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FILM "IL SILENZIO GRANDE"
post pubblicato in diario, il 26 settembre 2021
Dopo aver diretto con successo l’omonimo testo di Maurizio De Giovanni a teatro, Alessandro Gassmann ne propone ora la versione cinematografica in cui il tema rimane sempre quello dei rapporti familiari e del tempo che passa in una villa dove le vite dei personaggi scorrono e mutano negli anni. Il film è ambientato negli anni ‘60 a Napoli dove una splendida villa, ora quasi in rovina, viene messa in vendita da Rose (Margherita Buy), moglie del noto scrittore Valerio Primic (Massimiliano Gallo), molto legato alla casa insieme a Bettina, amorevole domestica della famiglia: una decisione dolorosa, ma volentieri accettata dai figli, Massimiliano(Emanuele Linfatti) e Adele (Antonia Fotaras),due giovani squinternati sempre vissuti nell’agiatezza, senza mai affrontare la realtà. E così ricordi, sentimenti, rimpianti emergono dai dialoghi, ma purtroppo ormai da troppo tempo Valerio si è chiuso nel suo mondo fatto di libri, sistemati nel suo studio rispettando il criterio di omogeneità emotiva, e il silenzio grande che secondo la saggia Bettina (Marina Confalone) si accumula nel tempo con la somma di tanti piccoli silenzi, quando le persone di una famiglia non comunicano tra loro. E Valerio scoprirà di non aver mai davvero conosciuto i suoi cari, fino a concludere con amarezza che vivere non significa esser davvero vivi, come evidenzia il finale a sorpresa. Molto particolare il personaggio di Bettina, interpretato in modo magistrale da Marina Confalone, una sorta di grillo parlante, di raisonneur delle pièce francesi, una donna pragmatica e saggia che arriva alla verità pur non avendo la cultura di Valerio. L’altro tema importante del film è la contrapposizione tra realtà e fantasia, come evidenziano alcuni “siparietti”, come quello in cui Valerio immagina la sua cameriera nelle vesti di diva del cinema, oppure quello in cui Gassmann si riserva un autoironico cameo. “Con lo scrittore di best-seller Maurizio De Giovanni, ho una collaborazione ormai lunga. Ho sempre pensato che l'opera teatrale di De Giovanni rivelasse forti radici e potenzialità cinematografiche-ha affermato Gassmann- L'abbiamo prima sperimentata a teatro, dove ci ha regalato emozioni indimenticabili e, ora, finalmente, diventa il mio terzo lungometraggio da regista. In questo film parliamo di famiglia, di cambiamenti inevitabili, del tempo che passa, e lo facciamo alla metà degli anni Sessanta a Napoli, a Posillipo, con una famiglia che dovrà affrontare una vita diversa da quella agiata vissuta fino a quel momento. Il silenzio grande è un film di luci e ombre, di silenzi e di esplosioni di esplosioni di parole, di risate, visioni, angosce, dove tutti parlano e nessuno veramente ascolta”. Un bel film che forse risente un po’ della versione teatrale dalla quale è scaturito, ma senz’altro particolare per regia, ottimo cast, intensi dialoghi (sceneggiatura di Maurizio De Giovanni, Alessandro Gassmann, Andrea Ozza), fotografia (Mike Stern Sterzynski ), musiche (Pivio e Aldo De Scalzi). Giovanna D’Arbitrio
"A NAPOLI CON MAURIZIO DE GIOVANNI", UN LIBRO DI VINCENZA ALFANO
post pubblicato in diario, il 26 aprile 2021
“A Napoli, con Maurizio De Giovanni”, di Vincenza Alfano (Ed. Perrone), è un coinvolgente itinerario in cui i romanzi di De Giovanni, centrati sul commissario Ricciardi, ci fanno da guida nella città degli anni ’30, una città che per certi aspetti è rimasta immutata, ma che ancor oggi ci affascina e ci sorprende come in quei tempi lontani. Nel risvolto anteriore di copertina leggiamo quanto segue: “Città imprendibile, creatura terrestre e marina, sospesa tra cielo e terra. Occorre una guida per attraversare Napoli: bifronte, labirintica. Un possibile itinerario è quello tracciato da Maurizio de Giovanni nei romanzi del commissario Ricciardi ambientati nella città partenopea degli anni Trenta. Sempre in bilico tra vita e morte, Napoli sembra il posto giusto per Ricciardi che vede i vivi e i morti e condivide, quindi, con la sua città un destino di sospensione. Il percorso che si intraprende è tortuoso e bellissimo: si parte dal Gambrinus, nel quartiere San Ferdinando, dove è metaforicamente nato il commissario; poi ci si perde tra i Quartieri Spagnoli, dove il vicolo diventa profondo come una ruga, vivo come una ferita sempre aperta. Ogni angolo di Napoli è simbolo e contrasto. Capodimonte è il volto di un bambino che sembra dormire sotto la pioggia, Mergellina è lo scontro fra l'opulenza dei gerarchi e la miseria dei pescatori, è il futuro che incespica, è la voce del mare. Chiaia è l'alcova di un amore, anche se incontrato nel bordello più elegante delle città, ma è anche lo svelamento di una mistificazione che si ammala cronicamente della sua stessa ipocrisia. Ma Napoli è prima di tutto, e senza ombra di dubbio, un'emozione, oltre che un luogo, e Vincenza Alfano la percorre seguendo l'itinerario letterario di Maurizio de Giovanni e restando fedele agli odori, le voci, le canzoni e gli assordanti silenzi di una città crudele e pietosa, che accudisce e schernisce solo con uno sguardo”. Il libro viene introdotto da una significativa citazione: “Le città, come i sogni, sono costruite di desideri e di paure, anche se il filo del loro discorso è segreto, le loro regole assurde, le prospettive ingannevoli, e ogni cosa ne nasconde un’altra”(Italo Calvino, Le Città Invisibili). Seguono poi 12 capitoli che ci conducono per mano nel labirinto della città:1)La città di Ricciardi (scritto dallo stesso De Giovanni);2)Napoli non è solo una città; 3)Il Gambrinus;4)Quartiere San Ferdinando; 5)Quartieri Spagnoli; 6)Santa Maria La Nova; 7)Capodimonte; 8)Mergellina; 9) Chiaia;10)Borgo Orefici;11)Il Vomero;12) Cosa mangiare a Napoli, Vincenza Alfano è senz’altro, come Maurizio De Giovanni, sensibile interprete della cultura napoletana, e pagina dopo pagina con la sua scorrevole scrittura ci conduce per mano attraverso la nostra città con lo sguardo di Ricciardi che ne osserva luci ed ombre, la comprende e l’ama. Si parte dal quartiere San Ferdinando, dall’elegante Caffè Gambrinus dove è sempre riservato un tavolo per il commissario triste che vede i morti, personaggio di buona famiglia che dal Cilento si è trasferito a Napoli e non l’ha più lasciata. E dall’antico caffè, passando per Palazzo Reale e Teatro San Carlo a via Chiaia fino a Mergellina e i palazzi della borghesia fascista, arriviamo ai Quartieri Spagnoli dove da secoli convivono umili bassi e palazzi sontuosi come in molti quartieri della città, una Napoli bifronte che si destreggia tra miseria e nobiltà. Ed ecco ci sembra di vedere navi colme di migranti al porto e per contrasto il Borgo Orefici dove ancor oggi ci sono le botteghe degli artigiani dell’oro che creano preziosi gioielli. Salendo in collina arriviamo a Capodimonte, dove scopriamo un Ricciardi rattristato per violenze e soprusi inferti nei collegi a bambini poveri, come il piccolo Tettè, e infine arriviamo al Vomero che un tempo era in prevalenza campagna ed ora è un quartiere borghese dove c’è solo qualche oasi di verde tra i palazzi ammucchiati da speculazioni edilizie. Per concludere, scopriamo la cucina napoletana tra gli odori di ragù o genovese, profumo dei fiori di arancio di pastiere e quant’altro. Un percorso tra passato e presente, aspetti positivi e negativi, amore e odio, squallore e luce, quartieri a rischio, ma anche antichi monumenti, sapori, odori e musica. Un libro da leggere, che fa scoprire Napoli anche a chi non la conosce e spesso la disprezza senza sapere nemmeno di cosa parla. Giovanna D’Arbitrio P.S.- Ci sembra giusto ricordare romanzi della serie dedicati a Ricciardi:1) il senso del dolore. L'inverno del commissario Ricciardi (2007); 2.La condanna del sangue. La primavera del commissario Ricciardi (2008); 3.Il posto di ognuno. L'estate del commissario Ricciardi (2009); 4.Il giorno dei morti. L'autunno del commissario Ricciardi (2010); 5.Per mano mia. Il Natale del commissario Ricciardi (2011); 6.Vipera. Nessuna resurrezione per il commissario Ricciardi (2012); 7.In fondo al tuo cuore. Inferno per il commissario Ricciardi (2014); 8.Anime di vetro. Falene per il commissario Ricciardi (2015); 9.Serenata senza nome. Notturno per il commissario Ricciardi (2016;)10.Rondini d'inverno. Sipario per il commissario Ricciardi (2017);11.Il purgatorio dell'angelo. Confessioni per il commissario Ricciardi (2018); 12.Il pianto dell'alba. Ultima ombra per il commissario Ricciardi (2019) Giovanna D'Arbitrio
INCONTRO CON MAURIZIO DE GIOVANNI
post pubblicato in diario, il 1 maggio 2019
Lodevole iniziativa quella della Libreria Raffaello -Book & Coffe (via Kerbaker, Napoli) che con il suo “Club dei Lettori” ha aperto le porte a letture di libri e dibattiti, allietati anche da qualche piacevole sosta nell’accogliente bar: un anno di incontri mensili (da settembre a maggio) con tanti scrittori italiani contemporanei, presentati dalla scrittrice Vincenza Alfano, durante i quali soci del club hanno l’opportunità di dialogare con ciascun autore in modo aperto e spontaneo. Senz’altro interessante si è rivelato l’incontro di martedì 30 aprile (ore 18.00) con Maurizio De Giovanni, noto giallista napoletano, che ha aperto il dibattito con un significativo discorso sulle librerie che corrono il rischio di chiudere a causa di crescenti acquisti on line. In effetti nel quartiere Vomero molte di esse sono state tristemente rimpiazzate da banche, minimarket e quant’altro. Prima di aprire la discussione sull’ultimo libro di De Giovanni, “Le Parole di Sara” (Ed. Rizzoli), l’attore Alessandro Incerto ne ha letto qualche pagina, davvero intensa e toccante, che ha dato poi il via alle domande (tante in verità!) alle quali l’autore ha fornito dettagliate risposte con gentilezza, unita talvolta a bonaria ironia, risposte arricchite da episodi ed esperienze personali, nonché da note culturali su Napoli e la sua storia antica, in particolare su miti, leggende e misteri della Napoli Sotterranea di cui ha scritto nella serie i Guardiani. Ha asserito che un autore come lui scrive per istinto, non per ragionamento. Anche se oggi il noir è un genere di successo che attira lettori, vendite e guadagni, in realtà egli scrive gialli poiché il “crimine rappresenta l’esplosione massima delle passioni” e in effetti a lui interessa proprio il tema della “passione”: non potrebbe mai scrivere per calcolo o imposizione di case editrici, se non sentisse nascere le storie dentro di sé e provare il piacere di scriverle. Se ciò non avvenisse, anche i lettori perderebbero il gusto di leggere i suoi libri. Dialogando sui personaggi e sulle serie che crescono intorno a loro, attraverso le domande del pubblico sono emerse essenziali riflessioni, in particolare sull’ultimo personaggio, quello di Sara, la donna invisibile che odia ciò che è falso fino al punto da rifiutare trucco, tacchi alti e tinture per capelli. Ho letto il libro che come al solito si distingue per lo stile inconfondibile di De Giovanni, un mix di suspense e di intense emozioni, forte caratterizzazione dei personaggi, prosa che assume a tratti delle impennate liriche e s’innalza al di sopra del frastuono quotidiano, benché non manchi il contatto con problemi reali che vanno oltre il genere noir, come corruzione, le difficoltà degli umili, i pericoli delle nuove tecnologie, l’utilizzo di dati personali e così via. Infine ho sentito il bisogno di alzarmi in piedi e di partecipare al dibattitto, dicendo all’autore: “Accade un fatto strano: la sottoscritta non ama i gialli, né le serie, ma legge con piacere i suoi libri, poiché sono thriller insoliti in cui il crimine sembra quasi un pretesto per trattare altre tematiche attraverso personaggi ben delineati che si muovono sullo sfondo della nostra amata città”. Ha sorriso a questo mio intervento e sui personaggi da me definiti “ben delineati”, ironicamente mi ha fatto notare che ormai aveva accumulato una certa esperienza per poterli descrivere. Non ho ritenuto opportuno ribattere, ma dentro di me ho pensato: “E no, caro Maurizio, l’esperienza non basta per creare personaggi così amati dai lettori, occorre saper osservare la gente, bisogna avere sensibilità e umanità e ancora non basta… se non c’è creatività, fantasia e la capacità di scrivere sentendo la magia delle parole”. Giovanna D’Arbitrio
SARA AL TRAMONTO, DI MAURIZIO DE GIOVANNI
post pubblicato in diario, il 28 maggio 2018
Nel suo ultimo noir, Sara al Tramonto, Maurizio De Giovanni ci regala un altro indimenticabile personaggio, quello di Sara, una donna chiusa nei suoi silenzi e in un dolore mai rimarginato, brava a nascondere il suo corpo ancora giovanile in abiti sformati, scarpe senza tacco, capelli grigi, viso senza trucco che l’aiutano a rendersi invisibile agli occhi degli altri. Sara è un’ex poliziotta, soprannominata mora, che è andata in pensione dopo la morte di Massimiliano, suo capo nonché uomo della sua vita per il quale aveva abbandonato marito e figlio. Ora è sola e vive di ricordi, tormentata da incubi notturni. L’unico legame con il passato sono gli incontri in un parco al tramonto con Viola, la compagna incinta del figlio morto in un incidente. Un giorno le si presenta all’improvviso Teresa Pandolfi, detta la bionda, una ex collega e amica, che le propone un’ indagine non ufficiale sul caso del ricco finanziere Andrea Molfino, ucciso dalla figlia tossicodipendente, Dalinda. Sara ha il compito di indagare sulla nipotina di Molfino, affidata agli zii: la madre dalla prigione ha lanciato un grido d’allarme per proteggere la sua bambina nella convinzione che ella sia in grave pericolo. Sara inizia così la sua indagine insieme all’ ispettore Pardo, un personaggio che in modo tragicomico si trova a dover gestire la misteriosa e implacabile Sara, il suo enorme cane, un bovaro bernese, e l’intraprendente Viola, rivelatasi abile fotoreporter. Nella risvolto anteriore di copertina si legge che “Sara non vuole esistere. Il suo dono è l'invisibilità, il talento di rubare i segreti delle persone. Capelli grigi, di una bellezza trattenuta solo dall'anonimato in cui si è chiusa, per amore ha lasciato tutto seguendo l'unico uomo capace di farla sentire viva. Ma non si è mai pentita di nulla e rivendica ogni scelta. In “Sara al tramonto” De Giovanni è riuscito, come al solito, a creare un mix tra suspense, sentimenti, emozioni e humour, ma allo stesso tempo tra i tanti personaggi da lui tratteggiati con abilità, questa volta ha dato vita ad una protagonista nuova e straordinaria, una donna umana e sensibile dietro una maschera glaciale e impassibile, una figura femminile esile e minuta seduta sulla panchina di un parco che nella luce del tramonto diventa diversa, poiché “Sara al tramonto aveva nel cuore una porta aperta in cima a una scala a chiocciola, e quella porta era la sua debolezza”. La narrazione è scorrevole e coinvolgente, a tratti ironica e perfino comica, ma anche intima ed emotiva in particolare nei corsivi, veri e propri flashback, in cui Sara rivela sentimenti e ricordi: un noir diverso, tutto al femminile, centrato su una donna tormentata e forte che ha la straordinaria capacità di mimetizzarsi rimanendo nell’ombra e che soprattutto ha il dono di osservare e capire le persone, i loro pensieri più segreti, attraverso ogni gesto, espressione, leggendo il labiale anche a grande distanza. Un personaggio intenso, ricco di contraddizioni, una piccola donna senza colore che all’improvviso, illuminata dai raggi del sole, vibra di bellezza per i suoi occhi color del cielo, sotto lo sguardo sorpreso di Pardo. Maurizio de Giovanni è nato nel 1958 a Napoli, dove vive e lavora. Nel 2005 vince un concorso per giallisti esordienti con un racconto incentrato sulla figura del commissario Ricciardi che gli ispira un ciclo di romanzi, come Il senso del dolore, La condanna del sangue, Il posto di ognuno, Il giorno dei morti, Per mano mia, Vipera (Premio Viareggio, Premio Camaiore), In fondo al tuo cuore e Anime di vetro, Serenata senza nome, Rondini d’inverni. Nel 2012 per Mondadori pubblica Il metodo del Coccodrillo (Premio Scerbanenco), dove fa la sua comparsa l'ispettore Lojacono, ora fra i protagonisti della serie dei Bastardi di Pizzofalcone, (Einaudi 2013), includente Buio, Gelo, Cuccioli, Pane, Souvenir. Nel 2015 è uscito per Rizzoli il romanzo Il resto della settimana e per Einaudi nel 2016 Il metodo del coccodrillo. Tutti i suoi libri sono tradotti o in corso di traduzione anche all’estero. Giovanna D’Arbitrio
"SOUVENIR", un libro di M.DE Giovanni
post pubblicato in diario, il 8 gennaio 2018
Nell’ultimo romanzo di Maurizio de Giovanni, Souvenir, della serie i Bastardi di Pizzofalcone, ancora una volta ritroviamo i poliziotti di Pizzofalcone, ciascuno sempre alle prese con le proprie vicende personali, questa volta impegnati in trasferta a Sorrento per far luce sulle conseguenze di una storia d’amore, nascosta per ben 50 anni. Nel presentare il libro la casa editrice scrive che si tratta di "un intrigo familiare tra gli anni Sessanta della dolce vita e i giorni nostri, tra Napoli e Sorrento. Una vicenda amara e pervasa di nostalgia che costringerà i Bastardi a indagare in “trasferta”: nello spazio e nel tempo. Un uomo di circa sessant’anni viene trovato privo di sensi nell’androne di un palazzo a Pizzofalcone; con sé non ha documenti né un cellulare. Trasportato in ospedale, lo sconosciuto entra in coma senza che nessuno sia riuscito a parlargli. Di far luce sull’episodio sono incaricati i Bastardi, che identificano la vittima dell’aggressione: un americano in vacanza a Sorrento con la sorella e l’anziana madre, una diva di Hollywood ora affetta da Alzheimer e persa nei ricordi di un lontano passato. Recandosi a più riprese nella cittadina del golfo, fuori stagione vestita da un fascino malinconico, i poliziotti si convincono che la chiave del mistero sia da ricercare in fatti accaduti molti anni prima proprio in quel luogo magico, quando l’ex attrice si trovava lì per girare un film. In un susseguirsi di colpi di scena le cose si complicano, tanto più che il lavoro della chiacchierata squadra investigativa partenopea incrocia di nuovo quello del sostituto procuratore Buffardi, punta di diamante della Dda e rivale in amore di Lojacono". Le indagini si dipanano con cura in un mese particolare: è ottobre, un mese in cui a Napoli il tempo è ancora indeciso. Un giorno fa freddo, in un altro fa caldo e ci si illude che l’estate continui, ma è solo un’illusione. Anche il crimine, intanto, si risveglia e i Bastardi sono di nuovo richiamati all’azione. Tutto è avvolto dall’atmosfera melanconica di questo mese di passaggio tra estate e autunno, un mese “sospeso” tra passato e futuro, dove s’intrecciano i drammi di tante vite, di tanti esseri umani stanchi di vivere, come Ahmed, l’emigrato che non ha trovato qui una nuova vita e vuol farla finita, oppure Mario, ricco ma disperato, che preferisce il suicidio al divorzio, di Barbara che soffoca con un cuscino il padre malato di cancro e così via. E i Bastardi di Pizzofalcone in questo dannato mese si dibattono tra vicende personali e crimini, alle prese con il nuovo misterioso caso che affonda le sue radici nel passato, in un amore lontano di due giovani: purtroppo tutto passa e la gioventù dura poco, ma l’amore talvolta resta immutato nel tempo e, anche se contrastato, continua a coinvolgere le generazioni future, tra segreti, intrighi e violenze. Tutta la storia è avvolta dal sapore malinconico di un souvenir, di un ricordo lontano ma non perduto per sempre, di una sera d’estate tra mare e chiaro di luna, una notte d’amore di due giovani, rimasta sospesa nel tempo. ? questa la magia creata dallo stile di Maurizio De Giovanni che sa fondere diversi elementi nei suoi libri, non solo gialli, pieni di colpi di scena, ma racconto di sentimenti e atmosfere. E infine credo che noi napoletan, in particolare,i nei romanzi di De Giovanni ritroviamo quell’ indefinibile aria di “casa”: l’identità sempre viva di una città antica e “verace” . Giovanna D’Arbitrio
"RONDINI D'INVERNO", UN LIBRO DI MAURIZIO DE GIOVANNI
post pubblicato in diario, il 4 agosto 2017
Dopo il successo di Serenata senza nome, ritorna il commissario Ricciardi con il nuovo libro di Maurizio De Giovanni “Rondini D’Inverno” (Ed. Einaudi). Il racconto inizia nel periodo natalizio, mentre la città si prepara al Capodanno: sul palcoscenico dello Splendor, un teatro di varietà, l’attore Michelangelo Gelmi esplode un colpo di pistola contro la giovane moglie, Fedora Marra, come tutte le sere quando recitano la canzone sceneggiata Rundinella. Purtroppo quella sera del 28 dicembre, tra i proiettili a salve ce n'è uno vero. Il caso sembrerebbe facile da risolvere. I pettegoli in città pensano che l’attrice tradisse il marito, un buon movente per ucciderla, ma lui si dichiara innocente. Ricciardi è perplesso e la nebbia, calata sulla città, lo opprime e rende ancora più oscuro il mistero, coinvolgendo il lettore fino all’ultimo colpo di scena. Sempre affascinante il personaggio del commissario Ricciardi, con i suoi occhi verdi inquieti e malinconici e quella sua capacità paranormale di poter catturare le ultime parole delle vittime assassinate. Personalmente ho sempre pensato che i romanzi di De Giovanni siano qualcosa in più di semplici “gialli”, per le loro profonde e poetiche riflessioni su tanti aspetti della vita. In Rondini d’inverno l’omicidio avviene sul palcoscenico di un teatro, un luogo in cui attori e pubblico sono coinvolti nella magia di un sogno, lontani dalla realtà. Là dove non ci si aspetta l’irrompere della realtà con la sua violenza, il sogno purtroppo è costretto a svanire. Nel libro spesso viene messa in rilievo la barriera che separa due mondi: realtà e sogno, speranza e illusioni. Secondo Ricciardi i sogni che di notte arrivano all’improvviso, ci fanno prigionieri: siamo protagonisti e allo stesso tempo spettatori impotenti. Il sogno è “una maledetta nebbia che avvolge e toglie i punti di riferimento. Riduce la vista, imbroglia i tuoi sentimenti”. Ricciardi, con l’inseparabile brigadiere Maione, brancola indagando in questa nebbia dove tutti sono prigionieri dei propri sogni, come fanno le rondini che ogni anno, testarde, sognano di tornano ai loro nidi. Nebbia e rondini quindi diventano un simbolo della vita e forse anche di Napoli, la nostra amata città che ci affascina e ci tormenta con i suoi aspetti contrastanti, sempre in bilico tra degrado e voglia di riscatto, razionalità e magia, allegria e tristezza, violenza e amore. Ecco un’intervista all’autore: https://www.youtube.com/watch?v=_ELFp0VvFSs Giovanna D’Arbitrio
"IL RESTO DELLA SETTIMANA", un libro sul calcio
post pubblicato in diario, il 22 marzo 2015
Dalle note biografiche di Maurizio De Giovanni, apprendiamo che è nato a Napoli nel 1958, dove vive e lavora. Ha vinto nel 2005 un concorso per “giallisti” esordienti con un racconto focalizzato sul personaggio del commissario Ricciardi che poi ha dato vita ad un ciclo di romanzi pubblicati da Einaudi: Il senso del dolore, La condanna del sangue, Il posto di ognuno, Il giorno dei morti, Per mano mia, Vipera (Premio Viareggio e Premio Camaiore). Nel 2012 è apparso Il metodo del coccodrillo (Mondadori,) nel 2013 sono stati pubblicati da Einaudi I bastardi di Pizzofalcone . Buio, In Fondo al tuo cuore nel 2014 e infine nel 2015 appare Il Resto della settimana (Rizzoli 2015), diverso dagli altri poiché si concentra sul mondo del calcio e dei tifosi napoletani. “Il resto della settimana” è diviso in 6 capitoli con i nomi dei giorni della settimana dal lunedì al sabato e significativi titoli e sottotitoli per ogni paragrafo che preparano il lettore al tema da trattare: 1) Lunedì- Passione e sfogliatelle (Elogio dei distinti - La presa di Torino); 2) Martedì -Salsicce e friarielli, padri e figli (Ti racconto il 10 maggio - Luiz torna a casa); 3) Mercoledì- Aroma di caffè, profumo di magia (il miracolo di Margherita); 4)Giovedì- Una sfogliatella dell’altro mondo (Lunga storia del gol più bello del Mondo); Venerdì - La Cappella dei Cappuccini (Atto di Fede); Sabato - Corna e cornetti (Il Colpo di fortuna). Tutto si svolge in un vecchio bar, quello di Peppe, dove pare che il tempo si sia fermato alla “Napoli di un tempo”, un piccolo locale dove, come in passato, si accendono non solo vivaci discussioni in attesa dell’Evento della domenica, ma si raccontano anche divertenti o toccanti storie di tifosi, legate alla “passione” del calcio e alle partite più belle del Napoli. Il “professore”, seduto in un angolo, ascolta e prende appunti per inserirle nel suo prossimo libro. Nella presentazione del testo si legge: “Il bar di Peppe è un minuscolo porto di mare nel ventre di Napoli. Uno di quei bar accoglienti e familiari, sempre uguali a se stessi, dove sfogliatelle e caffè sono una scusa per chiacchierare, sfogarsi, litigare e fare pace. Inferno o paradiso, dipende dal momento. Ma più di ogni altra cosa è il luogo ideale dove prepararsi all'Evento, quello che la domenica pomeriggio mette tutti d'accordo intorno a un'unica incontrollata passione. Alla cassa del bar c'è Deborah, rigorosamente con l'acca, ostentata come un titolo nobiliare che parla al cellulare sempre incastrato tra spalla e testa, mentre Ciccillo, il tuttofare di origine asiatica, è ovunque perché non si ferma mai. A uno dei tavolini siede invece il Professore, attento osservatore dei sentimenti umani, che a un passo dalla pensione ha deciso di scrivere un libro facile, che sappia parlare a tutti. Già, ma quale argomento può raggiungere il cuore e l'anima della gente? La risposta è sotto i suoi occhi, nella trepida attesa dell'Evento. Il resto della settimana è un vero romanzo sudamericano: è gioia e nostalgia, è la poesia di un sogno, è la celebrazione di un gioco. È un diario dell'emozione che uomini e donne vivono giorno dopo giorno e che calamita ricordi, ossessioni e amori. È come il caffè napoletano, una sintesi perfetta di gusto ed energia: ti colpisce forte e ti dà il coraggio per affrontare le avversità della vita, fuori dal bar”. Il testo di De Giovanni in effetti mette in rilievo gli aspetti positivi dei tifosi napoletani, i “malati, come egli li definisce: nel suo racconto non c’è violenza e degrado, ma solo sentimenti buoni come l’amicizia, un bel rapporto tra generazioni, ricordi che uniscono genitori e figli facilitando il dialogo malgrado i social network, divertenti riti scaramantici, magia, “napoletanità” sana che aggrega e non disgrega. Un autore davvero interessante Maurizio De Giovanni che in breve tempo è riuscito a farsi apprezzare da un numero crescente di lettori in Italia e all’estero, dove le sue opere sono state tradotte in varie lingue. Giovanna D’Arbitrio
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