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FILM "THE CONSPIRATOR"
post pubblicato in diario, il 29 giugno 2011

Quattro anni dopo “Leoni per Agnelli”, Robert Redford si ripropone come regista di “The Conspirator”, restando ancora una volta fedele alla tradizione del cinema “liberal” nella difesa dei valori democratici, sanciti dalla Costituzione americana.

Il film  si spira alla storia degli USA: la guerra di secessione, la vittoria dei nordisti, l’assassinio del  presidente Abramo Lincoln  (15 Aprile 1865)da parte di John Wilkes Bouth, catturato e ucciso poi in un fienile mentre cercava di scappare, il processo contro gli altri cospiratori e l’impiccagione di quattro di essi, cioé  D. Herald, G Atzerodt, L. Powell e Mary Surratt, la prima donna giustiziata negli USA.

 La difesa di Mary (Robin Wright) viene affidata a a Frederick Aiken (James McAvoy), giovane avvocato e ufficiale dell’esercito nordista che pur essendo convinto della sua colpevolezza, è fermamente deciso ad offrire un “giusto processo” e a scoprire la verità.

 Inizialmente riluttante ad accettare la difesa della donna, si convince poi gradualmente della sua innocenza, quando scopre che John Surratt, latitante figlio dell’accusata, è il vero colpevole essendo amico di Bouth e di altri cospiratori i quali s’incontravano nella pensione gestita da Mary. Lotta allora con coraggio contro la volontà dell’establishment che, servendosi del segretario del ministero della difesa (Kevin Kline) e del corrotto procuratore (Danny Huston), usa metodi poco ortodossi per far impiccare Mary e offrire così subito alla nazione un capro espiatorio sul quale riversare il desiderio di vendetta per l’assassinio di Lincoln.

Vestita di nero, fiera, dignitosa, la figura di Mary si staglia sulla scena della storia, colpevole di mille ingiustizie contro le donne: è solo una madre che vuole salvare un figlio, ma viene sacrificata e strumentalizzata per fini politici. E Frederick allora con la sua appassionata difesa sostituisce il figlio latitante, John, che non accorre a discolpare la madre poiché, come affermerà poi quando anch’egli verrà imprigionato, “ non aveva mai creduto che potessero giustiziare una donna”.

“The Conspirator” racconta senz’altro una pagina buia della storia americana e pertanto molti negli USA non l’hanno apprezzato, poiché oltretutto hanno visto nel film un sotteso parallelo tra passato e presente, quasi una critica all’attuale lotta contro il terrorismo  gestita con metodi poco ortodossi e spesso criticati a livello internazionale.

In verità tutto ciò non appare nel film che è di pregevole fattura per sceneggiatura (J. Solomon),  fotografia (N. T. Sigel), ottima interpretazione degli attori. Esso sembra piuttosto allinearsi ad un genere di film costantemente presente nel  storia del cinema statunitense, cioè quello che ha sempre combattuto e continua a combattere contro ipocrisia e pregiudizi,  in difesa di verità, democrazia e libertà.

Giovanna D’Arbitrio

 

 

VALORI DEMOCRATICI E BENI COMUNI
post pubblicato in diario, il 14 giugno 2011

Come insegnante d’inglese, durante le mie lezioni su usi e costumi britannici, ho spesso osservato negli alunni un interesse particolare per “TheSpeakers’ Corner” , il famoso “Angolo degli Oratori” di Hyde Park, e “The Shadow Cabinet”, il cosiddetto “Governo Ombra”. Talvolta ho pensato che forse ciò è sempre accaduto perché io stessa ho riversato entusiasmo e impegno nel parlare di questi significativi emblemi di democrazia, libertà, confronto civile di idee.

 Un giorno discutendo in classe sul detto “tutto il mondo è paese”, giungemmo alla conclusione che esso  può essere considerato vero solo per alcuni aspetti, poiché in realtà ogni paese ha una sua identità derivante da un particolare percorso storico, proprio come ogni individuo su questo pianeta.  Le diversità quindi vanno preservate come preziosi  “specchi” che ci permettono di comprendere meglio noi stessi e il mondo in cui viviamo, attraverso il confronto, il dialogo, gli scambi di idee su tante esperienze.

 Purtroppo  una crescente omologazione, derivante da appiattimento culturale, ignoranza e disinformazione, sta dilagando distruttivamente ed essa appare ancor più minacciosa se pensiamo che si possa estendere anche a quella fisica, attraverso clonazione e manipolazioni genetiche su piante, animali ed esseri umani. Cibi killer venduti senza una chiara “tracciabilità” della loro provenienza, magari prodotti in paesi in cui non si rispetta alcuna regola per tutelare la salute del consumatore, in cui inquinamento e devastazione ambientale sono tali da scatenare la ribellione della Natura che uccide migliaia di persone con alluvioni, risveglio di vulcani, tzunami, terremoti,  e consequenziali disastri nucleari.

E tornando all’Italia, mentre infuriava la contesa per i referendum, alcuni vedevano comunisti dappertutto: ormai da qualche tempo pare se ne vedano anche dove non ci sono, cadendo in una sorta di ridicolo maccartismo tra mille incoerenze (Putin non  viene considerato forse un amico? I comunisti di un tempo forse non esistono più nemmeno in Russia.Oggi è il Global Village che ci condiziona, altro che comunismo!). Tutto viene etichettato: se fai questo, sei di destra, se fai quello sei di sinistra, se fai altro ancora sei di centro. Perché invece non ci chiediamo cosa sia giusto o ingiusto, onesto o disonesto, vero o falso?  Quanti ostacoli contro i referendum! Per fortuna il quorum è stato raggiunto e  gli italiani si sono mostrati cittadini consapevoli in grado di fare le scelte giuste, malgrado il clima teso e conflittuale.

Per questi motivi talvolta invidiamo un po’ il self-control  degli inglesi che molti secoli fa cominciarono a costruire il loro percorso democratico, iniziato con la medioevale Magna Carta  e culminato in una civile alternanza al potere di Labour Party e Conservative Party.  Nel Regno Unito insomma il partito che vince le elezioni non può governare senza confrontarsi democraticamente con l’Opposizione:  in tal modo “the Shadow Cabinet”  riesce a dare il suo concreto contributo nel risolvere i problemi in modo costruttivo, per il Bene del paese.

 Certamente anche i britannici hanno difetti e colpe, come mi fece notare un giorno un alunno parlando del loro politiche colonialiste e il loro “insulare” egoismo, tuttavia, osservando non solo i loro risultati ma anche quelli di altre democrazie europee, dobbiamo ammettere che là il confronto politico in genere è più corretto e meno conflittuale.

Forse la nostra democrazia è ancora molto giovane, forse ci vorrebbero meno protagonismi e più unione, maggiore disponibilità al dialogo non solo all’esterno ma anche  all’interno degli schieramenti politici, comunque sia una cosa è senz’altro certa:  se ora non continueremo a difendere con coraggio i valori democratici e non troveremo una positiva convergenza su obiettivi fondamentali, come beni comuni,  salute e ambiente, legalità, equità sociale, diritti umani e civili, metteremo sicuramente a rischio il futuro dei nostri figli.

I recenti risultati delle ultime elezioni e dei referendum ci fanno sperare in un positivo cambiamento, ma l’alternativa va costruita con senso di responsabilità, senza inutili contese, per non perdere la fiducia dei cittadini, poiché  solo “l’unione fa la forza”. “Tutti per uno” dunque per un’Italia migliore.

Giovanna D’Arbitrio

 

 

 

IL FILM "TUTTI PER UNO"
post pubblicato in diario, il 14 giugno 2011

Il film di Romain Goupil, “Tutti per Uno” , sembra a molti una forte denuncia contro la politica di Sarkozy sull’immigrazione e la presenza di Valeria Bruni Tedeschi, sua cognata, nel ruolo di una donna che protegge i “sans papiers”, pare abbia suscitato qualche reazione in Francia.

Il racconto parte dal 2067 quando Milana (Linda Doudaeva) ricorda la sua infanzia di bambina cecena arrivata senza documenti a Parigi con la famiglia. Mentre la politica bracca e respinge i clandestini, la bimba tuttavia appare ben integrata in un piccolo gruppo multietnico di compagni di scuola che le mostrano affetto e che alla fine  si battono coraggiosamente per impedirne il rimpatrio. In particolare Blaise (Jules Ritmanic), il piccolo leader della banda, si occupa di lei:  prima convince la madre (V. Bruni) ad accoglierla in famiglia come una figlia e poi, quando il pericolo aumenta, addirittura la nasconde in un luogo segreto, attirando i media con consequenziale estensione della  protesta ad altre scuole e inaspettato happy ending.

Il  regista fa iniziare il film dal 2067 poiché, come ha dichiarato, egli spera che “nel futuro, guardando questi anni, ci chiederemo come sia stato possibile questo abominio: maltrattare bambini che vengono da guerre e povertà”. Dal canto suo Valeria Bruni, presentando la pellicola a Roma, ha preferito non parlare della sua parentela con Sarko’, concentrandosi piuttosto sul ruolo che interpreta in cui si sente “molto chioccia con tanti pulcini”, cioè essenzialmente una madre che cerca di capire, proteggere e aiutare i bambini.

“Tutti per  Uno” è un film delicato e poetico, in cui viene portato avanti un discorso civile attraverso gli occhi e i sentimenti dei bambini che, compatti e uniti, si ribellano contro la brutalità della politica.

Significativa la scena del film in cui i bambini escono dal  nascondiglio con “le mani in alto”, così istintivamente, senza sapere bene perché, forse  come una resa simbolica al mondo degli adulti che punta su separazione, violenza e conflitto.

Non a caso il titolo francese è “Les Mains en l’Air”, ma noi preferiamo quello italiano “Tutti per Uno”, poiché è più ottimistico e costruttivo, più aperto alla speranza che non solo da ragazzi ma anche da adulti, molte battaglie giuste si possono vincere se si resta uniti.

Giovanna D’Arbitrio

 

I BAMBINI E L'AMORE
post pubblicato in diario, il 5 giugno 2011

Il film di Luc e Jean-Pierre  Dardenne “Il Ragazzo con la Bicicletta” (Le Gamin au Vélo), vincitore del Gran Premio della Giuria al Festival di Cannes 2011, sta riscuotendo notevoli consensi di pubblico e critica anche in Italia.

Il tema dell’infanzia abbandonata ed incompresa, tema molto presente sia in letteratura che a cinema, è trattato dai fratelli Dardenne  con grande sensibilità e una drammaticità essenziale che non cade mai  in facili toni mélo, ma preferisce un linguaggio asciutto e realistico, molto efficace nel delineare i personaggi.

Il protagonista, Cyril ( Thomas Doret), un ragazzo di 12 abbandonato in una casa-famiglia, non si rassegna  a stare da solo, continua disperatamente a cercare il padre, lo trova e non riesce ad accettare la dura realtà: per il padre egli non è altro che un peso.

Cyril si ribella, sfoga la sua rabbia pedalando la sua bici per la città come un forsennato, ma alla fine anch’egli dovrà scegliere tra bene e male, trovare una strada nella vita: da un lato c’è Wes (Egon Di Matteo), ragazzo violento, ladro e spacciatore di droga, dall’altro Samantha (Cécile De France), gentile e sensibile parrucchiera disposta a fargli da madre. Per fortuna  fa la scelta giusta e il film si conclude con un happy ending che tuttavia fa riflettere in modo critico sugli aspetti negativi della società.

In un’intervista Luc Dardenne ha dichiarato che l’idea del  film è nata durante un viaggio in Giappone ascoltando la storia di un ragazzo che, abbandonato in un orfanatrofio, ha continuato a cercare invano il padre  per anni ed è poi diventato un gangster. Allora in Luc e Jean-Pierre è nata l’idea di raccontare una specie di favola moderna con un finale positivo, immaginando che quel ragazzo si salvasse incontrando una donna amorevole e materna.

Luc pertanto ha concluso il discorso dicendo: -  Il film è’ una bella storia a lieto fine, ma getta anche uno sguardo critico sulla società e sul tipo di adulti che siamo, schiavi della riuscita, della celebrità e della ricchezza, incapaci di posare il nostro sguardo sull’altro, pronti a sacrificare i bambini perché i bambini ci fanno paura, perché rappresentano quello che verrà dopo di noi -.   

Ci auguriamo che questo duro giudizio  riguardi solo una piccola parte dell’attuale società, poiché se non saremo più capaci di dare amore ai bambini nelle nostre famiglie, oppure di trovare persone sensibili disposte ad adottarli, allora davvero non ci sarà alcuna speranza per il futuro dell’Umanità.

Da insegnante napoletana, inoltre, ho pensato ad  altri film, come “Certi Bambini” dei fratelli Frazzi e “Scugnizzi” di Nanni Loi, focalizzati sui drammatici problemi dei ragazzi nei quartieri  “a rischio” il cui destino spesso è segnato da miseria, ignoranza e criminalità. Là c’è bisogno non solo di amore in famiglia (forse quello non manca), ma dell’amore e dell’interesse di tutta la società, capace di attivarsi per offrire un’alternativa attraverso  SCUOLA , LAVORO, LEGALITA’

 Apprezziamo pertanto il vento del cambiamento che soffia a Napoli:  la speranza  che il nuovo sindaco, Luigi De Magistris, cominci proprio dalla scuola, come ha già  dimostrato nel voler incontrare gli insegnanti delle elementari .

Giovanna D’Arbitrio

 

 

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