.
Annunci online

L'EUROPA SECONDO UMBERTO ECO
post pubblicato in diario, il 7 dicembre 2017
Il compianto Umberto Eco, scomparso nel febbraio 2016, scrittore, accademico, semiologo, traduttore e quant’altro, nel 2012 espresse interessanti idee mentre infuriavano dibattiti su crisi, Spread e rapporti con l’Europa. Di ritorno da un viaggio a Parigi per ricevere la nomina di commendatore della Legion d’Onore, egli rilasciò un’intervista pubblicata da “Le Monde” e da altri giornali. Pur apprezzando tale onore, dichiarò che si era sentito altrettanto emozionato nell’essere insignito della Gran Croce del Dodecaneso in Grecia, oppure nel ricevere auguri da parte di importanti politici stranieri poiché finalmente “siamo europei per cultura” dopo tante guerre fratricide. Citando poi la frase dell’ex ministro tedesco Joschka Fischer “l’Euro è un progetto politico”, evidenziò la necessità di un’integrazione che vada al di là della moneta comune. Secondo lo scrittore, l’identità europea è ancora “shallow”, termine inglese che indica uno posizione intermedia tra “superfice e profondità”: dobbiamo pertanto radicarla meglio prima che l’attuale crisi la distrugga del tutto. I giornali economici purtroppo non danno spesso il dovuto risalto all’Erasmus che ha creato la prima generazione di europei mentre invece, secondo lo scrittore, esso dovrebbe essere propagandato ed esteso a mestieri e professioni di tutti i generi per intensificare proficui scambi culturali ed esperienze che potrebbero accelerare l’integrazione. I Padri Fondatori d’Europa, come Adenauer, De Gasperi e Monnet, forse viaggiavano di meno, non conoscevano bene le lingue straniere e non usavano Internet: la loro Europa rappresentava una reazione alla Guerra per costruire la pace. Oggi noi dobbiamo lavorare all’identità profonda, cercando ciò che ci unisce, non ciò che ci divide. L’Europa, infatti, è un continente che ha saputo “fondere molte identità senza confonderle”, le nostre radici greco-romane, giudaiche e cristiane convivono, come la Bibbia e le mitologie nordiche ( presepe e albero di Natale, San Nicola, Santa Claus, Santa Lucia ecc.). Anche se non parliamo la stessa lingua come negli USA, potremo diventare un’indissolubile federazione se diventeremo “europei profondi”. Allora sulle nostre banconote forse un giorno disegneremo personaggi della Cultura che ci ha unito, come Dante Shakespeare, Balzac e tanti altri. Le parole di Umberto Eco ci appaiono come un saggio monito ora che siamo alla fine del 2017, quando nuove sfide si aggiungono, sempre più pressanti, come crescente numero di migranti e minacce di un terrorismo che colpisce tanti innocenti. Concludendo, non sarà certo lo Spread a farci sentire europei, ma sarà la nostra identità culturale ed umana l’unica via verso un’Europa davvero unita, faro di civiltà per il mondo. Giovanna D’Arbitrio
FILM "THE SQUARE"
post pubblicato in diario, il 22 novembre 2017
Vincitore della Palma d’Oro al Festival di Cannes 2017, “The Square”, il film di Ruben ?stlund, è ambientato a Stoccolma dove Christian(Caes Bang), curatore del Museo di Arte Contemporanea, sta preparando con la sua squadra l’istallazione di una nuova opera “The Square”: un quadrato all’interno del quale una frase definisce quello spazio circoscritto, come “un santuario di fiducia e altruismo” in cui tutti hanno uguali diritti e doveri. Divorziato e padre affettuoso di due bimbe, prestante, colto, sostenitore di giuste cause, Christian reagisce tuttavia in modo imprevedibile quando all’uscita dal museo gli rubano smartphone e portafogli con un trucco che scuote la sua fiducia negli altri, dimostrando in tal modo quanto sia difficile mettere in pratica sbandierati ideali. Seguendo il segnale satellitare proveniente dal suo cellulare, egli localizza l’enorme palazzo di una zona a rischio in cui abitano i ladri e, per smascherarli e recuperare la refurtiva, decide di imbucare lettere minatorie nelle porte di tutti gli inquilini. L'escamotage funziona, ma un ragazzino accusato per il furto e poi punito dai genitori, reagisce con rabbia contro Christian scatenando una serie di eventi a catena che come tanti pezzi di un puzzle alla fine forniranno un quadro drammatico di vari aspetti dell’attuale società, osservata dal regista con ironia e sarcasmo. Tante sono le riflessioni e le domande provocatorie sollecitate dal film. Abbiamo dunque perso la fiducia negli altri? Centinaia di poveri invadono le nostre città, ma nessuno si ferma a guardarli, nessuno ha una monetina da donare perfino nella civile Svezia. Siamo diventati insensibili, disumani ed egoisti? Siamo tutti pietrificati dalla paura, come quei commensali che nel film ad un pranzo di gala di fronte all’irruzione di un violento uomo scimmia (Terry Notary), restano immobili e non aiutano chi è in pericolo? Oppure siamo addirittura simili alla scimmia che si aggira nella casa di Anne, la giornalista (Elizabeth Moss) che fa sesso occasionale con Christian e poi l’accusa di essere un maschilista superficiale? E l’arte contemporanea è vera arte, oppure mera speculazione affaristica senza senso, né qualità? Infine, come definire la pubblicità che per colpire la gente mostra l’immagine di una bambina bionda che esplode proprio al centro del suddetto “Quadrato”? In una dettagliata intervista rilasciata a Cannes, il regista ha affermato che in un suo precedente film ,Forza maggiore, aveva già affrontato gli stessi temi scaturiti dall’osservazione della realtà, come ad esempio “ il primo centro residenziale svedese ad accesso riservato ai soli proprietari, gruppi sociali privilegiati che evitano le contaminazioni con i meno fortunati, ma anche simbolo di società europee sempre più individualiste che incrementando il divario tra ricchi e poveri. Un tempo, la Svezia era rinomata per essere la società più egualitaria del mondo ma oggi non è più così: disoccupazione e paura della crisi hanno spinto gli individui a diffidare dalla stato e a rinchiudersi in loro stessi”. Continua poi citando esperimenti di psicologia sociale “sull’apatia dello spettatore”, fenomeno in cui gli individui non tendono a offrire aiuto a una vittima e la probabilità di aiuto diventa inversamente proporzionale al numero degli spettatori a causa della cosiddetta “diffusione di responsabilità a livello collettivo che annulla la responsabilità individuale”. Racconta quindi che nel 2014 con l'aiuto del prof. Kalle Boman, creò un'installazione artistica denominata “La Piazza", al Vandalorum Museum, in cui si presentavano situazioni al limite per testare le reazioni delle persone che potevano di scegliere tra due porte simbolo di "ho fiducia nella gente" e di "non ho fiducia nella gente". Anche “Il quadrato” nell’attuale film, mette in rilievo che all’esterno di esso nella realtà ci si deve confrontare con le debolezze della natura umana e con le difficoltà di comportamento di fronte all’accettazione di valori condivisi. Un film davvero interessante che si avvale di un buon cast, nonché della sceneggiatura del regista stesso, della fotografia di F. Wenzel e di una bella colonna sonora che sottolinea i vari momenti di una storia raccontata con intelligenza e sottile ironia Giovanna D’Arbitrio
FILM "GLI ULTIMI SARANNO ULTIMI"
post pubblicato in diario, il 16 novembre 2015
Massimiliano Bruno, attore, sceneggiatore, autore teatrale, nonché regista cinematografico, ritorna sugli schermi dopo aver riscosso notevole successo con “Nessuno mi può giudicare”, “Viva l’Italia”, “Confusi e felici”. Nel suo nuovo film “Gli ultimi saranno ultimi”, con stile tragicomico (a tratti più tragico che comico) focalizza la sua attenzione sull’Italia dei vinti, dei precari in balia di disumane politiche sul lavoro, gente onesta e volenterosa che si accontenta di bassi stipendi, costretta alla fine ad abbandonare un posto di lavoro (soprattutto se si è donne e per di più incinte), a rinunciare anche a “quel poco” che consente una vita dignitosa. Tratto dall’omonimo spettacolo teatrale di M. Bruno, il film ci racconta la storia di Luciana Colacci (Paola Cortellesi), donna mite e volenterosa che vive ad Anguillara, vicino Roma, dove le antenne di Radio Vaticana scaricano la loro potenza anche su oggetti di casa che diventano diffusori di messe e preghiere, oltre che di pericolose radiazioni. Luciana lavora in una fabbrica di parrucche come precaria in attesa di rinnovo di contratto: è lei che con il suo misero stipendio mantiene il marito (A. Gassman) del quale è molto innamorata, benché sia solo un simpatico cialtrone di bell’aspetto, pieno di idee bislacche per guadagnare danaro, ma refrattario a lavorare “sotto padrone” . Quando in fabbrica si viene a sapere che è incinta, subito viene licenziata e così per lei e il marito si apre un baratro economico seguito da crisi coniugale. Disperata e piena di debiti, la mite Luciana, stanca di subire soprusi, si ritrova con una pistola in mano con la quale cerca di riavere il posto di lavoro, mettendo in pericolo la sua vita e quella degli altri. Per fortuna la storia si conclude bene, malgrado ella venga ferita in modo lieve da Antonio, poliziotto veneto triste e mite, trasferito con disonore perché odia la violenza e non ama sparare con facilità(F. Bentivoglio). Alla fine ricordando la frase del Vangelo “gli ultimi saranno i primi”, Luciana si domanda quando ciò potrà avvenire. Per il regista dunque “gli ultimi rimangono ultimi” nell’attuale società e possono contare solo sulla solidarietà di buoni amici che nel film per fortuna ci sono. Ottimi caratteristi interpretano figure minori ben delineate, offrendo una variegata galleria di personaggi: Silvia Salvatori, Emanuela Fanelli, Giorgio Caputo e Marco Giuliani (gli amici), Diego Ribon (il sindacalista), Duccio Camerini (padrone di casa), Francesco Acquaroli (proprietario della fabbrica), Ariella Reggio (mamma di Antonio), Stefano Fresi (guardia giurata), Irma Carolina di Monte (la parrucchiera). Giovanna D’Arbitrio
LAUDATO SI', MI' SIGNORE
post pubblicato in diario, il 7 luglio 2015
Laudato si', mi' Signore, per sora nostra madre Terra, la quale ne sustenta et governa, et produce diversi fructi con coloriti flori et herba. (San Francesco- 1224) Era il 1224 quando San Francesco compose Il Cantico delle Creature, conosciuto anche come Il Cantico di Frate Sole e Sorella Luna, una poesia che è un inno di ringraziamento e di lode a Dio per la creazione del mondo, nonché un’ umile accettazione di tutte le sue manifestazioni, sia gioiose che dolorose in una visione d’insieme che unisce in un legame fraterno tutte le creature, animate e inanimate. Scritto in volgare, lingua popolare, non in latino, è un invito a rispettare la “Madre Terra” rivolto a tutti gli esseri umani di tutti i ceti sociali. A tale poetico cantico fa riferimento l’enciclica “Laudato si’” di Papa Francesco, presentata il 18 giugno dal cardinale Peter Turkson, lo scienziato John Schellenhuber, fondatore del “Potsdam Institute for Climate Impact Research” e dal rappresentante del patriarcato ortodosso di Costantinopoli, Giovanni Zizioulas. Secondo “Famiglia Cristiana “attorno alla pubblicazione dell’enciclica c’è una certa fibrillazione e dagli Stati Uniti è già partito un fuoco di fila preventivo contro il testo da parte delle lobby che fanno capo alle grandi multinazionali. Il 2 giugno il gigante energetico Exxon ha inviato addirittura una delegazione in Vaticano per spiegare le sue posizioni su energia e riscaldamento climatico. Le posizioni di Papa Francesco in materia ecologica sono note. Più volte ha detto che l’economia legata agli interessi e alle lobby “uccide”. Ciò che preoccupa il sistema capitalistico delle multinazionali è soprattutto il linguaggio diretto di Francesco, comprensibile a tutti. Eppure lui non è il primo papa che va all’attacco di questo sistema. Benedetto XVI nella Caritas in veritate ha denunciato i guasti della finanzia, ma Ratzinger non aveva la popolarità di Bergoglio e quindi non c’è stata molta preoccupazione. D’accordo con il papa invece sono la maggior parte dei leader religiosi del mondo che a luglio firmeranno un testo comune sul clima, al quale ha lavorato soprattutto il patriarca ecumenico Bartolomeo I. L’enciclica tratta diversi temi oltre quelli della difesa dell’ambiente, come sovrappopolazione, OGM, ruolo della tecnica e della finanza nell’economia ed altri che riguardano tutta l’umanità. Nelle prime pagine dell’enciclica si legge’: “La sfida urgente di proteggere la nostra casa comune comprende la preoccupazione di unire tutta la famiglia umana nella ricerca di uno sviluppo sostenibile e integrale, poiché sappiamo che le cose possono cambiare”. Papa Francesco riesce sempre a sorprenderci, farci commuovere e sperare in un mondo migliore in cui Pace, Solidarietà, Fratellanza, rispetto per la Natura possano guidare l’Umanità, prendendo il posto di Spread e Debito, minacciose entità che ora sembrano imperare sovrane in Europa e nel mondo, anche dopo il “No” della Grecia. Giovanna D’Arbitrio
Napoli: convegno su "DONNE E LAVORO"
post pubblicato in diario, il 26 marzo 2014
           

Lunedì 17 Marzo 2014, alle ore 15,30, si è tenuto un importante convegno sul tema “Donne e Lavoro: prospettive ed esperienze a confronto”.

 

 Tra i relatori, in prevalenza donne, presenti diverse imprenditrici: M. Maddaloni (Presidente Camera di Commercio), V. Schiavo (Presidente Confesercenti Campania), C. Miraglia (Assessore Cultura Regione Campania), M. T. Ferrari (Presidente Comitato Imprenditoria Confesercenti), P. Scialoja (Presidente Soroptimist Club Napoli), B. D’Angelo (Consigliere Regionale Campania), L. Festa (Consigliera Pari Opportunità Provincia), R. De Cicco (attrice), M. Coppola (Vice Presidente Sorptimist), M. Catuogno (Presidente AIDDA Campania, imprenditrice), A. Letizia (resp. Coord. Donne Cisl Napoli), M. del Vecchio (Imprenditrice), C. Aiello (Unione Regionale Ordini Forensi), D. Farone (Sorptimist Club Napoli, Comitato Pari Opportunità Ordine Avvocati).

 

Nel corso dell’interessante dibattito, anche se generalmente sono stati rilevati diversi  progressi nel campo delle pari opportunità, molti hanno sottolineato che il percorso verso una piena parità è ancora lungo e che la lotta deve continuare per migliorare la situazione. Pertanto sono state indicate soluzioni, in particolare sui seguenti punti:

 

-Facilitare ed integrare il rapporto lavoro-famiglia, nonché il rispetto per le donne  (evitare discriminazioni per maternità, pretendere maggior rispetto per leggi e diritti, fornire asili  nido, supporto di psicologo aziendale e percorso socio-sanitario in caso di malattie particolari o violenze, secondo Maurizio Maddaloni, Bianca D’Angelo, Luisa Festa, Rosaria De Cicco).

 

-Comunicare, confrontarsi e collaborare attraverso forum, sportelli di imprenditoria femminile, siti on line su competenze e attività, reti con istituzioni e categorie professionali, coworking, tavoli su welfare aziendale (Paola Scialoja, Maria Teresa Ferrari, Tecla Magliacano, Mariolina Coppola, Anna Letizia).

 

-Accesso al credito, creare un fondo bancario per start up  (Vincenzo Schiavo, M. Coppola, Marta Catuogno, L. Festa).

 

-Formazione e informazione: acquisire competenze e informazioni (L. Festa, M. Coppola).

 

-Etica aziendale: non solo profitti, ma etica, equità e solidarietà in cui le donne si distinguono (Marisa Del Vecchio).

 

 Il Presidente della Confesercenti. M. Maddaloni ha affermato: “Il mondo dell’imprenditoria ha la necessità di trovare risposte al tema del binomio donne e lavoro che rappresenta sempre di più un tema centrale per la società e che ha effetti dirompenti”. E secondo i dati forniti da V. Schiavo, presidente di Confesercenti Campania, nella regione operano 149mila imprese femminili su  567mila aziende (in prevalenza a Benevento e Avellino con il 36%, a Napoli con il 27%”).

 

Sicuramente encomiabili i contributi portati da donne imprenditrici in Campania, in particolare da quelle presenti al convegno che hanno offerto anche la propria esperienza personale durante il dibattito. Ed è parimenti giusto evidenziare che mentre le pari opportunità sembrano crescere in politica, imprenditoria e in altri campi, parallelamente a causa della grave crisi economica tante donne, senz’altro meno fortunate, sono le prime ad essere licenziate e le ultime ad essere assunte, vittime di lavoro nero, discriminazioni, violenze e soprusi perfino nel “civile Occidente”.

 

Ovviamente nel convegno il discorso sulla condizione femminile nei paesi de l terzo mondo non è stato nemmeno sfiorato, poiché sarebbe stato davvero troppo lungo ed impegnativo. Comunque, secondo il modesto parere della sottoscritta, le strategie più efficaci per ottenere migliori risultati, sia nei paesi più progrediti che in quelli sottosviluppati, potrebbero essere Cultura, Istruzione, Formazione (ricordando la coraggiosa battaglia di Malala), indispensabili per scardinare vecchi tabù e considerare finalmente le donne come “esseri umani non inferiori agli uomini”, con uguali diritti umani e civili, nonché pari opportunità.

 

Concludendo, ci auguriamo che i positivi cambiamenti possano essere realizzati proprio grazie alle donne che hanno raggiunto posizioni di potere e a tutti coloro lottano con impegno e  buona volontà.    

Giovanna D’Arbitrio                                                                           

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

  

 

Film "Allacciate le cinture"
post pubblicato in diario, il 13 marzo 2014
           

Il film “Allacciate le Cinture”, che sta riscuotendo notevole successo di pubblico più che di critica, è senz’altro un’altra storia d’amore e d’amicizia raccontata nel particolare stile del regista F. Özpetek.

 

 Questa volta siamo nell’anno 2000 a Lecce dove Elena (Kasia Smutniak) lavora in un bar insieme all’amico gay Fabio (Filippo Scicchitano)col quale sogna di aprire un locale per giovani. In questa atmosfera serena, fatta di amici affettuosi e sogni giovanili, irrompe un giorno Antonio (Francesco Arca), un meccanico rozzo, molto palestrato e tatuato, omofobo e anche un po’ razzista, che tuttavia riesce a far innamorare Elena benché sia molto diverso da lei, ragazza sensibile, di buona famiglia che vive con la madre anziana e una zia un po’ stramba.

 

S’incontrano e subito si scontrano in una giornata di pioggia sotto un’affollata pensilina d’una fermata d’autobus: scatta la scintilla che attira gli opposti, cominciano a frequentarsi e così….li ritroviamo 13 anni dopo sposati con due figli, i primi litigi e le incomprensioni di una coppia che si sta trasformando con il matrimonio.

 

La vita comunque è imprevedibile ed  ecco arrivare le sue dure prove, soprattutto quelle della malattia che colpirà lei, ma coinvolgerà anche tutta la famiglia e gli amici, come spesso accade. Ospedali, chemioterapia, capelli che cadono, trasformazione fisica, e non solo, poiché ci sono eventi che coinvolgono le persone e le costringono a cambiare anche nell’anima. E così bisogna “allacciare le cinture” contro le turbolenze della vita.

 

In fondo questo film ci ricorda altre opere di Özpetek (Le Fate Ignoranti, La Finestra di Fronte, Cuore Sacro, Saturno Contro, Mine Vaganti) in cui il regista riesce a trattare con delicatezza, sensibilità e perfino humour temi drammatici che vengono affrontati  con coraggio e nello stesso tempo stemperati e addolciti grazie alla forza positiva dell’ amicizia, della solidarietà, dell’empatia, insomma dell’amore in tutte le sue variegate e molteplici forme.

 

C’è anche un altro elemento che caratterizza i suoi film: il cambiamento determinato da un evento improvviso, l’imprevedibile drammatica “svolta” che costringe le persone, nolenti o volenti, alla crescita spirituale. In “Allacciate le cinture” forse c’è una riflessione in più su passato e presente che alla fine nel film, con un significativo flashback, sembrano convergere e disegnare un cerchio, poiché quello che conta nella vita, al di là di tutti i conflitti e drammi, è avere dei “bei ricordi” da condividere con le persone amate, ricordi che ci aiutano ad andare avanti.  E così “a mano a mano”, come recita la canzone di Rino Gaetano (colonna sonora di P. Catalano),malgrado gli inevitabili cambiamenti,  i sentimenti sinceri possono resistere a tutte le prove e ci aiutano ad affrontare la vita.

 

Le accuse di cedimento al mélo mosse da alcuni critici ci sembrano eccessive, poiché Özpetek  è molto bravo nel destreggiarsi tra commedia e tragedia e sembra anche molto attento a tutto ciò che è “realtà, dalla scelta accurata di ruoli e interpreti, costretti  a modificare l’aspetto fisico ingrassando o dimagrendo a seconda di tempi ed età, fino alle variegate situazioni che spesso traggono ispirazione dalla vita quotidiana (come egli stesso ha sottolineato in un’intervista).

 

 Senza dubbio un buon film che si avvale di un ottimo cast di attori (bravi anche quelli impegnati in ruoli minori, come C. Crescentini, F. Scianna, C. Signoris, E. S. Ricci, P. Minaccioni, G. Michelini, L. Ranieri), della fotografia di G. F. Corticelli, della sceneggiatura di Özpetek  e di G. Romoli, col quale il regista aveva già collaborato in “Harem Suare” e “Saturno contro”.

 

Giovanna D’Arbitrio

 

 

TERREMOTI
post pubblicato in diario, il 31 maggio 2012
           

Quando ci sono nuovi terremoti in Italia, ci assalgono brividi di paura e drammatici ricordi riaffiorano dal passato con tutto il carico di angoscia e di terrore provati da noi campani in quella terribile sera del 23 novembre 1980, quando un’interminabile scossa di circa 90 secondi, con magnitudo 6,9 della scala Richter con epicentro in Irpinia, rase al suolo 36 paesi. Tragico il bilancio:  2.914 i morti, 8.848 i feriti, 280.000 gli sfollati.

 

Come se ciò non fosse bastato, ecco arrivare il bradisismo dell’area flegrea (1982-84) che per circa due anni continuò a destabilizzare il nostro sistema nervoso già provato dal precedente catastrofico sisma. Come dimenticare l momenti di tensione e di panico ad ogni scossa, con gli occhi rivolti verso un lampadario per valutarne il grado con una certa approssimazione. Eravamo diventati bravissimi a discernere tra 3°,4°,5° grado della scala Mercalli e ci  auguravamo sempre che l’intensità non andasse oltre.

 

Solo chi ha bambini (allora i miei figli erano piccoli) può capire ciò che prova una madre in quei momenti.  Chi poi come la sottoscritta, oltre ad essere madre è un’insegnante, prova doppia angoscia: si pensa ai propri figli affidati ad altri e si sente tutta la responsabilità nel gestire bene la situazione per salvaguardare le vite dei propri alunni, mantenendo la calma e osservando le norme comportamentali  impartite dagli esperti in sicurezza.  

 

Da uno studio sulla sindrome post-traumatica da stress, promosso dall’ospedale  “Bambin Gesù” col sostegno della Caritas, è emerso che ancor oggi molti bambini abruzzesi soffrono di attacchi di panico, senso d’impotenza, fragilità, stato di ipervigilanza. Sono stati attivati poi percorsi per pediatri ed insegnanti per gestire meglio la sindrome in tutti i territori ad alto rischio sismico.

 

D’altra parte si comprende che anche gli adulti sopravvissuti  subiscono  gravi shock, alla vista di familiari  morti o feriti, case distrutte. Il ruolo  della solidarietà diventa allora prioritario: “non sentirsi soli” è fondamentale in quei momenti. La sensazione di sentirsi  impotenti ed abbandonati può essere terribilmente devastante e generare tanta rabbia contro le inefficienze dello Stato.

 

Sarebbe utile leggere il libro di Luigi Mondo e Stefania Del Principe “l’Intervento psichiatrico e psicologico negli eventi catastrofici” in cui si possono trovare essenziali  informazioni ed importanti linee di indirizzo.

 

 

Sfoglia novembre        gennaio