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IL GIORNO DELLA MEMORIA E I DIRITTI UMANI
post pubblicato in diario, il 27 gennaio 2012

 E’ giusto ricordare l’Olocausto, ma purtroppo spesso dimentichiamo che le violazioni de diritti umani continuano, come si può costatare dall’ultimo rapporto di Amnesty International del 2011 che segnala  esecuzioni capitali, torture violenze, mancanza dci libertà e democrazia, ingiustizie di ogni sorta in molti paesi del mondo

 

Eppure il 10 dicembre 1948, dopo la II guerra mondiale e gli orrori della Shoà, le Nazioni  Unite approvarono “La Carta Universale dei  Diritti dell’ Uomo”, a garanzia dei fondamentali diritti umani e civili, contro genocidio, tortura, violenza, schiavitù, fame, sfruttamento, discriminazione razziale e religiosa.

Dopo più di 60 anni, i dati della FAO e di Amnesty International  drammaticamente evidenziano pesanti  violazioni dei suddetti diritti in tutto il mondo e soprattutto in Africa, Asia, America Latina.

 

Migliaia e migliaia di persone  soffrono la fame e la situazione potrebbe ulteriormente deteriorarsi quando l’attuale crisi finanziaria colpirà le economie reali. Violenze e soprusi di ogni genere sono stati denunciati nei paesi del Nord Africa, in Siria, Iraq,  Dafur, Congo, Afghanistan, Cina, Tibet, Birmania, Cecenia ecc.                                                                                                                                                     Sono stati messi in evidenza altri orrori, come tratta di donne e di minori, commercio di armi leggere (fucili, pistole, bombe a mano) usate da bambini-soldato, pedofilia, traffico di organi, pena di morte, orribili torture di cui sono colpevoli molti paesi (spesso anche quelli “cosiddetti” civili,  per problemi di sicurezza nella lotta al terrorismo), xenofobia e discriminazione contro Rom e migranti, tremende devastazioni ambientali che sterminano culture, popoli, animali e piante.

                                                                                                                                                                                                      La conferma di tali dati arriva anche da varie grandi organizzazioni internazionali, come UNICEF , OMCT (Organizzazione Mondiale contro la Tortura), Greenpeace ed altre.

                                                                                                                                                                    

Le violazioni in cifre  - Ecco alcuni dati forniti da Amnesty in occasione della presentazione del Rapporto 2008 che certamente non evidenziano progressi rispetto a quelli più recenti.

-24 paesi in cui sono state eseguite condanne a morti;

-81 paesi in cui sono stati documentati casi di tortura;

-54 paesi in cui sono stati riscontrati procedimenti giudiziari iniqui;

-45 paesi in cui sono stati registrati “prigionieri di coscienza”;

-77 paesi in cui esistono leggi limitative della libertà di espressione e di stampa;

-23 paesi che hanno leggi contro le donne;

-15 paesi con leggi contro gli immigrati;

-14 paesi con leggi discriminatorie contro le minoranze;

 L’elenco potrebbe continuare, ma sarebbe troppo lungo: coloro che desiderano documentarsi  ulteriormente, possono trovare esaurienti  informazioni su Internet.

 

Sarebbe opportuno che  le maggiori potenze mondiali invece di pensare allo Spread e alle Agenzie di Rating dessero “ il buon esempio” nel rispettare la “Dichiarazione Universale dei Diritti Umani” concretamente non solo con discorsi commemorativi, affinché in futuro non si allunghi la lista dei fallimenti, ma venga sempre più affermato con forza e garantito il primato della persona e della sua dignità.

Giovanna D’Arbitrio

 

 

 

IL FILM "J. EDGAR"
post pubblicato in diario, il 18 gennaio 2012

Ricordando in un rapido excursus almeno alcuni film di Clint Eastwood, come Mystic River, Million Dollar Baby, Flags of Our Fathers, Letters from Iwo Jima, Changelling, Gran Torino, Invictus, Hereafter, ci rendiamo conto del suo notevole contributo  al cinema “di qualità”.

 

Anche il suo ultimo film,”J. Edgar”, è molto interessante e diretto con grande maestria. Forse meno coinvolgente a livello emotivo, più distaccato, appare nel complesso quasi un’operazione chirurgica:  la vivisezione di un personaggio che viene esaminato con scrupolosa e cruda obiettività, senza indulgere in lodi o biasimo.

 

J. Edgar Hoover, capo dell’FBI per 50 anni sotto ben 8 presidenti americani, da Calvin Coolidge a Richard Nixon, nella realtà spesso contestato e discusso, nel film viene messo a nudo non solo come duro e spietato personaggio pubblico, ma anche come essere umano che nella vita privata evidenzia debolezze e fragilità.

 

La narrazione inizia con il vecchio Edgar (Leonardo Di Caprio) che detta appunti  per la stesura di un libro sulla sua vita. Continui flashback ci mostrano la sua infanzia e adolescenza completamente dominate da una madre (Judi Dench) ambiziosa e autoritaria che con una rigida educazione conservatrice condizionerà tutte le sue scelte future e forse perfino la sua sessualità, secondo il regista “ ambigua” per la particolare, affettuosa amicizia con il suo collaboratore Clyde Tolson (Armie Hammer).

 

Entrato nel Dipartimento di Giustizia, nel 1919 viene nominato prima capo di una nuova  divisione dell’ Investigation Bureau e subito dopo direttore dello stesso, modificando radicalmente metodi e i mezzi investigativi che con lui diventano “scientifici” ed  affidati a competenti esperti. Sceglie personalmente i suoi agenti speciali controllandone grado di istruzione, aspetto e abbigliamento.  Sferra una lotta senza tregua verso la criminalità organizzata catturandone ed uccidendone i capi, tra i quali in particolare viene ricordato John Dillinger, e si distingue nelle indagini per il rapimento del figlio di Charles Lindbergh. Convinto conservatore, attacca ogni forma  di eversione di sinistra, o presunta tale, vedendo comunisti ovunque e perseguitandoli con durezza. Con l’aiuto della fedele segretaria, Helen Gandy (Naomi Watts) accumula dossier segreti sui lati oscuri di personaggi importanti con l’aiuto di microspie, ricattandoli poi per ottenere maggiori finanziamenti e potere per l’FBI. Accusato di non aver mai diretto un’azione d’arresto con i suoi agenti, comincia a farlo sempre guidato da ambizione e protagonismo. Ma come tutti i mortali, inclusi coloro che si illudono di essere sempre invincibili e potenti, anche Edgar verrà raggiunto e stroncato da sofferenze, malattia e morte.

 

Certamente J. Edgar non è un personaggio facile e francamente quando in una scena del film egli oltraggia perfino M. Luther King e il suo indimenticabile discorso “I have a dream”, si prova un profondo disgusto per tutto ciò che non è democratico e che attacca i progressi dell’umanità.

 

Come madre ed insegnante, personalmente sono rimasta colpita dal rilievo che giustamente si dà nel film al rapporto madre-figlio e ai negativi condizionamenti di un’educazione repressiva ed eccessivamente conformista.

 

Un buon film che si avvale di un ottimo cast, dell’efficace sceneggiatura di D. Lance Black, del lavoro fotografico di Tom Stern che con abili tagli di luce ne esalta la narrazione.

Giovanna D’Arbitrio

 

 

 

 

 

 

 

 

 

  

 

 

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