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LIBRO "I TESSUTI D'ARTE DEL REGNO DI NAPOLI"
post pubblicato in diario, il 22 dicembre 2018
Il 23 dicembre 2018, alle ore !8,00, alla Sala Pan In via Vittoria Colonna a Napoli, è stato presentato postumo l’ultimo libro di Nicoletta D’Arbitrio I TESSUTI D’ARTE DEL REGNO DI NAPOLI (Ed. Ad Est dell’Equatore). Le note biografiche sull’autrice ci informano che “NICOLETTA D'ARBITRIO (Napoli, 1948 – 2017): Scenografa, esperta d'Arte del tessuto e del restauro dei tessuti storici. Docente di Restauro dei tessuti storici dal 1989 (Istituto Mondragone di Napoli, Istituto L. de Medici, Accademia di Belle Arti di Napoli). Autrice di pubblicazioni sulla storia dell'arte del tessuto e sulle manifatture tessili del Regno di Napoli, tra queste ricordiamo: L'Arte della tessitura in Campania, Marotta, Napoli 1989; Il Real Albergo dei Poveri di Napoli. Un edificio per le “Arti della città”, Edisa, Napoli 1999 (coautore Luigi Ziviello); Carolina Murat La Regina Francese del Regno delle Due Sicilie Le Architetture La Moda L'Office de la Bouche, Edisa, Napoli 2003 (coautore L. Ziviello), La “Nova sacristia” di San Domenico Maggiore, gli apparati e gli abiti dei re Aragonesi, Edisa Napoli, 2001. L'età dell'Oro, Artemisia, Napoli 2007. Curatrice di mostre sul patrimonio tessile e sulla cultura materiale del Regno di Napoli con sede a Napoli, Caserta, Roma, Tokyo, New York, Madrid, Londra, Parigi, Strasburgo. Tra queste, la cura della sezione “tessuti” della mostra Las Manufacturas Napolitanas de Carlos y Ferdinando Borbon, entre Rococo y Neoclasicismo o Las utopias posibles, Madrid 2003; Un Giojello per la Regina, Museo di San Martino, (catalogo Electa Napoli) 2006; I Pastori napoletani e le vestiture del Regno di Napoli. Il tempo della tradizione, Londra 2009/2010; Il Presepe del Regno di Napoli. Le arti e i mestieri della Città, Parigi 2010/2011; Il Presepe cortese del Regno di Napoli. I Figurarum Sculptores, Strasburgo 2010/2011. Ha partecipato a mostre e pubblicazioni curate dalla Soprintendenza del Polo museale della città di Napoli; tra queste: Settecento napoletano: Sulle ali dell'aquila Imperiale, Napoli 1994, Tiziano e il ritratto di corte da Raffaello ai Carracci, Electa Napoli 2006 (con il saggio La Veste de’ Nobiltà, il potere e l’apparire).Ha curato e condotto il restauro scientifico-materiale e la schedatura di opere d'arte tessile del patrimonio campano; tra cui i reperti tessili del I° secolo d. C. di Ercolano e di Pompei, gli apparati vestimentari del XV e XVI secolo dei sovrani d'Aragona e della corte vicereale, gli arazzi della manifattura settecentesca di San Carlo alle Mortelle dei Borbone di Napoli, i panni ricamati del XVII secolo della collezione d'Avalos (Museo di Capodimonte), i panni ricamati del XVII secolo della collezione d'Aquino (Basilica di San Domenico Maggiore), i paramenti sacri del XVII e XVIII secolo della Cappella del Tesoro di San Gennaro. Sulla quarta di copertina del libro si legge quanto segue: «Il restauro non è un'applicazione tecnica per quanto sofisticata, ma è un atto critico, il gesto di mani guidate dal pensiero. E il gesto che porta a restaurare non si dirige verso l'indistinto mondo Tessuti unici e preziosi che avevano valore monetario accertato e accettato negli scambi commerciali. I sovrani aragonesi arricchirono con una collezione di tessuti d'arte di pregio il loro tesoro custodito nella torre del “Guardaroba reale” in Castel Nuovo. Una collezione che, oltre a dimostrare l’attenzione dedicata all'arte e a dare prestigio alla corte, rappresentò per i sovrani un patrimonio preziosissimo, adottato anche come “impegno” offerto ai banchieri per acquisire fondi utili a finanziare le imprese dei re d'Aragona”. Dal seguente articolo (pubblicato su Ischia News) apprendiamo che ”Il saggio pone le basi scientifiche per un repertorio documentario e letterario in gran parte inedito, frutto di una ricerca condotta negli archivi storici italiani ed europei e fondato sulla acquisizione di una vasta documentazione iconografica. Lo studio ha portato alla luce preziose opere d'arte tessile create da artefici napoletani e anche francesi, fiorentini, senesi, veneziani e genovesi che operarono a Napoli, dove furono accolti e a cui fu data cittadinanza, contribuendo al fiorire dell'arte tessile. I documenti non solo ne rivelano l'identità ma specificano le caratteristiche dei manufatti creati dall'atelier di ogni “Maestro di drappi d'oro”. Lo studio rivela anche il contributo dato dagli artisti del Regno di Napoli nel XV e XVI secolo alla diffusione dell'arte tessile in Francia, dove furono invitati e ospitati nelle dimore reali. I sovrani francesi, inoltre, per promuovere le arti si ispirarono agli interventi introdotti a Napoli dal governo aragonese e vicereale. Il testo valorizza i percorsi produttivi-creativi legati alla cultura materiale della città e che ne hanno nel tempo promosso lo sviluppo, il benessere economico e civile. La seconda parte del libro riguarda le fasi di restauro di opere dell’arte tessile napoletana tra cui gli arazzi di Palazzo Reale, i ricami della famiglia D’Aquino e gli apparati delle famiglie reali e delle nobili casate napoletane conservati in S. Domenico Maggiore e i ricami di S. Chiara eseguiti dall’autrice stessa nel corso della propria vita professionale” . Concludendo, Nicoletta D’Arbitrio ha dedicato la sua vita a diffusione di Arte e Cultura, con impegno e sacrificio. Posso testimoniarlo, come sorella e amante di ogni forma d’arte. Giovanna D’Arbitrio
LIBRO "CONVERSAZIONE A DUE VOCI", di R.R.TOSCANI
post pubblicato in diario, il 20 dicembre 2018
Sabato 15 Dicembre 2018 alle ore 10,30, nella splendida Sala Comencini della Fondazione Circolo Artistico Politecnico in piazza Trieste e Trento a Napoli, è stato presentato il libro “Conversazione a Due Voci- note di supervisione”, scritto da Rosa Romano Toscani, (psicoterapeuta e scrittrice, socio fondatore SIPP, docente con funzioni di training). ), con la collaborazione di Pietrina Bianco (psicoterapeuta e dirigente U.O. adozione e affido familiare) Al dialogo con le autrici hanno partecipato Giuseppe Scialla (Autorità Garante infanzia e adolescenza), Antonio De Rosa (Presidente SIPP). Luigi Baldaccini,(direttore dell’Istituto di Psicoterapia Relazionale),Raffaele Caprioli(psichiatra , membro ordinario SIPP), Antonia Imparato (Psichiatra, membro FPL e membro EPFCLI),Valeria Sperti (docente di letteratura francese- Università Federico II), nonché l’attrice Agnese Crispino che ha letto alcuni brani del libro. Nel corso del dibattito, coordinato abilmente dalla stessa Pietrina Bianco, è stato evidenziato quanto sia importante la figura del “supervisore” come supporto nei momenti di impasse di fronte a casi più complicati. In momenti storici difficili come quelli attuali, inoltre, secondo i relatori occorre “umanizzare” i processi psicoterapeutici, evitando modelli superati, in particolare nel campo di infanzia e adolescenza (G. Scialla).I mutamenti sociali agiscono anche sui pazienti che oggi vogliono guarire “in fretta” e quindi per loro occorrono nuovi strumenti, nuova formazione e continuo confronto(A. De Rosa, P. Bianco.). Immersione empatica, umiltà, rispetto reciproco, superamento della “vergogna” e in particolare creatività sono elementi fondamentali nel percorso in cui si confrontano paziente, terapeuta e supervisore alle prese con transfert e controtransfert (A. Imparato, R.R. Toscani, L. Baldaccini). E poiché il libro è ricco di citazioni letterarie, è stato evidenziato infine il legame tra psicanalisi, letteratura e arte in genere, nonché l’importanza del linguaggio, cioè l’uso di parole “appropriate” nel delicato dialogo della “triade” paziente- terapeuta - supervisore, una storia scritta a tre mani (V. Sperti, R. Caprioli, R.R. Toscani)- ? senz’altro difficile sintetizzare un dibattito di due ore in poco spazio, un dibattito che fin dall’inizio si è rivelato coinvolgente, colto ed elevato, un’ottima opportunità per riflettere anche per la sottoscritta che da insegnante spesso ha seguito con particolare cura alunni affetti da disagio psichico Ho letto il libro in breve tempo, grazie allo stile scorrevole e al significativo contenuto: molto interessante la seconda parte in cui il caso di Anna, una paziente difficile, evidenzia in pratica come le autrici abbiano vissuto il rapporto con la paziente: l’una nei panni di terapeuta (P. Bianco) e l’altra in quelli di supervisore (R. R. Toscani). Mi è piaciuta la citazione a pag. 57: “Il vero viaggio di scoperta non consiste nel cercare nuove terre, ma nell’avere nuovi occhi”(Proust).Una citazione appropriata agli aspetti innovativi illustrati nel libro. Rispondente a verità la quarta di copertina in cui si legge che “dopo un’esauriente cornice teorica, il volume presenta un’esperienza esemplare di supervisione di una coppia al lavoro, didatta-allieva, che accompagna le varie tappe di un percorso di psicoterapia psicoanalitica. Come sottolinea Palacio Espasa nell'introduzione, è soprattutto la qualità della relazione interpersonale maestro-allievo che favorisce la trasmissione della tecnica psicoanalitica. L'originalità di questo libro sta proprio nel testimoniare la graduale acquisizione di competenze a partire da una profonda relazione duale che, per osmosi, si estende alla cura del paziente: la supervisione quindi come riconoscimento e costruzione tra ognuno dei due membri separatamente e in coppia. Accogliendo le parole di Claudio Neri, "uno spazio per la differenza tra pari". La narrazione dell'allievo dell'esperienza della supervisione costituisce un ulteriore elemento di ricchezza del testo, un'apertura e uno sguardo dentro l'avventura emotiva della sua formazione nella ricerca di autonomia, autenticità e creatività come persona analitica- Un libro originale sulla relazione terapeutica e sulla formazione del terapeuta. Un intreccio tra storia e narrazione clinica descritto attraverso il racconto dei suoi protagonisti. Un percorso intimo ed empatico che abbraccia la cura e lo sviluppo di una dimensione creativa di sé. Un libro sull’arte dell’ascolto e del cum-versare dentro la stanza d’analisi, su noi stessi, la nostra vita e la vita dell’altro”. Giovanna D’Arbitrio
FILM "IL VIZIO DELLA SPERANZA"
post pubblicato in diario, il 5 dicembre 2018
Vincitore del Premio del pubblico BNL alla Festa del Cinema di Roma 2018, premiato al Tokyo International Film Festival per la Miglior regia (Edoardo De Angelis) e la Miglior attrice (Pina Turco), il film Il Vizio della Speranza, evidenzia la lotta per la vita pur nell’estremo degrado delle periferie urbane. Il film inizia con un’immagine straziane: il corpo di una bambina tramortita da un brutale stupro galleggia sull’acqua del mare nell’ abito bianco della prima comunione e viene ripescato dall’ex giostraio, Pengue (Massimiliano Rossi). Segnata dall’abuso sessuale che ha compromesso la sua capacità di generare, Maria (Pina Turco) per sopravvivere aiuta una pappona tossica, Zia Maria (Marina Confalone), traghettando sul Volturno prostitute nigeriane che affittano l'utero per denaro. Accorgendosi di essere incinta, un giorno Maria ha un improvviso risveglio di coscienza e aiuta Fatima che vuole tenere per sé il suo bambino. Costretta a fuggire, si nasconde nella casa delle prostitute nigeriane: viene scoperta e tenuta prigioniera da Zia Maria che prevedendo la sua morte dopo il parto, vuole impadronirsi del bambino per i suoi loschi traffici. Maria lotta con tutte le sue forze per salvare suo figlio e vi riesce con l’aiuto di Pende che durante il parto prega Dio con tutta l’anima affinché Maria non muoia. Il film è stato girato nella zona di Castel Volturno dove negli anni ’60 i fratelli Coppola realizzarono il progetto edilizio Pinetamare (a nord di Napoli), finito poi nell’abusivismo e nel degrado, terra di emarginati, migranti e criminali. Edoardo De Angelis l’aveva già scelta per altri due film Mozzarella Stories e Indivisibili, seguendo l’esempio di Matteo Garrone che qui girò scene di Gomorra e del recente Dogman. Insomma il Villaggio Coppola diventa periferia degradata generica che rappresenta in fondo tutte le zone suburbane abbandonate a se stesse. Nelle note di regia, De Angelis ha scritto che ”Castel Volturno, nell’organismo della nazione, è un organo secondario, è la milza d’Italia. Se lo asporti, sopravvivi lo stesso. Eppure, tra i secondari, la milza è l’unico a essere collegato all’organismo attraverso vasi sanguigni, vene e arterie. Inoltre, combatte le infezioni ematiche ed è un buon serbatoio di sangue”. Il film è ricco di simboli: il nome stesso della protagonista, Maria, la scena finale della nascita di suo figlio, simile ad un presepe, in qualche modo rappresentano la voglia di rinascita e speranza. Anche il desiderio di libertà appare chiaro nella bella scena di un cavallo nero che galoppa lungo la riva del mare. In una luce triste e crepuscolare si aggirano personaggi di un mondo in penombra (fotografia di Ferran Parede) dove napoletani e neri riescono a convivere tra eventi drammatici, ritmi africani e antiche canzoni popolari (musiche di Enzo Avitabile), un'integrazione che nasce dalla solidarietà tra gli umili, ben descritta da atmosfere e dialoghi(sceneggiatura di De Angelis e Umberto Contarello). Giovanna D’Arbitrio
NAPOLI- PRESENTAZIONE DEL LIBRO "L'ALTRO RADICALE"
post pubblicato in diario, il 21 ottobre 2018
Il 18 ottobre 2018, alle ore 18,00, a Napoli, allo Spazio Guida in via Bisignano, 11, ha avuto luogo la presentazione del libro L’altro Radicale - essere liberali senza aggettivi (Guida editore) di Giuseppe Rippa con Luigi O. Rintallo. Sono intervenuti: Antonio Marulo (moderatore), Luigi Rintallo, Andrea Manzi, Paolo Macry (ordinario di Storia contemporanea all'Università Federico II), Biagio De Giovanni (professore di Filosofia Politica all'Università degli Studi l'Orientale di Napoli), Giuseppe Rippa (direttore di Quaderni Radicali e dell’Agenzia di Stampa on-line Agenzia Radicale), webmaster Roberto Granese. Prima di riferire sui temi del dibattito ci sembra interessante come viene descritto il libro dalla Casa Editrice Guida: “Partendo dalle ragioni dell'"alterità" del partito fondato da Marco Pannella, Giuseppe Rippa riflette sull'eclisse attuale dei radicali nello scenario italiano dopo la morte del leader nel 2016. È l'occasione per raccontare la propria esperienza politica dagli esordi nella Napoli degli anni Settanta alla situazione attuale, che a due anni dalle elezioni presidenziali negli Stati Uniti registra una svolta epocale dai contorni ancora indefiniti. Attraverso la carrellata di incontri ed eventi emerge con nitidezza l'analisi politica del direttore di «Quaderni Radicali» e «Agenzia Radicale», contraddistinta dal complesso rapporto con Pannella - a un tempo dialettico ma sempre improntato a lealtà - e dalla determinazione a concepire l'impegno civile come una ragione di vita irrinunciabile. Introduzione di Silvio Pergameno. Postfazione di Biagio de Giovanni”. Ritornando al dibattito, dopo una breve introduzione dell’ equilibrato moderatore, Atonio Marulo, la parola viene data a Luigi Rintallo secondo il quale il liberalismo non può essere considerato la causa scatenante di globalizzazione, turbocapitalismo e consequenziale crisi del 2008, in quanto non hanno in sé niente di liberale, come viene sottolineato anche nel libro, ideato dopo la morte di Pannella per ricostruire l’alterità dei radicali, nonché quella dello stesso Rippa. Dagli anni ’70 si arriva ad oggi con una serie di riflessioni che diventano un manifesto politico, non solo memoria del passato, una proposta politica per il futuro dal momento che dal’92 predomina l’antipolitica, con una frammentazione orchestrata dal Potere dominante che preferisce manipolabili ribelli ai riformatori che propongono reali cambiamenti. L’esigenza di ritornare alla vera politica era già presente nel loro libro del ’93, “Hanno ammazzato la politica”. A questo punto Marulo passa la parola ad Andrea Manzi che definisce il libro “molto complesso”: essere liberali senza aggettivi è difficile, in particolare oggi per la crisi attuale dell’Italia, un paese “fermo” in condizioni drammatiche. Rippa, comunque, ha il merito di estendere la sua visione oltre i confini, pur lottando sempre per i diritti umani e civili. In effetti i radicali in tutte le loro battaglie hanno cercato di introdurre nuove norme o di modificare quelle esistenti con una chiara visione della legge. Secondo Manzi spesso si parla di crisi della democrazia liberale della quale non esistono esempi riscontrabili nella realtà (tranne forse negli USA): liberalismo e democrazia sono due cose diverse secondo li, in quanto il primo è atteggiamento etico-politico mentre la democrazia ha un carattere prettamente politico. Drammatica appare oggi la cattiva manutenzione della democrazia anche per colpa dei liberali, secondo “The Economist” che rileva una mancanza di azione incisiva dei liberali (perfino nel caso dei migranti), per una crisi dei valori liberali. Secondo Paolo Macry, tutto parte dalle campagne referendarie degli anni ’70, alcune vinte altre perse, battaglie difficili in un’Italia clericale e martoriata da eventi drammatici, come ad esempio il caso Moro, battaglie costruite anche con l’appoggio della sinistra, col “passa parola” e con costruttive insperate sinergie, come quella con Scalfari e l’Espresso. Anche nelle sconfitte, tuttavia, i radicali si garantiscono uno “zoccolo duro”, un 15% -20% di adesioni anche su temi molto difficili, avvalendosi di una piccola classe dirigente competente e colta che fa discorsi nuovi. Battaglie per i diritti civili, fatte per affermare lo stato di diritto e la democrazia liberale, battaglie fatte per l’informazione, con Radio Radicale, nata a metà anni ’60 sul criterio di “conoscere per deliberare”. Preoccupano oggi le forze illiberali, ma bisogna sperare di far sentire una voce diversa, come hanno fatto i radicali con Pannella e una classe dirigente intelligente che è riuscita a rompere la “crosta del senso comune”, mettendo in campo “valori non negoziabili”. La parola passa poi a Biagio De Giovanni, autore della post prefazione, che dichiara in modo netto e conciso che siamo “alla fine di un mondo”, fine nella quale siamo tutti coinvolti. Allora volgiamo lo sguardo al passato quando esistevano i grandi partiti di massa, fenomeno non solo italiano ma europeo, contrassegnato da una tensione dialettica alla quale partecipavano anche i radicali, mai stati un partito, bensì una costellazione diretta da Pannella, crollata quando sono scomparsi i grandi partiti, le grandi culture che hanno fondato la democrazia di massa nel dopoguerra. Nel periodo delle battaglie referendarie, in effetti, anche il partito comunista è stato positivamente coinvolto. Nel 1989 poi cambia la struttura del mondo con la globalizzazione, in Europa all’inizio interpretata come una premessa per unificare il mondo ed estendere la democrazia, ma non è stato così: l’Europa si sta disgregando sotto l’ avanzata di destre estremiste e populismi (vedi Brexit e una Germania sempre più debole). Assistiamo all’agonia della democrazia rappresentativa e al sorgere di democrazie illiberali, una crisi non solo europea, ma mondiale. Un’opposizione vera può venire solo dalla Cultura, poiché ora occorrono nuovi strumenti per una svolta. Il passato non ritorna, chiediamoci piuttosto da dove ripartiamo per uscire dall’attuale caos mondiale e dalle democrazie illiberali. Basti pensare alle parole di Salvini durante il suo recente viaggio in Russia, nazione in cui si sente “a proprio agio”, nazione in cui si ammazzano gli informatori e dove regna il dispotismo. Speriamo che si risvegli la Cultura per mettere a tacere una trionfante sottocultura becera e rozza. Conclude il dibattito Giuseppe Rippa riassumendo i temi trattati dai vari interlocutori e partendo dagli anni ’70 quando Napoli era un avamposto delle battaglie civili. Pur condividendo le idee di Biagio De Giovanni, egli mette in evidenza i costanti sforzi dei radicali nel cercare interlocutori anche negli altri partiti (in particolare la DC di Fanfani e PC) per le loro difficili battaglie nel difendere la cultura liberale, la vera democrazia, lo Stato di diritto e l’informazione corretta. L’attacco alla parte deleteria della partitocrazia è stata fatta con i referendum. Il libro “Hanno ammazzato la politica” aveva in sé il presagio della fine di una costruttiva dialettica e l’inizio di un’informazione sempre più scorretta. Il declino dei partiti è oggi evidente nei discorsi dei politici, inclusi quelli del PD che ha perso continuamente pezzi. Insomma bisogna lavorare sulla “società delle conseguenze”, in cui vanno scomparendo tutti gli spazi di confronto e dialogo, mentre trionfano o ignoranza, incompetenza, disinformazione: una catastrofe alla vigilia delle elezioni europee per il predominio di sovranismi e populismi. Un dibattito davvero interessante, in cui finalmente abbiamo potuto apprezzare il tono colto ed elevato del confronto tra persone intelligenti che con sincerità, signorilità e competenza hanno analizzato un lungo periodo storico dagli anni ’70 ad oggi, toccando numerosi temi con discorsi “di qualità”, quella qualità culturale che purtroppo oggi scarseggia, come giustamente ha rilevato B. De Giovanni, auspicando un ritorno alla vera Cultura. Giovanna D'Arbitrio
"L'AMICA GENIALE", di ELENA FERRANTE
post pubblicato in diario, il 8 ottobre 2018
I primi due episodi della serie televisiva tratta dalla nota quadrilogia di Elena Ferrante, sono apparsi sul grande schermo in questi giorni, riscuotendo un notevole successo. Ricordiamo che nel 2011 fu pubblicato il primo volume del ciclo L'Amica Geniale, seguito dai libri Storia del nuovo cognome, Storia di chi fugge e di chi resta, Storia della bambina perduta. (Ed.e/o). Nel 2017 la televisione statunitense HBO annunciò poi la produzione di una serie televisiva in otto puntate basata sui suddetti libri (prodotta da RAI Cinema e Fandango), recitata in lingua napoletana con sottotitoli in inglese. I primi due episodi sono tratti dal primo volume che descrivono l’infanzia e l’adolescenza di due bambine, Elena (Elisa del Genio), e Raffaella (Ludovica Nasti), in un quartiere povero di Napoli negli anni ’50, dove è racchiusa tutta la loro vita, tra giochi con le bambole, scuola e famiglia, litigi tra familiari e i loro vicini, violenze del “guappo”, Don Achille. Molto intelligente, ribelle e decisa, Lila desta l’ammirazione di Lenù che diventa sua amica e la segue in tutte le sue audaci iniziative. Purtroppo con la fine della scuola elementare sono costrette a separarsi: il padre di Lila, calzolaio povero e maschilista, non le consentirà di proseguire gli studi, mentre il padre di Lenù, usciere comunale, permetterà alla figlia di continuare a studiare. I loro percorsi comunque continueranno ad intrecciarsi per tutta la vita e in futuro verranno poi descritti da Elena in un libro, specchio dei loro sogni, amori, inganni, rotture e ricongiungimenti, in particolare del loro coraggio nel sottrarsi a patriarcale sottomissione, maschilismo e degrado socio-culturale. Il primo volume, così come il film, si apre con il prologo, Cancellare le tracce, in cui il figlio di Lila chiede invano aiuto a Lenù, ormai anziana, qualche notizia per ritrovare la madre scomparsa. La narrazione poi continua con i ricordi di Lenù (voce narrante: Alba Rohrwacher ) ed è condotta da lei stessa in prima persona. Vengono alla luce così tanti personaggi, descrizioni di ambienti e usanze di una Napoli anni ‘50 e via via nei libri successivi scorrono tanti eventi storici fino ai nostri giorni: un excursus emozionante e coinvolgente per i napoletani di una certa età, come la sottoscritta che ben ricorda il passato, in particolare gli anni ’60 quando come insegnante toccò con mano i problemi della dispersione scolastica in certi quartieri napoletani “a rischio”. Secondo la descrizione della casa editrice la quadrilogia “comincia seguendo le due protagoniste bambine, e poi adolescenti, tra le quinte di un rione miserabile della periferia napoletana, tra una folla di personaggi minori accompagnati lungo il loro percorso con attenta assiduità. L'autrice scava intanto nella natura complessa dell'amicizia tra due bambine, tra due ragazzine, tra due donne, seguendo passo passo la loro crescita individuale, il modo di influenzarsi reciprocamente, i buoni e i cattivi sentimenti che nutrono nei decenni un rapporto vero, robusto. Narra poi gli effetti dei cambiamenti che investono il rione, Napoli, l'Italia, in più di un cinquantennio, trasformando le amiche e il loro legame. E tutto ciò precipita nella pagina con l'andamento delle grandi narrazioni popolari, dense e insieme veloci, profonde e lievi, rovesciando di continuo situazioni, svelando fondi segreti dei personaggi, sommando evento a evento senza tregua, ma con profondità e potenza.. Altri romanzi arriveranno poi per raccontarci la giovinezza, la maturità, la vecchiaia incipiente delle due amiche”. Nella trasposizione cinematografica, senz’altro notevole la sceneggiatura di Elena Ferrante, Francesco Piccolo, Laura Paolucci, Saverio Costanzo il quale con la sua abile regia, inoltre, è riuscito a dar corpo a Lenù e Lila con due piccole bravissime attrici non professioniste, Elisa Del Genio (Elena) e Ludovica Nasti (Lila), ricostruendo la storia a Caserta, vicino Napoli che è l’ altra protagonista del racconto, una città descritta in tutti i suoi contrasti, tra splendore, miseria, catastrofi naturali (terremoto dell’ ’80,) sullo sfondo di un'Italia tormentata da drammi di tutti i generi dal dopoguerra fino ai nostri giorni. Si ritiene che la scrittrice Elena Ferrante, nata e cresciuta a Napoli, si nasconda dietro uno pseudonimo, per cui varie ipotesi sono state avanzate sulla sua vera identità, tra le quali forse la più accreditata è quella centrata su Anita Raja, traduttrice e saggista partenopea. Dal suo primo romanzo, L'amore molesto (1992) fu tratto l'omonimo film di Mario Martone e da I giorni dell'abbandono (2002) è stata realizzata la pellicola omonima di Roberto Faenza. Giovanna D’Arbitrio
NAPOLI MODA DESIGN 2018
post pubblicato in diario, il 6 maggio 2018
Il 5 maggio 2018, alle ore 12,00, al Palazzo dei Congressi Federico II, in via Partenope, ha avuto luogo una conferenza stampa sull’evento “NAPOLI MODA DESIGN”. Tra i partecipanti al dibattito ricordiamo in particolare Anna Paola Merone, giornalista del Corriere del Mezzogiorno, Maurizio Martiniello, architetto, Serena Rossi, attrice e special guest. In effetti, come essi hanno rilevato con soddisfazione, la suddetta manifestazione su moda e design, ideata e organizzata da M. Martiniello, è giunta con successo alla terza Edizione, con il patrocinio di Comune di Napoli, Design For The Built, Dipartimento di Architettura, Fondazione Mondragone, Ordine degli Architetti di Napoli e Provincia, Ordine degli Ingegneri di Napoli, Maggio dei Monumenti, Università Federico II, Università degli Studi della Campania Luigi Vanvitelli. Esposizioni e installazioni dislocate in una particolare “contemporary house” moda- design, sono state progettate da M. Martiniello all’interno dell’ex Università di Economia e Commercio, ora Centro Congressi Federico II, sede che ha offerto un ampio spazio per ospitare non solo una casa ideale, ma anche una grande sala- conferenza dove si terranno poi approfondimenti e tavole rotonde, nonché una sala per sfilate e presentazioni di moda. Davvero imponente e maestoso il Palazzo dei Congressi, con la grande Hall addobbata in rosso per l’occasione e lo scalone arricchito con magnifici abiti di Sarli, il grande stilista napoletano. Alle ore 19,30 ha avuto luogo poi l’Opening dress code, contrassegnato dal colore rosso, a Castel dell’Ovo, con ingresso ad invito, durante il quale sono stati assegnati i seguenti premi: Premio Spettacolo – attrice e conduttrice Serena Rossi; Premio Design – architetti Massimiliano e Ada Fuksas; Premio alla cultura – Magnifico Rettore dell’Università Federico II, prof. Gaetano Manfredi; Premio alla Moda – Maria d’Elia, Commissario Straordinario della Fondazione Mondragone; Premio Moda in memoria di Sarli – Carlo Alberto Terranova; Premio al Turismo – dott. Iris Savastano, Presidente Commissione Cultura e Turismo della Municipalità; Premio Imprenditoria Design - Marina Marseglia; Gennaro Annunziata della Sartoria CHIAIA Napoli - riconoscimento all’Eccellenza Artigianale Napoletana nel Mondo. Dal 6 al 12 maggio saranno presenti, brand di moda, atelier prestigiosi, note aziende del design, secondo un calendario prestabilito per eventi , mostre, incontri, sfilate e presentazioni di moda, rigorosamente su invito. Grazie alla collaborazione con DIARC ( Dipartimento di architettura dell’Università degli Studi di Napoli) si terrà un ciclo di seminari aperti ad ingegneri e architetti, e verranno presentati i lavori prodotti durante il corso di laurea internazionale in design, DBE Design for the Built Environment. Tema principale intorno al quale ruoterà la terza edizione saranno le “luxuryIdeas” ovvero “il lusso analizzato e scomposto in tutte le sue sfumature: declinato sotto forma di immagine visiva o tattile, di emozione e oggetto prezioso, esperienza e relazione”. Per ulteriori informazioni sii consiglia di consultare il seguente sito on line: http://www.napolimodadesign.it/ La sottoscritta ha partecipato alla conferenza stampa, grazie all’invito di Silk & Beyond, azienda diretta da Maria Assunta Giaquinto, partner di Napoli Moda Design 2018 con le sue prestigiose produzioni che preservano la storica tradizione delle sete di San Leucio, unendo iconografia classica e modernità e “proponendo soluzioni diversificate per gusto, tradizione ed esigenze in Europa, negli Stati Uniti e negli Emirati Arabi. La Silk & Beyond, nata dieci anni fa in provincia di Caserta, è oggi punto di riferimento per architetti, arredatori e privati amanti del bello e del Made in Italy di qualità. Innovazione e tradizione per un’azienda che collabora con artisti alla produzione di tableaux in edizione limitata e con le Università interpretando il cambiamento e l’evoluzione del design senza rinunciare alla tecnica produttiva perfezionata nel tempo. La ricchezza dei broccati, la ricercatezza dei lampassi e la freschezza delle nuove collezioni fanno della Silk & Beyond una realtà in grado di soddisfare le diverse richieste di una clientela alla ricerca di un prodotto di alta gammA”. (tratto dalla scheda di presentazione di Silk&Beyond). Giovanna D’Arbitrio
NAPOLI- MOSTRA "SPETTACOLO ONIRICO"
post pubblicato in diario, il 3 maggio 2018
Il 3 maggio 2018, nello storico Palazzo Scarpetta di Via Vittoria Colonna a Napoli, alle ore 11,30 è stata inaugurata la nuova sede operativa della Fondazione Eduardo De Filippo (FEDF), per merito di Carolina Rosi, moglie del compianto Luca De Filippo, nonché figlia del grande regista Franco Rosi e nipote della stilista Maria Mandelli, nota come Krizia. In tale circostanza, come omaggio al grande Roberto Capucci, è stata presentata in conferenza stampa, l’originale mostra di disegni per il teatro intitolata “Roberto Capucci. Spettacolo onirico”, aperta al pubblico da venerdì 4 maggio fino alla fine di giugno. La mostra, curata da Caterina Napoleone, già presentata con successo a Firenze, si avvale del catalogo edito da ARTE’M con testi di Carolina Rosi, Caterina Napoleone, Eike D. Schmidt, Giovanni Gavazzeni, Gabriele Mayer, di una nota biografica e dell’elenco delle principali mostre tenute dal Maestro nel corso della sua lunga attività professionale Alla conferenza stampa hanno partecipato Carolina Rosi, Roberto Capucci, Caterina Napoleone, e Gabriele Mayer, i quali hanno sottolineato come l’evento abbia offerto l’occasione di accogliere, per la prima volta a Napoli, Roberto Capucci e i suoi meravigliosi disegni, realizzati sin dagli anni ‘90, un repertorio di costumi maschili per il teatro, di puro carattere visionario. Come hanno spiegato C. Napoleone e G. Mayer, il titolo stesso della mostra ne sottolinea il carattere onirico con oltre cinquanta figure multiformi e multicolori che ci riconducono agli antichi miti ,in particolare a quelli di Dioniso, presentati insieme a prototipi in carta, ricavati dagli originali disegnati a matita, illustranti il metodo di lavoro, dal progetto all’esecuzione: un work in progress realizzato sotto la direzione di Gabriele Mayer dai suoi ex allievi dell’Accademia di Belle Arti di Napoli. "Non potevamo immaginare migliore avvio – ha affermato Carolina Rosi - per la nostra sede rendendo omaggio a Roberto Capucci, maestro assoluto dell'arte e della cultura, più volte prestato al teatro e a Luca che proprio qui, in questo luogo evocativo, aveva indicato lo spazio naturale per accogliere il lavoro della Fondazione". Ella ha poi messo in risalto che l’inaugurazione della nuova sede rappresenta solo l’atto finale di un percorso dovuto ai valori intramontabili della famiglia De Filippo, in particolare del grande Eduardo, alla sua creatività, fantasia e forza espressiva, in qualche modo paragonabili a quelle di Roberto Capucci: insomma, due grandi maestri. Significative le risposte del grande stilista alle pressanti domande a lui rivolte sia da Caterina Napoleone che dal pubblico in sala, in particolare quando ha affermato che le sue migliori creazioni nascono nel silenzio della notte in grande serenità e con la gioia di offrire qualcosa di bello agli altri. Ha ricordato infine con ironia le inaspettate reazioni ai suoi sontuosi costumi da parte di June Anderson, soprano texano nel Capriccio di Strauss , rappresentato al Teatro San Carlo di Napoli nel 2002 Intervenendo più volte nel dibattito, Carolina Rosi, da parte sua ha elogiato i misteriosi legami tra le opere dei grandi maestri in ogni campo, esaltando infine i valori di Cultura, Arte, Bellezza, valori spesso poco tutelati nella nostra epoca ma che vanno preservati con forza e determinazione. Un incontro interessante durante il quale ho rivisto con piacere Carolina Rosi, incontrata a Sabaudia in occasione del Premio Pavoncella 2017, quando ella fu premiata con la seguente motivazione, qui riportata in parte: “Avrebbe potuto vivere di luce riflessa, custode di una eredità artistica unica per contenuti e spessore culturale, nel segno di due autentici Maestri del Cinema e del Teatro, il padre Gianfranco Rosi e il marito Luca De Filippo, ma avrebbe smentito se stessa e tradito proprio quei Maestri, non preservando nella sua interezza il grande Teatro di Eduardo e di Luca De Filippo. Ed eccola decidere di portare avanti quella missione assumendo la presidenza della Fondazione e la direzione della Compagnia di Luca con la quale continua oggi a girare in Italia”. Giovanna D’Arbitrio
"SOUVENIR", un libro di M.DE Giovanni
post pubblicato in diario, il 8 gennaio 2018
Nell’ultimo romanzo di Maurizio de Giovanni, Souvenir, della serie i Bastardi di Pizzofalcone, ancora una volta ritroviamo i poliziotti di Pizzofalcone, ciascuno sempre alle prese con le proprie vicende personali, questa volta impegnati in trasferta a Sorrento per far luce sulle conseguenze di una storia d’amore, nascosta per ben 50 anni. Nel presentare il libro la casa editrice scrive che si tratta di "un intrigo familiare tra gli anni Sessanta della dolce vita e i giorni nostri, tra Napoli e Sorrento. Una vicenda amara e pervasa di nostalgia che costringerà i Bastardi a indagare in “trasferta”: nello spazio e nel tempo. Un uomo di circa sessant’anni viene trovato privo di sensi nell’androne di un palazzo a Pizzofalcone; con sé non ha documenti né un cellulare. Trasportato in ospedale, lo sconosciuto entra in coma senza che nessuno sia riuscito a parlargli. Di far luce sull’episodio sono incaricati i Bastardi, che identificano la vittima dell’aggressione: un americano in vacanza a Sorrento con la sorella e l’anziana madre, una diva di Hollywood ora affetta da Alzheimer e persa nei ricordi di un lontano passato. Recandosi a più riprese nella cittadina del golfo, fuori stagione vestita da un fascino malinconico, i poliziotti si convincono che la chiave del mistero sia da ricercare in fatti accaduti molti anni prima proprio in quel luogo magico, quando l’ex attrice si trovava lì per girare un film. In un susseguirsi di colpi di scena le cose si complicano, tanto più che il lavoro della chiacchierata squadra investigativa partenopea incrocia di nuovo quello del sostituto procuratore Buffardi, punta di diamante della Dda e rivale in amore di Lojacono". Le indagini si dipanano con cura in un mese particolare: è ottobre, un mese in cui a Napoli il tempo è ancora indeciso. Un giorno fa freddo, in un altro fa caldo e ci si illude che l’estate continui, ma è solo un’illusione. Anche il crimine, intanto, si risveglia e i Bastardi sono di nuovo richiamati all’azione. Tutto è avvolto dall’atmosfera melanconica di questo mese di passaggio tra estate e autunno, un mese “sospeso” tra passato e futuro, dove s’intrecciano i drammi di tante vite, di tanti esseri umani stanchi di vivere, come Ahmed, l’emigrato che non ha trovato qui una nuova vita e vuol farla finita, oppure Mario, ricco ma disperato, che preferisce il suicidio al divorzio, di Barbara che soffoca con un cuscino il padre malato di cancro e così via. E i Bastardi di Pizzofalcone in questo dannato mese si dibattono tra vicende personali e crimini, alle prese con il nuovo misterioso caso che affonda le sue radici nel passato, in un amore lontano di due giovani: purtroppo tutto passa e la gioventù dura poco, ma l’amore talvolta resta immutato nel tempo e, anche se contrastato, continua a coinvolgere le generazioni future, tra segreti, intrighi e violenze. Tutta la storia è avvolta dal sapore malinconico di un souvenir, di un ricordo lontano ma non perduto per sempre, di una sera d’estate tra mare e chiaro di luna, una notte d’amore di due giovani, rimasta sospesa nel tempo. ? questa la magia creata dallo stile di Maurizio De Giovanni che sa fondere diversi elementi nei suoi libri, non solo gialli, pieni di colpi di scena, ma racconto di sentimenti e atmosfere. E infine credo che noi napoletan, in particolare,i nei romanzi di De Giovanni ritroviamo quell’ indefinibile aria di “casa”: l’identità sempre viva di una città antica e “verace” . Giovanna D’Arbitrio
NATALE A NAPOLI
post pubblicato in diario, il 31 dicembre 2017
Mentre imperversano i soliti cliché negativi su Napoli situata da statistiche varie negli ultimi posti per qualità di vita, per fortuna i turisti sono tornati in massa nella nostra città e ne elogiano il patrimonio artistico e culturale, le bellezze paesaggistiche, nonché gli eccellenti cibi e vini, pizza napoletana inclusa, divenuta patrimonio dell’UNESCO. “Così cantava Parthenope, che provava un dolore dolce. La sua voce era una freccia che colpì il mio cuore”, scrisse il filosofo e letterato tedesco J. G. Herder” e mi sembra che questi versi accompagnino da sempre la mia amata città, dolente e bellissima, che affascina ancora e colpisce il cuore di coloro che la visitano, ammirando vestigia prestigiose di un antico passato storico che attraverso i secoli hanno arricchito la città fin dai tempi della “Magna Grecia”, quando il mito di una bella sirena le donò il nome di Partenope (VIII sec. A. C.). Amo talmente la mia città che nei miei pensieri talvolta le parlo come se fosse essa stessa la mitica sirena:- Quante dominazioni hai subito, cara Partenope! Eppure hai saputo rielaborare, trasformare, integrare culture e tradizioni diverse fin dai tempi della tua fondazione, antica colonia greca ricca di arte e bellezza, divenuta in seguito Neapolis (Città Nuova) ad opera dei Cumani, passata poi nel corso della storia ad Osci, Romani, Bizantini, Goti, Normanni, Svevi, Angioini, Aragonesi, Borboni, a Bonaparte e la sua schiatta, di nuovo ai Borbone ed infine all’ Unità d’Italia per la quale il tuo popolo versò generosamente il suo sangue sognando un’unica patria, forte e coesa, capace di respingere nuovi invasori. Un sogno mai pienamente realizzato. Tu che sei Sud d’ Italia, rimani “terra di conquista”, come tutti i Sud del mondo. E con l’avvicinarsi del periodo natalizio indossi una veste scintillante intessuta di luci e colori, malgrado la crisi economica e i numerosi irrisolti problemi che ti attanagliano. E le tue meravigliose famiglie, ricche di valori antichi e irrinunciabili, si riuniscono intorno al desco e tornano dall’estero i numerosi migranti, inclusi laureati con la valigia licenziati in tronco e sballottati qua e là da Brexit e protezionismo “alla Trump”. Che dire, cara Napoli? Sovente vilipesa, denigrata, schiacciata, tu rimani comunque “viva” e come l’araba fenice combatti per rinascere dalle tue ceneri, conservando ciò che di positivo è nel tuo passato di sofferenze e tiranniche repressioni, e t’inventi di tutto pur di sopravvivere grazie a fantasia, creatività, gioia di vivere che si rivela in una vivace tarantella o in una sagace battuta di spirito per cui si distinguono i tuoi abitanti. Oppure ecco svelate in un lampo sensibilità, intensi sentimenti, malinconia, dolente rassegnazione al fato, attraverso le tue melodiose canzoni conosciute in tutto il mondo. Sono contenta di essere nata qui, quando dall’alto delle tue colline ammiro stupendi paesaggi che si tingono di colori e sfumature diverse a seconda delle ore del giorno. Sei impareggiabile in quell’ ora che segue il tramonto “e ai marinai intenerisce il core” (Dante) con le tinte tenui che ricordano certe gouache della Scuola di Posillipo. Sono contenta di essere napoletana e campana quando penso all’ immenso patrimonio artistico e culturale del tuo territorio, sono fiera quando posso mettere in risalto i tuoi aspetti positivi pur combattendo contro quelli negativi, sperando sempre che in tutto il Sud d’ Italia, e in tutti i sud del mondo, istruzione, formazione e lavoro possano un giorno generare un cambiamento -. Ai napoletani faccio una raccomandazione: per favore non gettate le carte per terra, altrimenti sarete sempre considerati un popolo di “lazzari” e delinquenti anche se state morendo di cancro per rifiuti tossici e quant’altro, sempre criticati per “effetti” negativi le cui “cause” non vengono mai analizzate. Smettiamo dunque di sperare nell’ altrui aiuto e rimbocchiamoci le maniche, reagiamo alle offese e lottiamo. E che il 2018 sia un anno diverso. Giovanna D’Arbitrio
"GATTA GENERENTOLA", un cartoon su Napoli
post pubblicato in diario, il 4 ottobre 2017
Standing ovation alla Mostra Cinematografica 2017 per il film d’animazione Gatta Cenerentola, un cartoon d'autore creato da quattro bravi registi Alessandro Rak, Ivan Capiello, Marino Guarnieri e Dario Sansone, già noti per il successo della loro precedente opera L'arte della felicità. Il film racconta la storia di Vittorio Basile, armatore e scienziato che sogna di veder rinascere Napoli e il suo porto, costruendo il Polo della Scienza e della Memoria con l’avveniristica nave Megaride dove insieme a persone reali agiscono ologrammi che registrano le attività umane. Primo Gemito, guardia del corpo di Basile, è preoccupato per l’incolumità del suo capo, uomo onesto e rispettoso della legalità: in effetti, proprio nel giorno del suo matrimonio con la bella Angelica, madre di 6 figlie, Vittorio viene ucciso dal malavitoso Salvatore Lo Giusto, lasciando sua figlia, la piccola Mia, in balia della matrigna e delle sorellastre. Soprannominata da tutti “la gatta” per la sua capacità di nascondersi nei luoghi più reconditi di Megaride (ora trasformata nel locale “Asso di bastoni”), muta per lo shock subito, Mia trascorre così la sua vita fino al suo diciottesimo compleanno. Salvatore Lo Giusto, detto 'o Re, amante di Angelica e desideroso di impossessarsi dei beni di Basile, si allontana da Napoli per 15 anni e vi ritorna per il compleanno di Mia, ormai maggiorenne, per costringerla a lasciargli tutti i suoi beni. Il fedele Primo Gemito, sempre legato agli ideali di Basile, tuttavia gli darà battaglia per il trionfo di giustizia e legalità. Il film trae spunti da antiche tradizioni, come la favola inclusa In Lo cunto de li cunti di Giambattista Basile, e forse ancor più da La Gatta Cenerentola di Roberto De Simone (1977), opera teatrale in musica, ricca di canti popolari, in cui la vera Cenerentola è la città di Napoli, città figliastra, vittima del potere di una malefica matrigna e di invasori stranieri. Il film d’animazione si distingue senz’altro per i colori vivi e decisi, i personaggi disegnati in modo realistico, l’espressione di sentimenti sempre attuali, valorizzati da voci di bravi attori (in particolare Massimiliano Gallo nei panni di S. Lo Giusto, A. Gassman in quelli di P. Gemito. M. P. Calzone, interprete della matrigna), da abili musicisti, come A. Fresa e L. Scialdone, autori della colonna sonora in cui spicca la canzone L'erba cattiva di E. Gragnaniello. Anche se la storia si conclude con il trionfo della legalità, suscita tuttavia amarezza la costatazione che nella rappresentare Napoli si ricorra sempre a criminalità ed aspetti negativi, perfino in film di animazione. Giovanna D’Arbitrio
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