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Registro Elettronico nelle scuole
post pubblicato in diario, il 27 novembre 2010

Con la nuova riforma scolastica arriva nelle scuole anche il registro elettronico, già in uso in diversi istituti a livello sperimentale. Celerità, maggiore efficienza, risparmio, trasparenza, cooperazione sono i vantaggi sbandierati per convincere docenti, genitori e alunni sull’utilità di adottare le nuove tecnologie digitali che sostituiranno anche nelle segreterie documenti cartacei, raccoglitori d’archivio, timbri e quant’altro.

Voti, giudizi, presenze e assenze degli alunni viaggeranno in rete col registro elettronico, una sorta di “grande Fratello” di orwelliana memoria, che informerà i genitori tempestivamente su risultati scolastici e comportamenti dei figli: scrutini, certificati, scambi di dati tra le varie scuole, saranno online.

 Nell’ambito del Sistema Pubblico di Connettività i dati saranno resi accessibili a soggetti pubblici addetti a compiti istituzionali, con diritto quindi all’accesso ed invio di documenti, ad effettuare pagamenti, ad ottenere moduli e formulari aggiornati, posta elettronica certificata, firma digitale ecc...  I progressi tecnologici digitali, insomma, possono offrire al cittadino una pubblica amministrazione più efficiente e produttiva e, pertanto, sembra logico introdurre tali strumenti anche nelle scuole che potranno raccogliere tutti i dati relativi ad alunni (ed insegnanti) in fascicoli elettronici comunicando alle famiglie e agli utenti interessati come accedervi, secondo la legge L.241/90 sulla trasparenza.

Pare che la “privacy” sia garantita all’interno di un vero e proprio Codice dell’Amministrazione Digitale, una sorta di Costituzione con diversi articoli su diritti e doveri.  E qui cominciano i dubbi, poiché questa valanga di dati comunque finisce in un database e, come ormai tutti sanno,  per hackers ed  esperti in materia nessuna password o sistema criptato può rappresentare un ostacolo insormontabile. Oggi poi i giovani ne sanno più degli adulti in tal campo. Basti pensare all’inventore di Facebook, Mark Zuckerberg.

 Con una certa apprensione ci chiediamo quindi cosa avverrà a quei ragazzi che hanno gravi problemi a livello fisico e psichico, come portatori di handicap, caratteriali e svantaggiati dei quartieri a rischio, alunni che di solito non fanno registrare risultati scolastici brillanti. Cosa ne sarà di tali dati quando questi giovani dovranno inserirsi nel mondo del lavoro?  E cosa accadrà anche a tutti  i ragazzi che oggi non sono bravi a scuola, ma che potrebbero evidenziare notevoli progressi o altre capacità dopo aver concluso i loro studi? Se Einstein, alunno mediocre, fosse nato in quest’epoca, sarebbe diventato un grande scienziato comunque, o sarebbe stato bloccato dai suoi scarsi risultati scolastici inseriti in un computer? Come sarà gestito il curriculum di ogni alunno e da chi? Questo è un importante punto che deve essere chiarito. Il sistema digitale potrebbe forse essere uno strumento valido solo se limitato a normali operazioni amministrative, non certo esteso ad informazioni che potrebbero ledere alunni e famiglie.

Un altro serio dubbio ci viene quando pensiamo ai costi di registri e lavagne di tipo elettronico in un momento di crisi con consequenziali tagli sul personale, problemi di ogni genere in scuole fatiscenti dove mancano talvolta banchi e sedie, classi sovraffollate per mancanza di aule e di nuovi edifici scolastici.

 Ci dispiace infine che ancora una volta i rapporti umani vengano sacrificati in nome dell’efficienza e della celerità. Possibile che un genitore non abbia qualche ora di tempo da dedicare a suo figlio per parlare con gli insegnanti?  Stabilire un rapporto scuola-famiglia dovrebbe essere un prioritario obiettivo educativo  proprio per la “crescita spirituale”, non solo “scolastica”, dei ragazzi che sono persone, non macchine controllabili con altre macchine. Una guida affettuosa, non un controllo “poliziesco” serve ai giovani, soprattutto oggi, in un mondo privo di punti di riferimento. I più vulnerabili sono proprio i ragazzi che non si sentono amati e in tal caso non basteranno certo i registri elettronici!

A questo punto sento il dovere di ringraziare tutti i genitori dei miei alunni che con me hanno dialogato a lungo per il bene dei loro figli. Talvolta è bastata una breve nota sul diario personale di un alunno (pretendendo la firma della mamma o del papà) oppure una breve telefonata per informare le famiglie e… la privacy su tanti delicati problemi è stata sempre salvaguardata. Quanti alunni “difficili” oggi sono bravi professionisti, abili operai o impiegati in Italia e all’etero, malgrado la crisi attuale? Tanti.

I progressi della scienza e della tecnica sono importanti per l’Umanità, ma devono essere al suo servizio, non renderla schiava. Giovanna D'Arbitrio                                                                                                                                  

 

 

 

 

Governance Territoriale
post pubblicato in diario, il 16 novembre 2010

Il 12 novembre  si è svolto a Napoli un convegno sul tema “Governance Territoriale”. Relatori: G. Biondi, A. Cozzolino, T. D’Aponte, B. Gravagnuolo, U. Marani, G. Cundari. Moderatore: A. Velardi. Presente al dibattito anche l’on. A. Bassolino

 

Le riflessioni dei presenti, considerate come “note a margine”  sul volume “Pianificazione, Paesaggio, Governo del Territorio” di G. Cundari, hanno messo in evidenza la necessità di un nuovo meridionalismo che parta da una governance “campana” intesa come coordinamento dei vari soggetti operanti sul territorio, istituzionali e non, pubblici e privati, al fine di promuovere lo sviluppo locale sostenibile. Secondo i relatori, potenziando le capacità del “sistema territorio” a livello economico, politico e culturale, sarà finalmente possibile pensare, progettare ed operare mediante una visione unitaria. Senza tali  premesse, l’ attuazione dei progetti in tempi brevi è impossibile per il gap tra pianificazione e politica. Occorre inoltre un’etica delle responsabilità condivise: fare politica secondo Plutarco, “è obbligo morale per chi ha il senso dell’etica”( Biondi).

 

 Rilevante il tema della vivibilità delle città alle quali bisogna  “restituire centralità” con politiche innovative su paesaggio, manutenzione e conservazione, seguendo l’esempio di altri paesi europei, per cui occorrono nuove leggi per potenziarne la vivibilità e far così affluire i fondi europei (D’Aponte, Cozzolino). Imperante è pertanto  il bisogno di una maggiore concretezza, poiché un progetto è valido solo se è fattibile, senza confusione tra” logico ed  ideologico”(Gravagnuolo) e quindi i successi urbanistici europei, in particolare quelli di Berlino e Barcellona, più volte citati anche nel libro di G. Cundari, sono molto lontani dalla nostra realtà,  proprio per mancanza di governance territoriale (Marani).

 

 I relatori, pertanto, pur evidenziando palesi insuccessi ( come la gestione rifiuti), hanno elencato alcuni importanti risultati: ampliamento della metropolitana, iniziative culturali (nuovi musei, Forum delle Culture, ecc) e soprattutto il primo Piano Regionale, varato nel 2008.

 

L’incontro si è concluso con un lungo discorso di Bassolino che  ha individuato tra le principali cause dei fallimenti un’ottica molto provinciale rispetto all’apertura mentale dei paesi europei, la conflittualità tra i partiti, il rifiuto di condividere pesanti responsabilità, l’assenza di investimenti e soprattutto una” governance che non è in Campania, ma fuori di essa”. Conclusione alquanto sibillina, poiché molti non addetti ai lavori, come la sottoscritta, si sono chiesti “e allora dov’è ora questa governance?”. Come si può permettere che una città come Napoli perisca tra i rifiuti? Dove è finita quella positiva atmosfera di speranza dei tempi del G7 e di "Napoli Porte Aperte" del '99, quando tutti sperammo in una rinascita di Napoli?

 

Il convegno sembrava concluso, quando un piccolo imprenditore con insistenza ha chiesto la parola ed ha iniziato il suo discorso, affermando: - Mi son reso conto dei cambiamenti in atto quando i miei dipendenti si son schierati a destra, mentre io continuo a sostenere la sinistra  -.  Che dire? La gente è confusa e forse lo è anche il mondo politico. Forse più che chiedersi  “che cos’è di destra e cos’è di sinistra”(come nella famosa canzone di Gaber), bisognerebbe saper distinguere  tra “ giusto e ingiusto, legale e illegale, onesto e disonesto”. Le ideologie sono crollate sotto i colpi delle speculazioni economico-finanziarie globalizzate che ingoiano i risparmi di tanta gente e buttano sul lastrico i lavoratori europei dislocando la produzione nei paesi sottosviluppati nei quali sfruttano manodopera a basso costo, risorse locali e quant’altro. Forse è arrivato il momento d’individuare obiettivi trasversali perseguibili da “tutti i politici onesti”aldilà dei diversi schieramenti: lotta contro criminalità, corruzione e sistema clientelare, difesa dei diritti conquistati dai lavoratori, nonché di quelli umani e civili, cambiamento di rotta nelle politiche nazionali ed internazionali. Come si può avere la governante di un territorio, a livello regionale e nazionale, senza tali premesse?

                                                                                                                                                                                                Così mentre il film di Martone “Noi Credevamo” dimostra con una seria ricostruzione storica il contributo di lacrime e sangue di tanti meridionali che lottarono per l’unità della nazione, noi diciamo “basta,  cerchiamo di cambiare musica!”  Quali gli strumenti? Forse istruzione, occupazione, legalità, maggiore equità sociale…. tanto per iniziare? E allora se il Sud è ancora una parte d’Italia, perché ridurlo solo ad un “serbatoio” di voti per la politica?                           

Giovanna D’Arbitrio

 

 

 

 

 

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