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MIO PADRE: UN UOMO ONESTO
post pubblicato in diario, il 8 dicembre 2016
Chi sa perché l’approssimarsi del Natale risveglia in me tanti ricordi di un passato impresso in modo indelebile nella mia mente: una forte nostalgia mista a dolcezza mi prende e mi avvolge mentre penso alle persone scomparse, in particolare ai miei genitori. Ed avendo già descritto mia madre in un precedente articolo, ora sento il bisogno di aggrapparmi alla figura di mio padre, un uomo onesto e dignitoso, mentre i valori del passato sembrano crollare intorno a me in una società decadente. Papà non aveva avuto una vita facile, fin dall’infanzia: suo padre era morto durante la I guerra mondiale quand’egli aveva due mesi, poi sua madre si risposò e il patrigno lo mise in collegio. Spesso ci raccontava che era talmente piccolo che non riusciva a rifarsi il letto da solo nel convento di “Fatebenefratelli” a Posillipo (ora divenuto ospedale) e per la sua vivacità spesso finiva in castigo, “senza, frutta, senza dolce e faccia al muro”. Continuò gli studi con l’aiuto delle zie e di varie borse di studio: quando sua madre morì, aveva solo 18 anni e cominciò a lavorare per iscriversi all’università. Desiderava diventare un bravo ingegnere, ma purtroppo lo scoppio della II guerra mondiale infranse quel sogno. Fu richiamato sotto le armi e servì la patria come ufficiale dell’aereonautica. Riuscì comunque a laurearsi in matematica e durante una vigilia di Natale degli anni ‘40 incontrò Ada, la mia futura madre: fu colpo di fulmine e si sposarono pur tra orrori, violenze della guerra e i distruttivi bombardamenti . Diventò in seguito professore di liceo e fu molto amato dagli alunni per la sua severità unita ad equità, comprensione per i problemi dei giovani, gentilezza e humour molto “napoletano”. Un giorno un alunno che faceva caricature agli insegnanti, lo rappresentò alto, autorevole e imponente dietro una minuscola cattedra. Papà si divertì molto nel vedere quel disegno e lo conservò con cura in un cassetto del suo scrittoio. Lavorava tanto Il prof, Salvatore D’Arbitrio, un vero stakanovista, e per sbarcare il lunario dava ripetizioni di pomeriggio (talvolta fino a notte inoltrata in caso di preparazione agli esami di maturità): la famiglia era numerosa (4 figlie!). Paragonavo talvolta mio padre a Robin Hood, poiché ai ragazzi poveri faceva pagare di meno anche se le sue lezioni duravano più a lungo, quando era necessario. Mio padre non ci ha fatto mancare mai niente, sempre attento non solo al nostro benessere fisico, ma anche e soprattutto alla nostra formazione culturale ed umana. E anche se era affettuoso verso i genitori e i parenti di mia madre, non chiese mai loro denaro o favori, pur sapendo che provenivano da famiglia benestante e di nobili origini. Tutto ciò che faceva e diceva con passione e impegno su scuola, istruzione, educazione, contatto con i giovani, è stato per me un esempio meraviglioso e così… sono diventata anch’io un’insegnante. Amava la libertà e la democrazia e, non essendo legato ad alcun carro politico, di volta in volta dava il suo voto al partito che gli sembrava più convincente per programmi e idee. Non sopportava le persone false e bugiarde che farfugliavano imbarazzate davanti ai suoi grandi occhi azzurri, indagatori, limpidi e sinceri, sempre alla ricerca della verità. Morì dopo molte sofferenze per una grave malattia e rottura di un femore. Nei pochi attimi di lucidità prima di andarsene, trovò per noi frasi piene d’amore ed incoraggiamento. Sapendo che attraversavo un momento difficile, a me disse: “Giovanna, forza, forza, forza!” e quelle furono le sue ultime parole. Ci venne così a mancare una guida forte e amorevole. Anche i nipoti ricordano con affetto Nonno Salvatore, uomo onesto, dignitoso e saggio, sempre gioioso (“Alleluia!”, era l’esclamazione preferita in caso di buoni risultati da loro conseguiti), pronto alla battuta di spirito, oppure a dar loro consigli, lezioni di matematica e quant’altro Forse è stato meglio per lui andar via da questo mondo quando ancora esistevano tante persone oneste come lui, quando i valori e i principi in cui credeva erano ancora saldi in un’Italia di onesti lavoratori che non conoscevano ancora le devastanti conseguenze della globalizzazione, quando le famiglie erano numerose con parentele estese fatte di zii e cugini, e soprattutto quando erano ancora unite e solidali, disposte all’aiuto reciproco, quando ci si frequentava tutto l’anno, non solo a matrimoni e funerali o una volta tanto a Natale. E per concludere, caro papà, spero che tu sia in un posto pieno di pace, sempre insieme alla tua amata Ada, come in quella lontana Vigilia di Natale in cui vi incontraste. Giovanna D’Arbitrio
GIUBILEO E CONFERENZA PER IL CLIMA
post pubblicato in diario, il 23 novembre 2015
I gravi attentati di Parigi stanno diffondendo paure e angosce in tutta l’Europa, soprattutto alla vigilia di due importanti eventi: Il Giubileo della Misericordia e la Conferenza Mondiale di Parigi sul Clima. Il portavoce della sala stampa vaticana, padre Federico Lombardi, puntualizzando la posizione del Vaticano sull'imminente Giubileo ha così dichiarato:- "Dobbiamo essere ben attenti a non farci dominare dalla paura, quello che vogliono i terroristi è seminare il terrore". Naturalmente sarà necessario mettere in campo tutte le misure di attenzione. Ma non dobbiamo farci terrorizzare e dobbiamo continuare a vivere con il coraggio della pace". E in una sua nota si legge: “Si tratta di un attacco alla pace di tutta l'umanità che richiede una reazione decisa e solidale da parte di tutti noi per contrastare il dilagare dell'odio omicida in tutte le sue forme". Anche la conferenza mondiale sul clima COP 21/CMP11) a quanto pare non verrà rinviata: si svolgerà nei pressi di Parigi, a Le Bourget, dal 29 novembre fino all’11 dicembre. Si teme soprattutto per la giornata inaugurale che prevede la partecipazione di 80 capi di stato e di governo, compresi tutti i principali leader occidentali. Per motivi di sicurezza è stata annullata invece un’imponente manifestazione organizzata a livello internazionale per sollecitare i partecipanti alla Conferenza a raggiungere un serio e preciso accordo. Due Eventi davvero importanti che non vanno senz’altro bloccati, ma che nonostante tutti gli appelli (da noi condivisi) a mantenere la calma e una vita normale, destano qualche comprensibile preoccupazione, in particolare per i nostri figli, costretti a viaggiare per lavoro in tanti paesi a rischio terrorismo in un mondo globalizzato, e per i bambini di tutte le razze, esseri innocenti che speravamo potessero vivere in un mondo migliore. Un giorno tutti dovremo affrontare il grande mistero della morte ed è ovvio che chi è anziano, anche se desidera vivere più a lungo possibile, ha meno paura per se stesso, ma si preoccupa per i giovani e farebbe di tutto per proteggerli. Quelli di una certa età, come noi, temono soprattutto un’escalation della violenza, forse perché in loro è ancora vivo il ricordo di altre distruttive guerre, vissute da bambini o ad essi raccontate da genitori e nonni negli anni ’50, racconti che facevano rabbrividire. La nostra delusione è cocente: speravamo davvero di costruire un’epoca diversa con il nostro lavoro onesto in tanti campi, le nostre battaglie per i diritti umani e civili, in particolare per il diritto all’istruzione che può rendere più attuabili gli ideali di non violenza, libertà e democrazia. Non avevamo fatto i conti con il prevalere della parte negativa dell’Umanità che ha seminato e sta seminando odio, ignoranza, fame e guerre. Il Mar Mediterraneo, l’antico Mare Nostrum, è diventato un cimitero per migliaia di migranti, in prevalenza donne e bambini, mentre quelli che si salvano arrivano in massa in un’ Europa ora resa più debole e divisa, combattuta tra solidarietà e paura di infiltrazioni terroristiche. Corriamo il rischio di vedere nemici ovunque e di fare di ogni erba un fascio, vivendo di continui allarmi e perdita di libertà per i controlli che saranno imposti per necessità a tutti. Da giovani avevamo sognato un’Europa diversa, faro di civiltà, democrazia e libertà, in cui il “welfare state” si potesse estendere col tempo anche ai paesi più poveri, ci ritroviamo invece in un continente in crisi che sta rinunciando a tutto ciò. Riusciremo a capire noi europei che dobbiamo essere uniti per superare questo difficile momento? Riusciremo a coinvolgere l’ONU per il mantenimento della pace? Ad esempio molti auspicano sistemi d’intelligence congiunti e utile scambio d’informazioni per arginare il dilagare del terrore, altri sollecitano strategie economico-finanziarie globalizzate più umane che rispettino persone e ambiente, altri ancora puntano su un supporto degli arabi democratici. Senza dubbio tutte le strade che portano alla pace vanno percorse , pur di evitare altre guerre e ulteriore spargimento di sangue. Giovanna D’Arbitrio
PASSEGGIANDO PER NAPOLI E DINTORNI
post pubblicato in diario, il 7 novembre 2015
Quando arrivano a Napoli i nostri ospiti stranieri, cerchiamo in tutti i modi di cancellare dai loro occhi, l’immagine negativa di degrado, spazzatura e criminalità propagandata all’estero con avvilente costanza da tanti mass media. Nel mese di ottobre sono arrivate le mie amiche Vittoria e Renata, napoletane che da lungo tempo vivono in Canada, e poi dopo qualche settimana abbiamo rivisto con piacere Jan e Rosella, i nostri amici olandesi . E’ stato bello andare in giro con loro, perfino sotto la pioggia che non risparmia più nemmeno Napoli, anche se ci consideriamo ancora fortunati, poiché il cielo ci regala sempre qualche improvvisa “schiarita” e il sole ricompare. Quando arrivano gli ospiti dall’estero, quindi, per noi è una meravigliosa occasione per rivedere alcuni dei luoghi più belli di Napoli e della Campania. E così con Vittoria e Renata non solo abbiamo passeggiato a lungo nel centro storico tra splendide chiese, monumenti e tesori d’arte di tutte le epoche, ma anche ripercorso luoghi della nostra infanzia, strade e vicoli pieni folklore e di ricordi: l’antico palazzo nobiliare in cui abitavano le mie amiche in via Atri a pochi passi da quello dove abitò Benedetto Croce, la casa delle mie zie paterne in Via Tribunali, Via Duomo con la grande Cattedrale in cui da bambina fui colpita dal miracolo del sangue di S. Gennaro, La Scuola Media Statale B. Croce in Via Foria, dove conobbi Vittoria, la mia compagna di banco. Sarebbe difficile descrivere in breve il nostro bellissimo centro storico e pertanto ci avvaliamo di due siti on line che ne forniscono un rapido excursus. Eccoli: https://www.youtube.com/watch?v=tdFJmZBuXGs https://www.youtube.com/watch?v=JDP3gXkrT3U Con Jan e Rossella, invece, abbiamo scelto, per il loro primo giorno di soggiorno, un percorso “museale”, rivisitando con immenso piacere la maestosa Reggia di Capodimonte con la ricchissima pinacoteca, le pregiate porcellane, i magnifici arazzi, i sontuosi saloni con mobili d’epoca, sculture e quant’altro che si possono ammirare nel seguente video: https://www.youtube.com/watch?v=-vLAggI_1Kc Nel secondo giorno del nostro tour poi abbiamo visitato Pozzuoli, luogo natio di mio marito che ha fatto da guida mostrando agli ospiti magnifiche vedute sul golfo dall’alto della collina (dove egli abitava nei pressi della Solfatara), la chiesa di S. Gennaro dove viene conservata la pietra sulla quale il Santo fu decapitato, il Tempio di Serapide con gli evidenti segni del fenomeno del bradisismo sulle alte colonne e infine l’anfiteatro Flavio che ha davvero colpito Jan e Rosella in particolare per i sotterranei, ben restaurati e preservati, dove gladiatori e bestie feroci si preparavano al cruento spettacolo. Ecco un video con notizie e immagini: https://www.youtube.com/watch?v=ECHpUvvueVY Purtroppo i nostri ospiti non avevano molto tempo per visitare altri meravigliosi percorsi turistici tra bellezze paesaggistiche e tesori d’arte di ogni epoca di cui è ricco il nostro territorio, ma qualche ora è bastata comunque per gustare vini eccellenti, mozzarelle, pasta al forno alla napoletana, gatteau di patate, ragù, parmigiana di melanzane, pizze, sfogliatelle, babà e quant’altro e.... così forse hanno capito perché si dice “vedi Napoli e poi muori”, anche se la sottoscritta, che non ama frasi fatte e cliché, riscriverebbe il detto a modo suo affermando “vedi Napoli e poi impara ad amare la vita”, una lezione che il gioioso popolo napoletano ha appreso attraverso i secoli pur tra mille soprusi e drammi passati e presenti. Giovanna D’Arbitrio
"LA SCIANTOSA" AL TEATRO DIANA DI NAPOLI
post pubblicato in diario, il 13 novembre 2014
           

Serena Autieri, la bella e brava cantante- attrice napoletana, nota per la sua partecipazione a  numerose fiction e spettacoli televisivi, film, musical e quant’ altro, sta riscuotendo un notevole successo al Teatro Diana con lo spettacolo “La Sciantosa – ho scelto un nome eccentrico”, scritto da Vincenzo Incenzo e diretto da Gino Landi.

 

La stessa  S. Autieri ha affermato: -Ho voluto rileggere in chiave nuova ed attuale il “Cafè chantant”  con un lavoro di ricerca e rivalutazione nel repertorio dei primi del ‘900, da brani più conosciuti e coinvolgenti, quali A tazz’ e cafè”e Comme facette mammeta sino a perle nascoste come Serenata napulitana e Chiove, oggi ascoltabili solo con il grammofono a tromba. Tra una rima recitata e una lacrima intendo riportare al pubblico quelle radici poetiche e melodiche ottocentesche e quei profumi arabi, saraceni e americani che Napoli ha ruminato e restituito al mondo nella sua inconfondibile cifra. Ho voluto fortemente mantenere il clima provocatorio e sensuale di quei Caffè, e ricreare in teatro quel rapporto senza rete con il pubblico, improvvisando, battibeccando, fino a coinvolgerlo spudoratamente nella “mossa”, asso nella manica di tutte le sciantose -.

 

Nelle “note dell’ autore” di Vincenzo Incenzo si legge quanto segue: - Incontrare la sciantosa e il suo “nome eccentrico” vuole dire aprire un baule magico con un immenso tesoro dentro. Vuole dire tuffarsi anima e corpo nell’oceano della tradizione classica e allo stesso tempo abbracciare le radici della modernità. ‘A tazz’ e cafè, Comme facette mammeta, I’ te vurria vasà, prima di essere meravigliose canzoni, sono testimoni e sentinelle di un mondo e di un’epoca da proteggere, di un tempo e di uno spazio in cui germogliano i princìpi tutti della cultura dello spettacolo che verrà. Serena Autieri entra a schiaffo, con i panni di Pulcinella, nei luoghi e nei codici del caffè concerto e del varietà, ed è subito Napoli, arte di arrangiarsi, gioia e disperazione, mare romantico e vulcano incandescente. E’ guerra, colera, miseria ma è anche resurrezione, sorriso, amore. Poi, via la maschera, e d’incanto Napoli è femmina. Una “mossa”, una rima recitata, una lacrima, ed eccole, quelle radici poetiche e melodiche ottocentesche e quei profumi arabi, saraceni, americani che ‘o paese d’’o sole, crocicchio di riferimenti locali e stimoli provenienti da ogni latitudine, ha ruminato e restituito al mondo nella sua inconfondibile cifra. Il pretesto dello spettacolo è la prima grande protagonista di quel mondo, Elvira Donnarumma, “a capinera napoletana”, colei che sovvertì le regole dell’apparire; bassina, tarchiata, ma con una voce che toccava le corde dell’anima. Colei che raccolse i fiori sul palco di Eleonora Duse e Matilde Serao, che rifiutò per spirito patriottico il contratto in Germania, che sfidò la sua malattia ogni sera fino alla morte pur di non abbandonare il pubblico; lei che avvolta dalla bandiera italiana, in precario equilibrio e con gli occhi pieni di lacrime, cantò “Addio” davanti a tutta Napoli che l’ acclamava-.

 

Uno spettacolo davvero gradevole, in cui Serena Autieri ancora una volta conferma le sue magnifiche doti canore, nonché l’abilità di vera “show woman”, capace di interagire con il pubblico in modo spontaneo, garbato ed elegante, coinvolgendolo con allegria e spronandolo non solo a prendere parte attiva al canto, ma perfino ad alzarsi in piedi per cimentarsi nell’ esecuzione della famosa “mossa”.

 

E il palcoscenico a un certo punto sembra non bastarle, allora Serena cerca un maggiore contatto con gli spettatori e così scende tra il pubblico e improvvisa, recitando a soggetto e spazzando via la barriera tra scena e platea.

 

Ci sembra giusto concludere quindi con le parole di V. Incenzo che ben descrivono lo show: - Gli spettatori diventano parte attiva e memoria di quello che fu, allo stesso tempo. Una sorta di non-sequitur visuale, dove la rottura della convenzione scatena la comicità. Risate, lacrime, riflessioni. Il pubblico è preso a schiaffi e carezze, come quel Pulcinella in incontinenza verbale magistralmente interpretato da Serena a inizio spettacolo, metafora vivente e straordinariamente attuale dell’accavallarsi folle di parole del nostro tempo. É Cafè Chantant ma è anche talent show di oggi, perché cambiano i codici ma non il messaggio. E’ sguardo critico al presente, allo strapotere dell’immagine tritatutto, alla mai troppo considerata meritocrazia, ai valori al tramonto di patria e di famiglia. Ma è soprattutto amore, identità, rivendicazione. É passato che guarda al futuro-.

Uno spettacolo da vedere, in cui oltre alla bravura di Serena Autieri, si apprezzano i costumi di Monica Celeste, la vivace presenza del ballerino e mimo Alessandro Urso, l’ abilità dei musicisti del  “Quintetto Popolare Italiano” che hanno interpretato con maestria le antiche melodie napoletane.

Giovanna D’Arbitrio       

 

 

 

 

Film "Allacciate le cinture"
post pubblicato in diario, il 13 marzo 2014
           

Il film “Allacciate le Cinture”, che sta riscuotendo notevole successo di pubblico più che di critica, è senz’altro un’altra storia d’amore e d’amicizia raccontata nel particolare stile del regista F. Özpetek.

 

 Questa volta siamo nell’anno 2000 a Lecce dove Elena (Kasia Smutniak) lavora in un bar insieme all’amico gay Fabio (Filippo Scicchitano)col quale sogna di aprire un locale per giovani. In questa atmosfera serena, fatta di amici affettuosi e sogni giovanili, irrompe un giorno Antonio (Francesco Arca), un meccanico rozzo, molto palestrato e tatuato, omofobo e anche un po’ razzista, che tuttavia riesce a far innamorare Elena benché sia molto diverso da lei, ragazza sensibile, di buona famiglia che vive con la madre anziana e una zia un po’ stramba.

 

S’incontrano e subito si scontrano in una giornata di pioggia sotto un’affollata pensilina d’una fermata d’autobus: scatta la scintilla che attira gli opposti, cominciano a frequentarsi e così….li ritroviamo 13 anni dopo sposati con due figli, i primi litigi e le incomprensioni di una coppia che si sta trasformando con il matrimonio.

 

La vita comunque è imprevedibile ed  ecco arrivare le sue dure prove, soprattutto quelle della malattia che colpirà lei, ma coinvolgerà anche tutta la famiglia e gli amici, come spesso accade. Ospedali, chemioterapia, capelli che cadono, trasformazione fisica, e non solo, poiché ci sono eventi che coinvolgono le persone e le costringono a cambiare anche nell’anima. E così bisogna “allacciare le cinture” contro le turbolenze della vita.

 

In fondo questo film ci ricorda altre opere di Özpetek (Le Fate Ignoranti, La Finestra di Fronte, Cuore Sacro, Saturno Contro, Mine Vaganti) in cui il regista riesce a trattare con delicatezza, sensibilità e perfino humour temi drammatici che vengono affrontati  con coraggio e nello stesso tempo stemperati e addolciti grazie alla forza positiva dell’ amicizia, della solidarietà, dell’empatia, insomma dell’amore in tutte le sue variegate e molteplici forme.

 

C’è anche un altro elemento che caratterizza i suoi film: il cambiamento determinato da un evento improvviso, l’imprevedibile drammatica “svolta” che costringe le persone, nolenti o volenti, alla crescita spirituale. In “Allacciate le cinture” forse c’è una riflessione in più su passato e presente che alla fine nel film, con un significativo flashback, sembrano convergere e disegnare un cerchio, poiché quello che conta nella vita, al di là di tutti i conflitti e drammi, è avere dei “bei ricordi” da condividere con le persone amate, ricordi che ci aiutano ad andare avanti.  E così “a mano a mano”, come recita la canzone di Rino Gaetano (colonna sonora di P. Catalano),malgrado gli inevitabili cambiamenti,  i sentimenti sinceri possono resistere a tutte le prove e ci aiutano ad affrontare la vita.

 

Le accuse di cedimento al mélo mosse da alcuni critici ci sembrano eccessive, poiché Özpetek  è molto bravo nel destreggiarsi tra commedia e tragedia e sembra anche molto attento a tutto ciò che è “realtà, dalla scelta accurata di ruoli e interpreti, costretti  a modificare l’aspetto fisico ingrassando o dimagrendo a seconda di tempi ed età, fino alle variegate situazioni che spesso traggono ispirazione dalla vita quotidiana (come egli stesso ha sottolineato in un’intervista).

 

 Senza dubbio un buon film che si avvale di un ottimo cast di attori (bravi anche quelli impegnati in ruoli minori, come C. Crescentini, F. Scianna, C. Signoris, E. S. Ricci, P. Minaccioni, G. Michelini, L. Ranieri), della fotografia di G. F. Corticelli, della sceneggiatura di Özpetek  e di G. Romoli, col quale il regista aveva già collaborato in “Harem Suare” e “Saturno contro”.

 

Giovanna D’Arbitrio

 

 

VITTORIA: l'amica ritrovata
post pubblicato in diario, il 24 aprile 2012
           

L’amicizia è come una conchiglia

Che il mare ha restituito:

Da qualsiasi parte la si guardi

Appare sempre bellissima…..

 

Non so chi sia l’autore di queste delicate parole sull’amicizia, ma so che esse sono in perfetta sintonia con ciò che sto provando ora:  dopo tanti anni  inaspettatamente ho ritrovato Vittoria, la mia piccola amica di tanti fa, la compagna di banco delle scuole medie, una bambina bionda dai grandi occhi azzurri e dal sorriso dolce.

 

Il mare  la portò via da Napoli su un grande piroscafo  alla fine degli anni ’50, ora questa preziosa amicizia dell’infanzia è ritornata come una luminosa conchiglia, sconfiggendo i flutti dell’oblio e del tempo.

 

Eravamo due ragazzine ingenue,  piene di sogni  e di ideali, sognavamo il Principe Azzurro delle favole e leggevamo i romanzi di Delly come tutte le adolescenti di quell’epoca.

 

Quando seppi che Vittoria si sarebbe trasferita in Canada con la sua famiglia, piansi tanto e prima della partenza le regalai un libro sul quale scrissi:  - Spero che resterai sempre ” la signorina  poesia” che ho conosciuto in Italia -.

 

Ci scambiammo tante lettere all’inizio e poi venne anche a trovarmi a Napoli. L’ultima volta che la vidi aveva 18 anni:  era diventata ancora più bella, ma soffriva  per aver lasciato l’Italia, il suo amato paese.  Un giorno purtroppo accadde che le mie lettere rimasero senza risposta , cercai di rintracciarla in vari modi ma fu tutto inutile. Sparita!

 

Giorni fa stavo facendo una ricerca su Dante con Google e…… miracolo! Ecco un nome noto, Vittoria, ed ecco anche il cognome con una breve biografia sull’autrice di un saggio sul nostro sommo poeta. Per fortuna  c’era anche un indirizzo e-mail e così le ho scritto. Quando ho ricevuto la sua risposta, lacrime di commozione hanno inondato  il mio viso mentre leggevo la sua mail:   Cara, cara, cara Gianna, avere tue notizie è stato il più bel regalo di Pasqua ed ora vorrei al più presto il tuo numero di telefono per poterti chiamare.. ….Sono commossa, commossa, commossa che dopo tanti anni io debba ritrovarti dopo averti  cercata nuovamente a Napoli  con mio marito e non averti trovata…….Tu hai risvegliato tante emozioni e ricordi e sei stata sempre  nel mio cuore nel corso della mia vita. Devo confessarti che non ho molta simpatia né per i computer né per la tecnologia in generale, ma in questo caso devo ammettere che sono grata ad Internet. A presto spero. Con tutto il mio immutato affetto, un forte abbraccio. Vittoria”.

 

Ci siamo riviste a Roma dove viene per qualche mese all’anno ed abbiamo trascorso insieme un pomeriggio bellissimo in cui passato e presente sembravano fusi in una dimensione sospesa nel tempo. Non la smettevamo più di parlare di ricordare, di ricostruire quegli anni che problemi e difficoltà ci avevano rubato. Il filo spezzato si è riannodato con semplicità come se tutto quel tempo non fosse passato: guardavo il suo volto, lei osservava il mio e alla fine abbiamo reciprocamente costatato che malgrado le rughe, i nostri volti erano riconoscibili, non imbruttiti ma “spiritualizzati”, nel senso che la nostra anima aveva impresso il suo marchio nella dura navigazione della vita. I nostri ideali erano rimasti gli stessi, per essi abbiamo combattuto e continueremo a combattere anche in futuro.

 

Siamo nate entrambe il 14 luglio dello stesso anno (che non svelerò perché non si dice mai l’età delle signore!) e quest’anno festeggeremo insieme il nostro compleanno. Vittoria mi ha detto che i nati sotto il segno zodiacale del Cancro in Canada sono chiamati “moon children” e in effetti tali ci sentiamo entrambe,  idealiste, sensibili “figlie della Luna” in lotta con altalenanti “moods” (stati d’animo), ma avvinte come l’edera a famiglia, affetti e tradizioni.

 

 Concludendo, anche se non metto facilmente in piazza la mia vita, ho voluto raccontare ciò che mi è accaduto per esaltare l’amicizia sincera e la bellezza dei sentimenti  che resistono al tempo e pertanto vanno sempre difese con tutte le nostre forze.

Giovanna D’Arbitrio

 

 

  

"UNION ATLANTIC" di A. Haslett
post pubblicato in diario, il 21 febbraio 2012
           

Adam Haslett, nato a Kingston (Massachussets) nel 1970, si è laureato in legge a Yale. Ha scritto “Il Principio del Dolore” una raccolta di racconti che ha riscosso molto successo, grazie alla quale è risultato finalista del Pulitzer, del National Book Award e del National Magazine Award.

 

Nel suo ultimo libro “UNION ATLANTIC”, edito in Italia da Feltrinelli, ci descrive  le disoneste speculazioni di un mondo finanziario senza scrupoli narrando la storia di Doug Fanning, giovane e corrotto manager di banca che accumula denaro e si può permettere una vita di agi e lussi.

 

Così la sua fastosa abitazione viene costruita abusivamente su un terreno demaniale donato dalla famiglia di Charlotte Graves, sua vicina di casa nonché combattiva ed idealista insegnante di storia, decisa ad attaccarlo legalmente poiché non sopporta il cattivo gusto di quella costruzione che deturpa il paesaggio.

 

 Anche la “Union Atlantic”, la banca in cui Doug lavora, finisce sotto inchiesta per speculazioni illegali, ma il tutto si risolverà come al solito colpendo in basso non in alto e facendo fuori  “i pesci piccoli” non certo quelli che contano e che continueranno comunque a mantener in vita il sistema.

 

I fatti si svolgono alla vigilia del crollo finanziario del 2008: attraverso i vari personaggi, confrontando passato e presente, il romanzo ci mostra la graduale perdita dei valori americani di onestà e duro lavoro fino al mondo attuale dei nuovi ricchi sprovvisti di senso morale. 

 

Anche le recensioni  mettono in risalto tali caratteristiche: Malcom Gladwell  lo definisce “un ritratto magistrale della nostra epoca”, Gary Shteyngart ne esalta “umorismo, stile e generosità” nel descrivere la “ bestia finanziaria”, Jonathan Franzen lo considera “un romanzo verissimo, di eccezionale maturità, completezza e compassione”.

Giovanna D’Arbitrio

 

 

 

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