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I vincitori del Premio Sabaudia Cultura
post pubblicato in diario, il 12 agosto 2011

Mercoledì  10 agosto, a Sabaudia, alle ore 21,30 sono stati proclamati i vincitori del Premio Sabaudia Cultura 2011. Dieci i libri in concorso, presentati in interessanti conferenze e dibattiti:

1) C’era una volta un Vaticano, di M. Franco - Mondadori (Premio della Giuria);

2)Viva l’Italia: Risorgimento e Resistenza, di A. Cazzullo - Mondadori;

3)Vandali. L’assalto alle bellezze d’Italia, di G.A. Stella e S. Rizzo  - Rizzoli (Premio del Pubblico);

4)L’Italia s’è desta - La vera storia dell’inno di Mameli e del tricolore, di T. Maiorino, G. Marchetti, A. Zagagni - Cairo Editore;

5) La Storia sono loro, di G. Minoli -  Rizzoli;

6) 101 cose che dovrebbe fare un sindaco di Roma, di Paolo Conti  (Medaglia di bronzo) - Newton Compton;

7) La fabbrica dell’obbedienza. Il lato oscuro e complice degli italiani, di Ermanno Rea  (Medaglia d’argento) - Feltrinelli

8) Di qui e d’altrove, di A. L. Galzerano  (letteratura migrante) - Compagnia delle Lettere;

9) Divorzio all’islamica a viale Marconi, di A. Lakhous (letteratura migrante) - Edizioni E/O;

10)Storie di extracomunitaria follia, C. Lemes Dias - Compagnia delle Lettere  (letteratura migrante- Premio della Giuria);

 Nel corso della piacevole serata, animata dal gruppo jazz di Mauro Zazzarini, il Premio della Giuria è stato assegnato al libro di Massimo Franco e a quello di Claudileia Lemes Dias per la nuova sezione “Letteratura Migrante”, mentre il Premio del Pubblico è andato al testo di Stella e Rizzo.

 Per questa edizione 2011, che ha commemorato l’Unità d’Italia, sono state messe a disposizione una medaglia d’argento e una di bronzo, assegnate rispettivamente ai testi di E. Rea e P. Conti. Una preziosa scultura di Pasquale Basile è stata donata ai tre vincitori (assente Massimo Franco).

Sul palco il presidente della Giuria, G. Russo, il direttore artistico, L. Tivelli, e il sindaco, M. Lucci, i quali hanno consegnato i premi ai vincitori sottolineando il carattere democratico e liberale della premiazione  che non si è abbandonata a toni celebrativi, ma ha preferito testi di critica piuttosto realistica (anche sferzante) su scottanti temi della nostra Italia.

Giovanna D’Arbitrio

 

 

 

"La Fabbrica dell'obbedienza" di E. Rea
post pubblicato in diario, il 12 agosto 2011

Il 6 agosto, a Sabaudia, è stato presentato da L. Tivelli, G. Russo e P. Pittau  il libro di Ermanno Rea “La Fabbrica dell’Obbedienza” (il lato oscuro e complice degli Italiani), in concorso per il Premio Sabaudia Cultura 2011.

Dal dibattito tra relatori e l’autore è emerso un quadro piuttosto pessimistico degli italiani che gradualmente, secondo Rea, dalla Controriforma in poi hanno rinunciato ad ogni forma di autonomia di pensiero. Eppure durante  l’Umanesimo e il Rinascimento furono proprio gli italiani ad inventare “il cittadino responsabile”, mostrando all’Europa  la possibilità di un “Homo novus” amante della libertà di pensiero, coraggioso, dignitoso.  L’ultimo eroico “NO” fu quello di Giordano Bruno che preferì essere arso vivo piuttosto che rinunciare alle proprie  idee, poi tra roghi e altre forme di repressione, lentamente l’homo novus si è trasformò attraverso i secoli  in “suddito deresponsabilizzato” dal quale discendono gli  attuali “Yes men”, servili, corrotti e privi di scrupoli.

E. Rea, in un discorso pacato, non si è dichiarato ostile ad una religiosità autentica e sincera, ma ha sottolineato comunque gli errori di un cattolicesimo negativo che si è avvalso del suo potere, sollecitando i fedeli ad affidarsi all’autorità ecclesiastica, deresponsabilizzandoli con la strategia della “confessione” che libera dai peccati anche se più volte ripetuti.

 Come ha scritto anche nel libro, l’autore poi ha affermato: -  Non sono uno storico, né un saggista: il mio, è un libro-sfogo, legittimamente disordinato, che non esita qua e là a farsi favola, immaginando un mitico passato di glorie durante il quale l’Italia fu civiltà e gli altri si chiamarono barbari. Ad ispirare tale favola sono stati la figura e le opere di Bertrando Spaventa, in particolare i suoi saggi raccolti in “ Rinascimento, Riforma e Controriforma” -.

Al question time con l’autore ha partecipato anche la sottoscritta che, pur riconoscendo la grandezza del Rinascimento e gli effetti negativi della Controriforma, ha messo in rilievo che ormai siamo molto lontani da tali epoche. Oggi è la globalizzazione che governa il mondo, economia e finanza pilotano le scelte politiche e anche i cittadini più responsabili ora non sanno come lottare contro tutto ciò, né come difendersi. Ermanno Rea mi ha risposto con gentilezza, ma anche con fermezza: - Il sistema per cambiare ciò che non va è sempre lo stesso:  la partecipazione attiva. Bisogna far sentire la propria voce: dire “NO” -.

 Egli ha senz’altro  ragione,  ma arrivare a risultati concreti diventa sempre più difficile per i cittadini onesti , oltretutto la visione di Rea dovrebbe essere ampliata ed estesa a  tante altre cause, tante altre “fabbriche”, come uso improprio dei mass media molto condizionati dal potere e consequenziale disinformazione, appiattimento culturale, ottundimento delle menti soprattutto attraverso  tv spazzatura, distruzione di identità culturali, omologazione,  esaltazione di aggressività e violenza, generalizzata perdita di valori, vuota partitocrazia che genera sfiducia e qualunquismo  e così via. 

 Purtroppo  come dice una famosa canzone “money makes the world go round” (Il denaro fa girare il  mondo), quindi non solo in Italia, ma ovunque oggi nel mondo ci sono troppi  ignoranti “Yes Men” che forse non hanno mai sentito parlare di Rinascimento e  Controriforma, ma sanno bene cosa sono i soldi.

Giovanna D’Arbitrio

 

 

 

 

 

 

 

"LA STORIA SONO LORO" di G. Minoli
post pubblicato in diario, il 4 agosto 2011

Il 1°agosto, alle ore 21,15, a Sabaudia è stato presentato da L. Tivelli, G. Russo, M. Sechi, il libro di G. Minoli “La storia sono loro” in concorso per  il Premio Sabaudia Cultura 2011.

Dal vivace dibattito tra relatori, autore e pubblico, che ha posto numerose domande, sono emersi i cambiamenti impressi alla comunicazione in genere  nel corso degli ultimi trent’anni con tecniche, strategie e metodi adottati dai mass media, mutamenti purtroppo non sempre positivi , soprattutto per quanto riguarda la Tv che si è trasformata velocemente in “Tv commerciale” a danno di informazione e cultura.

Giovanni Minoli, in passato direttore di Raidue, Format, RaiTre e Rai Educational, Rai Scuola, ha ideato tanti programmi, come Mixer, Blitz, Quelli della notte, Aboccaperta, La Storia siamo noi, Dixit, oltre che fiction come Un posto al sole e Agrodolce.

“Mixer in particolare con i suoi “faccia a faccia” con importanti personaggi che hanno segnato 30 anni della nostra storia, ci ha svelato retroscena, segreti e caratteristiche di grandi protagonisti nelle interviste condotte da Minoli, vero maestro dell’informazione.

Su due schermi, posti ai lati dello spazio allestito per le conferenze, sono stati proiettati “pezzi” tratti da interviste a Berlinguer, Fanfani, Craxi, D’Alema, Ochetto, Agnelli , Prodi, Veltroni, Berlusconi e tanti altri che, spesso messi  in difficoltà da incalzanti domande, volenti o nolenti,  hanno messo a nudo se stessi  sotto impietosi primi piani che, come Minoli stesso ha asserito, si sono rivelati molto utili poiché“un occhio che sbatte dice molto di più di tante parole”.

 Il sequestro di Moro nelle parole di Craxi, la prima intervista a Berlinguer al di fuori delle tribune politiche, l’addio al Quirinale di Cossiga, dalla stagione di Tangentopoli alla discesa in campo di Berlusconi, come in una veloce carrellata sfilano nel libro tanti personaggi, attori e testimoni  di 30 anni di storia, che hanno segnato l’Italia in modo indelebile.

Cosa ci riserva il futuro? L’attuale crisi finirà prima o poi? Nessuno lo può dire. Emergeranno altri personaggi, capaci di voltar pagina, di creare una svolta positiva? Largo ai giovani allora e incrociamo le dita.

Giovanna D’arbitrio

 

Letteratura Migrante: "Di qui e d'altrove"
post pubblicato in diario, il 4 agosto 2011

Il 30 luglio, a Sabaudia, alle ore 21,15, nell’area allestita all’esterno del Palazzo Municipale, è stato presentato il libro di A. L. Galzerano “Di qui e d’altrove” in concorso per il Premio Sabaudia Cultura 2011 nella sezione “Letteratura Migrante”, dedicato agli scrittori migranti, i nuovi italiani, che si integrano nel tessuto sociale del nostro paese apportando nuova linfa, slancio ed energia in un’ottica multietnica e multiculturale, aperta e moderna.

Dagli interventi dei relatori, Luigi Tivelli, M. Lucci, Silvia De Marchi, Savina Biraghi, è emerso un quadro abbastanza insolito di un’ emigrazione “alla rovescia”, cioè di quei giovani, come Angel Luis, nati da italiani emigrati in America, poi ritornati  in Italia per ritrovare le loro radici.

Come lo stesso autore ha raccontato “C’è un’altra Italia fuori dall’Italia”, soprattutto in Uruguay, a Montevideo, città moderna piena di migranti, molto diversa dal piccolo paese d’origine dei suoi genitori, Campora, nel salernitano. Qui egli decise di andare per conoscere meglio sua madre Angelina, morta a soli 33 anni distrutta dal duro lavoro di lavandaia. A Campora ha cercato di ricostruire la sua immagine attraverso i ricordi di coloro che la conoscevano, ritrovando così in qualche modo “quelle carezze che ella non aveva mai potuto donargli”, poiché ai poveri talvolta anche questo non è concesso per sofferenze, stenti e indicibile stanchezza.

Nel corso della presentazione sono stati letti brani del libro accompagnati  da suggestive canzoni, composte da Angel Luis che è anche cantautore.

Nel sottotitolo del testo  si legge “Fotostoria di un’emigrazione”, poiché in effetti  esso è ricco di fotografie e si sfoglia come un album di famiglia di emigranti del Sud Italia, una storia di doppia emigrazione, di partenze e ritorni, un destino condiviso da molti meridionali ancor oggi.

Come scrive Antonio D’Angiò nella prefazione “Angel Luis Galzerano  “ha mani di musicista e sguardo di poeta” e ciò ci rende fieri del nostro Meridione e dei suoi figli sparsi in tutto il mondo al quale sanno donare cultura “con sentimento”.

Giovanna D’Arbitrio

 

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