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FILM "TO ROME WITH LOVE"
post pubblicato in diario, il 29 aprile 2012

Benché stroncato dai critici italiani, il nuovo film di Woody Allen continua  a far registrare un notevole successo di pubblico che sembra apprezzare una comicità frizzante ed intelligente “tagliata su misura” per ogni personaggio e quindi variegata e divertente.

 

In un caleidoscopico vortice di personaggi americani e italiani emergono le storie di quattro coppie che fanno da cardine: due studenti americani Jack (J. Eisenberg)  e Sally (G. Gerwig) che formano un triangolo amoroso con Monica (Ellen Page), seduttiva attricetta contro la quale si schiera John (A. Baldwin) famoso architetto di ritorno a Roma dopo 30 anni, una sorta di surreale mentore , Hayley (A. Pill) giovane turista americana e il suo fidanzato, Michelangelo (F. Parenti), comunista sfegatato e figlio di Giancarlo (F. Armillato), impresario delle pompe funebri e tenore brillante solo sotto la doccia, il padre di Hayley, Jerry (W. Allen)nevrotico regista d’opera in pensione e sua moglie Phillis (J. Davis) sarcastica psicologa, una coppietta di sposi, Milly (A. Mastronardi) e Antonio (A.Tiberi), venuti a Roma da Pordenone in cerca di lavoro con l’aiuto di parenti influenti che s’imbattono in Anna (Penelope Cruz), prorompente escort, ed infine Roberto Pisanello, modesto impiegato con moglie(M. Nappo) e figli, improvvisamente travolto da una notorietà imprevista ed immeritata oggi troppo spesso offerta da superficiali mass media, personaggio ben caratterizzato anche grazie alla bravura di Benigni.

 

Per sminuire il film alcuni critici hanno parlato di ritratto superficiale ed offensivo dell’Italia, rappresentata con i soliti cliché in un tentativo fallito di imitare la” commedia all’italiana” o addirittura il grande Fellini, con un marcato richiamo ai film degli anni ’50 e con canzoni talvolta troppo banali. Si è detto inoltre che dopo aver offerto un’immagine molto accattivante di Parigi nel suo “Midnight in Paris, non è stato altrettanto benevolo nel descrivere Roma e soprattutto gli italiani.

 

Tali critici dimenticano, tuttavia, che W. Allen ha colpito con la sua satira pungente non solo gli italiani, ma anche gli americani attraverso alcuni personaggi  come quello di Ellen, attrice istrionica che recita anche nella vita, di Jerry, pensionato ossessionato da vecchiaia e morte che tenta di distrarsi con nuovi impegni  lavorativi, di Phillis, la saccente strizzacervelli, figura molto presente nella nevrotica società americana, di Jack, studente insoddisfatto alla ricerca di un rapporto amoroso più eccitante, di John, uomo di successo cinico e disilluso. Non bisogna dimenticare, inoltre, che quasi tutti i personaggi, sia italiani che stranieri, sono pronti a rinunciare alla propria privacy e agli affetti pur di conquistare fama, successo e soldi in linea con i dictat della nostra epoca. Soltanto i giovani sposi Milly e Antonio decidono di ritornare alla vita tranquilla di Pordenone rinunciando a carriera e inserimento nell’ high society. Insomma come spiega un autista a Pisanello, sconvolto dalla perdita di popolarità, la morale è che “tutti possono essere infelici, ma meglio esserlo da ricchi e famosi che da poveri e sconosciuti”.

 

Una Roma bellissima balza fuori dallo schermo, fotografata con una luce straordinaria da D.Khondji e costantemente inondata dalla musica che alterna canzoni a stupendi brani di opere liriche: una straordinaria città rivisitata dal regista non solo attraverso rovine antiche e monumenti, ma anche nel dedalo di vicoli e vicoletti molto amati da alcuni stranieri che cercano un contatto con la vita quotidiana, come John che nel film dice “non mi diverto a fare il turista, preferisco vagare tra i vicoli”.

 

Il film è ricco di “cammei” tra i quali ricordiamo quelli di R. Scamarcio (ladro d’albergo), A. Albanese (attore famoso e seduttore,)con ruoli più importanti, e di numerosi attori come O. Muti, G. Gemma, S. Rubini, M. Ghini, N. Marcoré, Lina Sastri, I. Ferrari, Carol Alt, D. Finocchiaro, G. Tognazzi e tanti altri che si sono accontentati anche di poche inquadrature pur di essere presenti nel film.

 

Nel complesso quindi “To Rome with Love” a molti spettatori è sembrato un buon film: in esso il pessimismo di Allen sembra a tratti aprirsi a qualche sprazzo di luce, come la sua sferzante satira che pur colpendo vizi e debolezze umane, diventa alla fine più tollerante e benevola. Sarà l’effetto dell’età che avanza anche per il famoso regista? Lodevole in fondo l’impegno di questo ultrasettantenne (76 primavere!) nel riprendere a recitare, oltre che ad occuparsi di sceneggiatura e regia.

 

Giovanna D’Arbitrio.

 

 

 

 

 

 

 

  

VITTORIA: l'amica ritrovata
post pubblicato in diario, il 24 aprile 2012
           

L’amicizia è come una conchiglia

Che il mare ha restituito:

Da qualsiasi parte la si guardi

Appare sempre bellissima…..

 

Non so chi sia l’autore di queste delicate parole sull’amicizia, ma so che esse sono in perfetta sintonia con ciò che sto provando ora:  dopo tanti anni  inaspettatamente ho ritrovato Vittoria, la mia piccola amica di tanti fa, la compagna di banco delle scuole medie, una bambina bionda dai grandi occhi azzurri e dal sorriso dolce.

 

Il mare  la portò via da Napoli su un grande piroscafo  alla fine degli anni ’50, ora questa preziosa amicizia dell’infanzia è ritornata come una luminosa conchiglia, sconfiggendo i flutti dell’oblio e del tempo.

 

Eravamo due ragazzine ingenue,  piene di sogni  e di ideali, sognavamo il Principe Azzurro delle favole e leggevamo i romanzi di Delly come tutte le adolescenti di quell’epoca.

 

Quando seppi che Vittoria si sarebbe trasferita in Canada con la sua famiglia, piansi tanto e prima della partenza le regalai un libro sul quale scrissi:  - Spero che resterai sempre ” la signorina  poesia” che ho conosciuto in Italia -.

 

Ci scambiammo tante lettere all’inizio e poi venne anche a trovarmi a Napoli. L’ultima volta che la vidi aveva 18 anni:  era diventata ancora più bella, ma soffriva  per aver lasciato l’Italia, il suo amato paese.  Un giorno purtroppo accadde che le mie lettere rimasero senza risposta , cercai di rintracciarla in vari modi ma fu tutto inutile. Sparita!

 

Giorni fa stavo facendo una ricerca su Dante con Google e…… miracolo! Ecco un nome noto, Vittoria, ed ecco anche il cognome con una breve biografia sull’autrice di un saggio sul nostro sommo poeta. Per fortuna  c’era anche un indirizzo e-mail e così le ho scritto. Quando ho ricevuto la sua risposta, lacrime di commozione hanno inondato  il mio viso mentre leggevo la sua mail:   Cara, cara, cara Gianna, avere tue notizie è stato il più bel regalo di Pasqua ed ora vorrei al più presto il tuo numero di telefono per poterti chiamare.. ….Sono commossa, commossa, commossa che dopo tanti anni io debba ritrovarti dopo averti  cercata nuovamente a Napoli  con mio marito e non averti trovata…….Tu hai risvegliato tante emozioni e ricordi e sei stata sempre  nel mio cuore nel corso della mia vita. Devo confessarti che non ho molta simpatia né per i computer né per la tecnologia in generale, ma in questo caso devo ammettere che sono grata ad Internet. A presto spero. Con tutto il mio immutato affetto, un forte abbraccio. Vittoria”.

 

Ci siamo riviste a Roma dove viene per qualche mese all’anno ed abbiamo trascorso insieme un pomeriggio bellissimo in cui passato e presente sembravano fusi in una dimensione sospesa nel tempo. Non la smettevamo più di parlare di ricordare, di ricostruire quegli anni che problemi e difficoltà ci avevano rubato. Il filo spezzato si è riannodato con semplicità come se tutto quel tempo non fosse passato: guardavo il suo volto, lei osservava il mio e alla fine abbiamo reciprocamente costatato che malgrado le rughe, i nostri volti erano riconoscibili, non imbruttiti ma “spiritualizzati”, nel senso che la nostra anima aveva impresso il suo marchio nella dura navigazione della vita. I nostri ideali erano rimasti gli stessi, per essi abbiamo combattuto e continueremo a combattere anche in futuro.

 

Siamo nate entrambe il 14 luglio dello stesso anno (che non svelerò perché non si dice mai l’età delle signore!) e quest’anno festeggeremo insieme il nostro compleanno. Vittoria mi ha detto che i nati sotto il segno zodiacale del Cancro in Canada sono chiamati “moon children” e in effetti tali ci sentiamo entrambe,  idealiste, sensibili “figlie della Luna” in lotta con altalenanti “moods” (stati d’animo), ma avvinte come l’edera a famiglia, affetti e tradizioni.

 

 Concludendo, anche se non metto facilmente in piazza la mia vita, ho voluto raccontare ciò che mi è accaduto per esaltare l’amicizia sincera e la bellezza dei sentimenti  che resistono al tempo e pertanto vanno sempre difese con tutte le nostre forze.

Giovanna D’Arbitrio

 

 

  

IL FILM "ROMANZO DI UNA STRAGE"
post pubblicato in diario, il 12 aprile 2012
           

Piazza Fontana,  12 dicembre 1969, ore 16,37: una bomba esplode nella Banca Nazionale dell’Agricoltura, 17 i morti, 88 i feriti. I colpevoli ancor oggi restano ignoti ed impuniti.

 

Si dava inizio così agli  “anni di piombo”,  anni in cui nessuno si sentiva tranquillo in stazioni, aeroporti, treni, aerei  e quant’altro, anni in cui il terrorismo sferrò un attacco violento  anche in Italia, impietoso e crudele soprattutto nel mietere vittime innocenti, persone comuni, lontane dai circuiti contorti della politica.

 

E proprio’ questa pagina buia della nostra storia che il regista Marco Tullio Giordana ci invita a rileggere, offrendoci una versione “diversa” di due personaggi  legati alla strage di Piazza Fontana: l’anarchico Giuseppe Pinelli (Pierfrancesco Favino)  e il commissario di polizia Luigi Calabresi (Valerio Mastandrea).  Il 15 dicembre 1969 Pinelli  muore precipitando da una finestra del Commissariato di Milano nel corso di un interrogatorio. Calabresi viene ritenuto responsabile di ciò, benché in quel momento non fosse presente: il 17 maggio 1972 viene assassinato davanti alla sua abitazione.

 

M. T. Giordana li rappresenta  entrambi come due  uomini onesti e non violenti, vittime di intrighi nazionali ed internazionali che alimentarono “la strategia della tensione ”, insiste sui loro rapporti basati su reciproca stima, evidenzia il loro amore per la famiglia: insomma descrive due persone  dignitose e in buona fede anche se di idee politiche differenti. La stessa dignità  caratterizza le donne di questa storia, Gemma Calabresi (Laura Chiatti),  Licia Pinelli (Michela Cescon).

 

Sulla locandina del film in alto a destra si legge la scritta ”La Verità esiste”, ma ci si chiede poi a cosa serva se essa non emerge mai con chiarezza. Il film sottolinea la difficoltà di accedere in genere ad una corretta informazione sui fatti, per cui lo stesso  Calabresi, inizialmente confuso, solo dopo lunghe ed accurate indagini personali arriva ad una verità che alla fine viene occultata “per non causare danni maggiori all’intera nazione”:  essa diventa pertanto “romanzo”, cioè una sorta di ricostruzione “fantasiosa” degli eventi  poiché le prove mancano,  come si evince dal significativo colloquio tra Calabresi e il capo dell’ufficio “affari  riservati”(interpretato da G. Colangeli).

 

 Lo stesso  regista in effetti ha dichiarato che l’affermazione di Pasolini “Io so, ma non ho le prove”, gli ha fornito lo spunto per il titolo del film, un “romanzo”  diviso in capitoli che racconta un pezzo della nostra storia ai giovani di oggi, così lontani da quei tragici avvenimenti.

 

M. T. Giordana dunque dopo  due film di successo come “I 100 Passi” e “La Meglio Gioventù”, viene elogiato ancora una volta per il suo stile asciutto, privo di falsa retorica e allo stesso tempo umano, capace di introspezione psicologica.

 

Concludendo, ci sembra opportuno sottolineare che purtroppo il terrorismo è sempre la conseguenza di gravi  problemi “irrisolti” che esplodono poi in modo violento, innescando pericolosi processi distruttivi spesso  strumentalizzati per scopi poco nobili. Il prezzo è alto: si rischia la perdita di libertà e democrazia. E dove domina la tirannia poi si verifica ancora un processo simile: la  stessa soppressione dei valori democratici con l’uso della forza bruta, prima o poi genera una reazione uguale e contraria, una sorta di boomerang  che ritorna indietro e spazza via i dittatori, come sta avvenendo nei paesi arabi. La spirale della violenza è un pericoloso circolo vizioso.

 

Gandhi riuscì a mobilitare un’intera nazione contro il colonialismo britannico  con “la resistenza passiva”, oggi invece dopo l’orrendo e devastante attentato alle Torri Gemelle dell’ 11 settembre, assistiamo ad un’ escalation del terrorismo e forse anche ad una strumentalizzazione dello stesso a livello mondiale per fini poco chiari. Dove vogliamo arrivare? La scelta è sempre tra violenza e non-violenza,  inciviltà e civiltà.

Giovanna D’Arbitrio

 

 

 

 

  

 

 

IL BEL PAESE - PASQUA
post pubblicato in diario, il 4 aprile 2012
           

La nostra Italia è davvero un “Bel Paese” nel quale ci potrebbero essere sempre nuove “meraviglie” da scoprire se gli stessi Italiani durante  festività e ferie smettessero di comportarsi da eterni esterofili e dedicassero maggior attenzione alle nostre bellissime regioni italiane, ricche di arte, cultura, paesaggi mozzafiato, nonché di suggestive tradizioni e usanze, cibi e vini eccellenti.

 

In questo periodo di crisi perché saggiamente non trascorriamo le vacanze pasquali in Italia? Perché non esploriamo le nostre regioni spendendo  quei pochi soldi che ancora abbiamo a beneficio del nostro paese? C’è sempre una chiesa che forse non abbiamo ancora visitato, un museo o un sito archeologico a noi ancora sconosciuto, qualche splendido paesaggio da ammirare in montagna, campagna, al mare, ai laghi, oppure nuovi cibi e pietanze “all’italiana” da assaggiare accompagnati da ottimi vini che variano da un posto all’altro del Paese con una varietà e bontà che nessuna nazione al mondo può vantare.

 

Anche a noi è capitato di scoprire qualche anno fa un paesino abruzzese, Canistro, per merito dei nostri parenti: un piccolo paradiso dove l’aria è salubre, l’acqua delle sorgenti è pura e cristallina e dove castagne “roscette”, salumi, carni, ortaggi, vini sono davvero di ottima qualità.

 

Là, a Canistro Superiore, sabato 31 marzo abbiamo seguito con interesse ed emozione il rito della Passione di Cristo. Tutto il paese era seriamente impegnato nella sacra rappresentazione: nelle varie “stazioni”( che di solito segnano gli episodi salienti della Passione secondo il racconto dei Vangeli) giovani, vecchi e bambini erano disposti in gruppi lungo le stradine che sempre più strette si avvolgono intorno al monte come un filo intorno ad un gomitolo tra boschi stupendi, folti castagneti  e scorci molto pittoreschi.

 

C’era un venticello piuttosto freddo al calar della sera, ma pareva che le persone non lo sentissero nemmeno tanto erano emotivamente coinvolte nella sacra recita. Grandi falò illuminavano suggestivamente le piccole piazze, offrendo un po’ di calore a tutti i partecipanti, attori e spettatori.  Sembrava realmente di essere tornati indietro di secoli rivivendo intense emozioni. Miracolo di una fede sincera che ancora è fortemente radicata nei piccoli paesi italiani.

 

I costumi li avevano realizzati loro con stoffe semplici che magari ognuno aveva in casa, ogni cosa era stata preparata con cura durante i mesi invernali. A Canistro non soffrono certo di solitudine! Hanno sempre qualcosa da fare, qualche evento da organizzare, ma soprattutto si vedono ogni giorno, in un contatto quotidiano fatto di amicizia, solidarietà e calore umano.

 

Da napoletana sento il dovere di rammentare a tutti che anche la Campania è una regione bellissima con abitanti “solari” e ricchi di humour malgrado i guai, regione nella quale non mancano tradizioni e riti antichi, musei, monumenti e siti archeologici, località turistiche includenti  mare, monti e campagna con possibilità di soggiorno in alberghi a 5 stelle oppure in piccole graziose pensioni ed economici bed & breakfast.

 

Perché dunque non restiamo qui a Pasqua invece di portare i nostri soldi all’estero in un momento di crisi? Perché non acquistiamo prodotti agricoli locali, vini e  cibi campani o le meravigliose creazioni dei nostri abili artigiani? Anche questo potrebbe essere un modo per aiutare la nostra regione. A tal proposito cito una divertente iniziativa di una ditta napoletana a conduzione familiare che sui prodotti mette cartellini con la scritta “E’ stato fatt’ a Napule!”.

 

Non mi stancherò mai di ripetere che il vero “Il petrolio” del nostro Bel Paese è rappresentato da arte e cultura, bellezze naturali e paesaggistiche, agricoltura, artigianato, antichi usi e costumi, varietà di tradizioni per fortuna ancora vive, un vero tesoro che se venisse pienamente sfruttato e valorizzato da strategie politiche miranti a sviluppare un Turismo ben organizzato e capace di far conoscere più a fondo  il nostro Bel Paese sia agli italiani che agli stranieri, potrebbe aiutare la nostra economia ed offrire tanti posti di lavoro in patria ai giovani.

Giovanna D’Arbitrio

 

 

 

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