morì dopo molte sofferenze per una grave malattia e rottura di un femore. Nei pochi attimi di lucidità prima di andarsene, trovò per noi frasi piene d’amore ed incoraggiamento. Sapendo che attraversavo un momento difficile, a me disse: “Giovanna, forza, forza, forza!” e quelle furono le sue ultime parole. Ci venne così a mancare una guida forte e amorevole. Anche i nipoti ricordano con affetto Nonno Salvatore, uomo onesto, dignitoso e saggio, sempre gioioso (“Alleluia!”, era l’esclamazione preferita in caso di buoni risultati da loro conseguiti), pronto alla battuta di spirito, oppure a dar loro consigli, lezioni di matematica e quant’altro Forse è stato meglio per lui andar via da questo mondo quando ancora esistevano tante persone oneste come lui, quando i valori e i principi in cui credeva erano ancora saldi in un’Italia di onesti lavoratori che non conoscevano ancora le devastanti conseguenze della globalizzazione, quando le famiglie erano numerose con parentele estese fatte di zii e cugini, e soprattutto quando erano ancora unite e solidali, disposte all’aiuto reciproco, quando ci si frequentava tutto l’anno, non solo a matrimoni e funerali o una volta tanto a Natale. E per concludere, caro papà, spero che tu sia in un posto pieno di pace, sempre insieme alla tua amata Ada, come in quella lontana Vigilia di Natale in cui vi incontraste. Giovanna D’Arbitrio
FILM "YOUTH-LA GIOVINEZZA"
post pubblicato in diario, il 23 maggio 2015
Dopo essersi guadagnato l’ Oscar per “La Grande Bellezza”, Paolo Sorrentino ha presentato il suo nuovo film “Youth – La Giovinezza” a Cannes dove è stato accolto dal pubblico con dieci minuti di applausi. La storia comincia sulle Alpi svizzere dove due amici ottantenni trascorrono un periodo di vacanza: Fred Ballinger (Michael Caine) compositore e direttore d’orchestra che rifiuta di suonare ancora benché invitato dalla regina Elisabetta a dirigere un concerto a Londra, e Mick Boyle (Harvey Keitel), noto regista che sta preparando la sceneggiatura di un film testamento con un gruppo di giovani attori. Egli cerca di reclutare nel cast Brenda Morel (Jane Fonda), un’anziana attrice che non accetta la proposta poiché considera Nick “troppo vecchio” per fare un film di successo, scatenando in lui una drammatica reazione. Accanto ai vecchi troviamo i giovani: Lena, figlia di Fred (Rachel Weisz) da poco divorziata dal marito, figlio di Nick, poi un attore californiano (Paul Dano) che si sforza di entrare nel personaggio di Hitler, una splendida Miss Universo (Madalina Ghenea), un Maradona terribilmente obeso, interpretato da Roly Serrano, e una miriade di personaggi minori anch’essi descritti con abilità e fantasia, come la sensibile massaggiatrice(Luna Zimic Mijovic) che con il tocco delle sue mani riesce a intuire lo stato d’animo dei clienti o il monaco buddista che medita sul prato dell’albergo e levita nell’aria. Sorrentino scava nell’anima dei personaggi mettendone a nudo problemi e fragilità, ora ancorandosi alla realtà con dialoghi brillanti e ricchi di humor oppure drammatici e crudi, ora innalzandosi verso l’alto con inquadrature di magica bellezza , immagini piene di luce, meravigliosi paesaggi alpini esaltati dalla fotografia (Luca Bigazzi), coinvolgenti melodie e cori (David Lang). La musica per Sorrentino si può percepire ovunque, ci circonda, ci avvolge: Nick la trova in una carta di caramella che stropicciata tra le dita serve a scandire il ritmo, nei campanacci delle mucche sui prati, nel soffio del vento che agita le fronde, nei rumori della vita quotidiana. Altro elemento spesso presente nei suoi film è l’acqua , sia pure quella di una piscina, in cui corpi giovani e vecchi s’immergono per rilassarsi e purificarsi, per osservare gli altri o per parlare e confidarsi con sincerità, come fanno Fred e Nick. Il tema del film è ovviamente la vecchiaia che si nutre di ricordi del passato e nello stesso tempo non sa come affrontare il futuro nei pochi anni che restano. Significativa a tal proposito la scena in cui Nick invita una ragazza a osservare le montagne con un cannocchiale e quando ella esclama “sembrano molto vicine!”, egli paragona tale effetto alla gioventù che proiettata verso il futuro la può quasi toccare con mano, l’effetto opposto rappresenta la vecchiaia: è il cannocchiale rovesciato che rimpicciolisce e fa sembrare tutto più inafferrabile e lontano. Malgrado ciò, secondo il regista, se il vecchio non si chiude in se stesso e continua a vivere con atteggiamento positivo, anche gli ultimi anni di vita possono arricchirlo con nuove esperienze fino alla fine. Lo stesso Sorrentino ha affermato in un’intervista: - Il tempo, quello che abbiamo alle spalle e quello che ci resta da vivere è veramente l'unico tema, o almeno quello che interessa a me. il film si intitola “Giovinezza” perché è il futuro che mi interessa, il futuro come uno spazio di libertà, una condizione dell'esistenza che non ha che fare con l'età anagrafica". E anche Jane Fonda ha espresso idee simili, dicendo: "La mia Brenda è una donna che ha messo su una maschera per coprire la sua vulnerabilità. Per me l'età è una questione di atteggiamento, se hai passione e vitalità nello spirito puoi rimanere giovane per tutta la vita”. Concludendo, il futuro anche per un vecchio può rappresentare una grande occasione di libertà spirituale insieme al rispetto per il passato, per i ricordi, la memoria e soprattutto per i sentimenti: tutto ciò lo possiamo trovare in “Youth”, un film di rara bellezza, dedicato ad un altro grande regista napoletano, Francesco Rosi, scomparso da poco. Giovanna D’Arbitrio
CULTURA, DEMOCRAZIA, LIBERTA'
post pubblicato in diario, il 8 febbraio 2015
           

Cultura, Democrazia, Libertà  sono senz’altro tappe inscindibili di un percorso verso un livello evolutivo più alto dell’Umanità.  Il punto di partenza è senza dubbio  la “Cultura” che non è soltanto istruzione, cioè acquisizione di conoscenze in varie discipline, ma anche Educazione, intesa nel senso più alto come socratica “ars maieutica” (arte della levatrice), ovvero abilità educativa nel “far venire alla luce” conoscenza e verità attraverso il dialogo docente-discente, favorendo un processo di crescita spirituale. Nelle moderne scuole occidentali, anche se piene di aggeggi elettronici di ogni genere, purtroppo spesso l’ aspetto educativo inteso in tal senso non è prioritario, ma almeno il diritto allo studio è garantito. Ben diversa è la situazione in tanti paesi sottosviluppati dove tale diritto non è riconosciuto e… non a caso in essi sono assenti anche democrazia e libertà.

 

Ogni giorno i Tg ci mostrano orrende immagini di violenza e morte che ci ricordano i secoli bui del Medio Evo, in un progressivo sprofondamento nell’ abisso dell’inciviltà. Attoniti e sgomenti, tutti coloro che sono lontani dai complicati interessi politici internazionali, si pongono inquietanti interrogativi ai quali non sanno rispondere.

 

Come mai terribili dittature, guerre e terrorismo predominano in territori ricchi di risorse? Perché in tante nazioni analfabetismo, miseria, fame,  malattie, inquinamento e disastri climatici non sono stati debellati malgrado i progressi di scienza e tecnica?  Come mai micidiali armi finiscono nelle mani dei terroristi? Perché pena di morte e tortura sono ancora presenti nei paesi civili? Come mai i governi (anche quelli più indebitati) scelgono di acquistare costose armi e non investono su istruzione, cultura, lavoro e solidarietà che potrebbero creare vivibilità invece di guerre, violenza, criminalità, morte e distruzione?

 

 In fondo anche “i ghetti” periferici delle grandi città occidentali hanno problemi simili. Come mai perfino l’Europa rinuncia a essere un faro di civiltà e cultura, crollando sotto i colpi dello Spread ? Cosa succederà alla Grecia?  Dove ci condurrà l’Ucraina? Come si può parlare di posti di lavoro se poi si consentono le “delocalizzazioni”? le domande potrebbero essere ancora tante, ma difficili e complicate sono le risposte: ricerca di potere e denaro, incapacità ad elaborare una responsabile visione d’insieme, crescente follia collettiva, imperante ateismo o devastanti fondamentalismi religiosi sembrano impedire una positiva evoluzione dell’Umanità. Cosa accade?  Forse non c’è un numero sufficiente di persone sagge e coraggiose che possano generare una positiva svolta?

 

G. Orwell nel suo lungimirante romanzo 1984 (Nineteen Eighty-four) ci  mise in guardia contro i tre slogan del  Grande Fratello, terribile dittatore che si serve di avanzate tecnologie per controllare, spiare e omologare l’Umanità: “l’ignoranza è forza, la guerra è pace, la libertà è schiavitù”.

 

Il pericolo maggiore che oggi corriamo in effetti è proprio quello dell’ottundimento delle coscienze  sotto i colpi di una distruttiva omologante cultura che martellandoci continuamente con immagini e slogan negativi, potrebbe condurci a una crescente spirale di odio e violenza oppure farci sprofondare lentamente nella rassegnazione e infine nell’ indifferenza a tutto ciò che accade, convinti di essere impotenti ed inermi dinanzi a decisioni che ci sovrastano. Eventi straordinari di ogni genere dovrebbero comunque indurci a riflettere sull’attale periodo storico che ci pone di fronte ad un inevitabile bivio: è giunta l’ora di schierarsi da una parte o dall’altra, scegliendo tra barbarie o civiltà, egoismo o solidarietà, schiavitù o libertà. Sia pur tra mille condizionamenti, nei nostri democratici paesi occidentali possiamo ancora scegliere, ma dobbiamo fare in fretta: il tempo stringe. 

 

La lettura del Rapporto di Amnesty International 2013 ci può far riflettere su quanto avviene negli scenari internazionali.  Salil Shetty nell’Introduzione al suddetto rapporto intitolato “I diritti umani non conoscono confini”, cita le seguenti  parole di M. L. King: “L’ingiustizia che si verifica in un luogo minaccia la giustizia ovunque. Siamo tutti presi in una rete di reciprocità alla quale non si può sfuggire, legati a un unico destino. Qualsiasi cosa colpisca direttamente uno, colpisce indirettamente tutti.” (Martin Luther King Jr, lettera dal carcere di Birmingham, Usa, 16 aprile 1963). Ricordando Malala Yousafzai, vincitrice del Premio Nobel per la Pace, nota per la sua strenua lotta per il diritto all’ istruzione, ha poi sottolineato che Il coraggio e la sofferenza delle persone, insieme alla potenza dei social network, hanno cambiato la nostra visione della lotta per la difesa dei diritti umani  che non hanno confini e pertanto un elemento chiave in tale difesa è “il diritto di tutte le persone di essere libere dalla violenza, ponendo  forti limiti alla possibilità dello Stato d’interferire nella nostra vita e in quella dei nostri familiari. Ciò comprende la protezione della nostra libertà d’espressione, associazione e coscienza”.(http://rapportoannuale.amnesty.it/2013/introduzione)

 

Ci sembra giusto concludere con le parole del personaggio di Orwell, Winston Smith, l’ultimo uomo libero rimasto sulla Terra, il quale prima di essere “omologato” con lavaggio del cervello, sotto tortura dice:  Io so che alla fine sarete sconfitti. C’è qualcosa nell’universo…non so, un qualche principio che non riuscirete mai a sopraffare….Lo Spirito dell’Uomo”.

 

Giovanna D’Arbitrio 

 

 

FILM "THE IRON LADY"
post pubblicato in diario, il 4 febbraio 2012

“Fu vera gloria? Ai posteri l’ardua sentenza”, così scrisse il Manzoni nel “Cinque Maggio” parlando di Napoleone, ma a quanto pare la regista Phyllida Lloyd sembra ignorare tale saggia posizione cimentandosi nella descrizione  di Margaret Thatcher, un personaggio ancora in vita e quindi ancora troppo vicino a noi per darne una valutazione storica obiettiva e distaccata.

 

Quanti la conobbero o semplicemente l’ ascoltarono e la videro in Tv tra gli anni ‘80 e ’90, infatti, non riescono a ritrovarne i tratti caratteristici che nel bene e nel male le valsero l’appellativo di “Lady di Ferro”, malgrado l’indiscussa bravura di Meryl Streep, candidata all’Oscar come miglior attrice.

 

Vero è che il film ci offre un’immagine inedita della Thatcher, insicura ottantenne, malata di Alzheimer,  che parla con il fantasma del marito (Jim Broadbent) e confonde passato con presente, ma nemmeno i continui flash back sulla sua gioventù e carriera politica convincono le persone di una certa età:  ancora emotivamente coinvolti per le loro idee politiche di destra o di sinistra, essi sono poco disponibili ad accettare oltretutto una lettura troppo “romanzata” del personaggio ridotto a una fragile donna che nei suoi ricordi danza romanticamente sulle note di  “Il Re ed Io” e che appare poco convincente, quasi una caricatura di se stessa, anche quando a testa bassa come un toro persegue i suoi obiettivi, presentati nel film quasi come slogan e frasi fatte, non come fini da perseguire per ben definite strategie politiche.

 

A questo punto sembra utile ricordare che, benché di umili origini e per di più donna, ambiziosa e volitiva, ella riuscì  a dare la scalata al potere nel partito conservatore fino  a diventare Primo Ministro per ben tre legislature consecutive dal ’79 al ’90, anche se da molti contestata sia in patria che all’estero.

 

I conservatori e le destre in genere ne elogiano  le scelte politiche che salvarono il Regno Unito da una grave crisi economica e rilanciarono il prestigio della nazione a livello mondiale, soprattutto dopo la guerra contro l’Argentina per il possesso delle isole Falkland. I laburisti e le sinistre le addebitano invece 10 morti per sciopero della fame tra prigionieri irlandesi dell’IRA (1981), il duro picchettaggio dei minatori in sciopero (1984), il sanguinoso attentato dell’IRA a Brighton dovuto all’inasprimento delle strategie repressive contro l’Ulster (1984) e in generale le politiche economiche che colpirono le classi meno abbienti. Significativa la sua frase “la medicina è amara ma il paziente ne ha bisogno”, una frase che stranamente ci fa venire in mente quelle di tanti politici europei dei nostri giorni come i suoi discorsi che incitavano i disoccupati a inventarsi qualcosa di nuovo per vivere, ad essere fantasiosi, creativi. La Storia si ripete!

 

Concludiamo con un’altra  frase, ricordata anche nel film: - Cura le tue abitudini e curerai il tuo carattere, ama il tuo carattere e curerai il tuo destino -. Di carattere Margaret Thatcher  ne aveva senz’altro da vendere, ma  ci chiediamo quali possano essere gli esempi da offrire oggi ai nostri giovani affinché vengano curate quelle “abitudini” che ne migliorino il carattere  e soprattutto li aiutino fare le scelte giuste in un’epoca che oltretutto tende ad omologare e ad appiattire piuttosto che ad esaltare forti individualità.

 

Difficile ed insicuro appare ora il destino delle nuove generazioni e le uniche abitudini con le quali dovremmo cercare di forgiare il loro carattere potrebbero essere quelle  fondate sui valori di democrazia, libertà, equità sociale, lavoro, onestà, difesa dei cosiddetti beni comuni e dei diritti umani e civili, davvero “sane abitudini” che dovrebbero  essere universalmente adottate fino a diventare trasversali e condivise anche da tutti gli schieramenti politici.

Giovanna D’Arbitrio

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

   

 

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