.
Annunci online

"THE TREE OF LIFE" di Malick
post pubblicato in diario, il 24 maggio 2011

“The Tree of Life”, il film di Terence Malick, ha vinto  la Palma d’Oro al Festival di Cannes 2011, dividendo pubblico e critica forse  perché più che un film è un’opera artistica complessa su significato della vita, lotta tra il Bene e il Male, relazioni tra macrocosmo e microcosmo, tra Dio e uomo, felicità e dolore, odio e amore.

 Tutto ciò è calato nella realtà attraverso  la storia di una famiglia americana degli anni ’50: un padre-padrone (Brad Pitt) autoritario e opprimente ( in realtà fragile e spaventato dalla vita)che impone una dura disciplina militaresca ai suoi tre figli per temprarli e prepararli alla spietata lotta per l’esistenza , una madre sensibile ed amorevole (Jessica Chastain), piena di fede in Dio.  In questo piccolo microcosmo,  si scatenano i dubbi e gli inquietanti interrogativi che tormentano da secoli l’umanità fin dalla creazione di un favoloso immenso Universo, dalla notte dei tempi di una Terra popolata da animali preistorici, per arrivare all’attuale epoca dominata dal dio Denaro che governa il mondo dall’alto degli asettici uffici dei moderni templi- grattacielo.

La drammatica morte del secondogenito colpisce dolorosamente  gli O’ Brien, in particolare Jack (Sean Penn) che s’immerge nei ricordi della sua infanzia facendo scorrere sullo schermo stupende immagini di una natura ancora incontaminata: alberi secolari, prati verdi, fiori, acque limpide, cieli stellati, stormi di uccelli che danzano disegnando incredibili figure astratte. In questo stupendo contesto si agitano le passioni umane e le angoscianti domande di Jack che fin da bambino cerca di capire la realtà. Di fronte alla violenza paterna, alla sofferenza, alla morte di un suo piccolo amico, dialoga direttamente con Dio, chiedendogli “Se tu non sei buono, perché devo esserlo io?”.  Nel loro giardino viene piantato un albero, simbolo di vita, ma intorno ad esso non c’è sempre armonia e serenità: i sentimenti  contrastanti di odio e amore sono costantemente presenti in questa famiglia-simbolo dell’umanità. Chi vincerà alla fine?

Nel film, ricco di simboli ed allegorie, alla fine prevale l’Amore, il vero motore della vita, “L’Amor che move il sole e l’altre stelle”, come Dante scrisse. La madre, novella Beatrice, sembra guidare la famiglia in una surreale danza conclusiva fatta di abbracci e di perdono, mentre camminano su una spiaggia insieme a centinaia di persone.

Immagini di rara bellezza inseguono  magiche note musicali e viceversa, esaltandosi in un continuo scambio energetico di grande elevazione in cui  voci, dialoghi essenziali, significativi silenzi, intense espressioni dei volti  formano una sinfonia che sottolinea ed amplifica i sentimenti. Bravi dunque Alexandre Desplat (colonna sonora) ed Emmanuel Lubezski (fotografia).

Non è un film per tutti.  Chi non ama la poesia non può comprenderlo poiché esso si avvale di un linguaggio “diverso”, talvolta ermetico, non accessibile a tutti, soprattutto a coloro che non sono guidati alla comprensione da goethiane “affinità elettive” .

Giovanna D’Arbitrio

 

 

 

 

CIAO MARILA!
post pubblicato in diario, il 16 maggio 2011

Spesso si parla male degli insegnanti e anche la sottoscritta deve ammettere che talvolta si è scagliata contro colleghi assenteisti e fannulloni e contro quelli che arrivano nella scuola per caso, non per scelta, e così di solito si rivelano i più  accaniti fan della “bocciatura”, soluzione per tutti i problemi. Che gioia sarebbe poter bocciare proprio loro come docenti privi di professionalità e sensibilità!

Ci si chiede però come mai non si parli mai di tutti gli altri, di quelli bravi, di quelli seri, capaci, onesti e sensibili, pieni di comprensione e di affetto per gli alunni. A pensarci bene qualche volta sì, se ne parla,  come è successo a Marila, la mia cara collega che ieri è andata via per sempre.

Ci sono persone che ci accompagnano nella vita senza far rumore, quasi in punta di piedi, con passo lieve passano accanto a noi, ci sfiorano con il tocco della mano, un sorriso, un buon esempio, la forza di volontà, il loro affetto, umili eppur grandi per il coraggio quotidiano nell’affrontare tanti problemi sia in famiglia che al lavoro.

Così era Marila, una madre-insegnante, che amava gli alunni come se fossero figli e cercava  di comprenderli per “aiutarli a crescere”.  Avevamo le stesse idee in merito e tante volte abbiamo concluso  i nostri discorsi affermando che  l’abilità di un insegnante non si misura sui risultati raggiunti dagli alunni più brillanti e capaci, ma proprio sui piccoli “passi in avanti” dei meno bravi.

Qualche anno fa cominciammo a giocare a buraco con alcune  colleghe una volta alla settimana, per stare un po’ in compagnia. Anche nel gioco non era mai aggressiva: amava i diminutivi e si esprimeva con gentilezza sia verso compagne  che avversarie, dicendo ad esempio con la sua voce dolce e scherzosa “Giovanna, ecco un po’ di quadrucci e anche qualche cuoricino, pinelle niente purtroppo!”, oppure “Cosa ti scarto, bella signora? Ecco, forse questa carta ti servirà!”.

Una decina di anni fa si ammalò gravemente di cancro e i suoi bei capelli neri e ricci caddero per la chemioterapia:  si coprì  allora il capo con qualche elegante foulard e continuò a venire a scuola, sempre col sorriso sulle labbra. Vinse la battaglia e continuò a fare i controlli ogni anno scrupolosamente per combattere eventuali “ricadute” in quel brutto male.

Questa volta non c’è riuscita, malgrado avesse intenzione di continuare a lottare con tutte le sue forze. Così purtroppo non ci resta che salutarla con tutto il nostro affetto.

-Ciao Marila, non dimenticheremo mai il tuo sorriso mite. Camminerai sempre accanto a noi col tuo passo leggero, senza far rumore -.

Giovanna D’Arbitrio

 

 

 

TATANKA: una storia edificante
post pubblicato in diario, il 11 maggio 2011

Il  film di Giuseppe Gagliardi, tratto in parte da un capitolo (“Tatanka Scatenato”) del libro di Roberto Saviano “La Bellezza e l’Inferno”, narra una storia di riscatto sociale in cui coraggio e forza di volontà permettono al protagonista di liberarsi dai condizionamenti che miseria, ignoranza e criminalità impongono a tanti giovani dell’hinterland campano.

Non a caso dunque Clemente Russo interpreta il ruolo di Michele, giovane pugile che cerca di sfuggire ad un destino già segnato dal marchio della malavita, tra attività illegali, omicidi, prigione, incontri truccati. Con l’aiuto del suo allenatore, Sabatino (Giorgio Colangeli),  sogna un’altra vita in cui potrà diventa re un grande campione e partecipare alle Olimpiadi.

Nato  nel 1982 a Marcianise, Clemente Russo è riuscito a sottrarsi all’influsso negativo dell’ambiente praticando il pugilato in una modesta palestra ed  arruolandosi poi nella Polizia di Stato. Così con l’aiuto del gruppo sportivo delle Fiamme Oro, ha vinto numerosi incontri e prestigiose medaglie, fino a partecipare alle Olimpiadi 2008 dove ha ottenuto la medaglia d’argento. Il suo soprannome, Tatanka (bisonte), legato al modo di combattere, ben definisce la potenza dei suoi pugni.

Il film finisce con una frase di Saviano in cui si mette in rilievo che chi combatte per qualcosa di buono, alla fine non combatte solo per se stesso, ma lotta per un fine più alto che si estende a tutti.

In questo bel film (prodotto da Minerva Film, Margherita Film e Rai Cinema), Gagliardi sembra aver ben appreso la lezione di Garonne, avvalendosi anche della collaborazione di due sceneggiatori di “Gomorra”, Massimo Gaudioso e Maurizio Braucci.

Unica conseguenza spiacevole per C. Russo, la sospensione dal  servizio per sei mesi imposta dalle Fiamme Oro per una scena in cui la polizia causa la morte di un giovane criminale torturandolo con la tecnica del waterboarding, scena ritenuta essenziale dal regista che ha voluto ricordare in tal modo un episodio realmente accaduto in Sicilia nel 1985 ai danni di Salvatore Marino.

 Notevole la  recitazione degli altri bravi interpreti, come G. Colangeli, Claudia Ruffo, Raiz, Rade Serbedzija, molto bella anche la colonna sonora di Peppe Voltarelli che sottolinea validamente  l’azione e dona forti emozioni nei momenti più significativi del film.

Giovanna D’Arbitrio

 

 

 

 

 

 

Premi Nobel contro il nucleare
post pubblicato in diario, il 4 maggio 2011

 

In occasione del 25° anniversario del disastro di Chernobyl, e ricordando la catastrofe di Fukushima, nove Premi Nobel hanno inviato una lettera aperta a 31 capi di stato invitandoli a riflettere sui pericoli del nucleare e sollecitandoli a investire su fonti energetiche alternative, più sicure e rinnovabili.

Essi hanno affermato di essere “fermamente convinti che se si cominciasse adesso a dismettere il nucleare in tutto il mondo, le generazioni future, soprattutto quelle giapponesi che hanno sofferto fin troppo, vivrebbero in un mondo più sicuro e pacifico”.

Ecco i loro nomi: Betty William (Irlanda), Mairead Macguire (Irlanda), Rigoberta Menchu Tum (Guatemala), Jody Williams (USA), Dhirin Ebadi (Iran), Wangari Maathai (Kenya), Desmond Tutu (South Africa), Adolfo Perez Esquivel (Argentina), Jose Ramos Horta (East Timor).

Anche l’italiano Carlo Rubbia, Premio Nobel per la fisica 1984, in una recente intervista su “Repubblica” si è schierato contro la costruzione di nuove centrali nucleari che nel nostro paese in particolare richiederebbe tempi troppo lunghi per dare risultati apprezzabili e privi di rischi.

In Italia intanto slitta la firma del decreto interministeriale sulle energie rinnovabili. Pare ci siano opinioni diverse in merito e che si voglia tener conto delle richieste delle regioni. Dopo la rinuncia all’utilizzo del nucleare, rinuncia che bloccherà anche il prossimo referendum sullo stesso, fu annunciato un grande piano energetico nazionale, ma pare sia necessario ora trovare punti d’incontro tra pareri contrastanti.

Intanto,  per lo slittamento del decreto, molti posti di lavoro sono a rischio:  l’impasse nel settore  impedisce la pianificazione degli investimenti.

Pare che le centrali nucleari sul nostro pianeta siano complessivamente 442, concentrate soprattutto  negli USA (104), in Europa (148), Russia, Giappone, senza contare quelle in fase di costruzione (soprattutto in Cina).  Ancora troppi i reattori più vecchi e pericolosi, costruiti in un periodo in cui non si teneva conto dei territori a rischio sismico. Ci auguriamo pertanto che non ne vengano costruite altre o  che almeno si riducano i pericoli di quelle già esistenti, per il bene dei nostri figli.

Giovanna D’Arbitrio

 

 

 

 

Sfoglia marzo        giugno