.
Annunci online

"LA CASA SOPRA I PORTICI" di C. Verdone
post pubblicato in diario, il 25 luglio 2012
           

Malgrado il cattivo tempo, numerose persone hanno atteso con pazienza l’arrivo di Carlo Verdone, autore del libro “La Casa sopra i Portici”, presentato a Sabaudia martedì 24 luglio nell’ambito del Premio Cultura 2012. Ad accoglierlo sul palco oltre al direttore artistico del Premio, Luigi Tivelli, il presidente della giuria Giovanni Russo, il sindaco di Sabaudia, Maurizio Lucci, il presidente del consiglio comunale Luigi Mignacca.  Mario Sechi, direttore di “Il Tempo” ha condotto il dibattito, coordinando i vari interventi

 

Arguto e spontaneo come al solito, Verdone si è rivolto al pubblico con una divertente battuta  sulle condizioni atmosferiche poco favorevoli: - Speriamo di non finire come nell' inizio del mio film "Un cinese in coma", cioè con un bel temporale, anzi facciamo le corna». Purtroppo poi  la pioggia è arrivata, ma nessuno è andato via, pur cercando riparo con gli ombrelli o sotto i vicini portici.

 

 Quando Sechi gli ha chiesto come si è scoperto scrittore Verdone ha risposto:  - Dopo aver scritto 23 sceneggiature, alla fine inizi ad avere un approccio che si esalta di volta in volta, chiaramente arricchito da altre letture -. Poi  ha aggiunto : - Alla mia età  sento di dover  fare qualcosa di diverso rispetto al cinema -.

 

In effetti   "Una Casa sopra i Portici" gli ha offerto la possibilità di raccontare qualcosa che gli stava molto a cuore:  descrivere la casa della sua gioventù  come se essa fosse un essere vivente. Attraverso il libro ha aperto con gioia  le stanze di quella casa a tanti lettori.

 

Mario Sechi ha messo in rilievo che il testo è ricco di foto come se Verdone, sceneggiatore e regista, avesse volutamente sperimentare un nuovo stile, un efficace mix di scrittura ed immagini, ma Verdone ha affermato di aver puntato più su una sobrietà della parola capace di creare immagini. Per questo motivo non sarà tratto un film dal libro, poiché quando si parla di sentimenti la scrittura è “più vicina al cuore”.

 

 Le figure dei genitori balzano possenti dalle pagine del libro, non solo quella del padre, colto docente universitario che riceveva a casa sua tanti personaggi importanti nel campo artistico e culturale, ma soprattutto  quella della madre definita donna sensibile ed ansiosa, ma anche molto forte e coraggiosa.

 

 Per dare maggior forza a discorso, Verdone ha raccontato il seguente episodio: -  Per farvi capire chi era mia madre vi racconto di quando  mio nonno, suo padre, fu portato a Regina Coeli per motivi politici. Lei, malgrado soffrisse di attacchi di panico, si fece ricevere dal colonnello delle SS  e riuscì a farlo impietosire  a tal punto che il padre fu liberato il giorno dopo -.

 

 Passando infine alle domande del pubblico, è emerso il confronto con Alberto Sordi che Verdone ha respinto dicendo che soltanto l’amore per Roma li ha sempre accomunati, ma al di fuori di ciò Sordi resta “una grande maschera”, unica nel suo genere.

 

 Purtroppo la pioggia battente ha causato l’interruzione dell’interessante dibattito, ma  le persone non sono andate via e tanti  hanno circondato Verdone con affetto per chiedergli un autografo.

Giovanna D’Arbitrio

 

 

"STORIE DI SPORT, STORIE DI DONNE" di G. Malagò
post pubblicato in diario, il 24 luglio 2012
           

Sabato sera, 21 luglio, nell'area eventi in piazza del Comune, nell’ambito del Premio Sabaudia Cultura 2012 è stato presentato fuori concorso il libro “Storie di Sport, Storie di Donne” di G. Malagò ( scritto in collaborazione con N. Melone), illustrato ampiamente da Luigi Tivelli, direttore artistico del suddetto Premio, da Giovanni Russo, presidente della giuria del Premio,  dal sindaco, Maurizio Lucci, e dell'assessore alle politiche sociali, Marilena Gelardi.  

                                                                                                                                                                                               Malagò ha spiegato al pubblico finalità e caratteristiche del testo in cui egli racconta le storie di 17 atlete, donne molto diverse tra loro ma, come scrive egli stesso nell’ introduzione, “incredibilmente vicine nella grandiosità del saper vivere e affrontare lo specifico della disciplina scelta. Con un solo elemento in comune: l'essere italiane”.

 

Secondo l’autore per loro andare alle Olimpiadi vuol dire averle già vinte: non è facile, infatti, In Italia attirare l'attenzione su uno sport diverso dal  calcio, anche se negli ultimi 20 anni sono state proprio le donne ad aver donato brillanti risultati con epiche vittorie a livello nazionale ed internazionale in diversi sport.

 

Egli pertanto ha cercato di raccontare non solo storie di atlete, ma soprattutto di “donne” che si svelano agli altri con spontaneità e sincerità, come Federica Pellegrini, Valentina Vezzali, Flavia Pennetta, Tania Cagnotto, Josefa Idem, Alessandra Sensini, Carolina Kostner, Deborah Compagnoni, Antonella Del Core, Giulia Conti,  Giovanna Micol, Manuela Di Centa, Francesca Piccinini, e poi le atlete paraolimpiche che con coraggio ed ostinazione  esaltano i valori più alti dello sport: le podiste Annalisa Minetti e Giusy Versace,  Paola  Protopapa, la maratoneta Francesca Porcellato. Sono 17 le atlete, ma il numero considerato da molti “iellato” non è tale per Malagò il quale ha affermato sorridendo:  - Sono  scaramantico al contrario, così se vedo un gatto nero invece di scappare gli vado incontro -. 

 

In tono  commosso, egli  ha poi parlato di Giusy Versace (le cui gambe furono portate via da un tragico incidente stradale) della sua  voglia di emergere nello sport e la necessità di fare i conti con le costose protesi. «Si tratta di una battaglia civile su cui in nostro Paese deve impegnarsi». Poi ha ricordato Annalisa  Minetti, la cantante che dopo aver vinto a Sanremo, poi soffrì tanto per l'assurda polemica scatenata da chi sosteneva che era stata scelta per strumentalizzare la sua cecità: per questo motivo smise di cantare. “La Minetti è una signora atleta e andrà alle Para-Olimpiadi per rappresentare il nostro Paese”, ha affermato tra gli applausi del pubblico. 

 

 Malagò, noto imprenditore, tre volte campione italiano di calcio a cinque, membro della giunta esecutiva del Coni, presidente dello storico Circolo Canottieri Aniene di Roma, ha deciso dunque di trasferire la sua passione per lo sport  in questo libro i cui proventi saranno devoluti a favore delle atlete disabili.

Giovanna D’Arbitrio

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

                                                                                                                                                       
"OCCHI DI MASCHIO", un libro di D. Brancati
post pubblicato in diario, il 10 luglio 2012
           

E’ stato  presentato sabato, 7 giugno alle ore 19.30 presso la Corte del Comune di Sabaudia, il nuovo libro di Daniela Brancati  “Occhi di maschio - Le donne e la televisione italiana” nell’ambito del Premio Pavoncella che si propone di promuovere riconoscimento ed omaggio alle donne seriamente impegnate in varie attività.

Hanno accompagnato D. Brancati in questo suo racconto  Enrica Bonaccorti e Valeria Fedeli: l’una valida testimone e protagonista del mondo televisivo, l’altra convinta sostenitrice di tante battaglie civili per elevare la donna da oggetto a soggetto. Ha condotto il dibattito il presidente dell’Ente Parco del Circeo, Gaetano Benedetto, dopo una breve introduzione della dott. Francesca d’Oriano, presidente dell’associazione culturale “ArteOltre” , nonché ideatrice del suddetto Premio.

Daniela Brancati, nota giornalista già direttrice di un telegiornale Rai (la prima in Italia), nel suo saggio su donne e Tv fornisce interessanti informazioni e dati attraverso un’interessante  carrellata della storia della televisione dal 1954 ad oggi, cioè dal tempo in cui Fulvia Colombo diede inizio alla prima trasmissione Rai dagli studi di Milano fino ai nostri giorni.

Leggendo il libro si rivivono i tempi lontani di una Tv in bianco e nero nell’Italia democristiana, poi gli anni 60 con la nascita del secondo e terzo canale e relativa lottizzazione dei partiti e via via gli anni successivi, ripercorrendo le tappe della storia del costume, dell’influsso religioso, delle manipolazioni del potere politico e all’interno di esso quelle classiche del maschilismo sulle donne, “il popolo dei vinti”.

In effetti si dimostra con i fatti come la televisione abbia subìto un processo involutivo, specchio della nostra politica e del nostro vivere civile. Sotto accusa la nascita della Tv commerciale e delle Tv private, in particolare Mediaset. Il libro è interessante per l’attenzione che si riserva alle donne perfino nel titolo e nell’emblematica e provocatoria copertina, dove compaiono graziose ragazze poco vestite (quelle di “Drive in”, programma di successo negli anni ‘80) senza testa,  parte considerata poco interessante nell’ottica maschilista.

Pur non ritenendo le donne del tutto innocenti,  l’autrice dimostra tuttavia come in Tv esse siano state strumentalizzate e usate, rappresentandole prima come oche giulive, più tardi come vallette mute (celebri quelle di Lascia o Raddoppia) fino alle più recenti veline, letterine ecc., mentre donne con forte personalità e notevoli capacità hanno dovuto adattarsi ad immagini stereotipate scendendo a compromessi pesanti per affermarsi sul piccolo schermo, dove contano soprattutto telegenia e fisicità più che abilità e bravura professionale. Insomma ciò che non è richiesto agli uomini, purtroppo è ritenuto di fondamentale importanza per le donne che comunque raramente arrivano a posizioni di rilievo.

Dunque il saggio della Brancati si legge con interesse per i temi proposti con rigore, in modo cronologico e documentato, evidenziando le cause del progressivo involgarimento della Tv.

Personalmente mi è piaciuto molto il discorso pacato ma fermo di Enrica Bonaccorti che più degli altri ha messo in rilievo la necessità di un maggior senso di responsabilità nel gestire i programmi televisivi, poiché secondo lei ” la Tv può essere terribilmente “invasiva” nell’educare  o “diseducare”.  I messaggi televisivi arrivano nei cervelli di tanti ragazzi in un’età molto delicata, quando è facile condizionare ed incidere ”come su una malleabile creta che se solo viene sfiorata, conserva un’indelebile impronta ”,  ella ha affermato con convinzione e forza.

Giovanna D’Arbitrio

 

Sfoglia giugno        agosto